Pastorale Giovanile

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     P. Pino Puglisi
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    • On line il numero di settembre-ottobre sul  Convegno PG di Brindisi "Va' e accostati" e la relativa Newsletter di approfondimento.
    • On line TUTTI GLI ARTICOLI (e i DOSSIER) dell'annata 2022: 122 articoli usufruibili per la lettura, lo studio, la pratica, la diffusione (citando gentilmente la fonte).Digitare il mese.
    • Una nuova serie di RUBRICHE ON LINE... che vale la pena visitare!!! E sottolineiamo anche: ORATORIO, NOI CI CREDIAMO!

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    Il voto a 16 anni
    Una risposta adulta all'urlo dei giovani
    d. Elio Cesari *


    I drammatici disordini e i saccheggi che hanno recentemente scosso le piazze di Milano (e di altri capoluoghi d’Italia) hanno mostrato il volto inquietante e inascoltato di un disagio giovanile profondo. Le cronache e gli operatori sul campo rivelano che tra i protagonisti di quelle vie devastate vi erano ragazzi giovanissimi, dai 12 ai 15 anni, spinti non da appartenenze politiche o da motivazioni ideologiche, ma da un’ansia prestazionale, da uno stile predatorio e da una rabbia esplosiva e incontrollata. Confinare questi eventi a una mera questione securitaria o di mancata integrazione delle "seconde generazioni" sarebbe un errore miope: tra i fermati figurano affiancati figli di immigrati e giovani della "Milano bene".

    Dalla «rabbia muta» delle piazze all'urlo di esistenza

    Ci troviamo di fronte a una solitudine interiore trasversale e a un vuoto identitario in cui manca un orizzonte di senso e il futuro viene raccontato solo in chiave catastrofica. Quando il desiderio del cuore non trova le parole per essere espresso, degenera in una «rabbia muta». Quella vetrina infranta non è altro che l'ultimo, disperato urlo di chi cerca di dire al mondo adulto: «Io esisto, guardatemi!». Tuttavia, dietro questa irruenza priva di freni si cela un bisogno autentico e inespresso: la volontà incontrollata di incidere sulla realtà, di esprimere le proprie aspirazioni e di partecipare attivamente alla costruzione di una visione di futuro diversa per la cosa pubblica.
    Ora, in una democrazia compiuta, il diritto di voto costituisce lo strumento fondamentale attraverso cui ciascun cittadino esercita la propria corresponsabilità per il bene comune e per la vita politica. Oggigiorno ci troviamo di fronte a un evidente paradosso istituzionale: mentre da un lato la scuola chiede ed eroga con crescente insistenza percorsi di educazione civica, formulando ai ragazzi richieste esplicite di maturità democratica, dall'altro nega a un giovane di 16 anni la possibilità di esprimersi nelle urne, come se mancasse del diritto (o dovere) primario dell’essere cittadino.
    Garantire il diritto di voto a 16 anni significa dare seguito concreto all'orientamento espresso dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio di fine anno. Il Presidente ha sottolineato con forza l'urgenza di porre le nuove generazioni nelle condizioni reali di partecipare alla vita pubblica, alla politica e alla cura del bene comune:

    “Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia. Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani. Qualcuno - che vi giudica senza conoscervi davvero - vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.

    La risposta del mondo adulto non può limitarsi a slogan o a ideali irrealizzabili: deve tradursi in una misura concreta, verificabile ed esigibile. Anche nel dibattito pubblico si è evidenziato come questa proposta rappresenti una scelta di assoluto senso e razionalità politica per il Paese. Sperimentare l'abbassamento dell'età elettorale a 16 anni a partire (magari ad experimentum, con una verifica seria successiva) dalle prossime consultazioni democratiche rappresenterebbe un atto di fiducia istituzionale in grado di rendere i giovani veramente corresponsabili e portatori di novità. Potrebbe essere uno spazio democratico e concreto in cui indirizzare la possibilità di pensare e costruire un futuro possibile migliore del presente, sentito come oppressivo e senza spazio.

