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    NON FATEVI RUBARE IL TEMPO

    Passato, presente, futuro: la posta in gioco di ogni vita

    Riflessioni con e per adolescenti

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    (QUI  IL FILE PDF)

    Papa Francesco, rivolgendosi più volte ai giovani, ha usato un'espressione diventata ormai familiare a moltissimi educatori e animatori: non lasciatevi rubare la speranza. È un'esortazione che ha attraversato incontri, discorsi, messaggi rivolti a intere generazioni, e che continua a risuonare perché tocca una ferita reale, riconoscibile, di cui i ragazzi stessi, pur senza sempre saperla nominare con queste parole, avvertono il peso. Ma se ci si ferma a chiedersi cosa renda possibile, o impossibile, la speranza, ci si accorge presto che essa non nasce dal nulla, sospesa nell'aria: ha bisogno di radici salde nel passato per non essere ingenuità, ha bisogno di un presente vissuto per intero per non essere fuga, e solo allora può protendersi, con fondamento reale, verso un domani che non conosce ma in cui sceglie
    comunque di credere. La speranza, insomma, non è la quarta dimensione del tempo accanto alle altre tre: è ciò che nasce quando passato, presente e futuro sono tutti e tre custoditi, e ciò che si spegne quando anche uno solo di essi viene sottratto.
    Ecco perché questo percorso ha scelto di allargare lo sguardo, mantenendo la stessa urgenza e la stessa tenerezza della frase di Francesco, ma applicandola all'intera architettura temporale dell'esistenza: non lasciatevi rubare il tempo, in nessuna delle sue tre stagioni. Perché il ladro, come si vedrà, non lavora mai su un fronte solo. Ha tre volti, e ciascuno agisce con una strategia diversa, tanto più efficace quanto più resta invisibile a chi la subisce.


    Introduzione
    Il ladro che non lascia impronte

    NON FATEVI RUBARE LA MEMORIA
    Chi non ha radici, non cresce

    NON FATEVI RUBARE L'ISTANTE
    L'unico tempo che avete davvero è adesso

    NON FATEVI RUBARE IL DOMANI
    Il futuro ha ancora futuro

    Conclusione
    Un solo furto, tre volti

    VADEMECUM PER L'EDUCATORE
    Le categorie filosofiche e teologiche dietro il testo

    BIBLIOGRAFIA RAGIONATA
    Parte I – la memoria
    Parte II – l'istante

    Parte III – il domani

    LABORATORIO
    Materiali di lavoro per gruppi di adolescenti e giovani

    Cinque volti, una sola strada

    Un campo scuola per adolescenti attraverso cinque storie bibliche

    Sussidio per animatori ed educatori

     

    Giacobbe Tiepolo 067


    (QUI IL FILE PDF)


    Questo sussidio propone un campo scuola di una settimana per adolescenti dai quattordici ai diciassette anni, costruito su un'architettura diversa da quella, a filo unico, già sperimentata attorno alla vicenda di Giuseppe. Qui ogni giornata affida la propria riflessione a un personaggio biblico differente, scelto non per completezza enciclopedica ma perché incarna, con un'intensità che nessun altro racconto restituirebbe altrettanto bene, una delle cinque polarità fondamentali dell'esistenza giovanile: l'identità, la relazionalità, il corpo, il tempo, l'orientamento etico. Dove l'architettura a filo unico permette ai ragazzi di affezionarsi progressivamente a un solo volto e di riconoscere nella sua storia intera l'immagine di un cammino, l'architettura ad antologia offre loro cinque volti distinti, cinque specchi diversi in cui potersi riconoscere: chi si ritroverà più nella lotta notturna di Giacobbe, chi nel ritorno del figlio prodigo, chi nella caduta e nella confessione di Davide, chi nella paura del terzo servo dei talenti, chi nell'ascolto faticoso di Samuele. È una molteplicità che rispecchia quella dei ragazzi stessi, e che permette a ciascuno di trovare, in almeno una delle cinque giornate, un racconto che sente cucito sulla propria pelle.
    Il criterio metodologico resta identico a quello di ogni itinerario di questa collana: prima il dato, poi la riflessione. Ogni giornata si apre con il racconto narrato nella sua concretezza, con fedeltà al testo e senza affrettare l'attualizzazione, lasciando che siano i fatti – la benedizione rubata, il porcile, lo sguardo dal terrazzo, la buca scavata nella terra, la voce nella notte – a parlare per primi. Soltanto in un secondo momento la riflessione filosofico-esistenziale fa emergere le risonanze con la vita dei ragazzi di oggi, cercando sempre una corrispondenza che nasca dal testo e non che gli venga sovrapposta.
    Le cinque giornate, pur toccando temi che nella versione su Giuseppe trovano un'eco diversa, non la ripetono: dove Giuseppe vive l'identità come esposizione allo sguardo altrui, Giacobbe la vive come lotta con la propria maschera; dove Giuseppe subisce l'esclusione dei fratelli, il figlio prodigo sceglie egli stesso l'allontanamento; dove Giuseppe resiste alla tentazione restando fedele, Davide vi cede e impara a rialzarsi; dove Giuseppe attraversa un tempo sospeso e oscuro, il servo dei talenti affronta un tempo paralizzato dalla paura; dove Giuseppe giunge al perdono, Samuele impara il discernimento. Le due proposte possono così essere lette come autentiche alternative, non come varianti di uno stesso schema.


