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     Giuseppe Bucaro

    Filosofia
    della religione

    Forme e figure

     


    Introduzione

    SCIENZE CHE SI OCCUPANO DELLA RELIGIONE *

    Lo studio della religione non è piú riservato solo alla teologia, molte oggi sono le scienze che si occupano della religione, poiché molteplici sono le angolazioni secondo cui si può studiare la religione. Le scienze principali che si occupano della religione sono: la Storia, la Fenomenologia, la Sociologia, la Psicologia, la Filosofia e la Teologia. Lo statuto epistemologico di ciascuna di queste scienze, allo stato attuale, non sempre è ben definito. Cercheremo di distinguere gli ambiti di competenza di ognuna delle scienze indicate.

    Storia delle religioni

    La storia delle religioni si occupa dei fatti religiosi per cercare di capire il loro decorso; essa studia il nascere di una religione, il suo sviluppo storico con le evoluzioni che avvengono nel tempo. Si tratta di una scienza che cerca di essere neutrale nei confronti del suo oggetto. Collegata alla storia delle religioni è la storia comparata delle religioni. Si tratta di mettere a confronto, comparare appunto, piú religioni tra di loro. Essa vuole spiegare il nesso causale che esiste tra diversi fatti religiosi di un popolo o tra fatti religiosi di popoli e di religioni diverse. La storia comparata delle religioni può ingenerare qualche equivoco poiché non sempre è possibile comparare fenomeni che apparentemente sono simili, ma che di fatto collocati in un contesto storico e culturale diverso risultano differenti. Molto spesso le affinità sono solo apparenti. Comunque, se applicato bene, il metodo risulta molto utile per determinare la peculiarità di una religione o di un fenomeno religioso particolare.

    La fenomenologia della religione

    La fenomenologia della religione studia la manifestazione dei fatti religiosi, studia la religione come un fenomeno umano. Per questo essa è fortemente descrittiva. Essa non si limita comunque a "fare una fotografia" dei fenomeni religiosi dell'uomo, ma, essendo scienza, coglie nessi e connessi, relazioni tra i vari momenti del fenomeno stesso. Essa vuole giungere all'essenza della religione cogliendo la verità sia della religione che dell'esperienza che ne fa l'uomo. È chiaro che essa si serve molto della storia comparata delle religioni, nei cui confronti esprime una riserva sulla pretesa sua neutralità. Per il fenomenologo della religione è indispensabile una certa partecipazione con colui che crede. Agli inizi della sua opera il Sacro, Otto invita «il lettore a rievocare un momento di commozione religiosa e possibilmente specifica. Chi non può farlo o chi non ha mai avuto tali momenti è pregato di non leggere piú innanzi» [1]. Rudolf Otto è il padre della fenomenologia della religione!

    La sociologia della religione

    La sociologia della religione studia la religione come fenomeno di gruppo, come fenomeno della società. Essa ricerca il rapporto tra fenomeni religiosi e società e viceversa tra società e fenomeni religiosi, ossia studia l'interazione che esiste tra fatto religioso e vissuto sociale. Sinteticamente possiamo dire che «è lo studio delle relazioni esistenti tra religione e società».

    La psicologia della religione

    La psicologia della religione studia l'origine e la natura della mentalità religiosa dell'uomo. Essa non cerca di definire cosa è la religione ma studia la condotta religiosa dell'uomo, studia il perché e il come alcuni fenomeni religiosi si verificano all'interno della struttura psicologica di un soggetto. Essa è molto vicina alla fenomenologia ma non si occupa dell'oggetto religioso, essa indaga sulla struttura psicologica che sta dietro a forme di vissuto religioso. Nei confronti sia della sociologia che della psicologia della religione possiamo dire che per esse la religione non è oggetto specifico, il loro oggetto specifico è la struttura sociale o psicologica dell'uomo. All'interno di questo ambito, esse si occupano anche della religione.

    La teologia delle religioni

    La teologia delle religioni studia il ruolo delle religioni non cristiane in rapporto alla Rivelazione. È una scienza che usa il metro teologico poiché ha la Rivelazione come pietra di paragone. Essa cerca di formulare giudizi di valore sulle altre religioni a partire e confrontandole con il cristianesimo. In quanto è scienza teologica, essa deve fondarsi in ambiti specificatamente teologici - la Rivelazione costituirà quindi il punto di riferimento primo e fondamentale -; comunque, a nostro giudizio, essa dovrebbe mostrare maggiore attenzione ai contenuti teologici delle singole religioni, e quindi alle scienze che si occupano di esse, soprattutto la storia e la fenomenologia della religione.