    Creare il "letto del fiume": la pedagogia di Don Bosco, il richiamo del Papa

    Di fronte all'irruenza dei giovani, l'adulto rischia spesso di oscillare tra la cieca repressione securitaria e un giustificazionismo paternalista fondato sul refrain del "dover ascoltare i ragazzi". Il vero dramma risiede in una società segnata da «adulti che non sono contenti di essere adulti» (mons. Delpini), incapaci di testimoniare perché valga la pena crescere. I ragazzi cercano «adulti-veri» capaci di stare nella relazione con autorevolezza.
    Il metodo educativo di San Giovanni Bosco insegna la necessità di passare dall'«adulto del fare» (che limita e punisce) all'«adulto dello stare». Don Bosco credeva fermamente che i ragazzi debbano essere resi protagonisti attivi e non meri destinatari passivi delle nostre azioni educative. Riconoscere e generare le condizioni perché questa intuizione si possa realizzare per davvero significa restituire ai ragazzi la dignità della scelta, rifiutando sia il determinismo che l'imposizione calata dall'alto. Dare ai sedicenni il diritto di voto significa offrire loro il "letto del fiume" entro cui far scorrere la forza e la passione delle loro aspirazioni: non dire loro a priori cosa debbano pensare, ma aiutarli a canalizzare le proprie energie interiori affinché si trasformino in costruzione e non in devastazione.
    Nel panorama sociale contemporaneo si consuma la grande alternativa richiamata da Papa Leone XIV nell'Enciclica Magnifica Humanitas: quella tra la logica distruttiva di Babele e il cantiere operoso di Neemia. La violenza cieca e l'isolamento sono le macerie di una Babele moderna; la risposta, tuttavia, non risiede in interventi isolati, ma nella ricostruzione di una vera Alleanza Educativa.
    Come il profeta Neemia ricostruì le mura della città invitando ciascuno a farsi carico del "proprio pezzo di muro", così oggi la politica, le famiglie, la scuola e la comunità cristiana sono chiamate a collaborare per offrire ai ragazzi uno spazio reale di protagonismo. Concedere il voto a 16 anni non è un regalo demagogico né una concessione ideologica, ma il compimento di questo "pezzo di muro" da parte delle istituzioni. Significa dire a ciascun giovane, con la forza della legge e della democrazia: “Puoi scegliere, puoi partecipare e puoi farti carico, insieme a noi, del bene di tutti”.

    * Segretario Generale Cisi e vicedirettore NPG

    Segnaliamo con piacere il libro da cui prende le mosse la rubrica NPG

    Messina

    Prefazione di don Rossano Sala – Postfazione del Card. Marcello Semeraro

    LAS 2026 - pp. 445 - € 30,00


    Parlando nel corso di una udienza generale del 3 luglio 1968 (anno cruciale per i giovani dell’epoca) Paolo VI disse: «La mediocrità, l’infedeltà, l’intermittenza, l’incoerenza, l’ipocrisia dovrebbero essere tolte dalla figura, dalla tipologia del credente moderno. Una generazione pervasa di santità dovrebbe caratterizzare il nostro tempo. Non solo andremo alla ricerca del santo singolare ed eccezionale, ma dovremo creare e promuovere una santità di popolo, proprio come, fin dai primi albori del cristianesimo, voleva San Pietro, scrivendo le celebri parole: “Voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo redento; ... voi, che un tempo non eravate un popolo, ma ora siete Popolo di Dio”». (Dalla Postfazione del Card. Marcello Semeraro)

    NOVITÀ 2027



    L’armonia della creazione

    Sette giorni (e un epilogo) per imparare ad abitare il mondo

    Michele Montanaro *

    jennie razumnaya Xrelr7cTYm4 unsplash


    La proposta nasce dall’idea di accompagnare gli adolescenti attraverso sette giorni della creazione, riletti come sette passaggi progressivi per imparare ad abitare il mondo. Non si tratta quindi di sette temi indipendenti, ma di un unico cammino: si comincia dalla luce, perché prima di tutto occorre imparare a vedere; dal vedere nasce la capacità di riconoscere l’altro e di fargli spazio; facendo spazio si scoprono le proprie radici e il senso dell’appartenenza; dalle radici può nascere una vita da custodire e far crescere. A questo punto la persona scopre che non cresce da sola: entra nelle relazioni, si comprende insieme agli altri e proprio nella relazione matura la propria identità. Da qui nasce la responsabilità: ciò che ho ricevuto non mi appartiene in modo assoluto, ma mi è affidato e chiede di essere custodito. Il cammino approda così al settimo giorno, il giorno del riposo, nel quale l’uomo è chiamato a fermarsi, riconoscere il dono e recuperare uno sguardo grato sulla realtà.
    In questa progressione si inserisce la prospettiva di Joseph Ratzinger sull’ecologia dell’uomo: custodire il creato significa anzitutto imparare ad abitare correttamente la realtà, riconoscendo il limite, il dono, la relazione e la responsabilità. L’ecologia diventa così un’esperienza integrale che coinvolge il mondo, il corpo, le relazioni, la libertà e il futuro. E proprio dal riposo del settimo giorno può aprirsi l’ottavo giorno, come epilogo cristiano: la nuova creazione, la possibilità di ricominciare e la domanda decisiva per ogni ragazzo: che cosa posso cominciare a creare io?


