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    Una rinnovata pastorale vocazionale

    D. Antonio Domenech

    Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile

     


    In questi ultimi mesi hanno avuto luogo alcuni importanti incontri sulla Pastorale Vocazionale. All'inizio di febbraio a Barcelona-Spagna si è svolto un convegno europeo sulla Pastorale Vocazionale salesiana, con la partecipazione di 90 confratelli rappresentanti delle lspettorie d'Europa. Qualche settimana dopo ci sono stati due incontri sulla Pastorale Vocazionale e la formazione, uno a Harare (Zimbabwe) per l'Africa anglofona e un altro a Yaoundé (Camerun) per l'Africa francofona e lusofona.
    Sono stati momenti interessanti di condivisione e di riflessione su un argomento centrale per la Pastorale Giovanile, che rappresenta uno dei punti d'attenzione prioritaria del programma per il sessennio. La capacità di suscitare ed accompagnare vocazioni alla vita consacrata salesiana è uno dei fattori di significatività da promuovere nelle presenze salesiane. [1]
    Per questo, nella programmazione del Dicastero per la Pastorale Giovanile ci siamo proposti di promuovere un'attenzione speciale alla Pastorale Vocazionale nello sviluppo della Pastorale Giovanile. [2]
    Raccogliendo l'invito di alcuni partecipanti a questi incontri, voglio offrire alle lspettorie e alle comunità, soprattutto ai Delegati ispettoriali di Pastorale Giovanile e alle loro équipes, alcune riflessioni e orientamenti che abbiamo condiviso con una notevole convergenza. Credo che possano aiutare a compiere una valutazione sulla qualità e forza vocazionale che hanno le attività pastorali delle comunità e opere.
    Quando qui parliamo di vocazione, dobbiamo unire armonicamente la vocazione fondamentale di ogni uomo alla vita e all'amore, secondo il suo essere ad immagine di Dio, con la vocazione cristiana di discepoli di Cristo nella Chiesa che abbiamo ricevuto nel battesimo, e le vocazioni specifiche o gli itinerari attraverso i quali realizziamo la vocazione della sequela di Cristo, al servizio dell'unica missione. Per questo il discorso della Pastorale Vocazionale si apre a tutti, non solo ad un gruppo di scelti; ma anche non può dimenticare l'impegno per promuovere le vocazioni di più forte radicalità. Nella mia riflessione vorrei artic-0lare positivamente questi diversi livelli.


    1. Una situazione vocazionale che ci sfida

    L'attuale situazione vocazionale è segnata dappertutto dalla sproporzione tra una messe sempre più abbondante e le nostre poche forze. [3]
    Al riparo da ogni interpretazione pessimista o allarmista, credo che questa realtà sia un segno dei tempi per noi, cioè una parola forte rivolta da Dio alla Congregazione, per risvegliare nelle nostre comunità un dinamismo di conversione e di profondo rinnovamento pastorale. Così si esprimeva don Egidio Viganò nella sua lettera sulle vocazioni nel 1991: «È anche possibile pensare che l'attuale crisi delle vocazioni sia essa stessa collegata con i segni dei tempi e, quindi, permessa dal Signore per risvegliare nelle comunità cristiane una dinamica di conversione, di creatività e di innovazione che adegui la cura delle vocazioni alle sfide socioculturali». [4] L'atteggiamento fondamentale deve essere, dunque, un atteggiamento di fede e di fiducia, sicuri che il Signore ci chiama ad una rinnovata fedeltà alla nostra vocazione per rinnovare la trasparenza e il dinamismo contagioso delle nostre comunità.


    2. Una pastorale giovanile vocazionale

    La Pastorale Vocazionale non è un'attività o un settore della Pastorale Giovanile, ma una sua caratteristica fondamentale.
    «Tutta la pastorale, e in particolare quella giovanile, è nativamente vocazionale; in altre parole, dire vocazione significa dire dimensione costitutiva ed essenziale della stessa pastorale ordinaria, perché la pastorale è fin dagli inizi, per natura sua, orientata al discernimento vocazionale. La pastorale vocazionale è la vocazione della pastorale oggi». [5]  Ma dobbiamo passare alla pratica, individuando alcuni elementi concreti che qualificano la nostra azione pastorale, per renderla capace di condurre i giovani ad un'impegnata opzione vocazionale.
    Nei diversi incontri citati all'inizio sono apparsi alcuni di questi elementi, che credo possono aiutarci a fare una verifica vocazionale della nostra pratica pastorale.

