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    Educare attraverso lo sport… a quali condizioni?




    (NPG 2004-03-51)

    Non mancano oggi esempi notevoli di sport diseducativo, esempi che ci portano a precisare che il titolo della comunità europea per questo 2004 non è automatico e comunque valido. Non è il fatto materiale, inerte e grezzo dello sport consumato passivamente a contribuire all’educazione, ma la qualità dell’incontro che il giovane fa con lo sport, mediato dall’educatore. Non a qualunque condizione lo sport è educativo! Ci sono infatti, riguardo allo sport, diversi tipi di interventi, tutti legittimi, ma con finalità diverse. Lo sport è educativo se esplicitamente si propone la finalità di far crescere le persone non solo nei valori legati allo sport, come la capacità motoria o la competitività, ma nella loro totalità.
    Perché lo sport sia educativo ci vogliono precise condizioni. Don Vecchi, indimenticabile Rettor Maggiore dei Salesiani, ne illustrava quattro.

    Prima condizione: “antropologia dello sport”

    Si tratta di possedere una certa conoscenza del fenomeno sportivo, superando l’informazione frammentaria, aneddotica e superficiale per approfondire il significato e l’influsso che lo sport ha sullo sviluppo del giovane. Lo sport non è solo affermazione individuale, distensione personale e collettiva, ma è anche organizzazione, commercio, divertimento massificato. Quando proponiamo lo sport ai giovani, inevitabilmente la nostra proposta contiene anche elementi non sempre positivi e se questi dominano troppo, lo sport diventa alienazione. Ma per saper riconoscere gli elementi non positivi è necessario considerare da educatori il fenomeno sportivo. La prima condizione insomma è sapere cosa comunichiamo quando offriamo una proposta sportiva.

    Seconda condizione: la persona prima di tutto

    Dice Don Vecchi: “Quando un uomo organizza lo sport in ordine al guadagno, pensa allo spettacolo; quando l’organizza in funzione dei trofei, pensa alla vittoria; quando lo prepara educativamente, spettacolo, guadagno e trofei sono secondari e funzionali allo sviluppo della singola persona che viene aiutata attraverso l’attività sportiva. Per lo spettacolo si comperano e si coltivano i campioni; nell’educazione si coltiva il ragazzo “normale”. Lo sport, secondo questa condizione, interessa come possibilità di instaurare una relazione importante con i ragazzi. Lo sport diventa un luogo educativo importante se viene curata con attenzione la relazione educativa.
    Se viene rispettata questa condizione, cioè la persona prima dell’organizzazione, la crescita dei ragazzi prima dello spettacolo e dei trofei e il rapporto personale prima dell’efficienza, allora “una palestra e un cortile possono essere equivalenti ad una scuola”.

    Terza condizione: itinerari personalizzati

    Si tratta di accompagnare il giovane in un percorso che parte dalla prima esperienza spontanea dello sport, che consiste nel fruire del movimento, della competizione, dell’affermazione, e va verso obiettivi più alti, come sono la collaborazione, il rispetto dei rivali, la crescita della responsabilità sociale. Momenti importanti di questo itinerario sono: prendere coscienza del carattere effettivamente alienante di molto sport e comprendere i meccanismi di manipolazione possibili; sviluppo delle possibilità educative specifiche dello sport, come il senso della corporeità, il valore della vita di gruppo, il senso della disciplina e dello sforzo, il rispetto delle norme. Vi sono poi valori concomitanti, non direttamente emergenti dallo sport: si tratta di creare un ambiente umano ricco di esempi e di valori. Infine occorre collegare l’attività sportiva con le altre esperienze e attività e momenti della vita. Lo sport non può essere un compartimento stagno. Don Vecchi aggiunge: “Esistono anche itinerari pastorali, ad esempio la desacralizzazione dello sport, spogliarlo cioè di una certa autosufficienza in ordine alla realizzazione dei bisogni; evidenziare il suo carattere subalterno rispetto ad altri problemi e desideri dell’uomo: non è la cosa principale e, se riesce a prendere tutto il cuore e tutta la mente, diventa un “idolo” e provoca dipendenza. È questo il momento in cui l’educatore saggio sa guidare il giovane non dando soluzioni facili ed immediate, ma abilitando alla serietà e alla ricerca e a superare l’indifferenza e il qualunquismo davanti agli interrogativi dell’esistenza. Ancora si può annunciare il senso cristiano e trascendente della vita attraverso un insieme di stimoli privilegiati vicini e forse interni all’esperienza ludica e sportiva. Attraverso lo sport si può difatti persino coinvolgere nel servizio del prossimo”.

    Quarta condizione: la comunità

    Lo sport è educativo se viene vissuto in una comunità in cui la squadra vive con spirito di gruppo, l’allenatore è uno dei responsabili della formazione dei ragazzi e insieme si condivide una formazione permanente. “Quando l’organizzazione sportiva si inserisce in un ambiente giovanile più largo (es. un centro giovanile) è interessante dare e ricevere, affinché l’ambiente offra una proposta ricca e articolata. Partecipare alla vita e alle decisioni della comunità e completare il proprio programma con quello che le altre componenti offrono è un’indicazione fondamentale”.
    Non è automatico che lo sport educhi. Molte volte lo sport ha bisogno di essere educato perché possa diventare educativo.

