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    Lo Spirito e il corpo

    Pentecoste - Anno A

    fratel Luciano



    19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
    Giovanni 20,19-23 (At 2,1-11; 1Cor 12,3b-7.12-13)

    La solennità della Pentecoste dispone il credente a contemplare l’ultimo dono del Signore Gesù, il suo ulteriore atto di amore dopo i tanti che hanno costellato la sua vita e dopo quell’atto estremo di amore che per Gesù è stata la sua morte. Il Risorto, così come il Crocifisso e come l’uomo Gesù di Nazaret, sempre dona, sempre ama. Cosa fa il Risorto? Dona. Dona lo Spirito. Trasmette la sua vita. Alita sui discepoli il respiro che lo ha fatto vivere, trasmette loro la forza e la dolcezza del suo vivere affinché anch’essi siano capaci di tale forza e di tale dolcezza. E il vangelo (Gv 20,19-23) sottolinea che lo Spirito proviene dal corpo del Risorto. È dal corpo di Cristo, luogo del suo vivere e del suo amare, che il Risorto dona lo Spirito. Il Risorto “mostrò ai discepoli le mani e il fianco” (cf. Gv 20,20): è dal corpo che ha vissuto e amato che procede lo Spirito. Lo Spirito effuso procede dal corpo che porta le ferite dell’amore, provocate dall’amare, perché amare è sempre rischioso, è esporsi, è mostrarsi nella vulnerabilità che è la condizione più radicalmente e autenticamente umana. Perché amare è anche perdere. Fino a perdere la vita. Il Risorto glorioso che si presenta con il corpo ferito visibilizza il corpo come atto di amore, come trasfigurato dall’amare, come risignificato dall’amore vissuto e sofferto. Più che mai nel Risorto la passione della sofferenza e della morte è integrata e assunta nella passione dell’amare. Lo Spirito donato dal Risorto non fa che ricordare Cristo ai discepoli, non è che memoria dell’amore di Cristo, memoria che istruisce, che insegna ad amare come Cristo ha amato. Ha detto Gesù: “Lo Spirito santo vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14,26). Ecco lo Spirito magister amoris o magister charitatis. Lo Spirito, ricordando Cristo, insegna l’amore. Lo Spirito, come dono che proviene dal corpo del Crocifisso Risorto passa in altri corpi, i corpi dei discepoli, che così conoscono la gioia (“i discepoli gioirono al vedere il Signore”: Gv 20,20), e plasma un corpo di corpi che è la comunità cristiana. Se il corpo dona lo Spirito, lo Spirito del Risorto è memoria del corpo di Gesù, che trapassa nel corpo dei discepoli per divenire alito e respiro dei discepoli stessi. E come il Risorto dona il suo Spirito attraverso il suo corpo amante, così non vi è altra via per donare lo Spirito nel cristianesimo che non sia il corpo, il corpo che ama, il corpo che si fa atto di amore e di donazione. La comunicazione di vita che avviene mediante lo Spirito non è intellettuale o intimistica, cerebrale o spiritualistica, ma avviene da corpo a corpo: dal corpo del Risorto al corpo del discepolo. Accogliere lo Spirito è dunque esperienza del corpo, avviene nel corpo, impegna la relazionalità corporea delle persone. La seconda lettura (1Cor 12,3b-7.12-13) afferma che l’azione dello Spirito, che compagina individuo e comunità, che fa convivere in unità i diversi, i differenti modi di sentire e di pensare, si fonda sull'esperienza del corpo come comunità. Paolo parla della comunità come di un corpo, ma questa immagine si fonda sulla realtà del corpo umano come comunità formata di organi diversi e di diversa importanza, in cui è essenziale che vi sia il rispetto dei ruoli reciproci, e soprattutto che vi sia armonia ed equilibrio. La proporzione e l’armonia che devono regnare nel corpo comunitario trovano la propria immagine fondante nell’esperienza della proporzione, dell’equilibrio e dell’armonia degli organi del corpo umano. Infine, la pagina degli Atti (At 2,1-11) parla dello Spirito evocando le immagini del vento, del fuoco, del tuono. Quasi a dire che l’esperienza del corpo della terra, del corpo della natura, del corpo del creato, del vento, delle fiamme e del tuono, come delle tante altre realtà fisiche che la Bibbia utilizza come simbolo dello Spirito (p. es., l’acqua), sia la premessa per accedere anche all’esperienza dello Spirito. Del resto, per la Bibbia lo Spirito è diffuso su tutta la terra (cf. Sap 1,7), attraversa e anima il creato, abita il creato e lo porta a gemere e a levare a Dio preghiere e aneliti di redenzione (Rm 8,19-22). Queste esperienze diventano, sotto il soffio dello Spirito, esperienze di amore: del creato, degli altri, di sé, del Signore. Questa l’opera di unificazione che lo Spirito attua. Fare di noi e dei nostri corpi degli atti di amore.
