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Relazioni dei Circoli minori

di lingua italiana

XI Congregazione generale

16 ottobre 2018

 

Relatio – Circulus Italicus A
Moderator: Em.mo Card. DE DONATIS Angelo
Relator: S.E. Mons. PAGLIA Vincenzo

Nello scambio di riflessioni del Circolo italiano A abbiamo ripercorso i quattro capitoli che scandiscono la Parte II dell’Instrumentum laboris. Come già fatto per l’esame della prima parte, il circolo ha preferito delineare alcuni punti focali del testo perché sia più lineare e organico, rispetto all’attuale stesura. Abbiamo pensato opportuno che anche questa volta venga premessa un’icona biblica che ispiri il binomio vocazione e discernimento. Il brano che ci è sembrato più adatto ad aprire questa seconda parte è la chiamata del giovane Samuele e l’accompagnamento dell’anziano sacerdote Eli, peraltro già presente nel testo (n. 81).

1. La vocazione di Samuele

Vivendo nel Tempio fin dall’infanzia (1,28), il giovane Samuele era stato introdotto alle tradizioni religiose del suo popolo: pur vivendo nel contesto religioso del tempio, non aveva ancora fatto esperienza personale del Signore. Questo accadrà quando il Signore stesso prenderà l’iniziativa, chiamandolo per nome, nel cuore della notte. Samuele non comprende immediatamente la Parola del Signore che prima di allora non gli era ancora stata svelata (v. 8). Nemmeno Eli, il sacerdote del Tempio e suo tutore, comprende quanto accade. Egli lo accompagna, ma è chiamato lui stesso a lasciarsi accompagnare nella comprensione di quell’avvenimento. Entrambi hanno bisogno di discernere. Eli, pur non essendo un sacerdote esemplare (2,29), ha un ruolo importante nella comprensione della vocazione di Samuele: la potenza della Parola di Dio non dipende dalla perfezione degli uomini. Eli si lascia importunare più volte, usa pazienza con Samuele e, quando comprende che il Signore chiama il ragazzo (v. 8), non si appropria dell’accaduto, non gli spiega cosa sta avvenendo, non gli scioglie il mistero: lo rimanda al suo giaciglio, al suo contesto di vita, perché lì possa ascoltare direttamente il Signore. La scelta di Dio, inoltre, non ha nulla di predeterminato e non toglie nulla alla libertà di Samuele. Questi, dopo essersi fidato di Eli, si affida a Dio. “Il Signore venne, si stabilì e lo chiamò come le altre volte” (v. 10). Solo ora Samuele è pronto ad accogliere la Parola del Signore.

2. La vocazione universale alla vita con Dio

La scelta che il testo fa di partire dalla vocazione comune a tutti gli uomini e le donne alla comunione con Dio e fra di loro, è particolarmente opportuna e andrebbe più chiaramente descritta. Permette infatti di delineare l’orizzonte fondamentale nel quale si inscrive e si comprende ogni altra vocazione. Essere creati è già essere chiamati. La chiamata alla vita è un dono che ci precede e che chiede di essere vissuto con altrettanta generosità. L’uomo e la donna non vivono per loro stessi. Sono stati creati perché, in comunione con il Creatore, si prendano cura del mondo e della famiglia umana perché l’intera creazione si realizzi fino alla sua pienezza nell’amore nella giustizia e nella pace (cfr Nostra Aetate, n. 1). La consapevolezza di questa vocazione universale ci fa sentire solidali con tutti coloro che nella diversità delle fedi e delle visioni del mondo partecipano della comune umanità. Ci ha commosso e fatto riflettere la testimonianza di un confratello della Cina continentale sulla missione della Chiesa nel vasto mondo. Il dono ricevuto diventa un compito. È questo il senso di una chiamata che libera l’uomo e la donna dalla solitudine e dalla concentrazione su di sé, per aprirli alla fraternità universale dei figli di Dio. La generazione postmoderna, sollecitata da innumerevoli possibilità e da infiniti esperimenti, può essere così aiutata a riscoprire la bellezza di una vocazione che dona alla vita una prospettiva universale. I giovani credenti hanno la responsabilità di farsi testimoni credibili di questa prospettiva di vita presso i loro coetanei.

3. La vocazione della Chiesa in Gesù

Nella cornice di questa chiamata universale, che indica al tempo stesso l’origine e la destinazione del genere umano, si apre la strada della vocazione dei discepoli di Gesù. Con la venuta di Gesù il Regno di Dio inizia a compiersi nella storia. La Chiesa – assieme al popolo dell’antica alleanza – è scelta e chiamata ad essere lievito di fraternità per tutti i popoli. Gesù chiama i suoi discepoli perché con Lui continuino la sua stessa missione. Per questo la scelta per il Regno è chiaramente la vocazione fondamentale per tutti i discepoli del Signore. Con le parabole del Regno e tutti i suoi miracoli, Gesù segna per i discepoli la strada da percorrere. L’ingresso nella comunità cristiana è segnato dal battesimo, sacramento della chiamata universale alla santità, che si realizza nella totale dedizione a questa missione (cfr Mc 10, 17-30). Nel quadro di questa unica chiamata, lo Spirito suscita molti carismi e la Chiesa istituisce diversi ministeri. Ogni discepolo è invitato a riconoscere il dono ricevuto e a dare la sua vita per il bene di tutti.

4. Discernimento e accompagnamento della vocazione

Apprezzando quanto l’Instrumentum laboris afferma su questi temi, si è sottolineato l’aspetto dell’esperienza della propria fragilità. Essa è luogo di incontro con la grazia e la misericordia del Signore che chiama. L’esempio di Pietro ci illumina: è in quanto pecora smarrita e ritrovata che può diventare pastore del gregge, confermandolo nella fede. L’incontro con lo sguardo accogliente e perdonante di Gesù è la svolta nel cammino di maturazione interiore, ineludibile nell’assumere la chiamata. La responsabilità dell’ascolto e del discernimento dell’appello di Dio è comunque di coloro ai quali Dio si rivolge. I giovani debbono ascoltare anzitutto Dio. Certo la responsabilità degli accompagnatori è importante. I giovani hanno bisogno – è giusto così – di essere sostenuti, incoraggiati, indirizzati in questo ascolto e interpretazione: e nella decisione corrispondente. La risposta alla vocazione è, inseparabilmente, felicità e rischio. Vanno spiegate bene entrambe le cose. E quindi accompagnare è anche chiarire e incoraggiare, nella fiducia all’azione dello Spirito e della libertà di coloro che sono accompagnati. Gli accompagnatori devono testimoniare e far capire ai giovani che sono certi della benedizione di Dio che li riguarda, che non ne sono gelosi, anzi che ne saranno i custodi commossi e grati. Con questo spirito, l’autorevolezza con la quale gli accompagnatori confermano i giovani nella strada che Dio indica loro sarà gradita, apprezzata, degna di riconoscenza. Nell’accompagnare questo discernimento il gruppo ha evidenziato l’importanza del rispetto della libertà, che nelle nostre pratiche vocazionali non viene sufficientemente considerato con il rischio di colludere con le fragilità dei candidati a scapito dell’autenticità delle scelte. Il contesto comunitario si rivela indispensabile nella maturazione del cammino e come sua istanza di concretezza.


