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    Resurrezione. La fede

    ci spinge a correre

    Pablo d’Ors

    1. Scrive l’evangelista Giovanni: "Entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette". Ma cos’è che vide per credere? A cosa dovremmo credere noi per essere realmente uomini e donne di fede?
    La straordinarietà della vicenda è che quell’uomo non vide niente di speciale, nessun fuoco d’artificio. Solo dei teli posati là, e il sudario con cui avevano avvolto il cadavere del suo maestro. Tutto qui? Dei teli e un sudario? Solo per aver visto questo nasce la corrente spirituale che attraversa due millenni e che chiamiamo cristianesimo? Solamente approfondendo la vicenda comprenderemo non solo l’origine della fede cristiana, ma la possibilità di rinnovarla ogni giorno, in modo che sia attuale. Quindi, è molto quel che mettiamo in gioco con queste parole.

    2. Prima di tutto, come quasi sempre nel Vangelo, c’è una collocazione temporale: "il primo giorno della settimana", è così che comincia il capitolo 20 di Giovanni. Quel che avviene, avviene dunque di domenica. E cosa significa questo? Ebbene, che qualcosa sarà per noi significativo se permettiamo che sia un nuovo inizio, se ci spinge a cominciare. Questo è decisivo. La vita non può né deve ripetersi, deve ricrearsi. La vita è sempre nuova, ed essere svegli equivale a rendersi conto di questa permanente novità.
    Gli sviluppi, certo, direte; non tutto sta nel cominciare, le cose devono anche continuare. Ma gli sviluppi sono più che dei rinnovi dell’inizio, sono inizi rinnovati. Cosa sto iniziando io ora, in questo momento? Questa è una buona domanda, per esempio. Quali sono le mie principali esperienze iniziatiche? Un’altra domanda. A cosa permetto di cominciare dentro me? Perché ogni mattina comincia un nuovo giorno, sì: ma comincio anch’io con esso? Mi siedo a meditare come se non avessi meditato mai? Mi preparo la colazione come se stessi scoprendo il miracolo del latte, del caffè, del burro, del pane? Cammino per la mia casa come se fossi un esploratore?
    Senza la disposizione a cominciare in ogni istante non c’è nulla da fare, non c’è possibilità di una vita spirituale. E cominciare significa chiudere al passato e aprirsi all’inatteso, poiché è solo nell’inatteso che ci attende la vita.

    3. Dopo quest’alba (e sta sempre albeggiando nell’anima degli illuminati), i protagonisti: Maria Maddalena da una parte, e Pietro e Giovanni dall’altra. La donna ha avuto l’esperienza e la condivide con gli uomini, ai quali competerà più avanti l’espressione: l’espressione letteraria (Giovanni) e quella comunitaria e istituzionale (Pietro). Parola e Corpo: Giovanni e Pietro.
    Ma il silenzio, l’esperienza, spetta a Maria Maddalena. Esperienza ed espressione, donna e uomo, si necessitano e si completano mutuamente.

    4. La notizia che porta la donna, la cui diffusione renderanno poi possibile gli uomini, non è portata tranquillamente, ma di corsa. È una notizia urgente, non può aspettare. E qual è – si può sapere – questa notizia? È che vive, che siamo vivi, che siamo nella vita, che la vita è e che noi partecipiamo di questo essere.
    Sapere questo è ciò che di più urgente si possa e si debba sapere, per questo corre la Maddalena, non sia mai la gente muoia senza sapere di essere stata viva.
    La fede nasce da una corsa e ci porta a correre. "L’amore del Cristo ci spinge", diceva l’apostolo Paolo. Il cuore di ogni innamorato esplode, lo sapete perfettamente tutti voi che qualche volta vi siete innamorati. Esplode la nostra fede, o l’abbiamo ammaestrata?

    5. Corre la donna, corrono anche gli uomini. Si dirigono verso il luogo della morte, dato che è lì dove, secondo quanto gli è stato detto, è stata trovata la vita. Questo è fondamentale. Vuoi vivere? Recati nel luogo della morte. Vuoi amare? Preparati al dolore. Vuoi conoscere il resuscitato? Entra nel sepolcro, nel tuo sepolcro, quello in cui ti stai sotterrando da anni e dove ti sei semi-putrefatto. Lì, nella tua oscurità, è dove ti attende la vita. La luce è l’ombra illuminata. Il resuscitato è la morte vinta. Lo Spirito ti attende proprio nel luogo da cui fuggi, affinché tu sappia che Egli è più forte di ciò che tanto ti terrorizza.
    Non possiamo essere esperti di Dio senza conoscere il cuore delle tenebre. Non è che dobbiamo cercarle, questo no. Vengono da sole, anche senza invito. Basta aprire gli occhi e guardare: l’oscurità è lì, è sempre lì, sibillina, in attesa, pronta a divorare la sua preda. Ma basta fermare lo sguardo per scoprire che il cuore dell’oscurità è la luce.

    6. Ora sì: senza fiato per la corsa, i discepoli vedono il sudario e i teli. Vedono, la fede è un nuovo modo di vedere il mondo. Certo, il mondo era già lì, è sempre stato lì; ma chi ha fede è come se lo vedesse per la prima volta, dato che vede realmente quel che si trova lì, ciò che senza fede non avrebbe potuto vedere.
    E cos’è quel che vede, cos’ha di speciale? Vede il sudario e i teli, cioè vede le impronte dell’amore. Perché quel sudario e quei teli sono la scia fisica che è rimasta dell’amore professato verso Gesù da alcune delle sue discepole. E ora i discepoli lo vedono. Non vedono l’assenza del maestro, bensì la presenza dell’amore. E in questo amore che vedono, perché lo vedono realmente in quei teli e in quel sudario, vedono anche il loro Maestro, che è la persona dell’amore.
    Tu vedi l’amore? Lo vedi? L’amore in una telefonata, in un saluto del vicino, nel cellulare che squilla, nella caffettiera fumante… Vedi tu l’amore nel letto ben rifatto, nella tavola ben imbandita, nella pioggia che picchietta sulla finestra, nel tuo cane che scodinzola? In cosa vedi tu l’amore? Non ti rendi conto che la fede serve a vedere l’amore?

    7. Solo allora, quando hanno visto, i discepoli hanno compreso la Scrittura: Egli sarebbe dovuto resuscitare dai morti. Solo quando vediamo comprendiamo ciò che ci hanno raccontato coloro che hanno visto. E ci emozioniamo nel comprendere che le parole sacre sono vive. Le parole sono vive se ci aiutano a resuscitare i morti che abbiamo dentro.
    La Scrittura è un tesoro, ma dobbiamo purificare il nostro sguardo per poterlo leggere. In quali parole vedi tu l’amore, in quali gesti? Non ti rendi conto che la fede serve a essere amore?

    (traduzione di Massimo Marini)

    (VP PLus, quindicinale online della rivista Vita e Pensiero, 4 aprle 2021)


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