    Nel giorno in cui al cuore della festa c’è lo Spirito santo, siamo dunque condotti a considerare la centralità del corpo: il corpo di Gesù, il corpo dei discepoli, il corpo che è la chiesa. L’unità delle tre letture si fa attorno al tema del corpo. Il vangelo presenta il Risorto che compie un’ostensione del proprio corpo mostrando mani e fianco e trasmette lo Spirito alitando sui discepoli. Nella pagina degli Atti lo Spirito che riempie i discepoli, è espresso dal vento, dal fuoco e dal tuono, si manifesta con un’azione talmente sconcertante che molti la interpretano erroneamente come ebbrezza, come alterazione del corpo umano. In realtà, l’azione dello Spirito diviene nei discepoli finezza di discernimento dell’altro. Diviene capacità di parlare a tutti, e non solo con diverse lingue, ma comunicando al cuore di ciascuno degli astanti con la parola, ma anche con l’ascolto. Coloro che sentono i Galilei parlare le loro lingue native, si sentono ascoltati e compresi in ciò che sono, nella loro provenienza e nella loro storia. Infine, nella seconda lettura, lo Spirito è l’invisibile unità che regge e compagina la visibile diversità della comunità cristiana e la tiene connessa come un corpo. È ciò che dà unità e coesione al corpo comunitario.
    Un ulteriore elemento di unità tra le letture concerne la dimensione comunitaria dell’azione dello Spirito. Nel vangelo lo Spirito del Risorto porta pace alla comunità: “Pace a voi” (Gv 20,19.21). E lo Spirito abilita al perdono, che è ciò che consente lo svolgersi della vita ecclesiale, è la conditio sine qua non della vita comunitaria. Secondo gli Atti degli Apostoli lo Spirito scende sui discepoli quando questi sono radunati tutti insieme, in uno stesso luogo (At 2,1), ma soprattutto, nell’unanimità. Lo Spirito non è privilegio di qualcuno o prerogativa personale, ma dono comunitario che si personalizza certamente in ciascuno, ma è dato a tutti, è dato alla comunità. E la sua azione è apertura e discernimento di altri, di stranieri, è capacità di far sentire accolte e riconosciute le persone più disparate. Nella prima lettera ai cristiani di Corinto, lo Spirito fa sì che la comunità sia veramente tale, sia cioè un corpo (1Cor 12,12). Esso regola i rapporti tra i membri della comunità, crea l'armonia di cui la comunità ha bisogno e cerca di tenere in equilibrio i rapporti fra individuo e comunità, fra ciascuno e tutti, che nel vivere quotidiano sono spesso causa di tensioni, incomprensioni, lamenti, recriminazioni, durezze, diffidenze, indifferenze reciproche. Sono causa di conflitti.
    Il testo che esplicitamente tratta della Pentecoste è il brano degli Atti degli Apostoli. Esso ci situa al compiersi del “cinquantesimo giorno” dalla Pasqua (At 2,1), nel corso di quella festa che in Israele era divenuta, dalle sue origini agricole, memoria dell’alleanza sinaitica e del dono della legge. Un testo di Filone di Alessandria parla dell’evento sinaitico con le stesse espressioni e immagini che troviamo in Atti 2: “Un rombo invisibile si era prodotto nell’aria. Un vento si era articolato in parole e aveva trasformato l’aria in fuoco fiammeggiante. Una voce era scesa dal cielo e si era divisa nel dialetto proprio di ciascun spettatore che era presente al Sinai”. Sempre, quando è pronunciata, la Parola si divide su ciascuno degli uditori e diviene molteplice nelle comprensioni, negli ascolti, nelle interpretazioni, nelle recezioni dei destinatari. Il testo di Atti dice che lo Spirito santo rende capaci di parlare, suscita la potenza comunicativa di coloro che erano riuniti nello stesso luogo e che cominciarono a parlare le lingue degli altri. La comunità cristiana nata dallo Spirito vive l’amore anzitutto come capacità di ascoltare l’ascolto dell’altro, di percepire la capacità di ascolto di ciascuno e di rivolgersi a lui con il linguaggio che lui può comprendere. Certo, che quei semplici Galilei inizino ad annunciare le grandi opere di Dio nelle lingue dei presenti, non può che suscitare stupore, sbigottimento, turbamento, meraviglia. Sorgono domande: “Che cosa significa questo?” (At 2,12). Come mai questi poveri uomini riescono a comunicare con persone così diverse? Lo Spirito appare forza comunicativa e relazionale, che si oppone all'isolamento, alla chiusura in sé. Lo Spirito crea relazione e spinge la chiesa a farsi dialogo. Lo Spirito genera in chi lo accoglie la capacità di fine penetrazione del cuore dell’altro, di discernimento delle sue capacità di ascolto e di adattamento ad esse, e diviene capacità di trasmettere con delicatezza e forza, con dolcezza ed efficacia l’amore di Dio, quell’amore che sta dietro a tutte le grandi azioni di Dio nella storia. Come appare molto bene dal Salmo 136 dove a ogni azione di Dio elencata fa seguito il ritornello “perché l'amore del Signore è per sempre” o anche “è per il mondo”. L’azione dello Spirito si esprime come capacità comunicativa, di ascolto e di parola, e rende i cristiani uomini e donne di ascolto e di dialogo.