Relatio – Circulus Italicus B
Moderator: Em.mo Card. FILONI Fernando
Relator: S.E. Mons. FORTE Bruno

I Padri chiedono unanimemente che all’intero documento sia preposto questo breve testo, che evidenzia come il Sinodo sia partito dall’ascolto della realtà dei giovani e abbia cercato di farne tesoro alla luce del Vangelo: dopo la citazione del brano di Gv 6,9-13 si potrebbe dire “Questa breve narrazione del Quarto Vangelo evidenzia tre aspetti, che illuminano bene l’intento della nostra riflessione. Si parte dalla realtà dei giovani, che hanno sempre qualcosa da offrire, poco o molto che sia (i cinque pani e i due pesci). Gesù valorizza e moltiplica questi doni, ma è necessario che ci sia chi come Andrea faccia da ponte fra il ragazzo e il Signore. Così, nella prima Parte del nostro testo si guarda alla realtà giovanile, valorizzando il tanto di positivo che c’è in essa (a cominciare dalla generosità di cui dà esempio il ragazzo del Vangelo, che non esita a mettere a disposizione di Gesù i pani e i pesci), senza ignorare le ombre e le fragilità in essa presenti. Nella seconda Parte si guarda al Vangelo e alla luce che da esso viene sulla realtà dei giovani, insieme ai doni loro offerti in Cristo Signore. Nella terza Parte si traggono le indicazioni operative per l’azione della Chiesa verso i giovani e dei giovani in essa”.
Riguardo al n. 77 - intitolato “Vigore fisico, fortezza d’animo e coraggio di rischiare” - si è sottolineato come in esso sia presentata una visione eccessivamente ottimistica della realtà giovanile. Occorre tener presente che la natura dopo il peccato originale è ferita, e occorre evitare ogni possibile pretesa di autosufficienza della creatura, rifiutando l’idea che una auto-realizzazione dell’umano sia sufficiente e possibile. Tutti, anche gli accompagnatori dei giovani nel cammino verso la maturità umana e spirituale, siamo peccatori perdonati, e la vera libertà è sempre una libertà donata, connessa all’aiuto della Grazia divina (cf. Gaudete et esultate 170). In ogni cammino di accompagnamento l’ascolto della realtà e il rispetto di essa vanno collegati al primato dell’azione divina, offerta nei sacramenti e nell’esperienza di una adeguata direzione spirituale. Se si trascura questo aspetto fondamentale, si rischia di lasciare i giovani soli con se stessi, specialmente di fronte a domande radicali come quelle relative al dolore ed alla morte. Tenendolo presente si aiuta il giovane a prenderne coscienza attraverso un’opportuna riflessione e a farne tesoro mediante l’accoglienza umile e gioiosa della Grazia. La giovinezza non è solo benedizione, è anche sfida, che deve fare i conti con le nostre fragilità.
Una riflessione da introdurre all’inizio della seconda parte è quella relativa al rapporto fra Cristo e i giovani: se è vero che il n. 75 parla di “Cristo giovane fra i giovani” (anche se nulla si dice della Sua capacità di vivere l’amicizia, del suo coraggio di fronte al futuro, della sua fragilità, espressa ad esempio nel pianto davanti alla morte dell’amico Lazzaro, ecc.), non si parla, fra l’altro, del rapporto fra Gesù e il giovane ricco (Mt 19,22), che mostra come la vera ricchezza per un giovane non sia il possesso edonistico dei beni, ma l’apertura al dono di Dio e alle sorprese che da esso vengono. Parimenti, si potrebbe sottolineare come la parabola del padre misericordioso (Lc 15,11ss.) evidenzi il rispetto che il Padre celeste ha per la libertà tanto del figlio che resta a casa, quanto del più giovane, che vive l’allontanamento da lui e matura l’esigenza del ritorno e della richiesta di perdono, da cui possa scaturire una nuova vita. In Gv 21,18, poi, nell’accenno al discepolo che da giovane andava dove voleva e ora ha imparato ad obbedire a Dio, si rivela l’attenzione di Gesù ai processi di maturazione che possono avvenire nel cuore dei giovani, chiamati ad imparare l’obbedienza liberante alla volontà di Dio. Inoltre, non andrebbero trascurate scene come quelle degli incontri di Gesù con Simone e Andrea (Mt 4,18 e Mc 1,16), con Giovanni (1,38s), con Matteo (Mt 9,9), con Marta e Maria (Lc 10,41) o con la Samaritana (Gv 4,9ss), dove risulta chiaro come l’incontro personale col Cristo sia alla base di ogni decisione vocazionale. Infine, un richiamo al Signore crocifisso e all’esigenza di seguire Gesù sulla via della Croce (Mt 16,24; Mc 8,34 e Lc 9,23) sembra doveroso e necessario.
Circa il processo di discernimento in vista della scoperta della propria vocazione specifica (cf. nn. 112-117) all’interno di quella generale alla santità, se ne è evidenziata unanimemente l’importanza: nella complessità dei messaggi e degli stimoli da cui ogni giovane può essere raggiunto, è necessario vivere la fatica della ricerca e del discernimento e la responsabilità delle proprie scelte nell’ambito esistenziale, come in quello professionale, davanti al Dio che chiama originalmente ciascuno, in un ambiente opportuno e con una guida adeguata. L’ambiente cui ci si riferisce è quello della comunità ecclesiale, al cui interno la persona va accolta e accompagnata: decisivi sono i cammini di fede e di servizio caritativo proposti, nonché il ruolo di chi accompagna, ma è tutta la comunità a essere impegnata nella proposta della vita come vocazione e nell’aiuto dato a ciascuno per riconoscere e vivere la specifica chiamata che Dio riserva per ognuno. Ogni vocazione è diversa e originale, all’interno dell’universale chiamata alla santità. Scoprirla esige spesso una gradualità di cui ci dà testimonianza il Battista nella sua volontà di rispettare la crescita del Maestro e di scomparire progressivamente nella sua funzione di intermediario (cf. Gv 3,30). Chi può accompagnare nel discernimento non è necessariamente un presbitero, ma può essere un qualunque battezzato disposto a impegnarsi al servizio dei giovani con generosità, fede e opportuna preparazione. È stata sottolineata la necessità di offrire questa adeguata preparazione - in forma anche permanente - a chi si impegna in un tale servizio per il discernimento, non trascurando gli apporti della psicologia aperta alla Trascendenza (cf. n. 125), come l’impegno nella lettura dei segni del tempo personali e collettivi, in uno stile di matura paternità/maternità spirituale, che tenga conto dell’insieme della persona nelle sue emozioni e relazioni, come nella sua affettività.
Unanime è il consenso sul fatto che pastorale giovanile e pastorale vocazionale, pur distinte, debbano integrarsi al servizio della crescita della persona del giovane, in un cammino di conversione costante e di salvezza accolta da Dio e testimoniata con la vita. La vocazione specifica di ciascuno si scopre nell’ascolto docile e aperto della Parola e dei segni del Signore, in un impegno in cui la coscienza del singolo ha il posto decisivo. In tale contesto va data opportuna attenzione al fattore “tempo”: la fede biblica ha superato ogni concezione di eterno ritorno, basata su una ciclicità ripetitiva e chiusa alle sorprese divine. La rivelazione ci fa conoscere un Dio che ha tempo per gli uomini, entra nella storia e invita a dare tempo a Lui e al prossimo, a darsi e a dare il giusto tempo nelle scelte da fare, e a cogliere il tempo opportuno (il “kairós”) di esse. I giovani vanno aiutati a non avere la fretta di chi pensa solo che il tempo è denaro, ma anche a fuggire la paura del “per sempre”, di cui l’amore di Dio rende capace la creatura umana. La pazienza dei tempi di Dio è ampiamente testimoniata nella Bibbia e ci insegna a dare frutto, ciascuno a suo tempo (cf. Lc 13,6-9).


