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    Bibbia e cultura in dialogo

    Alla ricerca di una risposta ai grandi interrogativi della vita

    Intervista a d. Andrea Albertin

    a cura di Paola Zampieri


    Nella Bibbia credenti e non credenti ritrovano i grandi interrogativi che da sempre sollecitano e inquietano l’umanità: le questioni legate al nascere e soffrire/morire, amare e sperare, lavorare e custodire sono le coordinate entro cui si dipana la vicenda umana e connotano l’identità e l’esperienza dell’essere umano. Questo fatto, unito alla consegna che il concilio Vaticano II ha fatto ad ogni persona e non solo agli “addetti ai lavori” del libro della Scrittura, e insieme alla ricerca di spiritualità che mai si estingue, ha accresciuto, nel tempo, il desiderio di conoscere e di approfondire sempre meglio il testo sacro.
    Oggi l’interesse per la sacra Scrittura è molto diffuso, come testimoniano le numerose e partecipate proposte di percorsi biblici, lectio divina e settimane bibliche, nonché la frequentata e apprezzata esperienza del Festival biblico. A queste si aggiunge ora la Scuola di alta formazione in Bibbia e cultura avviata dalla Facoltà teologica del Triveneto con il patrocinio del Festival biblico (iscrizioni aperte fino al 30 novembre 2023, qui per informazioni). L’intento è di far dialogare la Bibbia e le domande più intriganti della cultura contemporanea e con la sfida di riscoprire il testo sacro come crocevia di culture. Approfondiamo l’argomento con Andrea Albertin, docente di sacra Scrittura e membro del comitato organizzatore della Scuola.

    Professor Albertin, perché oggi c’è un diffuso desiderio di conoscere e di approfondire la Bibbia?
    Credo che il concilio ecumenico Vaticano II abbia segnato una svolta fondamentale per consegnare il libro della Scrittura, fino a quel momento appannaggio del clero, in mano a tutti i credenti e a tutte le persone di buona volontà. Qualche anno fa, alla Settimana biblica diocesana di Padova, che celebrava la sua 25ª edizione, fu invitato anche Paolo Ricca. Iniziò il suo intervento leggendo a voce alta il volantino curato per la pubblicizzazione dell’iniziativa e notava, con sorpresa, che una delle note tecniche di partecipazione richiedeva che ogni partecipante portasse la sua Bibbia personale. Il pastore valdese salutava con soddisfazione questa indicazione pratica e chiosava, con una punta di amarezza, che nel passato i valdesi sono stati perseguitati proprio per avere “autorizzato” ogni persona ad avere in casa la propria Bibbia.

    Che cosa trovano nella Bibbia credenti e non credenti?
    La consegna della Bibbia non ai soli “addetti ai lavori” ma a ogni persona ha sicuramente accresciuto, nel tempo, il desiderio di conoscerla e di approfondirla sempre meglio. Per i credenti perché – come ricorda san Paolo – «la fede viene dall’ascolto» (Rm 10,17): nutrirsi dell’annuncio buono della salvezza, celebrato poi nella liturgia e incarnato in una vita di carità è il cuore dell’esperienza cristiana.
    Per il non credente – e non solo per lui – la Bibbia è anche un “prodotto culturale”, nato dall’intreccio che il popolo d’Israele, a partire dalla sua fede nel Dio dell’Alleanza, ha saputo tessere con le varie culture e forme religiose con le quali ha vissuto aspetti di contaminazione e di fecondazione. Anche il non credente, infatti, può incontrare nella letteratura biblica i grandi interrogativi che da sempre sollecitano e inquietano l’umanità, confrontandosi con i tentativi di risposta che essa propone, orientata principalmente a trasmettere il senso degli eventi nell’apertura alla trascendenza, più che spiegarne le cause e le ragioni scatenanti.