    Con piacere segnaliamo

    zevini


    IL LIBRO
    Nel libro vengono descritti la storia, i presupposti, gli atteggiamenti, il metodo personale e comunitario per una lettura popolare della Bibbia e i consigli utili per coloro che praticano la lectio.
    Il testo si conclude con La scala di Giacobbe, la lettera che Guigo II scrisse al suo amico con la quale descrive come familiarizzare e vivere ogni giorno la lectio divina nella vita cristiana

    L'AUTORE
    Salesiano prete con 66 anni di professione religiosa nella famiglia di don Bosco. Nato a Castel Gandolfo all’ombra del Palazzo pontifico all’inizio della seconda guerra mondiale con tutte le difficoltà del suo tempo, da genitori religiosi e laboriosi e da una famiglia modesta e semplice. Attualmente è docente emerito di Sacra Scrittura dell’Università Pontificia Salesiana in Roma, dove ha trascorso gran parte della mia vita come professore e decano della Facoltà di Teologia.

    I DATI
    Elledici 2026 - pp. 88 - € 9,00
    https://www.elledici.org/negozio/la-lectio-divina-oggi-nella-vita-del-cristiano/

     

    Nel corso dell'8oo°

    anniversario della morte

    con piacere segnaliamo

     

    schena

     

     

    IL LIBRO

    Il libro smonta l’immagine zuccherata di san Francesco, restituendolo alle sue ferite e contraddizioni. È un Francesco credibile e vicino, in cui ogni lettore può rispecchiarsi profondamente.
    A differenza dei classici testi devozionali, questo libro non offre consolazioni facili. Al contrario, interroga e smaschera le ipocrisie quotidiane, spingendo chi legge a una partecipazione interiore autentica e coraggiosa.
    L’originalità del testo risiede nel fatto che Francesco è il tramite, non il fine. Il libro diventa così un’indagine sulla propria fame di senso e sulla ricerca di valore che abita il cuore di ogni uomo e donna di oggi.

    L'AUTORE

    Cosimo Schena (Brindisi, 1979) è un presbitero, psicologo e scrittore italiano.
    Sacerdote dell'arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, è noto per l'attività di comunicatore digitale ed è stato definito da diversi media come uno dei sacerdoti italiani più seguiti sui social network.
    Egli mette in gioco infatti una capacità divulgativa collaudata in programmi Mediaset e Rai di grande seguito come Dalla parte degli animali, La volta buona, I fatti vostri, UnoMattina e Storie italiane. La sua esperienza televisiva garantisce un ritmo incalzante e una chiarezza rara.
    Possiede anche grande capacità di parlare il linguaggio dei social. Con una community di oltre un milione di persone, sa come intercettare i bisogni dell’uomo contemporaneo, trasformando la spiritualità in un messaggio diretto e virale.
    Nel 2025 ha pubblicato il volume Da quando ti ho trovato. Una storia d'amore, fede e amicizia ed è stato ascoltato alla Camera dei Deputati come testimone dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie.
    Questo che presentiamo è il suo primo libro Elledici.