    Giorno dell'arrivo. L'accoglienza e il patto del campo

    Primo giorno: Il volto sotto la maschera
    Giacobbe, l'identità e la lotta al guado
    «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!» (Gen 32,27).

    Secondo giorno: La strada del ritorno
    Il figlio prodigo, la relazionalità ferita
    «Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione» (Lc 15,20).

    Terzo giorno: La caduta e il ritorno a sé
    Davide, il corpo e il desiderio
    «Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo» (Sal 51,12).

    Quarto giorno: Il talento sepolto
    Il tempo come dono da abitare
    «Bene, servo buono e fedele: sei stato fedele nel poco» (Mt 25,21).

    Quinto giorno: La voce nella notte
    Samuele, l'ascolto e il discernimento
    «Parla, perché il tuo servo ti ascolta» (1 Sam 3,10).

    Festa finale. L'altare di pietre

    Sulla soglia del silenzio 
    I Salmi e la preghiera dei giovani 

    GIOVANI SALMI

    (QUI IL FILE PDF)

    C'è un gesto, oggi, che sorprende chi lo osserva da fuori e che pure si ripete con crescente frequenza nei gruppi giovanili, negli oratori, nei cammini estivi: giovani che tornano, quasi per istinto più che per formazione, alla preghiera antica delle Lodi, dei Vespri, della Compieta. Non la scelgono perché la comprendono fino in fondo – la loro grammatica esegetica ed ermeneutica resta spesso distante da quella dei salmi, nati in un mondo agricolo e regale, dentro una teologia dell'alleanza che i giovani di oggi non hanno respirato da bambini – eppure la cercano. La cercano perché in quel gesto trovano qualcosa che le loro parole non riescono a dare: un ritmo, una compagnia, un silenzio condiviso all'ombra di una chiesa aperta, in un bosco, in un prato di montagna al tramonto.
    Non è dunque questione di restaurare una forma, ma di riconoscere una domanda che quella forma, imperfettamente, custodisce: il bisogno di invocare, di ascoltare, di stare davanti a Qualcuno che non si vede ma che si intuisce presente. I salmi possono rispondere a questa domanda non perché siano la modalità ideale di preghiera per un adolescente del nostro tempo, ma perché in essi la parola umana raggiunge una densità e una verità che raramente troviamo altrove: parole che gridano, che dubitano, che si affidano, che lodano senza vergogna e che si arrendono senza sconfitta.
    Questo itinerario propone sedici salmi, scelti non per completezza sistematica ma per capacità di parola: salmi che sanno dire, e insieme far tacere; salmi che aprono una finestra proprio là dove il giovane non trova ancora il proprio linguaggio. Sono organizzati in sei nuclei tematici, ciascuno dei quali tocca una delle grandi domande che attraversano l'esperienza giovanile – la ricerca di Dio, il grido e l'abbandono, la fiducia, lo stupore per la vita, l'identità e la verità di sé, la giustizia e la speranza per il mondo – a cui si aggiunge una settima sezione, trasversale alle prime sei, dedicata ai tre tempi della giornata: il mattino, la sera, la notte.
    Ogni sezione presenta i propri salmi in una scheda con una breve introduzione sul senso e sull'uso di ciascun testo per la preghiera dei giovani, il testo del salmo, seguita da un unico commento d'insieme, che attraversa la dimensione esegetica, quella esistenziale, quella spirituale, quella cristologica ed ecclesiologica del nucleo tematico nel suo complesso. Non si tratta dunque di un commento ripetuto salmo per salmo, ma di una lettura unitaria che lascia emergere come i due o tre testi di ciascuna sezione si illuminino a vicenda, prima di aprirsi, sempre, a Cristo come compimento della parola pregata.


