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    Per una pace sostenibile

    Educare secondo un approccio sistemico

    Martha Séïde [1]


    Introduzione

    Dopo la fine della Guerra fredda, l'affermarsi del fenomeno della globalizzazione, lo sviluppo accelerato della tecnologia digitale, il potenziamento delle reti in tutti i settori della società che hanno reso il mondo un villaggio globale, si potrebbe pensare che l'umanità abbia tutti gli strumenti per attenuare il clima bellico, che ha caratterizzato il ventesimo secolo a favore di un'era più pacifica. Tuttavia, come illustra lucidamente l'analista politico Nils Andersson, il mondo è ancora oggi afflitto da numerosi conflitti armati in diverse forme: «Conflitti interstatali, guerre civili, rivolte sociali, lotte per l'autonomia e l'indipendenza, spaccature etniche, antagonismi confessionali hanno coperto la mappa del mondo dal 1991 in poi». [2] Questi conflitti provocano conseguenze pesanti che gravano su intere popolazioni: morte e ferite di tante vite innocenti, spostamenti forzati, insicurezza alimentare e sanitaria, privazione dell'educazione, distruzioni delle infrastrutture e di beni, disoccupazione, povertà crescente, aumento dell'odio ecc. Tale situazione è confermata ancora oggi dai dati forniti da Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED) [3]. Secondo le statistiche, nel 2021, gran parte del globo affrontava quotidianamente conflitti armati, che hanno causato circa 79,5 milioni di sfollati. [4] La guerra tra Ucraina e Russia ne è una delle ultime prove. Inoltre, dobbiamo segnalare anche tutte le forme di aggressività sfrenata, che minano i rapporti interpersonali, familiari e sociali, come le violenze domestiche, i femminicidi frequenti, la criminalità, il bullismo e il cyberbullismo ecc.
    L'umanità non sembra avere imparato la lezione della solidarietà, offerta dalla grande prova della pandemia Covid 19 che ha colpito il mondo, e nemmeno quella della storia delle guerre recenti e remote. Infatti, nell'Enciclica Fratelli tutti, papa Francesco traccia realisticamente le ombre del mondo chiuso che ostacolano il sogno della fratellanza universale ed evoca spesso una terza guerra mondiale a pezzi, già in atto. [5] In questa situazione di violenza generalizzata, emergono alcuni interrogativi: come mai gli esseri umani creati dalla relazione e per la relazione, non riescono a vivere insieme nella pace? Come mai non hanno imparato che la guerra porta solo distruzione e morte? Perché la pace è così difficile? Forse bisogna arrendersi accettando la guerra come un fatto inevitabile o si può continuare a credere che la pace sia ancora possibile? A quali condizioni parlare di una pace sostenibile? Qual è il ruolo dell'educazione? In che modo impostarla per raggiungere una pace duratura? Queste domande lasciano cogliere la complessità e la difficoltà di elaborare un discorso sulla pace se si vuole evitare la retorica, l'allarmismo, l'utopismo o semplicemente un approccio riduttivo. Ecco perché ho scelto il titolo: Per una pace sostenibile. Educare secondo un approccio sistemico. Questo titolo lascia intuire che, se si vuole impostare un percorso educativo sulla pace che sia efficace, è necessaria innanzitutto la chiarificazione dei termini per coglierne i nodi e le diverse connessioni e, di conseguenza, privilegiare un approccio sistemico, concretizzato dal punto di vista pedagogico nel patto educativo globale. Data la complessità della tematica e la ricchezza di produzione di studi lungo la storia dell'umanità, la riflessione si svolge nell'orizzonte della visione cristiana della Chiesa cattolica in dialogo con altre istanze emergenti nella cultura contemporanea.

    1. Approccio sistemico, pace e sostenibilità. Quale rapporto?

    Per comprendere il rapporto esistente tra questi termini ed arrivare al sintagma che qualifica la pace sostenibile, occorre innanzitutto, pur sommariamente, chiarificare ciascuno dei vocaboli per evitare fraintendimenti o equivoci. In altri termini, è necessario rispondere alle domande: in che cosa consiste l'approccio sistemico? Come concepire la pace oggi? Come si definisce la sostenibilità?

    1.1. In che cosa consiste l'approccio sistemico?
    Le più recenti teorie sull'approccio sistemico concordano con alcuni autori considerati ormai classici nella storia della teoria generale dei sistemi, [6] per sostenere che la visione sistemica percepisce il mondo in termini di relazioni e di integrazioni. Tra questi, ritengo particolarmente rilevante l'approccio del noto fisico e studioso della teoria dei sistemi Fritjof Capra, condiviso con il biologo Pier Luigi Luisi. Nel libro Vita e natura. Una visione sistemica, [7]sintesi di lunghi anni di studio e di ricerca, gli autori presentano una nuova comprensione della vita con un profondo cambiamento di metafore: dal vedere il mondo come una macchina a comprenderlo come una rete. L'opera si distingue per la sua completezza, la sua organicità, la sua apertura ad integrare tutte le prospettive capaci di arricchire la riflessione in un costante dialogo interdisciplinare e transdisciplinare. Si tratta di «un quadro sistematico coerente che integra quattro dimensioni della vita: biologica, cognitiva, sociale ed ecologica e ne discute le profonde implicazioni filosofiche, sociali e politiche», [8] oltre le ricadute etiche e spirituali.
    Secondo Capra, il pensiero sistemico implica un modo di pensare in termini di relazioni o connessioni, schemi o modelli, processo e contesto. È un invito a superare la logica meccanicistica per abbracciare la dinamica della rete, come concetto centrale di tutti i sistemi viventi. [9]
    Quindi, a partire dall'analisi delle varie implicazioni della concezione sistemica della vita, l'Autore afferma di avere maturato «una profonda consapevolezza del fatto che i principali problemi della nostra epoca sono problemi sistemici — tutti interconnessi e interdipendenti — e che il pensiero sistemico è perciò di importanza decisiva per affrontarli con successo». [10]
    Da queste brevi considerazioni si deduce che l'approccio sistemico è un vero e proprio paradigma che coinvolge tutte le dimensioni della vita, intesa come rete di relazioni interconnesse e interdipendenti. Pertanto, è un approccio che ci permette di interpretare la realtà in modo nuovo, dove si nota il passaggio dall'autoaffermazione all'integrazione. Così, nella sfera del pensiero, occorre passare «dal razionale all'intuitivo, dall'analisi alla sintesi, dal riduzionismo all'olismo, dal pensiero lineare a quello non lineare» [11]. Per quanto riguardo i valori, è urgente passare «dalla competizione alla cooperazione, dall'espansione alla conservazione, dalla quantità alla qualità, dalla dominazione alla partnership». [12] Questi passi invitano ad entrare in una nuova visione che richiede l'attenzione alla complessità della realtà e, pertanto, di creare le condizioni perché i problemi sistemici trovino soluzioni sistemiche, cioè ispirate dalla logica della rete, della connessione, dell'interdipendenza, del processo, del contesto, della flessibilità, della non linearità, dell'autopoiesi, come tratti peculiari dell'approccio.