    I DATI
    Elledici 2026 - pp. 192 - € 16,00

    Raccomandiamo

    ferrero


    IL LIBRO
    L’uscita del nuovo volume delle “Piccole storie per l’anima” è un atteso appuntamento annuale per un pubblico di affezionati lettori.
    * Storie pensate per la meditazione personale e di gruppo ma anche per il “risveglio spirituale” di giovani e adulti, attingendo a tradizioni cristiane e non cristiane.
    * I volumi della collana, inseriti in un fortunato filone di storie e apologhi “sapienziali” per le donne e gli uomini del nostro tempo, sono stati tradotti all’estero nelle lingue più diffuse e, nel loro insieme, hanno ampiamente superato qualche milione di copie vendute.
    * Le “riflessioni” in calce ai racconti, piuttosto che proporre scontate “morali della favola”, allargano la visuale a nuovi micro-aneddoti, apologhi di vita e di fede, aforismi e brevi preghiere.

    L'AUTORE
    Bruno Ferrero. Nome = assoluta garanzia di piacevolezza nella narrazione e di succo sapienziale, per catechesi brillanti e che lasciano il segno. Troppo noto per aggiungere altre righe

    I DATI
    Editrice: Elledici
    Anna: 226
    Pagine: 80
    Costo: € 5,00
    Acquisto: https://www.elledici.org/negozio/fornaio-del-titanic/

    VIVERE L'ANNO
    Itinerari spirituali per giovani lungo il calendario liturgico
    Anno liturgico A (2025-2026)

    anno liturgico


    La vita ha bisogno di ritmi. Nella frenesia contemporanea, dove tutto scorre veloce e indistinto, rischiamo di perdere la capacità di abitare il tempo con consapevolezza. Il calendario liturgico offre un dono prezioso: un ritmo sapienziale che scandisce l'anno non secondo logiche commerciali o produttive, ma secondo la storia della salvezza.
    Questo progetto nasce per adolescenti, giovani ed educatori che desiderano vivere l'anno non solo cronologicamente, ma anche kairologicamente – nel tempo propizio, nel tempo della grazia. Non si tratta di aggiungere pratiche devozionali a un'agenda già sovraccarica, ma di imparare ad abitare diversamente il tempo quotidiano, lasciandosi plasmare dagli atteggiamenti spirituali che ogni tempo liturgico propone.
    L'obiettivo è duplice: da un lato, riscoprire la ricchezza del calendario liturgico come mappa esistenziale che orienta il cammino di fede; dall'altro, tradurre questa ricchezza in atteggiamenti concreti, verificabili nella vita ordinaria. Dalla liturgia alla vita, dal rito all'esistenza, dalla celebrazione alla testimonianza.
    La struttura segue i tempi forti e i tempi ordinari: Avvento-Natale, Quaresima-Pasqua, Tempo Pasquale e i due periodi del Tempo Ordinario. Per ogni tempo, vengono individuate parole-chiave (10 per l'Avvento, altre per gli altri tempi) che costituiscono veri e propri itinerari spirituali. Ogni parola è sviluppata attraverso storie di giovani, fondamenti biblici e liturgici, proposte concrete, testimoni antichi e moderni, domande per il discernimento.
    Il metodo è narrativo e fenomenologico: si parte sempre dall'esperienza concreta per poi illuminarla con la Parola, si privilegiano le storie ai concetti astratti, si propongono gesti verificabili invece di teorie inapplicabili. L'attenzione pedagogica è costante: ogni sezione tiene conto delle fatiche, delle domande, dei linguaggi dei giovani di oggi.
    I destinatari sono triplici: i giovani stessi, che troveranno qui uno strumento per dare forma spirituale al proprio anno; gli educatori (catechisti, animatori, insegnanti di religione), che avranno materiale per costruire percorsi con i gruppi; le famiglie, che potranno trovare spunti per vivere insieme il tempo liturgico.
    Vivere l'anno liturgico non è nostalgia di un passato devozionale, ma profezia di un futuro dove il tempo non è solo da consumare, ma da abitare; dove ogni stagione ha il suo senso, ogni momento la sua grazia. È imparare a vivere non contro il tempo, ma dentro il tempo, riconoscendolo come dono e chiamata.
    «Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo» (Qoèlet 3,1)


    1. AVVENTO-NATALE
    Vivere l'attesa che trasforma

    2. TEMPO ORDINARIO I
    Vivere il quotidiano come vocazione 

    3. QUARESIMA
    Liberare la libertà

    4. TRIDUO PASQUALE E PASQUA
    Il cuore pulsante della fede cristiana

    5 TEMPO PASQUALE
    Vivere da risorti

    6 TEMPO ORDINARIO II
    La sequela nel tempo della Chiesa

    7. LE GRANDI FESTE DEL SIGNORE E DI MARIA
    Il fiume della grazia

    Sull'oggi

    Spigolando da siti e riviste

    Sull'oggi

    FOCUS INTELLIGENZA ARTIFICIALE

    Prompt. Chi parla?

    Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare
    Voci raccolte da Stefano Bartezzaghi
    https://magia.news/prompt-chi-parla/

    - 0 Intelligenza estesa e creatività ristretta
    - 1 Falso
    - 2 Mistificazione
    - 3 Evidenza
    - 4 Fatti
    - 5 Voce
    - 6 Memoria
    - 7 Contenuti
    - 8 Creatività
    - 9 Gioco
    - 10 Prompt

    FOCUS ADOLESCENZA

    Adolescence non è una storia esemplare (Alfio Maggiolini)

    Adolescenti: una conversazione con Massimo Recalcati (Anna Stefi)

    Adolescenza: immagino dunque sono (Anna Stefi)

    Gli adolescenti non vogliono essere capiti (Laura Porta)

    Amelia C.: Adulti io vi accuso (Marco Rovelli)

    Adolescenti sorvegliati speciali (Annalisa Di Coste)

    Jonathan Haidt: la generazione ansiosa (Elena Dal Pra)

    Studenti e docenti uniti nell’ansia (Enrico Manera)

    Ma tu quando piangi? In dialogo con Pietropolli Charmet (Anna Stefi)

    Tutti in ansia e insicuri (Alfio Maggiolini)

    Haidt: quelli che... il digitale (Vittorio Gallese)

    Gli adolescenti e il male (Laura Porta)

    Adolescenza e disagio: figli perfetti (Marco Rovelli)

    Hikikomori, adolescenti in ritiro da un mondo che chiede troppo (Cecilia Moltoni)

    Pietropolli Charmet e la gioventù rubata (Laura Porta)

    Lo sto rileggendo…

    Una rubrica di Doppiozero. Calvino scrive in "Perché leggere i classici" che i classici sono quei libri di cui di solito si sente dire "sto rileggendo..." e mai "sto leggendo...."

    F. Demichelis | I Buddenbrook

    R. Gilodi | Wilhelm Meister

    I. Pasqualetto | Cime tempestose

    A. Giardina | Bouvard e Pécuchet

    P. Donghi | Viaggio al termine della notte

    A. Banda | Lourdes

    G. P. Piretto | Il Dottor Živago

    I. Rosato | Il Maestro e Margherita

    G. Zoboli | Pel di Carota

    G. Loschiavo | Jane Eyre

    G. Marrone | Pierre e Jean

    ATTUALITÀ

    Francesco, il papa della speranza (A. Zaccuri)

    Bompiani e Thanopulos: affetti (B. Silj)

    Un palcoscenico chiamato società (F. Valagussa)

    Noi e il capitalismo (E. Palandri)

    Eugenio Borgna, la gentilezza (M. Ercolani)

    Vittorio Lingiardi, corpo raccontato (A. Pomella)

    Il suicidio di Israele, l'omicidio di Gaza (Bidussa)

    Harari: umani nella rete (T. Bonini)

    Come pensare l'educazione civica? (L. Peccolo)

    Traditi dal digitale (T. Bonini)

    Antifascismo e anticomunismo (M. Barenghi)

    “Preferirei di no”. Astenersi dal desiderio (L. Pigozzi)

    La scuola è un sogno (Bonazzi, Pantano, Stefi)

    Funzionare o esistere? (I. Stocchi)

    Giorno della memoria? Dialogo con Anna Foa

    Shoah e Nakba. Storie e traumi (D. Bidussa)

    Il tramonto della cristianità (M. Dall'Aglio)

    Rosella Postorino: il futuro oltre la guerra (Barenghi)

    Il tempo alla prova del tempo (M. Portello)

    Scrivere pace in mezzo alla guerra (B. Silj)

    APPROFONDIMENTI

    Le parole del nostro tempo (F. Provinciali)

    Una rubrica analitico-prospettica di DOPPIOZERO, rivista culturale on line ed editrice, e di seguito qualche altro articolo interpretante:

    Parole per il futuro
    (Bontà, Corpo, Incontro, Buio, Domani, Vulnerabilità, Silenzio, Abitare, Ridere, Respiro, Visioni, Ibrido, Avvenire, Desiderio, Teatro, Abito, Entusiasmo, Caos, Coraggio, Normalessere...)


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