Il dono per essere

cristiani a tempo pieno

Domenica VI di Pasqua A

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

spirito paraclito

14,16 Lo Spirito prepara, unge e invia [1]

Nel Vangelo abbiamo ascoltato la promessa di Gesù ai discepoli: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre” (Gv 14,16). Il primo Paraclito è Gesù stesso; l’ “altro” è lo Spirito Santo. Qui ci troviamo non lontano dal luogo in cui lo Spirito Santo discese con potenza su Gesù di Nazareth, dopo che Giovanni lo ebbe battezzato nel fiume Giordano (cfr Mt 3,16). […] Egli compie in Cristo e in noi, tre azioni: prepara, unge e invia.

Prepara alla missione
Nel momento del battesimo, lo Spirito si posa su Gesù per prepararlo alla sua missione di salvezza; missione caratterizzata dallo stile del Servo umile e mite, pronto alla condivisione e alla donazione totale di sé. Ma lo Spirito Santo, presente fin dall’inizio della storia della salvezza, aveva già operato in Gesù nel momento del suo concepimento nel grembo verginale di Maria di Nazareth, realizzando l’evento mirabile dell’Incarnazione: “lo Spirito Santo ti colmerà, ti adombrerà – dice l’Angelo a Maria – e tu partorirai un Figlio al quale porrai nome Gesù” (cfr Lc 1,35). In seguito, lo Spirito Santo aveva agito in Simeone e Anna nel giorno della presentazione di Gesù al Tempio (cfr Lc 2,22). Entrambi in attesa del Messia; entrambi ispirati dallo Spirito Santo, Simeone ed Anna alla vista del Bambino intuiscono che è proprio l’Atteso da tutto il popolo. Nell’atteggiamento profetico dei due vegliardi si esprime la gioia dell’incontro con il Redentore e si attua in certo senso una preparazione dell’incontro tra il Messia e il popolo.
I diversi interventi dello Spirito Santo fanno parte di un’azione armonica, di un unico progetto divino d’amore. La missione dello Spirito Santo, infatti, è di generare armonia – Egli stesso è armonia – e di operare la pace nei differenti contesti e tra i soggetti diversi. La diversità di persone e di pensiero non deve provocare rifiuto e ostacoli, perché la varietà è sempre arricchimento. Pertanto, oggi, invochiamo con cuore ardente lo Spirito Santo, chiedendogli di preparare la strada della pace e dell’unità.

Unge
In secondo luogo, lo Spirito Santo unge. Ha unto interiormente Gesù, e unge i discepoli, perché abbiano gli stessi sentimenti di Gesù e possano così assumere nella loro vita atteggiamenti che favoriscono la pace e la comunione. Con l’unzione dello Spirito, la nostra umanità viene segnata dalla santità di Gesù Cristo e ci rende capaci di amare i fratelli con lo stesso amore con cui Dio ci ama. Pertanto, è necessario porre gesti di umiltà, di fratellanza, di perdono, di riconciliazione. Questi gesti sono premessa e condizione per una pace vera, solida e duratura. Chiediamo al Padre di ungerci affinché diventiamo pienamente suoi figli, sempre più conformi a Cristo, per sentirci tutti fratelli e così allontanare da noi rancori e divisioni e poter amarci fraternamente. È quanto ci ha chiesto Gesù nel Vangelo: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito, perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,15-16).

Invia
E infine lo Spirito Santo invia. Gesù è l’Inviato, pieno dello Spirito del Padre. Unti dallo stesso Spirito, anche noi siamo inviati come messaggeri e testimoni di pace. Quanto bisogno ha il mondo di noi come messaggeri di pace, come testimoni di pace! È una necessità che ha il mondo. Anche il mondo ci chiede di fare questo: portare la pace, testimoniare la pace!
La pace non si può comperare, non si vende. La pace è un dono da ricercare pazientemente e costruire “artigianalmente” mediante piccoli e grandi gesti che coinvolgono la nostra vita quotidiana. Il cammino della pace si consolida se riconosciamo che tutti abbiamo lo stesso sangue e facciamo parte del genere umano; se non dimentichiamo di avere un unico Padre nel cielo e di essere tutti suoi figli, fatti a sua immagine e somiglianza.