Relatio – Circulus Italicus C
Moderator: Em.mo Card. RAVASI Gianfranco
Relator: S.E. Mons. FRAGNELLI Pietro Maria

Anche il nostro gruppo è giunto alla quinta sessione dopo aver ascoltato in aula numerose voci giovanili stimolanti e perfino scioccanti. A mo’ di esempio ricordiamo l’appello per i giovani dell’Iraq, bisognosi di aiuto spirituale e non solo materiale; la testimonianza della giovane messicana che non ha timore di dirsi cattolica in università; l’analisi critica di una giovane religiosa orientale sui modi e sui tempi con cui alcuni Istituti di vita consacrata gestiscono i discernimenti vocazionali; il rischio che il direttore spirituale si sostituisca alla coscienza del giovane nel cammino decisionale: ecco solo alcuni dei motivi che hanno accompagnato l’esame della seconda parte con un senso di rinnovata fiducia ecclesiale e di grande responsabilità educativa.

Entusiasmo e rischio

L’Instrumentum laboris mette in guardia la Chiesa dal pericolo di “smarrire l’entusiasmo che le viene dalla propria chiamata al rischio della fede, rinchiudendosi in false sicurezze mondane” (n. 77). La nostra riflessione ha cercato di unire entusiasmo e rischio della fede, risalendo ai percorsi biblici e antropologici proposti dal testo. Le otto citazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II ci hanno consegnato temi chiave su cui ci siamo confrontati: la chiamata dei giovani all’opera di ringiovanimento del volto della Chiesa (n. 74), la vocazione di ogni donna e di ogni uomo alla comunione con Dio e alla santità (n. 87), la vocazione laicale (in particolare nella forma coniugale) (ivi), la coscienza come sacrario dell’uomo (n. 117), lo svelamento e compimento del mistero dell’uomo nel mistero di Gesù Cristo (n. 91). L’eco del Concilio ha fatto attento il nostro gruppo alla voce della tradizione patristica, evocata dalla bella citazione di sant’Ireneo su Cristo “giovane tra i giovani” (n. 75): il realismo ottimistico dei Padri è risuonato tra noi come sorgente di equilibrio e di coraggio nell’esame e nella valutazione dei dati dell’oggi.

Il ponte di San Paolo VI

In questo contesto è stata rilevata con gioia la testimonianza di Papa Montini, che ha portato a termine il Concilio e in questi giorni del Sinodo è stato canonizzato. Il suo sguardo di fede sui giovani e sul dialogo con il mondo contemporaneo ci ha ricordato che “ogni vita è vocazione” (PP 15, citata al n. 88) e che la Chiesa, per rimanere “profondamente e autenticamente se stessa”, deve “ristabilire il ponte fra lei e l’uomo moderno; e questo impegno suppone … che il ponte ora non vi sia, o sia poco comunicativo, o che sia addirittura caduto” (Udienza del 12 luglio 1967). Ci siamo sentiti chiamati a conoscere bene le proporzioni del “dramma storico, sociale e spirituale” che la Chiesa sta affrontando in tutte le parti del mondo, ma nello stesso tempo ci siamo detti la sorpresa dell’esperienza di unità che la fede in Gesù Cristo morto e risorto ci fa fare: siamo stupiti per la familiarità gioiosa che si crea attorno al Papa e ai Padri sinodali, per la libertà e la forza con cui tanti giovani stanno intervenendo e consegnando il loro universo di sogni e di speranze al cuore della Chiesa!

Il mosaico biblico

L’esame del testo ci ha introdotti alla promessa di benedizione e di senso sulla giovinezza contenuta nei temi della vocazione, del discernimento vocazionale e dell’accompagnamento. L’abbondante ricorso alla Sacra Scrittura (oltre quaranta citazioni solo in questa parte) ci ha messo in condizione di rivivere nell’oggi la forza sorprendente della chiamata dei giovani nell’Antico e nel Nuovo Testamento, integrata da ulteriori riferimenti alla missione dei discepoli e degli apostoli e alla trama storica tessuta dai testimoni della fede evocati nel capitolo 11 della lettera agli Ebrei, attualizzata in modo esemplare da Benedetto XVI in Porta Fidei (n. 13). Il gruppo propone di valorizzare il testo della chiamata di Samuele come icona biblica e sintetica capace di illuminare il tema della giovinezza e della vocazione. Questo mosaico biblico, illuminato dalle sensibilità dei Pastori dell’Oriente e dell’Occidente presenti nel gruppo, ha contribuito alla presa di coscienza che tutti i credenti in Cristo, battezzati e rivestiti di lui, sono figli di Dio e che – oggi come ai tempi di san Paolo – non conta più l’essere giudeo o greco, schiavo o libero, uomo o donna, adulto o giovane (cfr. Gal 3,26-28). La missione della Chiesa – è stato sottolineato - continua ad essere quella di valorizzare la forza dei giovani e sostenere la loro debolezza. Il dialogo sulla vocazione, grazie anche al contributo degli esperti e degli uditori, ha permesso di approfondire la dinamica tra iniziativa di Dio e la risposta umana, all’interno di un popolo di chiamati alla santità, che Dio accompagna con la forza del suo Spirito, vincendo ogni resistenza di peccato. Il gruppo ha riflettuto sull’appartenenza dei giovani al popolo di Dio in cammino: questo dato genera la maturazione dell’identità delle singole persone e delle esperienze ecclesiali di servizio e di volontariato. Appartenere alla comunità – si è detto – incoraggia l’interrogativo: cosa voglio fare della mia vita? Qual è il disegno di Dio su di me, quale missione emerge dai segni che incontro in me e attorno a me? Quale peso do alle necessità sociali ed ecclesiali nelle quali il Signore mi mette?