    Definizione e metodo della filosofia della religione

    La filosofia della religione si presenta come una riflessione filosofica sulla religione; essa applica, in maniera sistematica, il metodo della filosofia alla religione. Tra la molteplicità delle forme di religioni esistenti tra gli uomini, all'interno della mutevole fenomenologia del fatto religioso, la filosofia della religione, con metodo speculativo, vuole cogliere e determinare quale è l'essenza e la forma della religione. È chiaro che nel fare ciò deve tenere conto degli apporti delle altre discipline che si occupano di religione. Essa pertanto adotta un metodo che vogliamo definire misto o comparato. Intendiamo con ciò che la filosofia della religione deve sempre fare riferimento e tenere conto dei dati delle altre scienze empiriche che si occupano del fenomeno religioso, e a questi dati applicare il suo proprio metodo speculativo. La filosofia della religione deve privilegiare come punto di partenza l'esperienza, la descrizione del fenomeno, e su questa base poi operare una ricerca specificatamente filosofica, metafisica. La filosofia della religione non può fare a meno, nella propria ricerca filosofica, delle scienze descrittive. Essa fa continuo riferimento alle scienze della religione. In questo senso diciamo che il suo metodo è misto, comparato. In pratica, molta parte della filosofia della religione viene assorbita dall'ermeneutica. Non diciamo solo della interpretazione dei testi sacri di una religione, ma diciamo della interpretazione dei fenomeni religiosi, presi nella loro globalità. La filosofia della religione, tramite l'ermeneutica sulle forme e i contenuti concreti dalla religione, congiunge la filosofia alla religione [2].
    La riflessione filosofica sulla religione non è Apologetica, la difesa razionale dei presupposti di una religione. Essa non vuole privilegiare alcuna religione, ma considera tutte le religioni come fenomeni dell'uomo su cui indagare. Priva di un tale requisito di base la filosofia della religione sarebbe solo un duplicato della teologia della religione. In filosofia della religione si cerca uno statuto che sia universale, applicabile alla struttura metafisica dell'uomo che si esprime tramite atti di religione. Siamo quindi nell'ambito di una dimensione di natura squisitamente filosofica, ontologica, dove, certo, molta parte è data dall'antropologia filosofica.
    La filosofia della religione non è neanche una teologia filosofica (teodicea, teologia naturale). Essa non si propone di dimostrare la razionalità dell'esistenza di Dio e dei suoi attributi. Essa prende il dato storico concreto, il fatto che l'uomo è religioso, che compie azioni religiose, e cerca di spiegare quale è la struttura metafisica che sta dietro a questo fatto. La filosofia della religione considera il fenomeno religioso come un ente, e su tale ente fa un discorso filosofico. Certo le forme in cui l'ente (il sacro religioso) si presenta e le sue determinazioni, che possono essere molteplici, saranno il mezzo per cogliere l'unità di fondo e riuscire cosi a determinare cosa è religione. La diversità e molteplicità delle forme debbono farci cogliere gli elementi essenziali comuni che determinano ciò che è in sé religione.
    Quando diciamo che la filosofia della religione non intende fondare la razionalità della Rivelazione o dell'esistenza di Dio, non è che si intenda escludere una simile razionalità; ma si intende solo affermare che essa non è oggetto specifico della filosofia della religione. Certo ci deve essere una razionalità di fondo in ogni religione di cui può e deve occuparsi la filosofia. Ma studiare la razionalità di fondo di una singola religione piú che filosofia della religione è filosofia religiosa  [3]. Un dato rivelato che è presentato all'uomo come oggetto e contenuto di religione deve avere un suo momento essenziale di razionalità. Se infatti il dato rivelato venisse presentato come assolutamente irrazionale, non potrebbe essere percepito dall'uomo, cadrebbe quindi la stessa possibilità della esistenza di una tale religione. Ma, confermiamo, questo è propriamente filosofia religiosa, filosofia cioè che intende applicare il metodo metafisico solo ai contenuti interni ad una religione. La filosofia della religione invece studia il fenomeno religioso considerato come fenomeno umano, come fenomeno cioè che non investe un solo tipo di forma storica di religione, ma si occupa e cerca di determinare quali sono gli elementi essenziali di una religione in generale.

    Note

    * Per una panoramica d'insieme sulle scienze che si occupano della religione si consulti: Cantone C. (a cura di), Le scienze della religione oggi, Roma 1978; Ragozzino G., Il fatto religioso, Torino 1981; Terrin A.N., Sulla metodologia della scienza delle religioni. Analisi critica di alcune recenti pubblicazioni, in «Teologia» 2, Brescia 1978, pp. 164-188; Id., Spiegare o comprendere la religione?, Padova 1983, pp. 277-283.

    1 Otto R., Il Sacro, Milano 1976, p. 19.
    2 Per un maggiore approfondimento sul metodo della filosofia della religione rimandiamo alle esposizioni di Scheler ed Eliade, comunque si possono consultare: Babolin A. (a cura di), Il metodo della filosofia della religione, 2 voll., Padova 1974; Biasutti F., Problemi di metodo nella filosofia della religione, Padova 1976; Castelli E. - Mathieu V., L'ermeneutica della filosofia della religione. Introduzione, pp. 1-5, e: Tematiche introduttive ad un dibattito, pp. 7-9, in L'ermeneutica della filosofia della religione, Roma 1977.
    3 Per un approfondimento sulla differenza tra filosofia religiosa e filosofia della religione, cf. Mancini I., Teologia Ideologia Utopia, Brescia 1974, pp. 33-66. Il Mancini segna la differenza tra filosofia religiosa e filosofia della religione con i verbi "pensare e riconoscere". La filosofia religiosa "pensa" la religione, si pone come "sapere teosofico" nel senso che essa inserisce la religione all'interno di una "comprensione concettuale dell'insieme". La filosofia della religione invece "riconosce" la religione. In pratica la religione esiste, è data come fatto del vivere tra gli uomini, la filosofia "riconosce" questo dato e ne fa l'ermeneutica. Come si potrà vedere la nostra posizione non coincide con quella del Mancini. Noi individuiamo la differenza tra filosofia religiosa e filosofia della religione nel fatto che la prima compie l'ermeneutica dei fatti e contenuti di una religione, mentre la seconda intende cogliere gli elementi essenziali comuni alle religioni. Per cui i verbi "pensare e riconoscere" vanno applicati sia alla filosofia religiosa che alla filosofia della religione, solo che la filosofia religiosa applica il riconoscere e il pensare ai contenuti di una singola religione, mentre la filosofia della religione li applica alla generalità delle religioni.


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