14,16-17 Cristiani in ogni momento [2]

Che cos’è “la” verità
Gesù dice ai discepoli: lo Spirito Santo “vi guiderà a tutta la verità” (Gv 16,13), essendo egli stesso “lo Spirito di Verità” (cfr Gv 14,17; 15,26; 16,13).
Viviamo in un’epoca in cui si è piuttosto scettici nei confronti della verità. Benedetto XVI ha parlato molte volte di relativismo, della tendenza cioè a ritenere che non ci sia nulla di definitivo e a pensare che la verità venga data dal consenso o da quello che noi vogliamo. Sorge la domanda: esiste veramente “la” verità? Che cos’è “la” verità? Possiamo conoscerla? Possiamo trovarla? Qui mi viene in mente la domanda del Procuratore romano Ponzio Pilato quando Gesù gli rivela il senso profondo della sua missione: “Che cos’è la verità?” (Gv 18,37.38). Pilato non riesce a capire che “la” Verità è davanti a lui, non riesce a vedere in Gesù il volto della verità, che è il volto di Dio. Eppure, Gesù è proprio questo: la Verità, che, nella pienezza dei tempi, “si è fatta carne” (Gv 1,1.14), è venuta in mezzo a noi perché noi la conoscessimo. La verità non si afferra come una cosa, la verità si incontra. Non è un possesso, è un incontro con una Persona.

Come conoscere la verità fatta carne?
Ma chi ci fa riconoscere che Gesù è “la” Parola di verità, il Figlio unigenito di Dio Padre? San Paolo insegna che “nessuno può dire: “Gesù è Signore!” se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1Cor 12,3). È proprio lo Spirito Santo, il dono di Cristo Risorto, che ci fa riconoscere la Verità. Gesù lo definisce il “Paraclito”, cioè “colui che ci viene in aiuto”, che è al nostro fianco per sostenerci in questo cammino di conoscenza; e, durante l’Ultima Cena, Gesù assicura ai discepoli che lo Spirito Santo insegnerà ogni cosa, ricordando loro le sue parole (cfr Gv 14,26).

L’azione dello Spirito Santo: guida alla verità…
Qual è allora l’azione dello Spirito Santo nella nostra vita e nella vita della Chiesa per guidarci alla verità? Anzitutto, ricorda e imprime nei cuori dei credenti le parole che Gesù ha detto, e, proprio attraverso tali parole, la legge di Dio - come avevano annunciato i profeti dell’Antico Testamento - viene inscritta nel nostro cuore e diventa in noi principio di valutazione nelle scelte e di guida nelle azioni quotidiane, diventa principio di vita. Si realizza la grande profezia di Ezechiele: “vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo… Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme” (36,25-27). Infatti, è dall’intimo di noi stessi che nascono le nostre azioni: è proprio il cuore che deve convertirsi a Dio, e lo Spirito Santo lo trasforma se noi ci apriamo a lui.

… a tutta la verità
Lo Spirito Santo, poi, come promette Gesù, ci guida “a tutta la verità” (Gv 16,13); ci guida non solo all’incontro con Gesù, pienezza della Verità, ma ci guida anche “dentro” la Verità, ci fa entrare cioè in una comunione sempre più profonda con Gesù, donandoci l’intelligenza delle cose di Dio. E questa non la possiamo raggiungere con le nostre forze. Se Dio non ci illumina interiormente, il nostro essere cristiani sarà superficiale. La Tradizione della Chiesa afferma che lo Spirito di verità agisce nel nostro cuore suscitando quel “senso della fede” (sensus fidei) attraverso il quale, come afferma il Concilio Vaticano II, il Popolo di Dio, sotto la guida del Magistero, aderisce indefettibilmente alla fede trasmessa, la approfondisce con retto giudizio e la applica più pienamente nella vita (cfr Cost. dogm. Lumen Gentium 12).

