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Redazione di NPG

 

Partire insieme

nell'«oggi di Gesù»

Santissima Trinità - Anno B

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi 

Trinità 1

Mt 28,18 Gesù sommo rivelatore del Padre [1]

L’intera storia della manifestazione di Dio, che è per noi storia di salvezza, raggiunge il suo culmine in Cristo. Cristo è Colui che viene nella pienezza dei tempi, il “Rivelatore” del Padre. Ed è a lui che alludevano le profezie che lo hanno annunciato e, dunque, è il sommo segreto che il Padre vuole svelarci perché, attraverso il Figlio, rivelerà se stesso nella sua misteriosa pienezza.
Gesù Cristo è il Rivelatore per eccellenza del mistero di Dio. Egli annuncia il Padre e lo fa conoscere (Gv 1,18) e dice al mondo ciò che ha udito da suo Padre (Gv 3,3.32; 8,26; 15,15). Perché Egli è il Figlio Unigenito che viene al mondo e ha pieno potere e coscienza della propria missione di Rivelatore del Padre. Ha autorità e la fa sentire: “Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. [...] Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”. “La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea” (Mc 1,22.27-28). Gesù crea sconcerto in coloro che lo ascoltano e lo vedono operare. Possiede una forza tale da stupire, originata dal suo stesso essere, dal fatto che gli “è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra” (Mt 28,18) e perciò, nel rivelare il mistero di Dio, divide le opinioni a seconda del cuore degli uomini (Lc 1,35). Il riflesso della sua autorità divina, di Figlio Unigenito, è segno di contraddizione tra gli uomini (Mt 21,42; At 4,14). Gesù Cristo, in quanto Rivelatore del mistero trinitario, irromperà nella vita degli uomini con una potenza mai vista, ma subirà nella sua carne il rifiuto cui la sua stessa rivelazione lo ha esposto.

 

La Trinità: mistero

non problema!

Santissima Trinità - Anno B

a cura di Franco Galeone * 

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1. Arrivati in cima, ci guardiamo tutt’intorno, rivediamo il cammino percorso, per contemplare non i particolari del viaggio ma l’insieme del panorama. È questo che dobbiamo fare con la festa della Trinità. A conclusione del periodo natalizio e pasquale, sforzarci di capire che Dio è il protagonista della storia, non un Dio astratto, ma un Dio-famiglia, una comunità di amore: Padre, Figlio, Spirito. Prendere coscienza che non siamo soli, che Dio è con noi tutti i giorni, sino alla fine del mondo. Dio si è impegnato con noi, perciò chiede fiducia e fedeltà.

 

Rosanna Bertoglio - Francesco Balbo

A casa mia

Il Rosario di tutti i giorni

Elledici 2918 - pp. 126 - 8,90 €

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Iniziare una nuova giornata, vivere con la famiglia, incontrare gli amici, mangiare, riposare, riflettere, amare, pregare. I gesti più semplici, che danno dimensione e sapore alla vita, avvengono nel luogo più intimo e prezioso: la propria casa.
Questo volume invita a riscoprire la casa come un luogo di preghiera per tutti i giorni, attraverso il Rosario: seguendo i ritmi della quotidianità, tra faccende e momenti piacevoli, tra sorprese, gioie e dolori, Maria entra nelle nostre case e nei cuori di chi vi abita.

 

Una pastorale giovanile
di qualità

Un appello a crescere nella capacità di accompagnare i giovani

Rossano Sala

(NPG 2018-03-02)


Nell’editoriale di marzo dello scorso anno abbiamo incominciato a rilanciare l’idea di “pastorale giovanile vocazionale”[1]. Ciò è partito dalla nuova grammatica proposta in vari passaggi del Documento preparatorio per il prossimo Sinodo, che ci chiede in sintesi di qualificare la nostra pastorale giovanile e di allargare la nostra pastorale vocazionale, creando un’unità sinfonica in vista di un beneficio reciproco.
Il pensiero e la proposta, che evidentemente ci provocano, vanno approfonditi e pensati a dovere e non lasciati cadere. È facile essere tentati di ritornare velocemente alla consueta separazione, sia teorica che pratica, tra pastorale giovanile e pastorale vocazionale. Sia nella teoria che nella prassi abbiamo invece molto da camminare.
Nella teoria perché è davvero difficile trovare un modello di pastorale giovanile animato da un nucleo vocazionale generativo. Riconoscere che l’istanza vocazionale è culmine e fonte della pastorale giovanile non è nel DNA di molti pensatori di pastorale giovanile. Tutti parlano di promozione umana, molti approfondiscono il tema dell’evangelizzazione dei giovani, altri tematizzano molto bene il necessario protagonismo giovanile, altri ancora sono preoccupati dei contenuti della fede e delle regole morali. Pochi mettono a fuoco il compito della pastorale giovanile radicandola in una teologia della vocazione che si preoccupa prima di tutto di pensare all’essere del giovane, alla sua identità di amato e chiamato da Dio, alla necessità di prendere in mano la sua vita nell’ottica di una risposta amorevole e generosa ad un Dio che lo ama e quindi lo chiama personalmente alla vita e alla missione. Un Dio che offre la direzione decisiva della vita proprio perché nell’incontro dona un nome specifico e con esso una missione singolare.