Eredità e libertà: l’interrogativo vocazionale

Il fatto che oggi prendere una decisione risulti difficile non solo tra i cattolici, ma anche nelle altre confessioni cristiane e perfino nelle realtà non cristiane, invita a riflettere sul perché, nel nostro tempo, anche molti giovani preferiscono la via del credere “a modo mio” e del mettersi al servizio anche generosamente, ma non come scelta di vita, a tempo parziale. Per questo si rivela molto opportuna – e in molti contesti necessaria - la proposta vocazionale da parte di uomini e donne di fede, non solo sacerdoti e religiosi. Esplicitare l’interrogativo vocazionale significa incoraggiare i giovani a percorsi di discernimento personale e comunitario, che spesso gli adulti non hanno saputo o voluto fare. Si tratta di aiutare le nuove generazioni – con molto rispetto e con molta fiducia - a guardarsi bene attorno e a guardarsi bene dentro, se necessario anche con qualche aiuto psicologico e con opportune esperienze di servizio. L’inquietudine che ne deriva – o che va a rafforzarsi – fa crescere il desiderio di unificare il proprio cuore attraverso la preghiera e l’ascolto della Parola di Dio, la ricerca del silenzio e l’impegno nella storia del suo popolo, insieme al confronto fiducioso con i membri della famiglia e con gli accompagnatori ecclesiali. Il Signore parla donando la pace duratura del cuore e il sentimento gioioso del donarsi agli altri, tutti segni forti di essere sulla strada giusta. Molto importante da parte degli adulti sarà l’impegno di imparare l’arte del colloquio franco e libero, da condurre fino alla proposta della riconciliazione sacramentale.

L’età del dono

La proposta di alcuni “modi” che vengono presentati in segreteria è maturata nel confronto sul ruolo dei movimenti nel coinvolgere giovani lontani dall’esperienza ecclesiale in percorsi di fede, di accoglienza e di valorizzazione, sulla necessità di offrire adeguate esperienze di formazione della coscienza, sulla presenza di nuovi gruppi evangelizzatori nel panorama mondiale della nuova evangelizzazione, sulla ripresa sistematica di proposte di ascesi provenienti dalla tradizione cristiana e molto in sintonia con una sensibilità espressa dalla Laudato sii nella cultura contemporanea, sulla presenza delle famiglie con diversabili in casa, sulla radicalità evangelica che deve essere proposta a tutti i discepoli del Signore, sulla chiamata alla maternità e paternità non solo biologiche come segno della maturazione umana e spirituale dei giovani e del loro ingresso nell’età del dono.

 

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Sinodo / giorno 14


  

Rassegna stampa

dal 15 ottobre

 

Essere popolo di Dio

e comunità

(p. Arturo Sosa, SJ)

 

Messaggio ai giovani

(card. Wilfrid Fox Napier)

 

Giovani che accompagnino

i giovani

(mons. Gabriel Mbilingi)

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Relazioni dei Circoli minori

di lingua italiana

V Congregazione generale

9 ottobre 2018

 

Relatio – Circulus Italicus A
Moderator: Em.mo Card. DE DONATIS Angelo
Relator: S.E. Mons. PAGLIA Vincenzo

La relazione sintetizza alcuni nuclei tematici attorno a cui si è svolto lo scambio del Circolo, giungendo a visioni convergenti. Il dibattito ha prodotto anche la scrittura di alcuni “modi”, tutti approvati all’unanimità. Prima di presentare quattro punti nodali, premetto due notazioni generali.

Il testo da preparare
La prima notazione riguarda i testi conclusivi del Sinodo. Da una parte si ritiene necessario – in analogia a quanto è avvenuto con il Concilio Vaticano II – che si faccia un messaggio del Sinodo rivolto direttamente ai giovani, che sia breve e incisivo. Dall’altra per il documento finale del Sinodo – che dovrà comunque essere diverso dall’attuale Instrumentum laboris – si sono prospettate due opzioni. La prima prevede un insieme di proposizioni da presentare al Papa in vista della redazione di una eventuale Esortazione post-sinodale; la seconda prevede la redazione di un testo organico da parte dai Padri sinodali stessi. Il circolo ha optato per la prima ipotesi, sia perché consente una organizzazione dei lavori del Sinodo meno costretta dalle esigenze redazionali, permettendo di confrontarsi sui temi anziché sui testi; sia perché il documento finale può essere elaborato in modo più efficace e unitario.

Il mondo giovanile realtà variegata e disomogenea
Una seconda osservazione attiene allo sguardo generale che l’Instrumentum laboris ha sulla condizione giovanile. Dovrebbe emergere con maggiore evidenza la diversità dei vari contesti geografici e socio-culturali. Va evitato il rischio di una genericità nella descrizione.

1. Alla luce del Vangelo

Per quel che concerne il contenuto sono emersi quattro punti focali. Il primo riguarda la necessità di riferirsi alla Parola di Dio per esplicitare la prospettiva evangelica che caratterizza tutto il percorso del Sinodo. Il gruppo propone l’icona biblica di Emmaus come incipit dell’intero Documento. L’esperienza dei discepoli di Emmaus esprime bene questa dinamica (Lc 24,13-35). Gesù, cammina con i due discepoli che si stanno allontanando da Gerusalemme. A lui non interessa tanto la direzione in cui vanno, bensì le loro persone. Per stare in loro compagnia, percorre la stessa strada. Lì ascolta, li accoglie e li interroga per aiutarli a riconoscere quanto stanno vivendo. Con affetto ed energia, annuncia loro la Parola, aiutandoli a interpretare gli eventi che hanno vissuto. Accetta il loro invito a fermarsi presso di loro al calar della sera: entra nella loro notte. Nell’ascolto il loro cuore si riscalda e la loro mente si illumina, nella frazione del pane i loro occhi si aprono e i due scelgono di riprendere con rinnovata speranza il cammino in direzione opposta e di ricongiungersi alla comunità di cui sono parte, annunciandole l’esperienza del Risorto che hanno vissuto.

2. I giovani nella vita della Chiesa (cfr n. 31)

Il secondo punto focale sottolinea la necessità di considerare i giovani parte della Chiesa, evitando di indurre la sensazione che ne siano fuori. Essi sono già il presente della Chiesa, non solo il futuro: la Chiesa parlando dei giovani parla di sé. L’uso della congiunzione “e” (in espressioni come “i giovani e la Chiesa”) rischia di avvallare una comprensione distorta che separa i giovani dalla comunità, portando conseguenze negative a diversi livelli. Anzitutto nell’atteggiamento di fondo nei loro confronti: si oscura la ricchezza di idee e di proposte che possono venire da loro, esautorandoli da responsabilità e attività che potrebbero invece avviare cambiamenti e novità, e da cui tutta la comunità può apprendere. Un altro rischio sul piano pastorale è quello di progettare iniziative per i giovani, anziché con i giovani. In questo orizzonte è importante comprendere le età della vita non in assoluto ma in relazione le une con le altre, accettando le diverse stagioni dell’esistenza nel dialogo e nel reciproco arricchimento.