    2.1 Dare il primato all'evangelizzazione

    Molte volte, presi da una moltitudine di attività, strutture ed impegni, corriamo il rischio di perdere di vista l'orizzonte della nostra azione e apparire come grandi attivisti pastorali, gestori di opere o strutture, ammirevoli benefattori, ma poco come testimoni espliciti di Cristo e mediatori della sua azione salvifica. Un progetto e un'azione pastorale saranno "vocazionali" soltanto se danno effettivamente il primato all'evangelizzazione, orientando tutte le attività, proposte e interventi ad aprire ogni persona e gruppo umano a Gesù Cristo.
    Elementi importanti da privilegiare nella nostra proposta educativa sono: una presentazione chiara ed esplicita delle motivazioni evangeliche della nostra azione, l'annuncio significativo della persona di Gesù, il contatto diretto e pedagogicamente curato con la Parola di Dio, i momenti di celebrazione e di preghiera personale e comunitaria, gli incontri e comunicazioni significative con credenti e comunità cristiane di ieri e di oggi.

    2.2 Sviluppare un itinerario sistematico di educazione alla fede

    Siamo bravi nel creare ambienti accoglienti e festosi, nell'organizzare attività numerose e attiranti, nel tentare di rispondere con generosità alle richieste espresse dei giovani, ma troviamo più difficoltà a gestire un processo sistematico e continuo di educazione alla fede, a portare avanti una metodologia che aiuti a personalizzare valori e atteggiamenti evangelici, ad essere propositivi con esperienze significative che aprano nuovi orizzonti e aiutino a progredire.
    Personalizzare la propria fede significa passare da un'adesione ai valori evangelici o da una ammirazione e primo entusiasmo per Cristo a una solida e profonda relazione personale di amicizia con Lui attraverso il contatto sistematico con la Parola di Dio, che illumina la propria vita, e l'esperienza sacramentale, soprattutto nei sacramenti dell'Eucaristia e della Riconciliazione.
    Personalizzare vuol dire anche crescere nell'esperienza di Chiesa, fino ad assumere la comunità cristiana come la nuova famiglia nella quale ricevo Cristo e il dono dello Spirito, e che sono chiamato a far crescere, con la mia vita donata generosamente per il Regno.
    Personalizzare significa ancora maturare alcuni atteggiamenti che permettono ai giovani di assumere la vita come vocazione, come la conoscenza di sé e la fiducia in sé e nel prossimo, il senso e il valore della vita come dono e responsabilità, il servizio e il dono gratuito di sé, la disponibilità a lasciarsi chiamare e coinvolgere, il coraggio di sognare e desiderare in grande, l'accoglienza di Dio attraverso delle mediazioni.
    Curiamo questi aspetti nei nostri PEPS, e nel momento di organizzare i tempi e le risorse?

    2.3 Una pastorale centrata nella comunità

    Un aspetto importante perché la Pastorale Giovanile diventi vocazionale è la creazione di ambiti comunitari accoglienti e vivaci, capaci di testimoniare con la vita la gioia del Vangelo e della sequela di Cristo, con il coraggio di fare proposte significative e forti e di accompagnare le persone e i gruppi nel loro processo di maturazione e approfondimento.
    Oggi la proposta vocazionale si realizza nello stile evangelico del «vieni e vedi». Questo è stato anche il cammino di Don Bosco; lui voleva insegnare ai giovani una forma di vita cristiana che li rendesse felici, e per questo curò che nell'ambiente dell'Oratorio regnassero sempre una grande allegria e uno stile di famiglia che attiravano i cuori dei giovani.
    Un obiettivo importante della nostra pastorale è di costruire una comunità salesiana che manifesti i valori della vita religiosa incarnati nei confratelli, che condivida con i giovani i suoi momenti di preghiera e di vita, curando di esplicitare sempre di più le motivazioni delle proprie opzioni ed impegni; una comunità dove si senta la gioia della fraternità e dello spirito di famiglia.