    1.2. Come concepire la pace oggi?
    Pensare la pace oggi non è una novità; il richiamo all'oggi vuol essere soltanto una delimitazione del campo essendo nell'impossibilità di presentare una trattazione completa. Infatti, il binomio antitetico "Pace e guerra", ha richiamato l'attenzione dei pensatori di ogni schieramento, di tutti i tempi. [13] Quindi anche la Chiesa cattolica si è sempre interessata della questione. Non è nel mio intento ripercorrere tutta la storia, ma solo ricordare che l'insegnamento del magistero ecclesiale si è sviluppato in modo rilevante nel XX secolo dopo le due grandi guerre, [14] particolarmente con la pubblicazione dell'enciclica Pacem in terris. [15] Per una pace universale e perpetua, si è passati dalla teoria della guerra santa a quella della guerra giusta fino a sfatare in modo radicale la realtà bellica per affermare l'impossibilità che la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia. [16]
    Purtroppo, la voce insistente della Chiesa viene poco ascoltata e si accentua sempre più la logica della guerra totale, in quanto, oggi, le guerre non sono più uno scontro tra soldati di professione per colpire obiettivi militari. Si configurano, invece, «come una gigantesca lotta complessiva che mobilita l'intero apparato dello Stato moderno e l'insieme della società civile. Oltre le forze armate, tutte le risorse (economiche, energetiche, alimentari, demografiche, culturali, religiose, spirituali e persino simboliche) di una comunità politica vengono messe in campo per ottenere la vittoria militare». [17] Basti pensare alle immagini della devastazione delle città dell'Ucraina per farsi un'idea.
    Inoltre, secondo gli osservatori più attenti, l'era della globalizzazione e della tecnologia digitale ha favorito uno stato di guerra piuttosto orizzontale che verticale. Questo significa che si assiste attualmente ad una recrudescenza di conflitti armati più diffusi, frammentati, mediatizzati nel quotidiano e, pertanto, accessibili a tutti ed incontrollabili. Mentre una volta erano circoscritte, unitarie, lontane, oggi le guerre sono nelle nostre case e ci colpiscono. Sostiene il cardinale Renato Raffaele Martini: «Il contesto globalizzato cambia i connotati sociologici della pace, ma non altera la dimensione evangelica, antropologica ed etica. Occorre quindi un supplemento di interpretazione del mondo di oggi nelle sue dinamiche principali e di coraggio profetico per poter annunciare e preparare la pace anche nel nuovo contesto globale, che si prefigura sempre più come il contesto del nostro domani. Parallelamente, serve anche la capacità di ricuperare il senso pieno della
    pace [...]». [18] In che consiste questa pienezza di senso?
    Secondo la dottrina sociale della Chiesa (DSC), si può affermare che la pace non è assenza di guerra e neppure uno stabile equilibrio tra forze avversarie. Al contrario, essa si fonda su una corretta concezione della persona umana e richiede la giustizia e la carità. È piuttosto la pienezza della vita (cf Ml 2,5). [19]
    L'idea della pienezza di vita trova una sua espressione illuminante nella prospettiva dell'ecologia umana già evocata da Giovanni Paolo II, [20] e ripresa ampiamente da Papa Francesco nella Laudato Si', che dedica tutto un capitolo all'ecologia integrale per sottolineare l'interconnessione intrinseca tra tutte le creature della vita terrestre e tutte le dimensioni della realtà. Tutto è collegato. [21]
    In questo senso, la prospettiva ecosistemica potrebbe diventare quel supplemento di interpretazione per comprendere la pace. Infatti, si dice oggi che la guerra è «un fenomeno globale e questo deve far emergere sempre di più, come risposta attiva, che anche la pace è un fenomeno globale. Questa globalità non va tuttavia intesa solo in senso estensivo: dalle guerre moderne nessuno può sentirsi al sicuro e tirarsene fuori; e nemmeno solo come complessità: le guerre moderne sono frutto di un intreccio di cause». [22] A questo punto, possiamo chiederci: quali sono le nuove esigenze della pace? Quali strade percorrere per costruirla e realizzarla meglio di quanto non si è riuscito a fare fino ad ora?
    Queste domande stanno ad indicare che per sconfiggere la guerra, frutto di un intreccio di cause, è indispensabile un approccio sistemico, dove la pace va promossa tenendo presente l'interconnessione di tutti gli aspetti della rete della vita: dal personale, all'interpersonale, al sociale, all'istituzionale, all'ambientale ecc. Si tratterebbe di attivare il paradigma sistemico di Capra citato sopra. Egli afferma: «Un approccio sistemico alla pace consiste nel trovare forme non violente di soluzione del conflitto. Ciò significa, prima di tutto sviluppare una visione sistemica della rete di rapporti economici, sociali e politici da cui nascono i conflitti. Una volta che questi rapporti sono stati compresi, si può ricorrere a un'ampia gamma di metodi per risolvere i conflitti». [23] L'educazione è una via privilegiata che ci offre la possibilità di trovare i metodi adeguati. Quindi, per raggiungere questa pace detta sostenibile, secondo l'approccio sistemico, è urgente un patto educativo globale.