3. Urgenza della conversione

Tra i fenomeni che vanno riconosciuti nella fase di lettura della realtà è stata menzionata la difficoltà della Chiesa di mettersi in sintonia con le giovani generazioni, ponendo così non pochi ostacoli che ne hanno favorito l’allontanamento. Tra questi sono stati citati l’abbandono di una paternità e di una maternità che ha lasciato orfane le giovani generazioni, come pure il perpetuarsi di stili pastorali non più capaci di attrarle. Più volte sono stati menzionati i danni provocati sulla loro crescita dagli scandali nel campo della sessualità, della ricchezza ed anche dell’abuso dell’autorità. Per questo si sente l’urgenza per tutta la Chiesa di mettersi in atteggiamento di conversione per accompagnare i giovani nella loro crescita. Su tale tema è stato presentato un modo specifico.

4. Trasmissione della fede

Nell’Instrumentum laboris non è presentata in maniera adeguata la crisi della trasmissione della fede, ben presente in Occidente, ma che interessa la Chiesa intera. È urgente infatti riscoprire la capacità generativa come dimensione centrale della comunità cristiana. In questo una grande responsabilità l’hanno gli adulti. Essi, sia in famiglia sia fuori, non sono stati testimoni credibili della bellezza del messaggio evangelico. Per di più il clima di esasperato individualismo, che si è diffuso anche nella comunità cristiana, ha favorito l’affermarsi di una concezione della salvezza come generico benessere psicologico autocentrato e slegato dalla dimensione comunitaria e sacramentale. Si è così persa la percezione della buona notizia della grazia che ci viene dalla persona di Gesù Cristo. Deve pertanto emergere con maggiore forza la responsabilità da parte dei credenti di accompagnare i giovani all’incontro personale con Gesù. E questo avviene quando la Chiesa si raduna per ascoltare il Vangelo e si lascia toccare da ciò che il mondo scarta. Abbracciare la carne scartata dei giovani ridona energia e vita a tutta la Chiesa.


Relatio – Circulus Italicus B
Moderator: Em.mo Card. FILONI Fernando
Relator: S.E. Mons. FORTE Bruno

I Padri del Circolo Italico B hanno eletto quale Moderatore della discussione Sua Eminenza il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, e come Relatore Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti - Vasto, presente al Sinodo in quanto membro del Consiglio ordinario dello stesso come uno dei tre vescovi eletti a rappresentare l’Europa. Dopo l’introduzione del Moderatore, che ha avviato la discussione sulla Parte I dell’Instrumentum Laboris, tutti i presenti sono intervenuti più volte con riflessioni, qui di seguito sintetizzate in relazione ai numeri cui si riferivano dello stesso Instrumentum.
Riguardo al Cap. I “Essere giovani oggi”, è stata sottolineata l’importanza dell’ascolto dei giovani da parte della Chiesa, un ascolto nutrito di empatia e pronto al dialogo, evitando forme di autoreferenzialità e privilegiando il più possibile l’eloquenza della credibilità̀ della testimonianza resa al Signore Gesù e l’attenzione a sollevare domande di senso e ad offrire orizzonti di risposta illuminati da Colui che solo è il Santo, la Via, la Verità̀ e la Vita, fattosi prossimo a noi nell’umiltà̀ della “kènosi” vissuta per amore nostro. Il testimone deve essere riflesso, freccia verso il Mistero santo, sacramento vivente. Chi ascolta e osserva i giovani con uno sguardo d’amore, che nasca dalla misericordia sperimentata, parte dal dato di realtà̀, s’impegna tanto nel comprendere la complessità̀, evitando giudizi affrettati, quanto nell’apprendere i linguaggi che parlino alla mente e al cuore dei giovani. In ogni caso, è importante evitare generalizzazioni, perché́ la realtà̀ giovanile si esprime in forme diversissime, abbraccia fasce di età̀ con esigenze fra loro molto differenti e perché́ ogni giovane aspira ad essere incontrato e accolto per quello che è, con tutto il bagaglio delle sue domande, delle sue attese, delle sue paure e delle tante positività̀ che porta in sé. È stato osservato come spesso la crisi del mondo giovanile rifletta anzitutto quella del mondo degli adulti, dalle famiglie alle comunità̀ che dovrebbero accogliere e accompagnare i giovani. Se si ha a volte la percezione di camminare nella notte, sono non di meno tanti i segnali di aurora, che incoraggiano la fiducia e la speranza. Va tenuta presente comunque la differenza fra giovani feriti nella mancanza di speranza, come non di rado avviene nel mondo occidentale, e giovani mossi da grandi desideri e attese di un migliore futuro, come spesso sono quelli del resto del mondo.
In riferimento ai numeri 14 e 15, relativi ai rapporti intergenerazionali, è stata sottolineata l’importanza di evitare ogni atteggiamento di giovanilismo e di puritanesimo da parte degli adulti, come pure la necessità di valorizzare la responsabilità̀ dei giovani e il loro impegno nel bene, che non di rado risulta sorprendente. Questo è stato osservato in particolare nel campo della catechesi e del servizio ai poveri, dove spesso i giovani sanno essere ottimi evangelizzatori e catecheti per altri giovani, se ben formati a questo servizio. La proposta da avanzare da parte della Chiesa è quella di vedere la vita come risposta da dare sempre di nuovo alla vocazione che Dio dà in modo unico e originale a ciascuno: la vita è bella perché́ ha un senso, e questo senso sta nel progetto singolare del Signore su ognuno. Nel discernimento della propria vocazione i giovani vanno accompagnati con fede, amore e discrezione, dando loro tempo e spendendo per loro il proprio tempo, perché́ si sentano ascoltati non solo nei momenti di soglia, ma anche in quelli più ordinari e in modo speciale quando fanno esperienza della loro fragilità̀ (cf. 16-18 e 61-62).
Un campo in cui questo accompagnamento risulta particolarmente importante è quello della vita affettiva e della sessualità, dove i giovani hanno bisogno di chi parli loro con limpidezza, profonda umanità ed empatia (cf. nn. 52ss) aiutandoli a riconoscere i segni dell’amore di Dio presenti in questo campo. Essere giovani è comunque un grande dono, specie se si pensa alle tante opportunità oggi offerte dall’ampliamento vertiginoso delle conoscenze e dalle possibilità connesse al multiculturalismo e alle sfide delle nuove tecnologie, cui un’educazione scolastica adeguata dovrebbe ben formare (cf. nn. 54-58). Non di meno vanno tenute in conto le debolezze sperimentate dai giovani, da quelle relative a contesti di famiglie ferite o in difficoltà economiche, a quelle delle paure e delle insicurezze davanti al futuro, specie dove la crisi degli ultimi anni sembra precludere possibilità di impiego reale delle proprie capacità naturali e acquisite (cf. nn. 11-13 e 22-23).
Una particolare condizione di fragilità è quella dei giovani migranti (nn. 45-47), spesso costretti a cercare un futuro migliore fuggendo da situazioni di guerra, di fame, di corruzione e di mancanza di democrazia, sedotti dal miraggio di un benessere illusorio. I flussi migratori sono favoriti anche da contesti di rapida crescita demografica sproporzionata alle possibilità reali delle famiglie. Si tratta di un fenomeno diffuso nell’intero “villaggio globale”. Occorrerebbe un maggiore impegno per promuovere opportunità nei Paesi di provenienza, e in ogni caso una collaborazione internazionale per offrire canali di legalità e di sicurezza ad una sfida così complessa. Non va trascurata poi la condizione delle seconde generazioni, spesso animate dal desiderio di tagliare i ponti con le proprie radici per meglio integrarsi nelle società in cui si trovano (cf. il cap. III intitolato “Nella cultura dello scarto”).
Una giusta considerazione va data alle istituzioni scolastiche e universitarie cattoliche, che spesso sono il luogo dove può giungere ai giovani il messaggio della fede (cf. nn. 19-21), collaborando a creare nella società un clima di convivenza interculturale e interreligiosa. Esse non vanno usate in chiave strumentale o utilitaristica, ma valorizzate come opportunità in cui offrire nella giusta libertà cammini di maturazione umana e spirituale autentici. Circa il rapporto fra giovani, fedi e religioni (nn. 24-25) si è rilevata la crescita recente di nuove forme di fondamentalismo e di intolleranza, che rendono più che mai necessaria l’educazione dei giovani al rispetto dell’altro, al dialogo fra credenti e non credenti e in ambito interreligioso ed ecumenico.
Per tutte queste ragioni emerge fra i giovani il desiderio di una Chiesa più autentica e relazionale, impegnata concretamente per la giustizia e il servizio ai più poveri (cf. il Cap. V). Purtroppo, non di rado si constata la fatica di ascoltare, accogliere, accompagnare i giovani e farsi comprendere da loro da parte delle comunità e degli stessi pastori, col risultato che essi sentono distante e non attraente la vita di fede e la sua condivisione nella Chiesa. Una delle mete da proporre al Sinodo è certamente quella di favorire una mentalità di ascolto, empatia e capacità di integrazione delle nostre comunità nei confronti dei giovani, in tutta la ricchezza delle loro diversità e delle sfide che possano proporci. Ciò di cui si tratta è insomma l’immagine di Chiesa sinodale che dovrebbe prendere sempre più corpo nel prossimo futuro: forse potrebbe essere vista così la posta in gioco del Sinodo che stiamo vivendo. Un breve messaggio finale ai giovani sarebbe auspicabile per comunicare loro quanto di più importante è andato maturando nelle riflessioni sinodali.