Aprirsi all’azione dello Spirito…
Proviamo a chiederci: sono aperto all’azione dello Spirito Santo, lo prego perché mi dia luce, mi renda più sensibile alle cose di Dio? Questa è una preghiera che dobbiamo fare tutti i giorni: “Spirito Santo fa’ che il mio cuore sia aperto alla Parola di Dio, che il mio cuore sia aperto al bene, che il mio cuore sia aperto alla bellezza di Dio tutti i giorni”. Vorrei fare una domanda a tutti: quanti di voi pregano ogni giorno lo Spirito Santo? Saranno pochi, ma noi dobbiamo soddisfare questo desiderio di Gesù e pregare tutti i giorni lo Spirito Santo, perché ci apra il cuore verso Gesù.
Pensiamo a Maria che “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19.51). L’accoglienza delle parole e delle verità della fede perché diventino vita, si realizza e cresce sotto l’azione dello Spirito Santo. In questo senso occorre imparare da Maria, rivivere il suo “sì”, la sua disponibilità totale a ricevere il Figlio di Dio nella sua vita, che da quel momento è trasformata. Attraverso lo Spirito Santo, il Padre e il Figlio prendono dimora presso di noi: noi viviamo in Dio e di Dio. Ma la nostra vita è veramente animata da Dio? Quante cose metto prima di Dio?

… per essere cristiani in ogni momento
Cari fratelli e sorelle, abbiamo bisogno di lasciarci inondare dalla luce dello Spirito Santo, perché egli ci introduca nella Verità di Dio, che è l’unico Signore della nostra vita. In quest’Anno della fede chiediamoci se concretamente abbiamo fatto qualche passo per conoscere di più Cristo e le verità della fede, leggendo e meditando la Sacra Scrittura, studiando il Catechismo, accostandosi con costanza ai Sacramenti. Ma chiediamoci contemporaneamente quali passi stiamo facendo perché la fede orienti tutta la nostra esistenza. Non si è cristiani “a tempo”, soltanto in alcuni momenti, in alcune circostanze, in alcune scelte. Non si può essere cristiani così, si è cristiani in ogni momento! Totalmente! La verità di Cristo, che lo Spirito Santo ci insegna e ci dona, interessa per sempre e totalmente la nostra vita quotidiana. Invochiamolo più spesso, perché ci guidi sulla strada dei discepoli di Cristo. Invochiamolo tutti i giorni. Vi faccio questa proposta: invochiamo tutti i giorni lo Spirito Santo, così lo Spirito Santo ci avvicinerà a Gesù Cristo.

14,15-16 Spirito Santo per vivere la stessa vita di Gesù [3]

La liturgia ci invita ad aprire la nostra mente e il nostro cuore al dono dello Spirito Santo, che Gesù promise a più riprese ai suoi discepoli, il primo e principale dono che egli ci ha ottenuto con la sua Risurrezione […]. Gesù dice ai suoi discepoli: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre” (Gv 14,15-16).

L’amore si dimostra non con le parole, ma con i fatti
Queste parole ci ricordano anzitutto che l’amore per una persona, e anche per il Signore, si dimostra non con le parole, ma con i fatti; e anche “osservare i comandamenti” va inteso in senso esistenziale, in modo che tutta la vita ne sia coinvolta. Infatti, essere cristiani non significa principalmente appartenere a una certa cultura o aderire a una certa dottrina, ma piuttosto legare la propria vita, in ogni suo aspetto, alla persona di Gesù e, attraverso di lui, al Padre. Per questo scopo Gesù promette l’effusione dello Spirito Santo ai suoi discepoli. Proprio grazie allo Spirito Santo, Amore che unisce il Padre e il Figlio e da loro procede, tutti possiamo vivere la stessa vita di Gesù. Lo Spirito, infatti, ci insegna ogni cosa, ossia l’unica cosa indispensabile: amare come ama Dio.

Lo Spirito ci assiste…
Nel promettere lo Spirito Santo, Gesù lo definisce “un altro Paraclito” (v. 16), che significa Consolatore, Avvocato, Intercessore, cioè Colui che ci assiste, ci difende, sta al nostro fianco nel cammino della vita e nella lotta per il bene e contro il male. Gesù dice “un altro Paraclito” perché il primo è lui, lui stesso, che si è fatto carne proprio per assumere su di sé la nostra condizione umana e liberarla dalla schiavitù del peccato.

