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    Un sogno

    con due significati

    Vayyezè (Gn 28,10-32,3)

    Daniel Taub

    scaladigiacobbe
    E Giacobbe «sognò di vedere una scala che poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco: gli angeli di Dio salivano e scendevano per essa. Ed ecco: il Signore gli stava davanti...» (Gn 28,12-13).
    Il celebre sogno di Giacobbe è una specie di rompicapo. Il termine sullàm, di solito tradotto con "scala", è un termine che ricorre una volta soltanto nell'intera Bibbia. Quindi resta la domanda: qual è il misterioso legame tra il regno terrestre e quello celeste? E quale significato ha per Giacobbe a questo punto del suo viaggio?

    I commentatori classici considerano il sogno di Giacobbe come una garanzia che sarà protetto. Giacobbe si trova in un momento di particolare solitudine e paura, poiché sta fuggendo da un avversario, suo fratello Esaù, e si sta dirigendo verso un altro avversario, suo zio Labano. In questo vulnerabile momento, la visione lo rassicura che non sarà solo e che i suoi angeli custodi resteranno con lui.
    Accanto alla visione del sogno come commento alla situazione personale di Giacobbe, ci sono però coloro che lo vedono come un messaggio su uno sfondo molto più vasto. Il Midràsh Tanchumà (una raccolta antica, del IV secolo, di fonti midrashiche) vede nel sogno un commento sul destino non soltanto di Giacobbe, ma anche di nazioni e imperi:

    «Ed ecco: gli angeli di Dio salivano e scendevano»: sono i principi delle nazioni pagane che Dio mostrò a Giacobbe nostro padre. Il principe di Babilonia salì settanta gradini e discese, la Media ne salì cinquantadue e discese, la Grecia cento gradini e discese, Edom (Roma) ascese e nessuno sa quanto! In quell'ora Giacobbe ebbe paura e disse: «Forse questo impero non scenderà mai?». Gli disse il Santo, che sia benedetto: «Non temere, Giacobbe mio servo...».

    Per l'autore di questo midràsh, il sogno di Giacobbe raffigura l'ascesa e la caduta degli imperi dell'oppressione, e sullàm non è altro che la scala della storia del mondo. Scrivendo in un'epoca in cui altri imperi erano ascesi e caduti, mentre l'impero romano era ancora forte, il midràsh vedeva nel sogno la promessa che anche questo impero avrebbe percorso lo stesso cammino degli altri, e che la promessa di Dio si sarebbe adempiuta.
    Di cosa si tratta dunque? Di una promessa all'uomo Giacobbe, in un momento preciso della sua vita? O di una promessa al patriarca Giacobbe, simbolo dell'intera sua discendenza, affinché risuonasse per tutte le generazioni?
    Una strana ambiguità nel testo suggerisce che va letta in entrambi i modi. Quando Giacobbe vede la scala, il testo ci dice che «il Signore era 'alaw». Questo termine ebraico significa «sopra di esso» e può essere riferito o a Giacobbe o a sullàm, ossia alla «scala». E c'è una differenza. «Sopra di lui» suggerisce che Dio veglia su Giacobbe, dandogli una garanzia personale che lo avrebbe protetto. «Sopra di essa» suggerisce che Dio sorveglia la scala, cioè l'ascesa e la caduta cosmica della storia.



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