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    Nuova forza dal sepolcro

    Sabato santo

    Fratel Fabio - Bose

     


    In quel tempo 62il giorno dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, 63dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore, mentre era vivo, disse: «Dopo tre giorni risorgerò». 64Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: «È risorto dai morti». Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». 65Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». 66Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.
    Mt 27,62-66

    Riprendiamo la lettura nel Vangelo secondo Matteo. La narrazione del giorno precedente si era chiusa con Maria di Magdala e l’altra Maria “sedute lì di fronte alla tomba” (v. 61). E noi, in questo sabato santo, idealmente siamo ancora lì, di fronte al sepolcro nuovo dove Giuseppe di Arimatea aveva deposto il corpo di Gesù, avvolto in un lenzuolo pulito (cf. v. 59).
    Sostando di fronte alla realtà della morte di Gesù, che ha ricevuto una sepoltura, vogliamo ricordare anche tutti coloro che una sepoltura non la ricevono: rimangono vittime sui campi di battaglia di tutto il mondo, sono abbandonati per via, in fosse comuni o nel Mediterraneo…
    Seguendo il racconto di Matteo, siamo condotti presso Pilato, insieme ai capi dei sacerdoti e ai farisei. Strano: è il giorno dopo la “parasceve”, cioè dopo la “preparazione” del sabato; dunque è sabato, la vigilia doveva introdurre a questo giorno “santo” per i giudei, e di sabato dei giudei osservanti vanno dal governatore Pilato, un pagano? Strano poi che ci vadano insieme rappresentanti di gruppi diversi: una coalizione di sacerdoti e farisei.
    I farisei, in particolare, non si erano più visti nella passione secondo Matteo e ricompaiono qui. È vero che erano stati tra i primi a sentirsi provocati da quel rabbi così vicino e simile a loro, e al contempo così diverso e autorevole. Si legge infatti già in Matteo 12,14 che “i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire”.
    Con la fine che Gesù ha fatto, non dovrebbero più avere da temere; e invece i farisei continuano a pensare a lui. Come Gesù, a differenza dei sacerdoti provenienti dai sadducei, credono infatti alla resurrezione dei morti e probabilmente ricordano la sua risposta alla loro richiesta di un segno dal cielo: Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra (Mt 12,39-40, risposta ripresa in modo sintetico in 16,4).
    Messo a morte, condannato a un supplizio infamante, rigettato come maledetto, quel morto non è innocuo, anche dal sepolcro continua a inquietare. È morto e sepolto, ma bisogna ricorrere al potere politico, oltre che religioso, per metterlo a tacere ancora e per sempre. È d’altronde quello che abbiamo visto e vediamo di altri martiri, testimoni come lui di un sangue che non cessa di interpellare le coscienze (cf. Gen 4,10; Eb 11,4; 12,22-24).
    Allora sacerdoti e farisei vanno da Pilato, che concede quanto chiedono. La cosa non sorprende, l’ha fatto pure con Giuseppe d’Arimatea. È un Pilato che di nuovo prova a non scontentare nessuno, quello ritratto da Matteo, il quale però palesa qui una sua preoccupazione. È infatti l’unico evangelista a sviluppare questo episodio nella sua narrazione: evidentemente gli erano note le voci diffuse tra i giudei che accusavano i discepoli di Gesù di aver trafugato la sua salma.
    Una salma che ancora attira l’attenzione: chiusa nel sepolcro sigillato è sottratta allo sguardo… il peso dalla grande pietra posta all’ingresso del sepolcro non ha però chiuso il discorso…
    Da quel sepolcro i suoi discepoli possono trarre nuova forza per il loro cammino. Più che trarla, davanti al sepolcro vuoto la ricevono. È la forza che, in questa notte santa, anche noi riceveremo come luce, parola, memoria e nutrimento.


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