… insegna e ricorda
Inoltre, lo Spirito Santo esercita una funzione di insegnamento e di memoria. Insegnamento e memoria. Ce lo ha detto Gesù: “Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto” (v. 26). Lo Spirito Santo non porta un insegnamento diverso, ma rende vivo, rende operante l’insegnamento di Gesù, perché il tempo che passa non lo cancelli o non lo affievolisca. Lo Spirito Santo innesta questo insegnamento dentro al nostro cuore, ci aiuta a interiorizzarlo, facendolo diventare parte di noi, carne della nostra carne. Al tempo stesso, prepara il nostro cuore perché sia capace davvero di ricevere le parole e gli esempi del Signore. Tutte le volte che la parola di Gesù viene accolta con gioia nel nostro cuore, questo è opera dello Spirito Santo.


NOTE

1 Omelia all’International Stadium (Amman) 24 maggio 2014.
2 Udienza, 15 maggio 2013
3 Angelus, 15 maggio 2016.

 

Non vi lascerò orfani!

(Gv 14,15)

Domenica VI di Pasqua A

Franco Galeone *

non orfani
La Chiesa non è un ricovero di “anime belle”

Domenica scorsa, con un linguaggio molto affettuoso, Gesù ci ha presentato le prime due persone della Trinità, il Padre e il Figlio. Oggi ci presenta la terza, lo Spirito, e lo fa nella maniera più tenera: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore … Non vi lascerò orfani”. Davvero Gesù conosce i nostri bisogni affettivi! Davvero Gesù fa convergere tutto sull’amore: “Se mi amate … Questi mi ama … Chi mi ama sarà amato dal Padre mio”. Come amare questo amabile Gesù? Solo commovendosi? Molti lo hanno pensato, e ne è venuta fuori una religiosità sentimentale, un fumo senza fuoco. Ma Gesù è stato molto esplicito: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. Ecco il fuoco! Cristo è venuto per sradicarci dall’uomo vecchio, con strappi e dolori che solo l’amore per Lui può rendere sopportabili. L’amore trasformato in mera commozione è una caricatura del serio e radicale rinnovamento di pensieri ed opere, che Gesù è venuto a insegnarci. Per comprendere bene le parole di Gesù, va dato il giusto significato alla parole “comandamento”. Non si tratta solo di norme, prescrizioni, divieti; niente di legalismo o giuridicismo nel suo insegnamento; comandamento significa “insegnamento”. Non un freddo regolamento, ma un messaggio liberante; il problema non è “sentirsi a posto con la legge”, ma entrare nella logica nuova dell’amore; una volta entrati, “ama et fac quod vis!”. Ecco la vera figura del credente: non un precettato, un obbligato a portare pesi, ma un chiamato, un invitato a entrare in comunione di amore.

Non vi lascerò orfani!

Nel Vangelo di Giovanni, il credente è uno che non è orfano, che non vive ripiegato su di sé. L’orfano è una persona senza maternità e paternità, senza riferimenti di cuore. Avere fede significa credere nella paternità di Dio. Ma noi quali prove abbiamo di questa paternità? E’ importante ricordare che il Vangelo non fonda la certezza della paternità di Dio sull’evidenza delle cose. Questo lo credono gli apologeti, che descrivono le cose belle del mondo, dimenticando volutamente le brutte. Il Vangelo quando descrive l’uomo non è ottimista: “Voi siete tutti cattivi … Voi che siete cattivi”. E allora? E’ lo Spirito che ci dà la certezza della paternità di Dio, ma lo Spirito non è un oggetto dimostrabile, è una forza sperimentabile: lo Spirito non significa niente se non ne facciamo esperienza in qualche modo.