    1.3. Quale sostenibilità?
    La sostenibilità è un concetto complesso, polisemico, anche in alcuni casi problematico perché riferito a visioni divergenti, applicabile ad una pluralità di ambiti: ambientale/ecologico, sociale, economico, finanziario, giuridico, manageriale, filosofico, etico, politico ecc. Lo spazio esiguo di questo articolo non mi permette di presentare uno studio esauriente. [24] Basta pensare che, secondo una ricerca fatta dallo studioso John R. Ehrenfeld già nel 2008, sono stati individuati più di trecento definizioni del termine. [25] Oggi, non si tratta solo di un termine trasversale a tanti ambiti, si parla ormai delle scienze della sostenibilità. [26]
    Tuttavia, bisogna riconoscere che il concetto ha avuto un'evoluzione significativa fin dalla sua prima definizione ufficiale, applicata allo sviluppo, offerta dal Rapporto Brundtland (1987) che attribuisce allo sviluppo sostenibile la capacità di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere quelli delle generazioni future. [27] Secondo Maria Borello, questo Rapporto rappresenta «un manifesto pioneristico, dal titolo evocativo e precipuo, Our common future; l'idea alla base di questo documento è che occorra un'azione sinergica, capace di superare i confini nazionali per investire la relazionalità globale; è un manifesto che traccia le linee da assumere insieme, come cittadini del mondo, al fine di garantire il nostro futuro in comune». [28] Infatti, da questo punto di vista, il concetto di sostenibilità viene letto nella triplice dimensione: economica, sociale ed ambientale in una logica piuttosto antropocentrica.
    Pur riconoscendo la ricchezza di questa definizione, si sottolinea la sua incompletezza perché nella pratica si fa fatica a coniugare in modo armonico le tre dimensioni e si tende a privilegiare un aspetto o l'altro secondo i diversi interessi. Per questo, successivamente, si sono sviluppati numerosi studi, ricerche, conferenze internazionali per approfondire la tematica in un'ottica più globale, ma prevalentemente associata al tema dello sviluppo. [29]
    Altri autori [30] propongono di esplorare la radice etimologica per meglio chiarire il vocabolo e ampliare il concetto. In questo caso, la sostenibilità deriva dal verbo latino sustinere, che significa sostenere, sorreggere, tenere sotto. In questa ottica, evoca il senso di mantenimento di uno stato rimandando all'idea della stabilità. Ci si chiede, qual è il quid da sostenere? In che consiste questa stabilità? Il tentativo di rispondere a queste domande ha portato spesso alla polarizzazione di un aspetto o di un altro ed ha reso ancora più difficile una definizione oggettiva del termine.
    Così, nel dibattito in corso, la linea che sembra più accettabile è l'adozione dell'approccio sistemico di Capra. Egli afferma, tra l'altro, che «la caratteristica principale della famiglia terrestre è la capacità di sostenere la vita. [Pertanto] una comunità umana sostenibile sarà .allora una comunità umana disegnata in modo tale che i suoi stili di vita, la sua economia, le sue infrastrutture e le sue tecnologie non interferiscano con la capacità intrinseca della natura di sostenere la vita». [31] Da questa prospettiva, il quid da sostenere non sarebbe la stabilità, ma la vita come valore inalienabile, dinamico e in continua evoluzione. Riferendosi all'ipotesi sistemica di Capra, Valera afferma che la «sostenibilità non significa, in primo luogo, stabilità, bensì "processualità dinamica co-evolutiva" tra sistemi differenti (sistemi umani, sistemi non-umani, ecc.)». [32]
    Questo approccio, che vede la sostenibilità come capacità di sostenere la vita, mette al centro il concetto di rete che integra in modo armonico tutte le dimensioni della vita in un'ottica sistemica. Così come afferma Capra: «La sostenibilità coinvolge sempre un'intera comunità. Questa è la profonda lezione che dobbiamo apprendere dalla natura. Gli scambi di energie e di risorse in un ecosistema sono sostenuti dalla penetrante cooperazione. La vita non ha conquistato il pianeta con la guerra, ma con la cooperazione, l'associazione e le reti». [33]
    Da queste brevi considerazioni, si deduce che la sostenibilità è la qualità che abilita a sostenere la vita presente e futura nel senso che il modo di vivere e di agire di un sistema non interferisce con la capacità intrinseca dell'altro sistema di sostenere la vita.
    Una volta chiariti questi concetti dalla prospettiva sistemica, possiamo procedere nella definizione della pace sostenibile.

    1.4. Pace sostenibile
    Se la pace si concettualizza attorno alla pienezza della vita da affrontare in un approccio sistemico e la sostenibilità si definisce come capacità di sostenere la vita nella rete delle sue molteplici dimensioni, si può affermare che esiste un rapporto molto stretto tra i termini. Tutti e due hanno al centro il tema della vita fecondato dal pensiero sistemico, che dà robustezza e unitarietà al sintagma pace sostenibile. Quindi, l'appellativo "pace sostenibile" non è un effetto di moda, ma uno sforzo di pensare la pace in una prospettiva sistemica, cioè tenendo presenti tutte le variabili che entrano in gioco e si condizionano a vicenda, per cui è necessario intervenire in modo globale e sinergico, affinché la pace raggiunga tutti nel proprio contesto.
    Una definizione che risponde pienamente a questi criteri è quella contenuta nella Carta della Terra. [34] In essa si presenta la pace come «completezza creata da relazioni equilibrate ed armoniose con sé stessi, con le altre persone, con le altre culture, con le altre forme di vita, con la Terra e con quell'insieme, più grande di cui siamo tutti parte». [35]
    La pace così concepita occupa un posto rilevante nell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Ci si trova fin dall'inizio tra i cinque pilastri, espressione dell'impegno degli Stati, conosciuti come le 5P: persone, prosperità, pace, partnership e pianeta. Quando si parla della pace, i Capi degli Stati affermano che sono «determinati a promuovere società pacifiche, giuste e inclusive, libere dalla paura e dalla violenza. Non ci può essere sviluppo sostenibile senza pace, né la pace senza sviluppo sostenibile». [36] Inoltre, al tema della pace è dedicato uno dei 17 obiettivi; si tratta dell'obiettivo 16 articolato in 10 target. Anche se non si parla in modo esplicito di approccio sistemico, una lettura attenta lascia percepire anche qui la stretta correlazione con gli altri obiettivi dell'Agenda e la necessità di uno sguardo globale per affrontare la pace. Difatti si afferma che, per il raggiungimento della pace, tutti i Paesi sono invitati all'impegno di ridurre tutte le forme di violenza, di combattere ogni forma di criminalità e di corruzione. Si è convinti che occorrono istituzioni efficaci, responsabili e trasparenti a tutti i livelli per ristabilire la pace e garantire la giustizia sociale, i diritti umani, l'equità nella logica interpersonale, intergenerazionale, nazionale e internazionale. Questo implica una particolare attenzione alla salvaguarda dell'ambiente, degli ecosistemi e di tutte le vite che vi si trovano. [37]
    Nella stessa linea, la dottrina sociale della Chiesa descrive con forza il fallimento della guerra e presenta la pace dal punto di vista biblico come dono di Dio e anelito del cuore umano. Pertanto, è l'impegno di riconciliazione con il Padre e con i fratelli che porta al traguardo della convivenza armonica della società. La pace implica la promozione dei valori legati alla dignità umana come la giustizia, l'amore, la solidarietà, la partecipazione e la responsabilità di tutti per costruirla nel quotidiano. [38]
    Nel linguaggio dell'attuale Pontefice, la pace sostenibile può essere intesa come la pace duratura che egli illustra in modo convincente nell'enciclica Fratelli tutti: «la pace reale e duratura è possibile "solo a partire da un'etica globale di solidarietà e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall'interdipendenza e dalla corresponsabilità nell'intera famiglia umana"». [39]
    Gli aspetti messi in evidenza fin qui aprono la strada per tracciare alcune linee di educazione alla pace nell'ottica della sostenibilità e in prospettiva sistemica.

    2. Educare alla pace sostenibile in una prospettiva sistemica

    Come segnalato precedentemente, oggi la pace nel mondo è una realtà globale che richiede un'impostazione sistemica per essere compresa e promossa globalmente. Gli Stati, le grandi organizzazioni internazionali, le istituzioni civili ed ecclesiali a livello nazionale e internazionale, le diverse componenti della società, sono tutti d'accordo nell'affermare l'urgenza di unire le forze per affrontare le grandi questioni del pianeta in modo sostenibile. [40] In questo processo l'educazione ha un ruolo chiave per costruire vie adeguate di pace. Intraprendere questo percorso richiede marcia. È necessario sviluppare una visione sistemica della vita, per essere in grado di assumere il conflitto come possibilità di crescere auto-generarsi, nella logica di un patto educativo globale.