     

    Manifesto dello Sport

    Lo sport è uno dei fenomeni più rilevanti del nostro tempo. Coinvolge innumerevoli persone in ogni paese del mondo e si sviluppa ogni giorno di più. Praticato direttamente o vissuto come spettacolo, se opportunamente orientato, costituisce una grande risorsa a disposizione della persona umana e della collettività, poiché è in grado di svolgere importanti funzioni:
    – ludica, in quanto si propone come mezzo per sprigionare creatività, gioia, gratuità nella fruizione del tempo libero, sia individuale che collettiva;
    – culturale, poiché contribuisce una più approfondita conoscenza delle persone, del territorio e dell’ambiente naturale;
    – sanitaria, poiché concorre a preservare e migliorare la salute di ogni persona;
    – educativa, perché favorisce un’equilibrata formazione individuale e lo sviluppo umano a qualsiasi età;
    – sociale, in quanto intende promuovere una società più solidale, lottare contro l’intolleranza, il razzismo e la violenza, operare per l’integrazione degli “esclusi”;
    – eiico-spirituale, perché, nel perseguire i valori morali, vuole contribuire allo sviluppo integrale della persona umana;
    – religiosa, perché, sviluppando appieno le potenzialità della persona, aiuta ad apprezzare sempre più la vita, che per i credenti è dono di Dio.
    Lo sport sa parlare alle persone con un linguaggio semplice, per dire cose importanti:
    – che occorre impegnarsi a fondo per realizzare le proprie mete ed aspirazioni, senza tuttavia cadere nel culto della perfezione fisica;
    – che bisogna prendere coscienza dei propri limiti e capacità;
    – che si deve resistere alla tentazione di arrendersi alle prime difficoltà;
    – che la vittoria e la sconfitta fanno parte della vita e quindi bisogna saper vincere senza ambizione, prepotenza e umiliazione dell’avversario, e bisogna saper accettare la sconfitta con la consapevolezza che non si tratta di un dramma irreparabile e che la vera vittoria ciascuno la ottiene dando il meglio di se stesso;
    – che qualunque competizione deve svolgersi nell’osservanza delle regole, nel rispetto degli altri e senza esasperazioni.
    Noi crediamo che oggi le funzioni e le potenzialità dello sport debbano essere salvaguardate e rafforzate, a fronte dell’apparire di fenomeni nuovi che mettono in causa l’etica e i principi dello sport.
    Lo sport non può diventare elemento ulteriore di divisione tra ricchi e poveri, tra forti e deboli, né la corsa al guadagno e alla vittoria possono privare lo sport dei suoi valori morali.
    Né lo sport dev’essere appannaggio dei soli paesi ricchi e questi non devono imporre il loro modello sportivo ai popoli economicamente meno sviluppati, né si devono usare le periferie del mondo come riserve per lo sfruttamento di giovani promesse.
    La ricerca e l’addestramento di nuovi talenti tra i minori non può avvenire nella violazione dei diritti fondamentali dei fanciulli e dei ragazzi: diritto al gioco, all’istruzione, ad una vita serena in ambito familiare.
    Non è lecito alterare la natura dello sport ricorrendo a prodotti, pratiche e comportamenti che attentano alla salute dell’atleta e falsano il risultato in maniera sleale e ingiusta.
    Noi vogliamo uno sport che:
    – abbia come centro e riferimento costante la dignità della persona umana, e la salvaguardia della sua integrità fisica e morale;
    – consenta la scoperta di ideali e l’esperienza di valori che migliorino la qualità della vita personale e sociale;
    – si sviluppi in modo da conservare sempre, anche nelle sue espressioni agonistiche più alte, quando costituisce carriera e professione, il carattere di confronto leale e gioioso, di incontro amichevole e aperto alla comprensione e alla collaborazione;
    – si esprima in forme armonicamente rispettose dei bisogni e delle possibilità psicofisiche di ciascuno, anche in rapporto alle differenti età, senza escludere o emarginare i più deboli e i più poveri, come gli anziani o i diversamente abili;
    – cooperi efficacemente ad affermare una cultura della pace, dell’avvicinamento tra i popoli e del dialogo tra le nazioni.
    Noi, a nome di atleti, dirigenti e tecnici del movimento sportivo, qui riuniti in occasione del “Giubileo degli Sportivi” del 29 ottobre 2000, ci impegniamo affinché lo sport sia promosso, organizzato e vissuto in modo da:
    – essere – soprattutto per i bambini, i ragazzi ed i giovani – scuola di democrazia, partecipazione e solidarietà;
    – contrastare ogni forma di discriminazione, intolleranza e violenza, contribuendo ad abbattere i pregiudizi e sconfiggere forme degenerate di nazionalismo;
    – rifiutare ogni forma di esasperazione e di sfruttamento, e qualsiasi pratica che possa subordinare la persona umana agli interessi economici e alla ricerca dei risultati;
    – rispettare e valorizzare l’ambiente.
    Ai Governi nazionali, alle istituzioni internazionali, al movimento olimpico e a tutte le organizzazioni sportive chiediamo di far proprio questo Manifesto, impegnandosi a divulgarlo e a realizzarne le aspirazioni, facendone la base per lo sviluppo dello sport del Terzo Millennio.

    Roma, Stadio Olimpico, 29 ottobre 2000



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