Cristo: il Copernico della religione

Il cristianesimo è tutto centrato sull’uomo. Cristo è il Copernico della religione: è con Cristo che la “religione” diventa “fede”. Prima di Cristo, la religione ruotava tutta attorno al culto di Dio: come trovare grazia davanti a Dio, come conciliarsi questa divinità terribile? Cristo porta un nuovo Van-gelo: “Vuoi trovare grazia davanti a Dio? Cerca di trovare grazia davanti all’uomo”. Tutto quello che facciamo al prossimo, è fatto esattamente a Dio: “Lo avete fatto a me … Sono quel Gesù che tu perseguiti”. Certo, la “priorità assiologia” spetta a Dio, il Trascendente, l’Assoluto, ma la “priorità probativa” spetta all’uomo, che ci potrà sempre dire se il nostro amore per Dio è reale o è una religiosa illusione. Quale rivoluzione in questa rivelazione! Per questo Cristo è stato crocifisso: non aveva la religione di tutti, non parlava come tutti. Ma questa rivoluzionaria rivelazione noi l’abbiamo compresa solo in parte. Noi professiamo ancora solo una metà del Cristianesimo, forse la meno importante, certo la più comoda: quella che Cristo è Dio; ma l’altra metà, che Cristo è uomo, è ancora troppo mal compresa e poco osservata. Già i profeti accusavano il sacerdozio stabilito di essere sclerotizzato. I profeti dicevano: “Credete che Dio ami i vostri sacrifici, il vostro incenso, i vostri canti? Dividi piuttosto il tuo pane con il povero, consola l’afflitto, fa’ compagnia a chi è solo”. Cristo ha trasformato la precedente concezione di Dio. Cristo è “ateo” di tutti i falsi dèi che si onoravano prima di Lui. Voltaire ha detto sulla religione una delle frasi più vere: “Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, ma l’uomo si vendica creandosi un dio a sua immagine e somiglianza”. Cioè: Cristo ci ha rivelato che Dio è povero, umile, sofferente, vulnerabile; l’uomo, invece, secondo il suo istinto, si immagina un Dio forte, ricco, onnipotente. Bonhoeffer ha colto nel segno quando scrive: “Nella sua miseria, l’uomo sempre si immagina un Dio che sia il suo opposto, come la compensazione delle sue debolezze: poiché è povero si immagina un dio ricco, poiché è debole si immagina un dio forte, poiché è insufficiente si immagina un dio autosufficiente, poiché soffre si immagina un dio invulnerabile nel suo cielo”.

Come l’uomo può diventare Dio

Cristo ha rivelato all’uomo che per diventare come Dio, non deve diventare ricco, forte, indipendente, ma deve diventare come Dio: amare gli altri, essere più servizievole, solidale, dipendente, in comunione con tanti altri, essere pienamente se stesso. Dio si è rivelato come la persona più umana. L’uomo non è umano. Dio è veramente umano. Quando capiremo che Dio è il solo essere umano veramente riuscito, e che rispetta sino in fondo la libertà di noi uomini? Ma Dio non è anche trascendente? Certo, ma “trascendenza” vuol dire che Dio “trascende” tutte le nostre cattive maniere di trascenderci. Cioè, noi vorremmo trascenderci divenendo ricchi e invulnerabili, autosufficienti e superuomini. Dio ci rivela che c’è una sola trascendenza: quella di diventare più amanti e solidali, più servizievoli e responsabili degli altri. Molti cattolici avrebbero perseguitato Cristo, perché Cristo porta novità e si deve scegliere, perché la religione dl Cristo non è la religione né della famiglia né dello stato, né dei preti né della tradizione. Non diciamo come quel cristiano avvicinato da un protestante: “Andate dal mio parroco, lui ha le prove della mia fede”. Troppo a lungo, i cristiani hanno pensato che credere significa dare fiducia ai loro preti. Una sorta di fede per procura, per delega! Ma non si può credere senza conoscersi. Frequentando una persona, lavorando con lui, convivendo e condividendo, possiamo credere a questa persona. Vi è stretta relazione fra conoscere e credere. Dovremmo riuscire a poter dire: “Potete credere in Dio, perché egli mi ha parlato. Ve lo posso garantire con la mia personale esperienza”. Abbiamo un immenso potere, quello del nostro esempio. Come Francesco di Assisi: “Andiamo a predicare in città”, e attraversò tutta Assisi, con gli occhi bassi, il cappuccio tirato sul capo, le braccia nelle maniche, a piedi scalzi, senza dire una parola! Noi piangiamo la Chiesa del silenzio, la crediamo lontana, dietro la cortina di ferro o di bambù, sotto il regime sovietico o cinese … e invece la cortina di indifferenza fa della nostra Chiesa un ambiente amorfo. Ha scritto l’abate Roberto de Lamennais: “Il secolo più malato non è quello che si appassiona per l’errore, ma quello che trascura e non ricerca la verità”. E’ vero: l’italiano oggi non è ateo, è semplicemente indifferente!