    2.1. Sviluppare una visione sistemica della vita
    Dal punto di vista pedagogico: sviluppare una visione sistemica della vita. in vista di un'educazione alla pace, implica la necessità di elaborare percorsi per accompagnare le persone alla consapevolezza che fanno parte di una rete di sistemi viventi, pertanto occorre l'impegno per sostenere la vita in noi e nell'insieme dell'ecosistema.

    2.1.1. Educare alla consapevolezza e alla responsabilità
    Negli scenari della società contemporanea si osserva un eccesso di antropocentrismo che fa del paradigma tecnocratico il metro di tutto; da ciò deriva una logica dello sfruttamento sfrenato dei sistemi viventi in vista d'interessi economici e di mercato. [41] Afferma Papa Francesco: «Molte cose devono riorientare la propria rotta, ma prima di tutto è l'umanità che ha bisogno di cambiare. Manca la coscienza di un'origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge così una grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione». [42]
    Da questa prospettiva e nella linea della riflessione presentata sopra, uno dei primi passi per educare alla pace nella visione sistemica è innanzitutto coltivare la consapevolezza che l'essere umano è parte integrante dell'ecosistema vivente. Pertanto, pur avendo ricevuto l'ordine di essere custode del creato (cf Gn 2,15) non ne è affatto il padrone onnipotente. Ogni suo gesto, ogni sua azione ha delle implicanze su tutto il sistema. Si tratta di acquisire una vera e propria competenza in cui sono coinvolti gli aspetti cognitivi, motivazionali, socio-affettivi e comportamentali. Quindi, è necessaria la consapevolezza della situazione-limite in cui si trova il pianeta terra, la consapevolezza dell'irreversibilità di certi processi ormai innescati, come anche della spirale perversa avviata dalla tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l'unica soluzione dei problemi. [43]
    In questa ottica, Capra propone l'alfabetizzazione ecologica come competenza essenziale per affrontare il futuro, cioè, la «capacità di comprendere i principi fondamentali dell'ecologia e di vivere conformemente a essi. Ciò significa che l'alfabetizzazione ecologica deve diventare una competenza essenziale per politici, dirigenti aziendali e professionisti in tutti i campi e dovrebbe essere la parte più importante della formazione a tutti i livelli: dalle scuole primarie e secondarie ai college, alle università, alla formazione permanente e all'addestramento dei professionisti». [44] L'Autore continua insistendo sulla necessità di «insegnare ai nostri bambini, ai nostri studenti e ai nostri leader politici e imprenditoriali i fatti fondamentali della vita: per esempio, che gli scarti di una specie sono il cibo di un'altra; che la materia circola continuamente attraverso il tessuto della vita; che l'energia che aziona i cicli ecologici proviene dal sole; che la diversità assicura la resilienza; che la vita, fin dalle sue origini oltre tre miliardi di anni fa, non ha conquistato il pianeta combattendo ma formando reti». [45]
    Nella stessa linea papa Francesco invita alla conversione ecologica in termini di interiorità, di spiritualità, di trasformazione del cuore, di cambiamento di stili di vita, di riconciliazione con il creato. Ciò implica la creazione di un dinamismo duraturo che si fa conversione comunitaria e comporta vari atteggiamenti da mettere in atto per vivere in armonia con il creato nella sua totalità. Quindi la conversione, come anche l'alfabetizzazione ecologica, ha una portata etica e spirituale tale che rafforza la. coscienza e la disposizione a prenderci cura dell'ambiente in modo da conservare la ricchezza dell'ecosistema e, così, promuovere una migliore qualità della vita.
    Da questo punto di vista, educare alla consapevolezza diventa la conditio sine qua non per assumere con coraggio e audacia la propria responsabilità e abbracciare nuovi stili di vita, nuove abitudini e nuovi comportamenti per fare crescere una cultura della vita e della pace in sé e attorno a sé. Ciò implica la pedagogia dei piccoli gesti: cura, attenzione, gentilezza ecc. Il campo di azione è molto ampio: tutti, dai più piccoli agli adulti, possono fare qualche cosa per diventare artigiani di pace generando vita nel quotidiano.

    2.1.2. Sostenere la vita imparando a vivere insieme
    La consapevolezza che tutti i sistemi viventi, gli organismi, gli ecosistemi o i sistemi sociali si organizzano o anzi si auto-organizzano in schemi di reti può stimolarci alla ricerca di strategie adeguate a promuovere insieme la vita. Secondo le ricerche delle scienze della vita, i sistemi viventi si caratterizzano per la loro capacità generativa, cioè la capacità di auto-generarsi e non di distruggersi. Pertanto, nella logica sistemica, se vogliamo stabilire un clima di pace, è imprescindibile sostenere la rete della vita, costruendo e nutrendo le comunità. [46] Afferma Capra: «Se studiamo la vita, possiamo osservare che gli ecosistemi hanno sviluppato una serie di principi organizzativi che sono principi di comunità. Si potrebbe dire che la natura sostiene la vita formando e nutrendo comunità. Se vogliamo sostenere la vita, noi dobbiamo fare la stessa cosa: nutrire le comunità. In una comunità troviamo piacere nelle relazioni umane. Dobbiamo tornare alle relazioni umane, nutrirle, svilupparle». [47]
    Dal punto di vista pedagogico, questo percorso richiede la capacità di imparare a vivere insieme in un mondo in cui sembrano prevalere i conflitti armati, dove l'individuo è stimolato più alla competizione che alla cooperazione. L'educazione alla pace diventa in primo luogo un progetto per la ricostruzione delle relazioni sociali, curando innanzitutto la costruzione dell'umano a livello personale. Per raggiungere tale meta, è fondamentale attivare una strategia proattiva per accompagnare le persone fin dalla tenera età. Come indica la Costituzione dell'UNESCO già dal 1945: «Poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere poste le difese della pace». [48]
    In questa linea, la psicopedagogista Daniela Lucangeli propone, per i bambini, di educare la psiche alla pace. Tale compito richiede una progettualità da assumere in primis nella forma mentis degli educatori, chiamati a ricuperare il terreno dell'ascolto e della comunicazione di qualità. Infatti, un approccio corretto ai fatti è una forma mentale per educare alla pace, valorizzando nei bambini le emozioni e stimolando la resilienza. [49] Da questo punto di vista, «all'educatore è richiesto di avere per primo un autentico atteggiamento di nutrimento verso le emozioni che fanno armonia: occorre rimettere in ordine questa predisposizione personale per riuscire ad alimentarla negli altri, perché noi siamo una specie sociale in reciproca interazione». [50] Quindi il tema dell'educazione alla pace sostenibile come viene impostato in questa riflessione, richiede una prospettiva integrale «che tiene insieme quattro dimensioni: la testa, il cuore, la coscienza e le mani. Ciò permette di prestare attenzione a rigore intellettuale, coinvolgimento emotivo, riflessione etica e capacità di azione». [51]
    Nella visione sistemica in chiave cattolica, mentre si lavora per l'armonia delle singole persone, si avvia anche il cammino per promuovere relazioni sociali positive. Quindi, si tratta di una ricerca continua finalizzata a ricuperare i temi della dottrina sociale legati al principio della dignità della persona umana nel quale trova fondamento ogni altro principio come il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la partecipazione, la solidarietà, i valori fondamentali della vita sociale (giustizia, verità, libertà) e la carità. [52] «Questi principi hanno un carattere generale e fondamentale; poiché riguardano la realtà sociale nel suo complesso: dalle relazioni interpersonali caratterizzate da prossimità ed immediatezza a quelle mediate dalla politica, dall'economia e dal diritto; dalle relazioni tra comunità o gruppi ai rapporti tra i popoli e le Nazioni». [53] Da qui, possono nascere percorsi educativi variegati da avviare simultaneamente per una pace sostenibile. Ad esempio, l'educazione alla pace può essere declinata in «educazione ai diritti umani, alla convivenza civile, alla democrazia, alla legalità, alla solidarietà, allo sviluppo, alla nonviolenza, alla tolleranza, alla corretta gestione dei conflitti, al dialogo inter e intra-religioso, alla mondialità ecc.; ciò implica un ruolo anche nella costruzione dell'identità». [54]
    In questo modo si abbinano il livello micro e macro perché, se vogliamo raggiungere la pace nella società e tra le nazioni, è imprescindibile iniziare dalle giovani generazioni in tutti i luoghi dove si dispiega la ferialità dell'esistenza e si ha la possibilità di imparare ad affrontare in modo efficace i conflitti inerenti alla relazione umana.