    2.4 Una pastorale che privilegia l'attenzione alle persone

    Vogliamo che la persona sia al centro della nostra pastorale, ma nella pratica ci troviamo molte volte così presi da tante cose, progetti, attività, organizzazioni... che non arriviamo ad avere uno spazio reale di attenzione e di condivisione gratuita e familiare con i giovani, con i collaboratori laici, con i confratelli...
    Il ritmo della vita ci riduce a funzionari della pastorale.
    Nel messaggio del CG 24 ai giovani si raccoglie una loro richiesta: «Ci chiedete con insistenza di essere più presenti fra voi, condividendo la vostra vita, particolarmente nei momenti spontanei ed informali; desiderate un accompagnamento e un aiuto per una formazione più profonda... ».[6]
    Conviene recuperare questa dimensione fondamentale della pastorale, soprattutto se vuole essere una Pastorale Vocazionale, privilegiando spazi e momenti di condivisione familiare e gratuita, dedicando persone al dialogo e all'accompagnamento delle persone e dei gruppi.


    3. La famiglia, un obiettivo prioritario

    Per cause e situazioni diverse molte famiglie, anche cristiane, fanno difficoltà nel comprendere, rispettare, incoraggiare e promuovere la scelta vocazionale dei figli e delle figlie; molte volte pensano al loro futuro con criteri diversi, se non contrari, ai valori evangelici che costituiscono la cultura vocazionale, come l'interesse, il prestigio, il rendimento.
    La famiglia ha un peso determinante nella formazione della mentalità e nell'educazione degli atteggiamenti profondi della persona, per esempio nella formazione religiosa. Per questo è importante interessare i genitori e la famiglia al processo educativo e pastorale proposto ai giovani, e aiutarli ad essere consapevoli della loro responsabilità nel promuovere la vocazione dei figli.
    Un primo impegno da promuovere è la conoscenza e l'interesse per l'esperienza familiare che vivono i nostri giovani, il contatto assiduo con i genitori, suscitando una condivisione la più profonda possibile di preoccupazione ed esperienza educativa.
    Insieme a questo, la Pastorale Giovanile deve curare molto la formazione dei genitori e il loro accompagnamento nella loro responsabilità educativa e di educatori della fede; per questo, essi sono i primi che dobbiamo cercare di coinvolgere nella vita della CEP.
    Uno dei temi da approfondire con i genitori è il tema della vocazione dei figli, aiutandoli ad assumere la loro autonomia e libertà, a guardare le loro vite come un dono di Dio che devono contribuire a sviluppare secondo il progetto divino, collaborando nel processo di discernimento vocazionale dei figli.
    Questo può essere un campo specifico di collaborazione con i gruppi laicali della Famiglia Salesiana.


    4. Una vocazione che richiede una speciale attenzione, quella del Salesiano coadiutore

    La vocazione religiosa salesiana non è completa, se non si presenta come comunità nella quale reagiscono in reciproca complementarità, al servizio della missione, la vocazione religiosa laicale del Salesiano coadiutore e la vocazione religiosa presbiterale del Salesiano prete.
    Ma, di fatto, costatiamo, già da anni, una costante diminuzione delle vocazioni dei coadiutori nella Congregazione. Negli incontri si è riflettuto su questa realtà, e ci siamo domandati come possiamo fare una proposta della vocazione del Salesiano coadiutore nella Pastorale Vocazionale salesiana.
    Non è facile, soprattutto in certi contesti, far comprendere l'identità e il valore della vocazione del Salesiano coadiutore: i valori della consacrazione non sono percepiti con sufficiente chiarezza e forza interpellante, la vita di comunità fraterna non appare come fondamentale e come novità evangelica nello stile concreto di vita e di lavoro. Per questo, molti giovani che vogliono condividere lo spirito e la missione salesiana non pensano alla vita religiosa salesiana. La proposta vocazionale salesiana richiede, dunque, di vivere e presentare, nella fedeltà al progetto di Don Bosco, una figura di consacrato significativa per i giovani:
    - impegnato a servire la vita, riconoscendo l'assoluto di Dio; capace di dare fiducia all'educazione e alla promozione integrale dei giovani, come ha fatto Don Bosco; - con una forma di vivere i consigli evangelici che manifesti la loro carica pedagogica di crescita umana e di profezia di nuova umanità;
    - con una chiara testimonianza della vita comunitaria secondo lo spirito di famiglia, aperta alla condivisione della vita e della preghiera, con uno stile di lavoro che favorisca l'equilibrio tra lavoro, vita comunitaria e preghiera, al servizio dei più poveri;
    - con una particolare sensibilità per il mondo del lavoro, l'attenzione al territorio e alle realtà secolari, aperto alle esigenze della professionalità della sua azione educativa e pastorale. [7]


