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    4. Mettere le carte in tavola

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    Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

    (Mt 26, 20-25)

    Mettersi alla stessa tavola e mettere le mani nello stesso piatto.
    Sono i gesti che si compiono fra amici e familiari, sono gesti attraverso cui si dovrebbe declinare un atteggiamento più profondo del semplice mangiare: la condivisione degli stessi intenti, dei medesimi valori, di un affetto profondo. La mensa e il piatto diventano il luogo dello scambio di idee, preoccupazioni, premure e aspettative. La mensa come una tavola rotonda attorno a cui discutere delle piccole e grandi cose della vita; il piatto come una bilancia su cui pesare la qualità degli affetti, lo sviluppo delle relazioni, l'intensità e la verità del vivere assieme. La tavola come simbolo della decisione di stare con qualcuno per un tratto del cammino, per condividere un'esperienza di vita, per seguirlo, mangiando lo stesso pane di fatiche e successi, delusioni e gioie, ideali e fini.
    Chi si siede attorno alla stessa mensa, chi mangia nello stesso piatto, lo fa sempre con qualcun altro, un qualcuno a cui non può rimanere indifferente: la dinamica che si viene a creare è necessariamente quella della relazione. Scelgo o accetto di sedermi alla stessa mensa di qualcuno. Scelgo di percorrere la mia esistenza in solitaria oppure scelgo o accetto di camminare assieme a un'altra persona.
    A sottolinearlo è anche il fatto che Matteo aggiunga un altro dettaglio, identificato dalla preposizione con: Gesù si mise a tavola con i suoi così come il traditore metterà la mano nel piatto con Gesù.
    Gesù ha chiamato, e i discepoli hanno risposto. Ha risposto anche Giuda, ma il suo camminare non è stato sincero, o non lo è diventato da un certo punto in poi; così la tavola diventa proprio il luogo in cui si svelano i pensieri del suo cuore. «Mettere le carte in tavola» recita un modo di dire. Questo chiede Gesù a Giuda, quando afferma che uno dei dodici lo avrebbe tradito; quando indica apertamente il "segnale" per riconoscere il traditore; quando, ancora, invita il discepolo a fare presto quello che vuol fare. Sembra che il Maestro lo inviti a venire fuori, alla luce del sole, a chiarire apertamente la sua posizione. Gesù, come farà in seguito, chiamandolo ancora "amico", dimostra a Giuda che, pur "sapendo", lo ha accolto comunque alla propria mensa, ha accettato di mangiare assieme, gli sta dando ancora una possibilità. Una possibilità di riguadagnare la sua fiducia, di fare un passo indietro, di cambiare idea. Perché la tavola può essere anche il luogo della riconciliazione, della pace fatta, del perdono chiesto e ottenuto... come nella parabola del Figlio prodigo.
    Ma, si sa, la tavola può diventare anche il luogo del disaccordo, il palcoscenico dell'inganno e del tradimento.
    Perché nel piatto in cui si mangia si può anche sputare. E Giuda sembra dimenticare le tavole comuni, i piatti condivisi, il discepolato vissuto alla sequela di Cristo. Piuttosto che sputare il rospo della verità preferisce sputare nel piatto in cui aveva mangiato, rinnegando quanto aveva vissuto assieme al suo Maestro, dimenticando la Verità, preferendo il denaro all'amicizia.
    Anche la nostra vita è fatta di mense comuni e piatti condivisi, di relazioni e di cammini percorsi assieme. L'Ultima Cena ci invita a non dare queste "mense" per scontate, e ci sprona a preferire il dialogo sincero alle intricate trame dell'inganno e del silenzio.
    Perché ogni tavola è quella in cui, nella relazione con l'altro, si gioca anche la nostra relazione con l'Altro, con Colui per il quale giochiamo sempre a carte scoperte... attorno alla tavola del nostro cuore.


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