    2.2. Imparare ad abitare il conflitto nella pace
    Il conflitto è generalmente visto con una connotazione negativa; pertanto è considerato un ostacolo da evitare e superare. In questo senso, può sembrare paradossale l'invito ad abitare il conflitto nella pace. Tuttavia, questo ossimoro traduce una dimensione fondamentale della relazione. Il verbo abitare indica comunemente l'azione di vivere abitualmente in un luogo; rimanda, quindi, all'idea di casa, cioè all'ambiente della vita quotidiana e dei legami familiari. Così inteso è chiaro che l'abitare implica relazione, responsabilità ed impegno. Si tratta di un dimorare o sostare nel mondo in modo attivo e concreto per vivere positivamente il luogo dove ci si trova in tutte le sue sfaccettature. [55] Applicato alla realtà del conflitto, si tratta innanzitutto di distinguere il termine conflitto da quello di violenza/guerra e di riconoscerlo come un aspetto ineliminabile della relazione che va gestita in modo positivo. In questo modo può diventare una risorsa, cioè una opportunità di apprendimento orientato alla pace. Quando lo si tratta in modo negativo, può trasformarsi in violenza. Così, imparare ad abitare il conflitto è innanzitutto comprenderlo per evitare che degeneri in aggressività e violenza.
    Da questo punto di vista, Daniele Novara propone di imparare a so-stare nel conflitto, cioè di andare oltre le funzioni meramente tecnicistiche di risoluzione del conflitto per adottare la prospettiva pedagogica che fa del conflitto un'opportunità di apprendimento. In altri termini, imparare a stare nel conflitto vuol dire «accettare e incontrare le proprie emozioni creando i distacco necessario onde evitare che le stesse tiranneggino i comportamenti spingendoci verso reazioni puramente pulsionali; saper leggere il conflitto proprio come se fosse un libro aperto e quindi imparando a decodificare le componenti e specialmente avendo la consapevolezza che ogni conflitto per essere tale presenta sempre qualcosa di nascosto, di non percepibile alla percezione immediata e quindi necessita un'indagine e una lettura più profonda; la consapevolezza della propria sostenibilità, ossia che ognuno di noi ha un indice di conflittualità specifico, personale che va riconosciuto, coltivato, migliorato, ma anzitutto rispettato». [56]
    In questo modo, l'Autore indica l'alfabetizzazione al conflitto come via per l'educazione alla pace. Dal punto di vista educativo, questo richiede di creare le condizioni che permettono alle persone di comprendere che le relazioni si nutrono non solo della simpatia ma anche della discordanza e del pensiero divergente. Pertanto, occorrono processi educativi che accompagnino gli educandi ad «assumere il conflitto come un elemento generativo, un elemento creativo, una risorsa all'interno della costruzione di una serie di relazioni che non possono prescindere dal valorizzare e contenere la diversità». [57]
    La formula so-stare nel conflitto rimanda al concetto di sostenibilità accennato sopra, in quanto la persona deve essere in grado di sostenere il conflitto tanto a livello delle disposizioni interne quanto nella realtà contestuale.
    Infatti, l'educazione alla pace sostenibile abilita alla capacità di gestire la sostenibilità del conflitto. Ciò significa che bisogna, contemporaneamente, lavorare su sé stessi e sul contesto. «Non si tratta di una competenza di esplicitazione puramente emotiva: spesso la reattività o la conflittualità endemica sono piuttosto segnale di una dominazione dell'emotivo sul consapevole; la gestione dei conflitti avviene piuttosto quando tra sostenibilità interna e quella esterna si crea un dialogo tale per cui il soggetto realizza un'azione consapevole, adeguata al contesto». [58]
    In sintesi, possiamo affermare che l'educazione alla pace vista come alfabetizzazione al conflitto richiede di creare gli strumenti adeguati ad assicurare la capacità di riconoscere, di leggere e di produrre una cultura che sappia vivere il conflitto come un potenziale di crescita. È una delle condizioni indispensabili per evitare la violenza. «Le persone con carenza conflittuale sono quelle più esposte al delirio paranoico di eliminare chi disturba». [59]
    In questo percorso è essenziale l'educazione alla memoria che sprona, da una parte, a rivedere i contenuti, i linguaggi nel modo di trasmettere le tradizioni culturali da una generazione all'altra; dall'altra, a conoscere la storia delle guerre allo scopo di prevenire la ripetizione degli stessi errori del passato. Di fatto, gli scenari bellici a cui stiamo assistendo oggi a livello mondiale, sembrano confermare che l'umanità ha dimenticato gli effetti distruttivi della guerra.
    Nella stessa linea si dovrebbe promuovere l'educazione al dialogo nella varietà delle sue espressioni per costruire ponti di pace e abbattere muri di violenza. Tutto ciò dovrebbe portare alla capacità di perdono e di riconciliazione. Per i credenti, la vita sacramentale è una via privilegiata per raggiungere gradualmente questa meta, nella convinzione di essere in primis peccatori bisognosi di perdono e di conseguenza essere disponibili a perdonare gli altri.
    Tutto ciò permette di rinnovare la convinzione che l'educazione alla pace rappresenta una delle sfide indispensabili per la riflessione pedagogica. In questa prospettiva, si rafforza l'importanza fondamentale della formazione degli educatori in una nuova visione che permetta loro di incidere sulle competenze relazionali delle nuove generazioni in una logica di alfabetizzazione per abitare il conflitto nella pace.