    5. Alcune conseguenze operative

    5.1 Ogni comunità salesiana responsabile dell'animazione vocazionale dei giovani con i quali lavora

    In tutti gli incontri si è insistite sulla responsabilità vocazionale della comunità salesiana, e sulla necessità di suscitare in essa un'ottica e un ambiente vocazionali. L'orientamento vocazionale non è soltanto responsabilità di alcuni confratelli che hanno ricevuto un incarico speciale, ma una dimensione qualificante dell'azione educativo-pastorale di tutta la comunità e di ogni SDB, come ci ricordava il CG23. [8]
    La comunità vive questa responsabilità:
    • essendo una comunità significativa e accogliente: I giovani devono sperimentare Don Bosco vivo nelle comunità salesiane, non solo come comunità di lavoro per i giovani stessi, ma soprattutto come comunità fraterne e di fede; devono sentire la gioia della fraternità e dello stile di famiglia, e condividere con noi le motivazioni di fede che alimentano la nostra vita e il nostro lavoro. Una comunità salesiana aperta ai giovani, e contagiosa della sua vocazione religiosa, è la prima e più efficace proposta vocazionale per i giovani;
    • curando che nel proprio PEPS si offrano momenti e processi espliciti di animazione, proposta e orientamento vocazionale [9];
    • facilitando l 'accoglienza e l'accompagnamento dei giovani , soprattutto di quelli che dimostrano segni di vocazione per una speciale consacrazione;
    • promuovendo una preghiera frequente e condivisa con i diversi membri della CEP e della Chiesa locale per le vocazioni; in essa esprimiamo la nostra fede nell'azione dello Spirito, che rinnova i suoi doni in ogni giovane, e alimentiamo la nostra disponibilità ad essere mediatori efficaci della sua chiamata.
    I confratelli anziani possono offrire in questo campo uno speciale apporto, come testimoni di un vissuto salesiano ammirevole.
    Le comunità dovrebbero cercare e offrire loro momenti di contatto e relazione con i giovani: partecipare agli incontri giovanili, disponibili a conversare con i giovani, nei gruppi, nei campi vocazionali, disponibili per il ministero sacerdotale, ecc.

    5.2 Stabilire un processo ispettoriale d'animazione vocazionale preciso all'interno del PEPS

    Dappertutto si realizzano molte attività ed iniziative vocazionali, ma molte volte nelle lspettorie manca un itinerario concreto di orientamento vocazionale, che dia continuità e gradualità alle diverse proposte che si offrono e curi la loro convergenza e complementarità.
    Questa sistemazione deve farsi all'interno del cammino di educazione alla fede proposto nel PEPS, sottolineando alcuni obiettivi e aspetti più significativi per l'orientamento vocazionale, promuovendo alcune attività e momenti più direttamente vocazionali, curando un'attenzione particolare ai giovani più disponibili ad un cammino di discernimento vocazionale.
    Ecco alcuni elementi da tenere presenti nel PEPS:

    a. Un orientamento vocazionale offerto a tutti i giovani già da piccoli, mediante:
    - l'orientamento pedagogico e professionale, secondo l'età e le diverse situazioni, che aiuti ogni giovane a scoprire le proprie risorse e a far fruttificare i doni ricevuti;
    - un ambiente educativo con testimoni significativi, che vivano la vita come vocazione;
    - informazioni sulle diverse vocazioni nella società e nella Chiesa (incontri, testimoni, esperienze...);
    - l'offerta di esperienze di servizio gratuito verso i più bisognosi, come allenamento alla generosità e alla disponibilità;
    - il contatto formativo personale, offerto a tutti i giovani che lo desiderano.