Relatio – Circulus Italicus C
Moderator: Em.mo Card. RAVASI Gianfranco
Relator: S.E. Mons. FRAGNELLI Pietro Maria

Nella fase iniziale si è gradualmente rivelata la polifonia ecclesiale di cui sono testimoni, oltre agli esperti, gli uditori e il delegato fraterno, i Cardinali e i Vescovi del nostro gruppo, provenienti da una decina di Paesi: Italia, Egitto, Etiopia, Ungheria (2), Libano, Grecia, Romania, Bosnia-Erzegovina, Slovacchia, Islanda, Corea. È stato umanamente ed ecclesialmente molto significativo, ascoltare le testimonianze di Pastori appassionati di Gesù Cristo, sempre più consapevoli della responsabilità di far giungere la voce dell’amore del Signore ai propri giovani, spesso fuoriusciti dalla patria ed esposti ai venti della secolarizzazione o dell’indifferenza. I Vescovi italiani hanno rappresentato un’ulteriore diversificazione: tre Cardinali e un Arcivescovo collaboratori del Papa nella Santa Sede, due vescovi residenziali in Italia, uno al Nord e uno al Sud, e due presenti in Turchia e in Albania. Le diverse voci hanno ben presto messo tutti di fronte alla policromia, ai diversi colori dei giovani delle realtà sociali ed ecclesiali rappresentate, nell’Europa occidentale e in quella orientale, in Africa come in Asia. Molto toccanti le esperienze relative ai Paesi che si sono liberati non da molto tempo da regimi comunisti o da situazioni di guerra. L’esame della prima parte dell’Instrumentum Laboris condotto insieme, con il coordinamento del Card. Ravasi, ha evidenziato le differenti conoscenze e valutazioni con cui i Vescovi sono approdati al Sinodo sui giovani.
Complessivamente si sono affinate alcune attenzioni di fondo, maturate nel clima spirituale e pastorale dei due precedenti sinodi sulla famiglia. La riflessione si è incentrata inizialmente sullo strumento con cui rivolgersi direttamente ai destinatari del Sinodo alla fine dei lavori. Vari interventi hanno riflettuto sulla proposta di un messaggio conclusivo, sotto forma di lettera o di Nuntius (come in altri Sinodi precedenti), rivolto ai giovani con un linguaggio narrativo, parabolico, adatto a loro. Una sorta di consegna della speranza cristiana, una parola profetica per raccontare lo sguardo di Dio sull’attuale realtà giovanile. Un tale messaggio dovrebbe rivolgersi ai destinatari cattolici e nello stesso tempo tenere insieme con fiducia i non cattolici, i non cristiani e i non credenti.
Ben presto l’attenzione è andata sulla prima parte del testo, a volte esaminando direttamente i paragrafi, a volte ampliando la riflessione su aspetti generali che dal testo emergevano. A più riprese è stata sottolineata la metodologia: l’urgenza per i Pastori e le loro Chiese di conoscere la concretezza delle situazioni vissute dai loro giovani. A tal proposito si è sottolineato l’approccio antropologico al tema del discernimento vocazionale, allo scopo di coinvolgere tutti i giovani, non solo quelli che frequentano le comunità ecclesiali. Lo strumento di lavoro non mira a presentare novità psico-sociologiche, ma parte dalla concretezza, dal fenomeno storico della globalizzazione che, sia pure con gradazioni e tempi diversificati, riguarda tutti i giovani del pianeta. Sono state sottolineate le diversità grandi circa le opportunità di scelta tra giovani del mondo occidentale e giovani dei Paesi dove mancano cibo e libertà. Circa la dimensione trasversale del web, si è evidenziato che il sogno democratico dei giovani di vent’anni orsono si è ribaltato nella progressiva esperienza del “fortino” che tutti controlla e orienta. È il tempo della crescente consapevolezza delle nuove generazioni circa l’illusoria, presunta libertà di espressione, che finisce, invece, con il farsi circoscrivere dentro una bolla che racchiude i consenzienti ed esclude doppiamente la realtà.
Seguendo l’articolazione del testo sono stati affrontati molti temi: la ricerca dell’equilibrio culturale e pastorale tra la dimensione materna e paterna della Chiesa, che amerebbe presentarsi anche alle nuove generazioni come Madre e Maestra; la necessità di insistere sulla ricerca e sulla cultura del senso come tema intrinsecamente religioso; la forza morale e spirituale dei giovani che hanno affrontato e affrontano il martirio anche nel nostro tempo; la dinamica dell’incarnazione di fronte ai nuovi contesti e linguaggi non aperti alla dimensione veritativa, di cui la pastorale viene a conoscenza; il coraggio di ripensare i percorsi di iniziazione non solo in termini conoscitivi ma anche e soprattutto mistagogici, con la sottolineatura dell’ingresso graduale in un popolo di credenti in cammino; il superamento di un volto ecclesiale piuttosto anonimo e sbiadito, specie in Occidente, con l’invito a presentare un volto visibile e gioioso; l’incoraggiamento a proporre una catechesi che, senza eliminare la religiosità “privata”, faccia crescere le persone nella consapevolezza di essere popolo biblico in cammino; lo stimolo a vivere una liturgia sempre più attrattiva non nel senso esteriore, ma con una partecipazione pregna di tutto il linguaggio dei segni e con la ricchezza del contenuto; la riproposta dell’omelia come occasione per toccare il cuore delle persone con il chiaro riferimento al testo biblico e il conseguente orientamento alla missione personale e comunitaria.