    2.3. Promuovere un patto educativo globale orientato alla pace
    Nella prospettiva sistemica, un'educazione alla pace che voglia essere sostenibile deve coinvolgere non solo ogni singola persona nella rete delle relazioni sociali, ma «tutti i soggetti: istituzionali e del mondo formale della formazione (scuole e università), ma anche del mondo non formale (famiglia, associazioni, organismi culturali e di rappresentanza presenti nei vari Paesi, comprese le Chiese) e informale, come i mass-media e le nuove tecnologie dell'informazione, per un umanesimo planetario in un ecosistema educativo». [60]
    Anche le organizzazioni internazionali come l'UNESCO, invitano a ripensare il futuro insieme attraverso un nuovo contratto sociale per l'educazione. Nel Rapporto Repenser nos futurs ensemble, pubblicato di recente, si dichiara che «l'educazione deve Consentirci di unirci attorno a iniziative collettive e fornire la conoscenza, la scienza e le innovazioni che assicureranno un futuro sostenibile segnato dalla giustizia sociale, economica e ambientale per tutti. Deve correggere le ingiustizie del passato mentre ci prepara ai cambiamenti ambientali, tecnologici e sociali che si profilano all'orizzonte». [61]
    Nella stessa linea, Papa Francesco invita la Chiesa e tutti gli uomini di buona volontà ad un'alleanza globale per l'educazione, dove sono coinvolte tutte le componenti della persona in tutte le sue espressioni; un'alleanza tra gli abitanti della "casa comune"; un'alleanza generatrice di pace, giustizia e accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana nonché di dialogo tra le religioni. [62]
    Questo appello generalizzato può essere applicato al tema dell'educazione alla pace tanto decisivo per il contesto odierno. Proprio perché ci si augura una pace sostenibile è fondamentale che tutti gli attori sociali siano impegnati in questo progetto a livello globale.
    Una ricognizione sulle esperienze e i progetti di educazione alla pace mediante il principio della nonviolenza è sconfinata. [63] Le esperienze sono abbondanti; si sono creati istituzioni e centri di studi di eccellenza per pensare la pace; si sono sviluppati numerosi progetti, metodi, tecniche e strumenti per educare alla pace in tutti gli ambiti. Che cosa manca, allora, per migliorare le relazioni verso la pace sostenibile?
    A mio parere, occorre accogliere l'invito di unire le forze in un patto educativo globale per fare sì che tutti gli attori, ciascuno dal proprio punto di vista, possano confluire in questo progetto comune nell'ottica ecosistemica, cioè nella consapevolezza che solo lavorando in rete è possibile affrontare i grandi problemi sociali, tra cui la pace. La rete delle Università Italiane per la pace (RUNIPACE); [64] come pure il movimento globale di Religions for peace ne sono degli esempi concreti. [65]
    Oltre alla rete tra istituzioni simili, come queste citate, occorre rafforzare anche la rete all'interno delle singole istituzioni, ma anche tra le diverse istituzioni educative del territorio quali famiglia - scuola; scuola - Chiesa; famiglia – scuola – Chiesa - società civile - Stato ecc., per giungere insieme alla costruzione della cosiddetta città o società educativa. Ciò significa una città che «scommette sull'educazione come strumento di trasformazione sociale, tramite la mobilitazione e il coinvolgimento del maggior numero possibile di agenti educativi attivi sul territorio. [...] quindi essere consapevoli che tutte le politiche e gli interventi proposti e avviati dai diversi dipartimenti e servizi comunali (quali urbanistica, ambiente, mobilità, cultura, sport, salute, ecc.) trasmettono sapere e educano, in modo più o meno intenzionale, a determinati valori e comportamenti». [66] Nel nostro caso, il focus potrebbe essere l'educazione alla pace, ma sempre nell'ottica dell'interconnessione e dell'interdipendenza con gli altri nodi della rete. Si tratta di un vero patto che consente «di unire gli sforzi e di creare sinergie tra i poteri pubblici e la società civile, al fine di ottenere il maggior numero di opportunità educative». [67]
    L'esperienza della rete delle scuole cattoliche dell'Office International de I'Enseignement Catholique (OIEC) può essere ispirante. L'OIEC promuove un progetto mondiale di ricostruzione del patto educativo globale mediante un'articolazione che parte dal locale all'interno della propria istituzione, si allarga alle altre istituzioni dello stesso quartiere, raggiunge il Comune, quindi la città educativa e infine si estende a livello nazionale e internazionale. Inoltre l'Associazione ha avviato il programma Planet Fraternity, una rete di apprendimento tra i bambini e i giovani per crescere nell'amicizia e fraternità. [68]
    Questi sono solo alcuni esempi che illustrano le iniziative già in atto, ma che richiedono perseveranza, creatività e monitoraggio continuo in vista di una trasformazione del mondo verso una pace sostenibile.

    Conclusione aperta

    Dalla riflessione fatta fin qui, si evince che il discorso è complesso e molto ampio e richiederebbe ben altro spazio per essere esaustivo. Tuttavia, le linee educative dell'educazione alla pace abbozzala sono molto stimolanti e aprono a nuovi orizzonti di progettazione. È importante notare che vanno precisate e sviluppate in percorsi concreti per raggiungere la pace sostenibile. Per questo, devono tradursi in atteggiamenti, conoscenze, abilità e comportamenti nella linea della grammatica dei conflitti per imparare a gestire le difficoltà relazionali in modo efficace.
    Ciò implica la formazione degli educatori e degli insegnanti nei vari nodi della rete attraverso una pedagogia cooperativa e solidale per assumere il paradigma ecosistemico nella progettazione e negli interventi formativi.
    Solo così, si potrà avverare ciò che papa Francesco chiama "architettura e artigianato della pace", quando afferma: «C'è una "architettura" della pace nella quale intervengono le varie istituzioni della società, ciascuna secondo la propria competenza, però c'è anche un "artigianato" della pace che a coinvolge tutti. A partire da diversi processi di pace che si sviluppano in vari luoghi del mondo, "abbiamo imparato che queste vie di pacificazione, di primato della ragione sulla vendetta, di delicata armonia tra la politica e il diritto, non possono ovviare ai percorsi della gente. Non è sufficiente il disegno di quadri normativi e accordi istituzionali tra gruppi politici o economici di buona volontà. [...] Inoltre, è sempre prezioso inserire nei nostri processi di pace l'esperienza di settori che, in molte occasioni, sono stati resi invisibili, affinché siano proprio le comunità a colorare i processi di memoria collettiva"». [69]
    La strada è tracciata: se si vuole la pace sostenibile, occorre entrare nella rete, sostenere la vita, nutrendo e costruendo le comunità mediante l'educazione.

