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    21. Isaia

    fabris21


    Isaia svolge la sua attività profetica a Gerusalemme, capitale del regno di Giuda, durante l'espansione del regno assiro verso occidente. È sposato con una donna che si chiama la “profetessa” e ha due figli con nomi simbolici, che rappresentano il destino del popolo di Dio.

    1. Il libro di Isaia

    La raccolta degli oracoli del profeta Isaia è opera di una scuola o tradizione, che va dall'ottavo secolo a.C., fino al quinto, dopo l'esilio. Il nucleo originario di questa tradizione è costituito dai “discepoli” del profeta dell’ottavo secolo a.C. (Is 8,16-18). I primi trentanove capitoli del Libro di Isaia, attribuiti al profeta dell’ottavo secolo, comprendono un’introduzione antologica di oracoli, conclusa con un Salmo (Is 1-12). Segue una raccolta di oracoli contro le nazioni (Is 13-21.23), contro il regno di Giuda (Is 22) e un’altra sezione di oracoli rivolti al popolo di Israele, sotto il regno di Ezechia (Is 28-33). Le due raccolte sono intervallate da una serie di oracoli, chiamate “apocalisse di Isaia” (Is 24-27), “piccola apocalisse di Isaia” (Is 34-35). La prima parte del libro di Isaia si chiude con un’appendice storica (Is 36-39).

    2. La chiamata e missione di Isaia

    Isaia è sposato con una donna che si chiama la “profetessa” (Is 8,1-4) e ha due figli con nomi simbolici, che rappresentano il destino del popolo di Dio (Is 7,3; 8,3). Egli racconta la sua esperienza di chiamata o investitura profetica nel contesto di una teofania – manifestazione di Dio - nel tempio di Gerusalemme, dove prende coscienza della sovranità e della santità di Dio. L’acclamazione della corte divina - “santo, santo, santo” - indica la sua trascendenza assoluta. Uno degli esseri celesti, con il fuoco sacro dall'altare, purifica le labbra del profeta, abilitandolo al suo ruolo di ambasciatore di Dio. Il Signore stesso traccia la dinamica della missione del profeta. Con la sua parola egli provocherà l’indurimento del cuore del popolo in processo che va verso la catastrofe dell’invasione e devastazione della terra di Israele. Ma la fedeltà di Dio assicura un “resto santo”, sul quale si fonda la speranza della rinascita (Is 6,1-13).

    3. La situazione storica

    Isaia svolge la sua attività profetica a Gerusalemme, capitale del regno di Giuda, durante l'espansione del regno assiro verso occidente, sotto il generale e re assiro Tiglat Pileser III, di cui sono note tre campagne militari negli anni 743; 738; 732 a.C. All’invasione assira si oppongono i regni e le città del Vicino Oriente: il di Israele, con capitale Samaria; la Siria, con capitale Damasco e la confederazione della Pentapoli (Tiro, Sidone, Ascalon, Ashdod, Gaza). I re e generali assiri Salmanassar V e Sargon II guidano le campagne militari che portano alla conquista del regno di Israele con la caduta della capitale Samaria (722/721). Negli ultimi anni dell'attività di Isaia la scena internazionale è dominata dalla figura del re generale Sennacherib (705-681 a.C.).
    4. Il canto della vigna (Is 5,1-25)
    Nel capitolo quinto del Libro di Isaia si riporta una composizione poetica, che fa leva sull’immagine della vigna, simbolo di Israele (Is 5,1-7; cf. Os 10,1-8; Sal 80). L’amante che canta e racconta il proprio fallimento in amore, rappresenta il rapporto del Signore con il suo popolo. Alle cure del vignaiolo per la sua vigna doveva corrispondere il frutto della vite, l’amore. Come compenso delle sue fatiche egli desiderava che essa praticasse la giustizia: l'amante non desidera d'essere amato lui, ma che venga amato un altro, il prossimo. Dio con le sue fatiche d'amore desidera che ognuno rispetti e ami il prossimo. Il poeta interrompe il suo canto e si rivolge al pubblico, invitandolo a prendere posizione come in un processo. Quando ha emesso il suo verdetto, il profeta dichiara: hanno giudicato e si sono autocondannati. Nela serie di “guai” che segue il canto della vigna, sono elencate le varie forme di ingiustizia e di perversione etica dei proprietari e commercianti, deimagistrati e dei capi di Gerusalemme. Alla fine si annuncia il giudizio di Dio contro il popolo che ha violato l'alleanza, rigettando la legge e la parola del Santo di Israele (Is 5,7-25).

    4. Il libro dell'Emanuele (Is 7,1-12,6)

    Si chiama “libro dell'Emmanuele” la raccolta di oracoli che, a partire dal racconto della chiamata di Isaia, fanno leva sulla promessa di un re ideale, il messia, discendente davidico, che instaurerà il regno di Dio di giustizia e di pace universali. Il nome “Emmanuele”, che significa “Dio-con-noi”, dato al figlio di Acaz, è “segno” della fedeltà Dio che ha promesso la perpetuità della casa-stirpe di Davide (2Sam 7,1-17). Questa serie di oracoli si colloca nel contesto della guerra che vede schierati il regno di Israele - capitale Samaria - il regno di Siria (Aram) - capitale Damasco - e la confederazione della Pentapoli filistea, contro l'impero assiro (=lega antiassira) nel periodo che va dal 734 al 732 (cf. 2Re 16,5-19; prima dell'ascesa al trono del re Ezechia, 716- 715). L’insistenza sul tema del “figlio” include un messaggio di salvezza: la continuità della storia di salvezza grazie alla fedeltà di Dio. Questa è la piattaforma sicura su cui si può fondare l'esistenza e il futuro della comunità e delle persone (Is 7,9).
    Dopo l’annuncio della nascita di un “figlio” e della sua investitura regale, nel terzo oracolo si presenta il regno di giustizia e di pace dell’Emmanuele. Con questa visione il libro dell'Emmanuele raggiunge il suo vertice. In esso è indicata la condizione fondamentale per realizzare il sogno di una vita piena e felice: l'azione dello Spirito del Signore che comunica la sapienza, l'intelligenza e la forza per realizzare i giusti rapporti tra le persone e tra i gruppi sociali. L'azione di Dio-Spirito si manifesta attraverso il “re”, una figura umana ideale, dotata di sapienza e forza. Ma nel giardino o sul monte santo di Dio il rappresentante dell'essere umano pacificato con il mondo dei viventi è un fanciullo. Gesù richiede ai discepoli di diventare come un “bambino” per entrare nel regno di Dio.


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