    I. Il desiderio e la ricerca di Dio
    Salmo 42 · Salmo 63

    II. Il grido e l'abbandono
    Salmo 22 · Salmo 130

    III. La fiducia e l'abbandono fiducioso
    Salmo 23 · Salmo 131 · Salmo 133

    IV. Lo stupore e la lode della vita
    Salmo 8 · Salmo 104

    V. L'identità e la verità di sé
    Salmo 139 · Salmo 51

    VI. La giustizia, il cammino, la speranza per il mondo
    Salmo 146 · Salmo 121 · Salmo 73

    VII. Il mattino, la sera, la notte
    Salmo 63 (seconda lettura) · Salmo 141 · Salmo 4

    Non “fare” l’animatrice, esserlo

    Come sono cambiata in questa esperienza

    Miriam Peroncini *

    cittasulmonte


    La mattina del giorno in cui sono salita al campo dove avrei fatto l’animatrice per la prima volta la ricordo con un’ansia molto particolare. Non era la prima volta che stavo a contatto con dei bambini, vista la mia esperienza da catechista, quindi sapevo in parte a cosa sarei andata incontro, anche se non sapevo bene cosa aspettarmi da quell’esperienza che prevedeva lo stare per sei giorni sempre a contatto con i più piccoli.
    Un mio tratto distintivo quando mi avvicino a una nuova esperienza è un forte senso del dovere, che si tramuta spesso in una grande “disciplina”, se così possiamo definirla anche in questo contesto. È stato proprio questo a causarmi quell’agitazione quella mattina: avevo paura di non riuscire a fare tutto al meglio, di reggere i ritmi o non essere all’altezza del compito. Avrei meritato la gioia e il bello di quell’esperienza? E allora ecco la disciplina ferrea che mi sono imposta: fare tutto come doveva essere fatto, perfettamente. Dal primo giorno ero sempre con i ragazzi, non mi fermavo un attimo, neanche quando avrei voluto magari scambiare qualche parola con un altro animatore, e cercando sempre di apparire in un certo modo davanti ai ragazzi, di non mostrare mai segni di stanchezza, di “debolezza”, o di intervenire sempre davanti a qualcosa che non andava, una parolaccia, una intemperanza. Questo si è ovviamente tradotto in una minore spontaneità, in un grande schema “di ruolo” in cui mi ero rifugiata per il timore di non lasciare il segno, di non risultare quella di cui i ragazzi si sarebbero ricordati.
    È in questo contesto che è avvenuta una sorta di magia che mi ha fatto effettivamente fare un salto di qualità, mi ha lasciato intravedere la qualità dell’animatore, il suo “ruolo”, o forse la sua “anima”.
    Dopo tre giorni con i ragazzi, avevo imparato a conoscerli tutti, sapevo quali erano i loro lati più complicati da gestire e come invece catturare la loro attenzione. Mi si era avvicinato un ragazzino, Luca, abbastanza agitato, ma che per qualche motivo si era trovato in sintonia con me. È proprio con lui che il quarto giorno, quello in cui si fa una camminata lunga in montagna, mi sono ritrovata a sentire qualcosa di diverso, a dire parole diverse, ad ascoltarlo con interesse diverso. Le chiacchiere erano più confidenziali e uscivano spontanee, non mi veniva da riprenderlo se gli scappava qualche parolaccia di troppo. E non dovevo forzare nulla. Da quel giorno era scattato qualcosa in me, anche con gli altri: non ero più io a cercare loro, ma loro a cercare me, non ero io ad andare a chiedere come stessero, ma loro si confidavano da sé, e tutto questo spontaneamente. È stato indubbiamente uno dei regali più grandi che questa prima esperienza potesse farmi, oltre a farmi scoprire lati di me, come la pazienza e la perseveranza, che non pensavo fossero mie doti naturali.

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