Da un altro punto di vista l’analisi dei capitoli sull’attualità della condizione giovanile ha sottolineato l‘appello a usare il web senza farsi usare; la comprensione e il rifiuto della cultura dell’omologazione (la quarta rivoluzione: quella digitale), definita spesso cultura del faraone; l’invito agli educatori a farsi non tanto esperti quanto accompagnatori dei giovani in questo campo. Anche il mondo della musica e dello sport ha ricevuto molta attenzione, con l’occhio rivolto alla presentazione del positivo e del negativo che questo comporta; a tal proposito si è parlato della funzione esemplare che a volte alcuni testimoni presentano: così è del Santo Padre. Una speciale enfasi ha sottolineato il dovere ecclesiale di seguire i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro, sempre più difficile ed irto di insidie schiavizzanti. Alcuni hanno chiesto che nella proposta conclusiva si sia più coraggiosi nella denuncia dei rischi e nell’annuncio della proposta evangelica. Le migrazioni sono state l’altro grande tema: fenomeno antico, non più di emergenza, che si rivela come vero segno dei tempi, che la Chiesa a tutti i livelli, unita al Santo Padre, non può non cogliere, aiutando così le culture ad aprirsi ad una dimensione decisamente e storicamente inevitabile. Circa le conseguenze negative della situazione attuale, molte voci hanno richiamato l’attenzione sui suicidi e sulla necessità di rinnovare l’attenzione pastorale sulle fasce più deboli della comunità. In particolare, le famiglie con persone diversabili in casa. Di seguito anche l’attenzione alle ludopatie, alle manipolazioni tecnologiche del corpo umano, allo scenario dello sviluppo della macchina nella convivenza umana, agli argomenti molto presenti nella vita dei giovani come la corporeità e la sessualità, nella varietà degli approcci, alla comunicazione nel tempo in cui essa vive la confusione di verità e pseudo verità, al tempo dell’entusiasmo acritico, delle frustrazioni che diventano aggressività.
Di fronte a tutto questo è stato ricordato l’invito del Papa ai tre minuti di riflessione per interiorizzare i messaggi positivi e scartare quelli negativi. La pedagogia del silenzio deve ispirare la pastorale ma anche le proposte abitative familiari e comunitarie. L’ascolto che trasforma le persone è sicuramente un prezzo alto, ma vale la pena viverlo. Solo così si impara a rispettare l’altro sempre, senza abusarne non solo sessualmente, ma neanche culturalmente e psicologicamente. Con molta enfasi si è parlato della comunità reale come capace di rieducare al senso della vita piena, al recupero delle dimensioni spazio-temporali che aprono orizzonti di pienezza e di senso. In questo contesto si è sviluppata una riflessione sul riequilibrio delle relazioni uomo-donna nella Chiesa e nella società, con l’invito a non chiudersi in uno sterile confronto sui ruoli per aprirsi ad una feconda interazione e maggiore condivisione delle responsabilità nella costruzione del Regno attraverso una formazione umana sempre più rispondente alla dignità di entrambi.
L’elenco incompleto dei temi si presenta alla seconda parte del testo con la forte attesa dell’abbondanza del profumo di Cristo, quello che celebriamo nella veglia pasquale e che lo Spirito diffonde liberamente sulle nuove generazioni. Profumo di Cristo nei sogni e nelle inquietudini con cui i giovani ci fanno entrare in un presente che è già futuro.

vito

Conversazioni radiofoniche con
V.Albisetti, G. Buscemi, G. Caccamo, L.Ciotti, F.Garelli, A. Monda, G.F. Ravasi, F.Rosini, Suor Cristina, M.B.Toro, A. M. Valli, R.Vecchioni, D. Viganò , B. Vio

Libreria Editrice Vaticana – pp. 170 – € 9,00

Perché tanto interesse della Chiesa verso i giovani? A questa stimolante domanda risponde il libro Inquieti sognatori. I giovani nella Chiesa di Papa Francesco attraverso conversazioni di Vito Magno con i giovani e sui giovani, curate per Radio Vaticana Italia, prendendo spunto da oltre sessanta pensieri di Papa Francesco espressi in varie circostanze.
Dal mosaico di idee che ne scaturisce appaiono evidenti alcuni atteggiamenti del Pontefice nei confronti dei giovani: la stima e la fiducia, l’incoraggiamento a pensare in grande, l’invito a gridare e a lottare contro le ingiustizie e la corruzione, l’esortazione ad essere non spettatori, ma protagonisti nella società e nella Chiesa, come anche il suo continuo puntare sui sogni, quasi un filone a cui l'Autore attinge per rivolgere domande ai suoi interlocutori. Sogni che rimandano ad orizzonti nuovi e a slanci creativi, non certo a evasioni irresponsabili o a fughe dalle fatiche quotidiane. Sogni, però, esposti ai pericoli della società di oggi: crisi del mondo del lavoro, dominio della tecnica, commercio che piega i desideri a personali interessi. Non c’è, davvero, da meravigliarsi che i giovani siano sognatori inquieti e che il pontefice con voce vibrante cerchi di scuotere la loro coscienza.
"Ma è altrettanto vero - sottolinea- nella prefazione il card. Gualtiero Bassetti che inquieti dobbiamo essere soprattutto noi, se ci accorgiamo che stiamo rubando loro i sogni. Sognare insieme ai nostri giovani sarà il modo migliore per consegnare loro la concretezza della nostra fede e per guarire, insieme a loro, dalla malattia più pericolosa in cui rischiamo di incappare: la sclerocardia”.