    Da dove nasce questa ricerca del e nel testo sacro?
    Molti intellettuali che si interessano a indagare la condizione del cristianesimo all’interno del cambiamento d’epoca in corso (penso a Tomáš Halík, Pomeriggio del cristianesimo, oppure a Chantal Delsol, La fine della cristianità e il ritorno del paganesimo, o ancora ad Andrea Riccardi, La chiesa brucia) insistono nel suggerire che la ricerca di spiritualità non è venuta meno. Cambiano le forme mediante le quali si vive tale ricerca: molti cristiani, come pure molti di quanti si professano non-cristiani, scelgono di non appartenere ad alcuna forma religiosa istituita. Eppure la domanda di spiritualità è tutt’altro che passata di moda.
    Ritengo che il desiderio di una frequentazione e di una conoscenza maggiore della Bibbia registri anche per queste ragioni un aumento di interesse. I testi biblici, infatti, sono capaci di intercettare ancora coloro che sono in ricerca, che sollevano domande, avanzano dubbi, desiderano andare oltre l’appiattimento cui cerca di spingere una certa cultura. A coloro che scrutano le questioni dell’esistenza umana, con tutte le sue luci e ombre, per intravvedervi un barlume di senso, la Bibbia offre dei percorsi possibili e affidabili.

    Una maggiore familiarità con il testo biblico fa bene anche ai credenti…
    Per una spiritualità dei credenti fondata su basi solide, per una pratica religiosa più integrata con le diverse componenti personali e non giustapposta come normativa estrinseca, la familiarità con la Bibbia diventa sempre più necessaria. Conoscendola meglio, si accresce nei credenti la consapevolezza e la responsabilità di vivere la propria fede come risposta a un dono di amore e di salvezza raccontata, annunciata, argomentata, interrogata, trasformata in preghiera nei testi biblici. La Bibbia educa a vivere in dialogo con Dio, approfondisce la dimensione relazionale della fede e quindi il suo risvolto comunitario.

    La lettura della Bibbia che cosa offre all’uomo contemporaneo? Quali “risposte” può dargli?
    A mio avviso, la Bibbia tende a sollevare domande più che a circoscrivere delle risposte definitive. Penso allo stile di Gesù che, interrogato da vari interlocutori, rilanciava le loro questioni, le dilatava entro orizzonti più ampi.
    Sicuramente la Bibbia non può essere considerata un manuale in cui trovare le spiegazioni e/o le soluzioni dettagliate di tutti i problemi del mondo e della storia.
    D’altro canto, anche in virtù dei diversi generi letterari di cui essa è testimonianza, la Bibbia può offrire all’uomo contemporaneo, così imbevuto della mentalità tecnico-scientifica-biomedicale, almeno in Occidente, una dimensione che potremmo indicare come “più olistica” della persona, della vita, della storia.

    Che cosa annuncia la Bibbia, in questo senso più “olistico”?
    La Bibbia racconta e annuncia il senso di ciò che esiste, di ciò che accade: cerca di indicarlo, di scoprirlo, di trasmetterlo. È una raccolta di libri che contiene tutte le diverse esperienze umane, da quelle più esaltanti alle più squallide: in tutte, i testi biblici non si limitano o, talvolta, non si curano di indugiare sulle cause o sulle motivazioni, bensì a ricercarne il senso. Volendo sintetizzare, la Bibbia non risponde alla domanda: “Perché?”; piuttosto all’altra che maggiormente provoca l’essere umano: “A che scopo? Per quale fine?”.
    In un tempo storico così travagliato, incerto e inquieto come il nostro, la Bibbia si offre come libro che educa alla ricerca del senso. Allo stesso tempo, essa costruisce e introduce a un mondo di valori capaci di andare oltre la logica binaria causa-effetto, diagnosi-terapia, stimolo-risposta, per ancorarsi a un oltre affidabile e che da sempre desidera venire incontro all’umanità.

    C’è sempre il rischio di un uso funzionale del testo biblico.
    Come ogni testo, anche quello biblico può essere manipolato e strumentalizzato. Per questo entrare nel mondo della Bibbia richiede pazienza, umiltà, studio, approfondimento. La poca familiarità con i diversi generi letterari può far prendere abbagli, che nel passato hanno implicato addirittura dure conseguenze e condanne per le persone.
    Un uso strumentale della Bibbia può tradursi in letture fondamentaliste del testo, oppure nell’estrapolazione di brani o di semplici frasi dal proprio contesto letterario, con il rischio di soffocare lo spirito della Bibbia con un letteralismo deviante. Gli esempi potrebbero continuare. A ogni modo, già questi sono sufficienti per suggerire l’importanza dell’ermeneutica per un’adeguata interpretazione degli scritti biblici.