    b. Una proposta vocazionale chiara ed esplicita, mediante:
    - la presenza e il contatto con testimoni personali e comunitari significativi di ieri e di oggi;
    - una formazione spirituale profonda attraverso l'iniziazione alla preghiera, all'ascolto della parola di Dio, alla partecipazione ai sacramenti e alla liturgia e alla devozione mariana;
    - la partecipazione attiva alla vita della comunità ecclesiale attraverso i gruppi e movimenti apostolici, considerati come luoghi privilegiati di maturazione cristiana e vocazionale;
    - l'approfondimento, nelle diverse tappe dell'itinerario di educazione alla fede, del tema vocazionale, soprattutto nelle tappe dell'adolescenza e della gioventù;
    - l'invito personale a seguire la vocazione;
    - la possibilità di un contatto diretto con qualche comunità di riferimento vocazionale.

    c. Un discernimento accurato e graduale: fatto in comunità secondo criteri condivisi;
    - attraverso la conoscenza diretta, il dialogo e la comunicazione frequente, la preghiera e la meditazione, che aprono alla disponibilità all'appello di Dio, l'impegno apostolico condiviso con la comunità;
    - con un'esperienza di comunità, condividendo la vita, la preghiera e la missione di una comunità salesiana.

    5.3 Un punto fondamentale: /'accompagnamento personale

    L'accompagnamento è un elemento fondamentale in un processo educativo e pastorale che colloca al centro la persona del giovane. Esso è ancora più importante nel sistema educativo salesiano, che si fonda sulla presenza dell'educatore tra i giovani e su una relazione personale basata sulla mutua conoscenza e interesse, sulla comprensione e la fiducia.
    Ma, di fatto, ci troviamo a volte così presi da tante cose, che non offriamo ai giovani una reale possibilità per aprirsi ed essere accompagnati. Conviene, dunque, che ogni comunità ridimensioni i suoi compiti pastorali, e dedichi all'accompagnamento le persone e i tempi necessari.
    Quando parliamo di accompagnamento, non ci riferiamo soltanto al dialogo individuale, ma a tutto un insieme di relazioni personali che aiutano la persona ad assimilare personalmente i valori e le esperienze vissute, ad adeguare le proposte generali alla sua situazione concreta, a chiarire e approfondire motivazioni e criteri.
    Include diversi livelli che si completano mutuamente, e che la comunità salesiana deve promuovere con vera priorità, per assicurare un ambiente educativo capace di favorire la personalizzazione e la crescita vocazionale: - la presenza tra i giovani, con volontà di conoscerli e di condividere la vita con loro, e con un atteggiamento di fiducia; - la promozione di gruppi, dove i giovani sono seguiti dall'animatore e dagli stessi compagni; - contatti brevi, occasionali, che mostrano l'interesse per la persona e il suo mondo, e un'attenzione educativa a certi momenti di speciale significatività per il giovane; - momenti di dialogo personale brevi, frequenti, sistematici, secondo un piano concreto; - il contatto con la comunità salesiana, condividendo la sua vita di preghiera, fraternità e apostolato.
    Nella pratica dell'accompagnamento, soprattutto nel dialogo personale, conviene assicurare l'attenzione su alcuni punti fondamentali per la crescita umana e cristiana del giovane e il discernimento dei segni della vocazione.

    Eccone alcuni:
    • Educare alla conoscenza di sé, per scoprire i valori e qualità che il Signore ha seminato in ognuno, ma anche i limiti o ambivalenze della propria forma di vivere o pensare. Quanti giovani non hanno accolto l'appello vocazionale, non perché fossero poco generosi o indifferenti, ma semplicemente perché non sono stati aiutati a conoscersi e a scoprire la radice ambivalente e pagana di certi schemi mentali e affettivi, o perché non sono stati aiutati a liberarsi dalle loro paure e difese nei confronti della vocazione stessa.
    • Maturare il riconoscimento di Gesù, come il Signore Risorto e senso supremo della propria esistenza. Le motivazioni vocazionali devono fondarsi sul riconoscimento dell'iniziativa di Dio che ci ha amati per primo.
    • Educare a leggere la propria vita e la storia come dono di Dio e come chiamata a offrirla nel servizio al Regno. Aiutare ad illuminare questa vita, con tutta la sua densità, con la Parola di Dio, con il riferimento a Gesù Cristo, vissuto e condiviso nella comunità cristiana per discernere il dono e la chiamata che significa per ognuno di noi, è un cammino lento e paziente che richiede coraggio e speranza.
    • Approfondire l'assimilazione personale dei valori evangelici come criteri permanenti delle scelte che si fanno nella vita quotidiana, resistendo alla tentazione di fare e seguire quello che fanno tutti e ciò che è più facile, utile o efficace. Un aspetto al quale dobbiamo dare una speciale attenzione in questo campo, è l'educazione all'amore e all'affettività.