 

Carissimo vescovo


Per chiudere la preparazione al Sinodo dei Giovani, finalmente la parola va... ai giovani!
Questo è un libro che raduna opinioni, pareri e domande raccolte di persona e al telefono, via mail e via lettera, tra temi, messaggi e post sui social. I giovani scrivono da tutta Italia, ma non tutti sono italiani.
Scrivono a un Vescovo, ma allo stesso tempo a tutti i Vescovi.
Questo testo appare pertanto sia “un piccolo Sinodo”, sia “un Sinodo in piccolo”! Ci sono i giovani e ci sono i vescovi, ed i primi sono più numerosi dei secondi, come del resto nella realtà. Leggerlo è come mettersi in ascolto di tante voci che ci parlano con il cuore e parlano al cuore di ciascuno.
Sono voci di giovani di età e condizione diversa (ragazze e ragazzi dai 16 ai 30 anni, studenti, lavoratori, disoccupati, credenti, non credenti, praticanti e non; ciascuno si presenta con il proprio nome, l’età, ciò che fa attualmente e soprattutto un sogno da realizzare) che con coraggio scrivono ai vescovi sulla propria vita, sui dubbi, sui sogni, sui progetti, sull’appartenenza ecclesiale, sull’essere distanti dalla Chiesa, sulla fede, sulla morale, sulla comunicazione, sugli affetti, ponendo domande forti ed essenziali, ma anche suggerendo percorsi e strategie per sintonizzarsi con loro.
Sono anche voci di alcuni vescovi di varie diocesi che con speciale cura rispondono ai giovani con chiarezza, con precisione, con delicatezza, con schiettezza, senza tirarsi indietro dinanzi alle questioni più scottanti, senza cercare giustificazioni, anzi rendendosi disponibili ai suggerimenti, pronti alle critiche, aperti alle novità.
100 nomi, 100 sogni, 100 storie, 100 progetti, 100 riflessioni, 100 domande!

Offriamo qui per disteso l'indice e in link la presentazione di papa Francesco.

 

INDICE

Presentazione (Papa Francesco)
Introduzione
CAPITOLO I
Chi sono io per te? Come gli adulti vedono i giovani
Risponde Mons Nazzareno Marconi
CAPITOLO II
La formazione della personalità. Affetti, amore, amicizia
Risponde Mons Antonino Raspanti
CAPITOLO III
Tra presente e futuro. Scuola, università e lavoro
Risponde Mons Massimo Camisasca
CAPITOLO IV
Orientarsi nel mondo del Web. Rapporto tra giovani e tecnologia
Risponde Mons Antonino Raspanti
CAPITOLO V. Il senso vocazionale della vita
Dubbi, discernimento e scelte
Risponde Mons Derio Olivero
CAPITOLO VI
Dalla teoria alle scelte. Etica e morale
Risponde Mons Rosario Vella
CAPITOLO VII
La ricerca del senso dell’esistenza. Dove stiamo andando?
Risponde Mons Franco Agostinelli
CAPITOLO VIII
Io e Dio. La fede dei giovani
Risponde Mons Massimo Camisasca
CAPITOLO IX
La Chiesa che “mi piace”. I giovani e la Chiesa
Risponde Mons Salvatore Gristina
CAPITOLO X
Ciò che non va nella Chiesa, ma potrebbe migliorare. Il protagonismo dei giovani nella Chiesa, le iniziative da rafforzare e gli strumenti da utilizzare

Risponde Mons Nicolò Anselmi
CAPITOLO XI
La Chiesa che vorrei. Lo stile della Chiesa
Risponde Mons Domenico Sigalini



rizzi

Gabrielli editore - pp. 384 - € 25,00

Armido Rizzi (1933) è un teologo e filosofo tra i più noti e innovativi, già docente in diverse Facoltà teologiche, fondatore del Centro Sant’Apollinare di Fiesole dove ha promosso numerose iniziative di divulgazione teologica.
Il suo allievo ed “erede intellettuale”, Carmine Di Sante, in questo libro ricostruisce l’originale pensiero teologico di Armido Rizzi con il pregio di riassumere in un’unica opera un pensiero che si dispiega in decine di pubblicazioni e numerosi articoli.
Il libro compie una vera e propria operazione di “de-ellenizzazione” della teologia, di abbandono delle categorie filosofiche e metafisiche di derivazione platonica in cui per secoli sono stati improntati lo studio e l’annuncio della Parola biblica.

Carmine Di Sante, teologo e saggista, ha lavorato per quasi vent’anni al SIDIC (Service International de Documentation Judéo-Chrétienne) di Roma. Ha pubblicato numerosi saggi, tra i quali La preghiera d’Israele, Marietti 2009; Parola e terra, Cittadella 2011; Lo straniero nella bibbia, San Paolo 2012; La passione di Gesù, San Paolo 2013; Dio e i suoi volti, San Paolo 2014: Il perdono nella Bibbia, nella teologia, nella prassi ecclesiale, Queriniana 2016.
Numerosi suoi dossier o rubriche per NPG sono stati ripresi in pubblicazioni da Pazzini editore.

https://www.gabriellieditori.it/shop/scienze-religiose/carmine-di-sante-dentro-la-bibbia-armido-rizzi/

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Ordire la trama

della vita

Raúl Biord Castillo

Salesiano, Vescovo di La Guaira (Venezuela)

image001 

(QUI IL LINK DELL'ARTICOLO) 

SOMMARIO

1. Un sinodo di “sapore salesiano”

2. “Camminare insieme e attivare processi” come metodo sinodale
3. Il discernimento per le scelte di vita
4. Discernimento e scelte di vita dalla prospettiva della fede
- “Riconoscere”: la Chiesa in ascolto della realtà
- “Interpretare”: fede e discernimento vocazionale
-"Scegliere”: cammini di conversione pastorale e missionaria
5. Punti nodali per una scelta "per tutta la vita"
Difficoltà a fare scelte definitive
- La frammentazione di una vita senza relazione (morte della meta-narrazione).
- Dal politeismo dei valori al regno dei consensi e delle piccole decisioni (dissoluzione dell’etica).
- Senza opzioni né possibilità di scelta (morte del soggetto).
Ordire la narrazione della vita
- Un io fontale che permane e che costituisce il tempo.
- Verso una fenomenologia della promessa e dell’impegno.
- La decisionalità come costitutivo della vita.
- La scelta di vita: dono, scommessa e scelta di uno stile di vita.
Dio chiama e l’uomo risponde liberamente
6. Qualche implicazione per la spiritualità e pedagogia salesiana
7. Conclusione: Non perdere il treno dei giovani!

Letteratura 
e formazione

letteraturapic

Apprendere 
dall'esperienza

esperienzapic

Pedagogia 
interculturale

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Sinodo sui giovani 
Un osservatorio
Commenti. riflessioni, proposte  

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1. Siamo in fase finale per il numero NPG di novembre su GIOVANI E AZZARDO. Nella NL la ripresa del tema con approfondimenti e materiali di uso animatori e docenti per gruppi e classi

2. Stiamo seguendo il Sinodo con gli eventi giorno per giorno...

3. Nella rubrica sulla Storia della salvezza, abbiamo inserito - per ogni tema artistico - una "guida" come lettura "critica" (a cura dell'autrice della rubrica, Maria Rattà).

4. On line tutta NPG fino all'annata 2013 (come promesso, fino a 5 anni fa), e pulizia-aggiornamento definitivo dei files delle annate precedenti

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