     

    NOTE

    1 Docente di Teologia dell'educazione presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell'Educazione «Auxilium» - Roma e la Pontificia Università Lateranense - Città del Vaticano.
    2 ANDERSSON Nils, La guerre et la paix, entre réalité et utopie, in Revue La Pensée 387(2016)3, 39.
    3 Cf ARMED CONFLICT LOCATION & EVENT DATA PROJECT, Annual Report 2021, in https://aciedda-ta.com/acleddatanew/wp-content/uploads/2022/09/ACLED_Programs-2021-Annual-Report.pdf (22-12-2022).
    4 Cf JENIK Claire, Le monde en guerre en 2021. Conflits armés, in
    https://fr.statista.com/infographie /25635/pays-affrontements-armes-guerres-en-cours/ (10-03-2022).
    5 Cf FRANCESCO, Lettera enciclica sulla fraternità e l'amicizia sociale: Fratelli tutti, 3 ottobre 2020, Città del Vaticano, LEV 2020, nn. 9-35.
    6 «La nascita ufficiale della teoria dedicata allo studio dei sistemi risale al 1954, anno in cui a Palo Alto un gruppo di studiosi europei e americani di differente origine disciplinare - come l'economista Kenneth Boulding, il biomatematico Anatol Rapoport, il fisiologo Ralph Gerard e il padre delle teorie sistemiche, il biologo Ludwig von Bertalanffy - fondarono la Society for generai system research» (cf PARSI Francesco, Teoria dei sistemi, in Enciclopedia delle scienze sociali (1998), in https://www.treccani.it/enciclopedia/teoria-dei-sistemi_%28Enciclopedia-delle-scienze-sociali%29/ (14-01-2023). Altri scienziati, tra cui spiccano Gregory Bateson, Humberto Maturana, Francisco Valera, Ilya Prigogine, hanno dato un apporto molto significativo nello sviluppo della teoria dei sistemi.
    7 Cf CAPRA Fritjof - Luisi Pier Luigi, Vita e natura. Una visione sistemica [The Systems View of Life: A Unifying Vision, Cambridge/New York, Cambridge University Press 2014] Milano, Edizioni Aboca 2020.
    8 CAPRA - LUISI, Vita e natura. Una visione sistemica, presentazione di Toni Federico, Roma 2015, 1, in http://www.comitatoscientifico.org/temi%20SD/documents/CAPRA%20Vita%20 e%20natura%2015.pdf (14-01-2023).
    9 Cf CAPRA Fritjof, Le relazioni della vita. I percorsi del pensiero sistemico [Patterns of Connection. Essential Essays from ten decades 2021], traduzione di Tullio Cannillo, Sansepolcro AR, Aboca 2022, 321-373.
    10 Ivi 180.
    11 Ivi 194.
    12 !vi 195.
    13 Se si pensa alla pace perpetua di Kant (1795) che proponeva una pace universale nella logica di una federazione mondiale degli Stati. Già allora si trattava di un superamento della pace universale di tipo stoico ripreso dal cristianesimo e nel Medio evo (cf KANT Immanuel, Per la pace perpetua. Progetto di filosofia, prima traduzione dell'italiano di Adolfo Mazone, Milano, Sonzogno Editore 1883; POSSENTI Vittorio (a cura di), Pace e guerra tra le nazioni. Seconda navigazione. Annuario di filosofia 2006, Milano, Guerini e Associati 2006; BOBBIO Norberto, Il problema della guerra e le vie della pace, Bologna, Il Mulino 1997.
    14 Cf MENOZZI Daniele, I cattolici, la pace e la guerra nel XX secolo, in MARENGO Gilfredo (a cura di), Per un sapere della pace, Città del Vaticano, LEV 2020, 35-54.
    15 Cf GIOVANNI XXIII, Lettera enciclica: Pacem in terris (PT), 11 aprile 1963, in Enchiridion Vaticanum (EV)/2, Bologna, Dehoniane 19771°, 1- 60.
    16 Cf CESAREO Giulio, "Alienum est a ratione" (Pacem in terris 67). Lo sviluppo dell'insegnamento magisteriale sulla pace e la guerra nel secondo dopoguerra, in MARENGO (a cura di), Per un sapere della pace 55-73.
    17 MENOZZI, I cattolici la pace e la guerra 38.
    18 MARTINO Renato Raffaele, La promozione della pace in un mondo globale, in MARENGO Gilfredo (a cura di), Per un sapere della pace, Città del Vaticano, LEV 2020, 80-81.
    19 Cf PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, Città del Vaticano, LEV 2004, nn. 488-494.
    20 Cf GIOVANNI PAOLO Il, Lettera enciclica Centesimus Annus nel centenario della "Rerum Novarum", 1° maggio 1991, n. 38, in Enchiridion Vaticanum (EV)/13, Bologna, Dehoniane 1995, 195.
    21 Cf FRANCESCO, Lettera Enciclica sulla cura della casa comune: Laudato sì' (LS), 24 maggio 2015, Città del Vaticano, LEV 2015, nn.137-162.
    22 MARTINO, La promozione della pace 85.
    23 CAPRA Fritjof, Le relazioni della vita. I percorsi del pensiero sistemico 192.
    24 Per avere un'idea dell'evoluzione del concetto, si può consultare VALERA Luca, La sostenibilità: un concetto da chiarire, in Economia & Diritto Agroalimentare 17(2012)1, 39-53; SCATTOLA Elena, Sostenibilità e sviluppo sostenibile. Evoluzione del concetto, in Munich Personal RePEc Archive (2010)1, 2-21, in https://mpra.ub.uni-muenchen.de/37201/ (30/01/2022); BOTTERO Marta - MONDINI Giulio, Valutazione e Sostenibilità. Piani, programmi e progetti, in SIEV-Valori e Valutazioni (2009)3, 125-126.
    25 Cf EHRENFELD John R., Sustainability Needs to Be Attained, not Managed. Editorial, in Sustainability: Science, Practice, & Policy 4(2008)2, 2-3.
    26 Cf KOMIYAMA Hiroshi - TAKEUCHI Kasuhiko, Sustainability science: building a new discipline, in Sustainibility Science Journal 1(2006)1,1-6, in https://doi.org/10.1007/s11625-006-0007-4. Questa Rivista bimensile è ormai alla sua 17' annata. Si può vedere anche in italiano, SERRANTI Silvia (a cura di), Scienze della sostenibilità. Energia - Risorse - Città - Acqua - Ecosistemi - Diritto, Bologna, Zanichelli Editore 2022; Ciencia de la Sostenibilidad: Luna nueva disciplina o un nuevo enfoque para todas las disciplinas? Sustainability Science: A new discipline or a new approach for all disciplines?, in Revista Iberoamericana de Educación 69(2015)1,39-60.
    27 Cf BRUNDTLAND Gro Harlem, Report of the World Commission on Environment and Development: Our Common Future, Oslo, UN 1987. In questo lavoro, cito la versione italiana: BRUNDTLAND Harlem, Il futuro di noi tutti. Rapporto della commissione mondiale per l'ambiente e lo sviluppo, Milano, Bompiani 1988, 72.
    28 BORRELLO Maria, Per una giustizia sostenibile, in Società e Diritti - Rivista Elettronica 7(2022)13, 51.
    29 Basti pensare ai Summit dell'ONU lungo la storia da Stockholm (1972) fino al 2015, data di lancio dell'Agenda 2030 (cf https://www.un.org/fr/conferences/environment/index (04-012023).