Buona vita!

* Gruppo Biblico ebraico-cristiano

 

Maria degli altri

Un dossier dell'Osservatore Romano

cop1

Il dossier

Immagini in movimento
SYLVIE BARNAY

Chi è Miriam per gli ebrei
RICCARDO DI SEGNI

Maryam nel Corano
LEJLA DEMIRI

L’amore di una protestante
MARION MULLER-COLARD

All’accendersi della prima stella
ELENA BUIA RUTT

La donna del profumo
NURIA CALDUCH-BENAGES

Madre spirituale
ANTONELLA LUMINI

Incontro promessa di vita
A CURA DELLE SORELLE DI BOSE

 

Un contributo dell’Istituto di Catechetica UPS
alla Chiesa italiana

nel contesto e in preparazione al Sinodo dei Vescovi del 2018:
i giovani, la fede e il discernimento vocazionale


Master di 1° livello per

Educatori di Adolescenti

MasterAdolescentiX Copertinasito

L’esigenza di sostenere e accompagnare le Chiese locali nel rinnovamento dei processi di educazione alla fede relativi alla fascia degli adolescenti (14-19 anni), in un orizzonte che privilegia l’educazione integrale del «buon cristiano e onesto cittadino», spinge l’Istituto di Catechetica della Facoltà di Scienze dell’Educazione (FSE) dell’Università Pontificia Salesiana (UPS), su richiesta e in collaborazione con l’Ufficio Catechistico Nazionale (UCN) e il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile (SNPG) della Conferenza Episcopale Italiana, a proporre un Master di primo livello per educatori degli adolescenti in ambito ecclesiale.

La proposta risponde anche al sentito bisogno di una qualificazione specifica e di aggiornamento per i Direttori degli Uffici Catechistici e del Servizio per la Pastorale Giovanile nell’ambito delle Diocesi italiane e per i collaboratori che li affiancano a vari livelli nell’animazione pastorale e catechistica diocesana.
Il Master, con finalità di aggiornamento nelle scienze dell’educazione e di formazione specifica nella metodologia catechetico-pastorale, intende abilitare le persone indicate dall’Ordinario all’assunzione di responsabilità e coordinamento a livello diocesano e parrocchiale della pastorale e catechesi con gli adolescenti.

Il Master è rivolto a Direttori e Collaboratori degli Uffici Catechistici Diocesani (UCD) e del Servizio di Pastorale giovanile Diocesano (SPGD) e a Educatori che svolgono un servizio negli Oratori e Centri Giovanili (OCG).
Per accedere come studenti Ordinari al Master si richiede il Baccalaureato/Laurea in Filosofia o Teologia o Scienze dell’Educazione o, più in generale, Scienze umane. Possono essere ammessi come Ospiti quegli studenti che hanno un “curriculum vitae” ritenuto idoneo dal Direttore del Master.

In linea con gli intenti del progetto, il Master intende garantire non solo la conoscenza dei contenuti ma la capacità di padroneggiarli, elaborarli, gestirli e applicarli. Il Master prevede delle aree tematiche e contenuti della formazione, offerti nelle lezioni frontali, approfonditi e sperimentati poi nei laboratori e nel tirocinio. Il Master, con forte accentuazione applicativa è strutturato in 1500 ore, pari a 60 ECTS.

Il Master ha una durata di 15 mesi (settembre 2017 – dicembre 2018), con la frequenza così distribuita:
* [Tre settimane intensive di 5 giorni] 11-15 settembre 2017; 9-13 febbraio 2018 e 7-11 (14-18) settembre 2018.
* [Due incontri di 3 giorni] 13-15 novembre 2017 e 11-13 maggio 2018 (lunedì-mercoledì).
Sede del Master: Università Pontificia Salesiana, Piazza dell’Ateneo Salesiano, 1 – 00139 ROMA.