 

In memoriam

Davanti a Dio

Jean D'Ormesson

Parigi, 16 giugno 1925 – Neuilly-sur-Seine, 5 dicembre 2017

sole-luce

Verrà molto presto il momento in cui mi troverò di fronte a Dio.
In cui mi troverò di fronte a Dio... Per noi poveri viventi in queste parole incerte tutto è soggetto a cauzione e a dubbio. Quando mi troverò di fronte a Dio probabilmente non ci sarà più assolutamente niente. Non ci sarà più il tempo. E a capire che non c'è niente io non ci sarò più. E forse non ci sarà nemmeno Dio.

Io non lo so se Dio esiste. Dio, o la natura, mi ha rifiutato il dono della fede. Chi sono io per rispondere con un sì o con un no a una domanda più grande di noi? Dio, o la natura, non mi ha permesso di decidere su un segreto e su un mistero così remoti al di sopra di me. Nel dubbio che mi assilla e spesso mi sommerge brilla tuttavia la speranza. Unamuno dice, non ricordo più dove, che credere a Dio forse consiste nello sperare che esista. Allora, sì, credo in Dio. Perché spero che esista.
Quando comparirò di fronte a quel Dio a cui devo tutto – la mia vita, le mie gioie, le mie pene, l'universo che mi circonda, il sole sul mare, la mia allegria che era viva e i miei dubbi che erano crudeli – mi getterò ai suoi piedi e gli dirò:
«Signore, perdonami. Ti ho tradito molto. Sono stato indegno della grandezza e della fiducia che mi avevi accordato poiché, nella tua bontà, mi hai dato la vita e mi hai lasciato libero di scegliere. La mia mediocrità la disprezzo con forza, ma purtroppo un po' tardi. Non sono stato né un eroe, né un martire, né un santo. Mi sono occupato di me molto più che di coloro che mi avevi affidato come fratelli. Sono stato indegno delle promesse che mi avevi elargito. Ho ricevuto molto più di quanto abbia mai dato. Ho ceduto troppo alla pigrizia, alla vanità, all'indifferenza nei confronti del prossimo, al gusto del guadagno, al delirio di voler essere sempre primo tra i primi. Ho vissuto nel tumulto e nell'agitazione. Ho cercato la felicità e troppo spesso il piacere.
Tu lo sai, mio Dio. Ho amato le baie, il tuo mare che ricomincia all'infinito, il tuo Sole che era diventato mio, molte tue creature, le parole, i libri, gli asini, il miele, gli applausi di cui provavo vergogna, ma che coltivavo. Ho amato tutto ciò che passa. Ma ciò che ho amato soprattutto sei tu, che non passi. Ho sempre saputo di essere meno di niente sotto lo sguardo della tua eternità e che sarebbe venuto il giorno in cui sarei comparso di fronte a te per essere finalmente giudicato. E ho sempre sperato che la tua eternità di mistero e di angoscia fosse anche e soprattutto un'eternità di perdono e d'amore.
Non ho fatto quasi nulla del tempo che mi hai prestato e poi ti sei ripreso. Ma, in maniera maldestra e ignorante, dal fondo del mio abisso non ho mai smesso di cercare la via, la verità e la vita».

(Malgrado tutto, direi che questa vita è stata bella, Neri Pozza 2017, pp. 370-371)

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Molti giovani nati in Italia da genitori immigrati o cresciuti fin da piccoli nel nostro Paese documentano la presenza di una nuova e consistente realtà sociale, che ha come "cifra" quella di coniugare in modo creativo e dinamico la cultura italiana che incontrano a scuola e nei vari ambiti della società con la tradizione delle terre di cui sono originari. Come tutti i giovani, al di là della loro nazionalità, non si accontentano di una trasmissione meccanica di valori ereditati dal passato o desunti dalla società in cui vivono, vogliono verificare se e come quello che viene loro proposto è utile per vivere il presente.
La loro identità non è statica e immutabile, ma si costituisce in un rapporto aperto e dinamico con la realtà, caratterizzato dalla disponibilità a considerare "l'altro" come qualcosa di necessario al compimento del proprio "io". Così nasce e si sviluppa una "identità arricchita", capace di crescere e maturare nell'incontro con altre identità, in un rapporto di reciprocità. Sta qui il fondamento di quella "cultura dell'incontro" più volte evocata anche da Papa Francesco come antidoto alla "globalizzazione dell'indifferenza" che mina le basi della convivenza.
Le nuove generazioni sono una realtà che induce a considerare l'Italia multietnica come una risorsa che può arricchire la società, e nello stesso tempo rappresentano una sfida con cui misurarsi, perché rilanciano le domande su cosa significhi oggi essere italiani al di là dei legami di sangue e dell'appartenenza alla medesima etnia, sul fondamento del patto di cittadinanza, sul senso di una identità nazionale, su come sia possibile ritrovarsi uniti in una società dove convivono culture differenti.

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1. Stiamo allestendo insieme, per un'unica spedizione il numero estivo e quello di settembre-ottobre di NPG. Il primo riporta i materiali di approfondimento per la proposta educativo-pastorale salesiana ("Io sono una missione - #perlavitadeglialtri") e il secondo è sul Sinodo "Nel cuore del Sinodo. Temi generativi, sfide provocatorie, inviti alla conversione")

2. Sintesi delle risposte dei vari gruppi linguistici della RIUNIONE PRE-SINODALE e TANTO TANTO ALTRO

3. On line tutta l'annata 2013 (come promesso, fino a 5 anni fa), e pulizia-aggiornamento definitivo dei files delle annate NPG fino al 2003

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