    Come si legge “bene” la Bibbia?
    Per leggere “bene” la Bibbia ritengo siano fondamentali, innanzitutto, due prese di consapevolezza: la Bibbia è un libro di fede e per la fede e, in secondo luogo, la Bibbia racconta la storia nella prospettiva della salvezza. In quanto libro di fede e per la fede, la Bibbia non può essere frequentata per cercare risposte precise a problemi specifici delle varie epoche storiche. Non può nemmeno essere accostato solo come un prodotto letterario, trascurando che essa intende nutrire e far crescere la fede in Dio dei suoi lettori.

    Quali sono gli strumenti utili per la lettura?
    Rispettarne l’intonazione teologica è un primo attrezzo utile a leggere bene la Bibbia. Trasmettendo il racconto della storia della salvezza, la Bibbia accompagna il lettore a scoprire l’invisibile dentro il visibile, a non fermarsi solo sulla cronaca dei fatti, sulla superficie degli avvenimenti ma a ricercare e a riconoscere, dentro ogni evento, di qualsiasi natura esso sia, il farsi strada del dono della salvezza divina per l’umanità. Salvezza che potremmo sintetizzare come relazione di comunione tra la creatura e il Creatore.
    Annunciando questa buona notizia, i testi biblici sono meno preoccupati dell’esattezza storica, scientifica, cosmologica, perché focalizzati a costruire una mentalità biblica, a far accedere a un mondo di valori e a una concezione del mondo, della storia e dell’essere umano perennemente validi.

    Per il credente c’è un “di più”?
    Per il lettore credente, oltre a queste due consapevolezze, si aggiungono tanti altri attrezzi utili per leggere bene la Bibbia: la possibilità dello studio nutrito dalla preghiera sotto la guida dello Spirito Santo, la tradizione vivente della Chiesa e la lettura comunitaria ed ecclesiale, gli strumenti forniti dall’esegesi, interrogare in modo sapienziale il testo con le domande di senso che arrivano dalla cultura e dall’umanità, imparando a vivere una personalizzazione degli eventi salvifici raccontati nei libri biblici, ossia riconoscendoli incarnati anche nella propria vicenda personale e comunitaria.

    La Facoltà teologica avvia a Padova “Biblica, una Scuola di alta formazione in Bibbia e cultura”. Qual è il punto di forza di questa proposta?
    Oltre a proporre uno studio di alto livello del testo biblico, la proposta della Facoltà teologica del Triveneto trova il maggior punto di forza nell’intenzione di far dialogare la Bibbia con le domande più intriganti della cultura contemporanea.
    L’avvio della Scuola di alta formazione in Bibbia e cultura continua l’intuizione del concilio Vaticano II di consegnare la Bibbia non solo a quanti hanno un compito strettamente pastorale e necessitano di una preparazione sempre più qualificata. La peculiarità di questa nuova proposta formativa è l’intenzione di dialogare in modo ancor più stretto e fecondo con gli interrogativi della contemporaneità, con le sue sfide audaci e provocatorie e far conoscere con maggior competenza le prospettive del testo biblico.
    Poter indagare come le radici della Bibbia sono fiorite e maturate all’interno delle questioni contemporanee è una sfida che Biblica desidera approfondire. Riscoprire la Bibbia come crocevia di culture è una sfida che la Scuola di alta formazione intende raccogliere.

    Quali questioni saranno poste al centro dell’attenzione?
    La questione antropologica è quella che sarà approfondita nel primo anno di nascita di Biblica. Gli interrogativi attorno all’essere umano continuano a moltiplicarsi anche dinanzi alle nuove scoperte della tecnica, dell’informatica, della medicina. La Scuola di alta formazione in Bibbia e cultura ha scelto di focalizzare la riflessione sull’essere umano attraverso un itinerario sui verbi che ne connotano l’identità e l’esperienza: nascere, custodire, amare, lavorare, soffrire/morire, sperare. Si tratta di coordinate entro cui la vicenda umana si dipana, tornanti dell’esistenza che segnano punti di svolta sia per chi li vive in prima persona sia per chi vi è a fianco.
    Ognuno di questi temi costituisce un modulo formativo che sarà articolato in lezioni di carattere fondamentale, per avvicinarsi adeguatamente al testo biblico rispetto al singolo tema, in un corso monografico che approfondisce alcuni aspetti peculiari del tema, in lezioni intensive con interventi di docenti esterni e noti al panorama scientifico e culturale contemporaneo, in un laboratorio.

    (Settimana News, 29 novembre 2023)


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