    1. IL GIORNO DELLA LUCE
    Imparare a vedere

    2. IL GIORNO DELLO SPAZIO
    Fare posto all’altro

    3. IL GIORNO DELLA TERRA
    Mettere radici

    4. IL GIORNO DELLA VITA
    Custodire ciò che cresce

    5. IL GIORNO DELLE RELAZIONI
    Non siamo soli

    6. IL GIORNO DELL’UOMO
    Essere custodi

    7. IL GIORNO DEL RIPOSO
    Fermarsi per riconoscere

    Epilogo. L’OTTAVO GIORNO
    Ricreare il mondo


    * Michele Montanaro (1985), docente di Religione Cattolica nella scuola secondaria di secondo grado a Bologna, è laureato in Scienze Filosofiche e in Teologia. Nel suo insegnamento unisce teologia, filosofia e letteratura, ispirandosi al pensiero di Benedetto XVI. Promuove una “ecologia dell’uomo” fondata su verità, libertà e custodia del creato, per sensibilizzare i giovani alla cura della casa comune.

    Il testo di riferimento (e di approfondimento) è:

    Copertina Una ecologia dell'uomo - Michele Montanaro

    Michele Montanaro

    Una ecologia dell’uomo. Joseph Ratzinger e l’armonia del creato: una proposta didattica

    Tau Editrice, Todi 2026

    Segnaliamo con piacere: 


    curro scarpa

    LAS 2026 – pp. 352 – € 28,00

     

    Come può la teologia rimanere radicata nella Rivelazione e, nello stesso tempo, aprirsi alle sfide culturali, sociali ed ecclesiali del nostro tempo? Da questa domanda nasce il presente volume frutto del confronto tra studiosi di diverse discipline teologiche e con diverse sensibilità ecclesiali.
    I contributi raccolti si concentrano sul rinnovamento del modo stesso di far teologia. Si propone una pratica teologica che sappia coniugare fedeltà alla Parola e ascolto della storia, tradizione e innovazione, identità e dialogo. Con un andamento circolare ed ermeneutico, il libro mostra come solo una teologia radicata nelle sorgenti bibliche, liturgiche, spirituali ed ecclesiali possa realmente uscire incontro all’umano; e come il confronto con le domande, le ferite e le speranze del presente conduca a riscoprire più profondamente quelle stesse sorgenti.
    Nel segno della sinodalità, dell’interdisciplinarità e della ricerca condivisa, questo volume offre piste di riflessione per una teologia capace di abitare la comune umanità e di far risuonare anche oggi la bellezza del Vangelo.

    Salvatore Currò è sacerdote della Congregazione dei Giuseppini del Murialdo, docente di pastorale giovanile e antropologia pastorale presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma.

    Marcello Scarpa è salesiano sacerdote, docente di teologia pastorale presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma.

    Segnaliamo con piacere:

    vanotti

    Elledici 2026 – pp. 144 – € 12,00


    Il libro offre una bussola per comprendere la realtà dei preadolescenti e per progettare percorsi concreti, sostenibili e adattabili ai diversi contesti comunitari.
    Al centro vi sono alcune dimensioni fondamentali: la Scrittura, la comunità cristiana, la liturgia, l’esperienza di fede, il servizio e l’apertura vocazionale. Se nella prima parte del testo sono presentati i criteri di discernimento per una catechesi con gli adolescenti, nella seconda parte vengono offerte alcune schede che hanno come riferimento domande che interrogano il vissuto dei preadolescenti. La mistagogia viene proposta non solo come tappa pastorale, ma come stile educativo.


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