Per informazioni e iscrizioni:
Indirizzo mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Pagina web: rivistadipedagogiareligiosa.it

Depliant

 

copertina-diario

È possibile che un diario bello ed elegante (copertina cartonata - 350 pagine - 4 colori - rilegato) costi solo € 5?
Abbinato al diario c'è l'opportunità di fare un gesto di solidarietà, perché con altri € 5 ne regali uno uguale ad un bambino che vive in uno dei Paesi del Terzo Mondo.
Sì è possibile spendere € 10 per 2 diari, se il diario si chiama "IL MIO CARO LONTANO COMPAGNO DI BANCO"!
L'unico edito in 4 lingue, dal momento che il Compagno Lontano lo riceverà nella sua lingua.
È nato come Progetto di Educazione alla Mondialità, per sensibilizzare gli scolari italiani (bambini e preadolescenti) a guardare oltre il proprio banco e gettare un ponte di amicizia con un loro coetaneo che vive "lontano", spesso in condizioni di estrema difficoltà, pur avendo gli stessi diritti all'istruzione.
I contenuti del diario sono ricchi di sollecitazioni educative:
* il calendario nelle tre grandi religioni monoteiste;
* una scheda per ciascuna delle 10 scuole del SUD del Mondo con cui le classi di scuole italiane potrebbero gemellarsi;
* una pagina dedicata alle domeniche e alle feste con tavole disegnate da Cesar;
* un racconto (IL MIGLIOR AMICO) da interpretare e illustrare;
* il ricordo delle principali Giornate Internazionali;
* spunti di umorismo.
Il tutto in una veste grafica accattivante.
Un diario decisamente "alternativo" che ogni genitore cui sta a cuore la crescita umana, culturale e solidale del proprio figlio non dovrebbe farsi sfuggire. Un dono che lo accompagnerà ogni giorno dell'anno scolastico e gli suggerirà "una parolina all'orecchio" che lo aiuterà a maturare.

Qui la sua "strutturazione" in un depliant pdf.

Lo si può richiedere direttamente ai creatori del Progetto e lo si riceverà per posta:
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maradiaga

pagine 140 - € 17,50


È stato nella rosa dei “papabili” degli ultimi due conclavi. Honduregno, salesiano, arcivescovo di Tegucigalpa, il cardinal Oscar Rodriguez Maradiaga è uno degli uomini più vicini a Bergoglio, suo amico fraterno fin dai tempi della collaborazione nella Conferenza episcopale latino-americana.
Il 13 aprile 2013 il Papa argentino lo ha messo a capo del primo “consiglio dei ministri” della storia della Chiesa: il gruppo dei nove cardinali da tutto il mondo che ha il compito di consigliarlo nel governo della cattolicità e di coadiuvarlo nella riforma della Curia romana.
Nella lunga conversazione con Antonio Carriero racconta le sfide che il “Consiglio dei nove” ha dovuto affrontare in questi tre anni: la questione della trasparenza nella gestione del denaro in Vaticano, la riforma dello IOR, l’accorpamento dei dicasteri, l’obiettivo di una sinodalità concreta e non teorica, l’organizzazione di una Chiesa sempre meno romano-centrica e sempre più universale.
Il racconto svela come si sta progressivamente attuando dall’interno il processo di riforma e le molteplici resistenze al cambiamento di coloro che, secondo Maradiaga, «non sono misericordiosi con Francesco». Inediti e avvincenti sono alcuni particolari sugli ultimi due conclavi, sulla rinuncia di Benedetto XVI, sull’elezione di Francesco e sul giorno in cui il Papa gli disse: «Oscar, ho bisogno del tuo aiuto».
Nelle parole del cardinal Maradiaga si intravedono i passi lenti e faticosi di una Chiesa che vuole rinnovarsi nei gesti e nello stile, senza snaturare il suo messaggio: una “Chiesa in uscita”, una “Chiesa povera per i poveri”, una “Chiesa inquieta”.

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