    30 Cf BORRELLO, Per una giustizia sostenibile 50-61; BROWN Becky J. et alii, Global Sustainability: Toward Definition, in Environmental Management 11(1987)6,713-719; BARRY Brian, Sustainability and Intergenerational Justice, in LIGHT Andrew - ROLSTON Holmes III (a cura di), Environmental Ethics: An Anthology, Malden, Blackwell 2003, 487-489.
    31 CAPRA Frijtof, La scienza della vita. Le connessioni nascoste fra la natura e gli esseri viventi, Milano, BUR 2006, 336.
    32 VALERA, La sostenibilità: un concetto da chiarire 44.
    33 CAPRA Frijtof, Parlare il linguaggio della natura. Principi per la sostenibilità, in https://www. ambitimn.it/wp-content/ uploads /2020/05/Capra-1.pdf (04-01-2023), 3.
    34 «La Carta della Terra è una dichiarazione di principi etici fondamentali per la costruzione di una società globale giusta, sostenibile e pacifica nel 21° secolo» (Cf Carta della terra, in https://www.cartadellaterra.it/index.php?c=testo-carta-del la-terra) [11-01-20221.
    35 Ivi n. 16.
    36 ONU, Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Risoluzione adottata dall'Assemblea Generale il 25 settembre 2015, 2, in https://unric.org/it/wp-content/ uploads/sites/3/2019/11/Agenda-2030-0nu-italia.pdf (11-01-2023).
    37 Cf ivi 26-27.
    38 Cf DSC nn. 488-496.
    39 Fratelli tutti n. 127.
    40 Cf Agenda 2030. Obiettivo 17. Anche la Chiesa, con la voce degli ultimi Pontefici, particolarmente Papa Francesco, tramite le sue encicliche sociali, non si stanca di richiamare l'umanità a fare rete per trasformare e salvare il mondo.
    41 Cf LS nn. 115-116.
    42 Ivi n. 202.
    43 !vi nn. 17-59.
    44 CAPRA, Le relazioni della vita 260.
    45 L. cit.
    46 Cf ivi 280-282.
    47 CAPRA Fritjof, Comunità, cooperazione, connessione: chiavi della nostra vita. Intervista di Mario Dotti, in https://www.vita.it/it/interview/2016/05/23/ (10-01-2023).
    48 UNESCO, Costituzione 1945, in https://www.unesco.it/it/Documenti/Detail/179 (10-012023).
    49 Cf LUCANGELI Daniela, Buoni e cattivi: educare la psiche alla pace, in VICARI Stefano et alii, Guerra: le parole per dirla ai bambini, agli adolescenti e a noi stessi, Trento, Erikson 2022, 69-81.
    50 Ivi 79.
    51 IANES Dario - FRANCH Sara, La guerra entra in classe: come affrontare questioni controverse a scuola, in VICARI et alii, Guerra 122.
    52 Cf DSC nn. 160-208.
    53 Ivi n. 161.
    34 UGOLINI Simona, Educare alla pace, in Problemi di Politica e Cultura della Scuola (2007)2, 12, in https://www.researchgate.net/publication/261173606 (20-01-2023).
    55 Cf GRECO Paolo, Abitare le fragilità. L'ermeneutica esistenziale come risposta alla paura dei tempi, Torino, Elledici 2018, 17-19.
    56 NOVARA Daniele, La grammatica dei conflitti: intervista a Daniele Novara, in https://www. crescita-personale.it/interviste/relazioni/vita-sociale/la-grammatica-dei-conflitti-intervista-daniele-novara.html (10-01-2023). Questa intervista è stata fatta a partire dalla pubblicazione di NOVARA Daniele, La grammatica dei conflitti. L'arte maieutica di trasformare le contrarietà in risorse, Milano, Edizioni Sonda 2011.
    57 ID., L'alfabetizzazione al conflitto come educazione alla pace, in https://www.metododanielenovara.it/approfondimento/lalfabetizzazione-al-conflitto-come-educazione-alla-pace/, 3 (12-01-2023).
    58 ID., Il conflitto come strategia interculturale, in https://cppp.it/documenti_caricati/roccanovaraintercultura.pdf, 38 (27-01-2023).
    59 ID., L'alfabetizzazione al conflitto 1.
    60 MOLITERNI Pasquale, Educazione alla pace e alla cittadinanza e cultura inclusiva, in Annali online della Didattica e della Formazione Docente 8(2016)12, 205.
    61 UNESCO, Repenser nos futurs ensemble. Un nouveau contrat social pour l'éducation. Rapport de la commission international sur les futurs de l'éducation, Paris, Publications de l'UNESCO 2021,11.
    62 PAPA FRANCESCO, Messaggio per il lancio del Patto educativo, 12 settembre 2019, https:// www.vatican.va/content/fra ncesco/it/messages/pont-messages/2019/docu ments/papa-francesco_20190912_messagg io-patto-educativo.html (15-01-2023).
    63 Da consultare la ricca bibliografia e l'abbondanza di testimonianze, esperienze e studi in merito (cf PARONETTO Sergio, Quale pace? Dalla pace armata alla nonviolenza attiva, in D'AVINO Michele - DE SIERVO Ugo (a cura di), La pace necessaria. Il dovere di impegnarsi per il bene universale, Roma, Editrice Ave 2017, 43-48).
    64 Cf La rete delle Università Italiane per la Pace, in https://www.runipace.org/ (22-01-2023).
    65 Cf Religions for peace, in https://www.rfp.org/ (22-01-2023).
    66 Cf ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DELLE CITTÀ EDUCATIVE (AICE), Dalla lettura della carta alla costruzione della città educativa. Guida metodologica, Barcelona, Edizioni AICE 20212, 9.
    67 Ivi 42.
    68 Cf OFFICE INTERNATIONAL DE L'ENSEIGNEMENT CATHOLIQUE (OIEC), Costruire il patto educativo dal locale al globale. Guida, Orientamenti e fasi. Primaria, Secondaria di primo e secondo grado, Università, Onlus, Gruppi, Associazioni, Madrid, Fundación SM 2021. Per il progetto Planet Fraternity, cf http://oiecinternational.com/fr/planet-oiec/ (25-01-2023).
    69 Fratelli Tutti, n. 231.

     

     

    RIASSUNTO
    Partendo dalla drammaticità degli scenari bellici presenti nel mondo odierno e dalla difficoltà di giungere ad un accordo di pace, il contributo avvia la riflessione con la chiarificazione dei termini allo scopo di tracciare alcune linee di educazione alla pace sostenibile. La precisazione dei termini ha portato alla consapevolezza che per sconfiggere la guerra, frutto di un intreccio di cause, è indispensabile un approccio sistemico. L'Autrice fa dialogare la dottrina sociale della Chiesa cattolica con varie istanze della cultura contemporanea adottando la prospettiva sistemica di Fritjof Capra. Tale approccio ha permesso di delineare un percorso di educazione alla pace focalizzando la necessità di sviluppare una visione sistemica della vita, per essere in grado di assumere il conflitto come possibilità di crescita, nella logica di un patto educativo globale.

    PAROLE CHIAVE
    Pace, sostenibilità, approccio sistemico, educazione, vita.

    (FONTE: Rivista di Scienze dell'Educazione Anno LXI - n. 1 - gennaio/aprile 2023 - pp. 86-105)


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