    5.4 Dedicare persone all'impegno per le vocazioni

    L'importanza concreta di un progetto si manifesta in modo particolare nella quantità e qualità delle persone che si dedicano ad esso. Se vogliamo assumere come obiettivo importante per questo sessennio di «promuovere con la Famiglia Salesiana una proposta vocazionale esplicita, veramente ecclesiale e salesiana», [10] dovremo dedicare ad esso persone, tempo e risorse.
    Ecco alcuni suggerimenti offerti negli incontri sulla Pastorale Vocazionale dell'Europa e dell'Africa riguardo a queste responsabilità:
    • L'incaricato ispettoriale per l'animazione vocazionale, all'interno dell'équipe ispettoriale di Pastorale Giovanile, come compito prioritario:
    - aiuti le comunità a impegnarsi direttamente nell'animazione vocazionale nella propria opera;
    - curi l'unità e il coordinamento del processo di animazione vocazionale nell'Ispettoria;
    - segua la realizzazione delle esperienze più significative e importanti di animazione vocazionale;
    - si dedichi all'accompagnamento vocazionale dei giovani e al coordinamento di quelli che accompagnano.
    • Il direttore di ogni comunità deve ricuperare il ruolo di orientatore dei giovani, soprattutto degli animatori e collaboratori, [11] ed essere l'animatore della qualità vocazionale della comunità e della sua trasparenza e significatività. [12]
    • Tutti quelli che hanno una responsabilità di animazione nella Pastorale (l'Ispettore con il suo Consiglio, il Delegato ispettoriale di PG e la sua équipe, il Parroco e il Direttore dell'Oratorio, ecc.) devono considerare l'animazione vocazionale come un elemento integrante del loro compito, e promuovere il coinvolgimento di tutti quelli che nella CEP condividono la nostra proposta educativo-pastorale.


    6. Conclusione

    Ci troviamo in un tempo di grazia, nel quale il Signore rinnova la sua Chiesa con una grande varietà di vocazioni. Nello scorso Capitolo Generale abbiamo ringraziato il Signore per la fecondità del carisma salesiano, ma questo ci impegna a testimoniare e proporre questa comune vocazione che unisce la Famiglia Salesiana e ad «assumere responsabilmente l 'impegno di una pastorale vocazionale unitaria, curando il discernimento vocazionale e proponendo le varie forme di vocazione cristiana (laicale, ministero ordinato, vita consacrata) e quelle proprie della Famiglia Salesiana». [13]
    Finisco con le parole del Papa ai partecipanti al Congresso Europeo sulle Vocazioni: «È dinanzi a voi un compito certamente non facile, ma la preghiera incessante... alimenta la speranza nella promessa di Dio e nelle risposte radicali alla sua chiamata: esse sono possibili anche ai nostri giorni. È la preghiera il segreto capace di garantire il rinascere della fiducia all'interno delle Comunità cristiane. È la preghiera il costante sostegno di quanti sono chiamati a servire questi anni difficili, ma non privi di chiari segnali di una nuova primavera spirituale».


    NOTE

    1 Cf. Programmazione del RM e del Consiglio, 23; ACG supplemento al n. 358, pag. 15
    2 Cf. area di animazione 3; ACG supplemento al n. 358, pag. 25-26
    3 Cf. Mt 9, 37
    4 ACG 339 pag. 17
    5 Nuove vocazioni per una nuova Europa. Documento finale del Congresso sulle Vocazioni al Sacerdozio e alla Vita Consacrata in Europa, Vaticano 1998, n. 26a
    6 CG24, 284
    7 Cf. CG24, 151-155
    8 Cf. CG23, 24 7ss
    9 Cf. CG23, 252
    10 Cf. Programma del Dicastero, 33
    I1 Cf. CG23, 252
    12 Cf. CG24, 168
    13 CG24,146

     

    (FONTE: ACG364/1998, Orientamenti e direttive, pp. 40-54)


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