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    Europa e demografia


    LETTERE EUROPEE /6

    Renato Cursi

    (NPG 2021-01-2)



    Come parlare ai giovani di famiglia e di vita in un’Europa dove si fa sempre più aspra la polarizzazione tra interpretazioni diverse dell’inizio e della fine dell’esistenza umana, oltre che del concetto stesso di famiglia e di matrimonio? Negli operatori pastorali spesso è forte la tentazione di lasciarsi scoraggiare da uno scenario sempre più confuso e conflittuale. L’esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia (AL) invita ad “annunciare il Vangelo della famiglia oggi”. Per Papa Francesco e per i padri sinodali si tratta di “far sperimentare” che questo annuncio è una “risposta alle attese più profonde della persona umana” e che “non si tratta soltanto di presentare una normativa, ma di proporre valori, rispondendo al bisogno di essi che si constata oggi, anche nei paesi più secolarizzati” (AL 201). Viene tuttavia da chiedersi se e in che misura si constati davvero oggi in Europa questo bisogno. Su un piano personale, non si può dubitare della capacità di ogni giovane di riconoscere il valore della vita e dell’amore familiare, pur tra mille possibili ferite e incomprensioni. Sul piano sociale, invece, occorre saper cogliere quelle opportunità di dialogo e di incontro su un terreno comune anche con chi, ad un primo sguardo, non sembra cogliere nell’annuncio cristiano una buona notizia sulla vita e sulla famiglia. Se ascoltiamo bene, c’è una campana che suona. Ma per chi? È ragionevole e sfidante pensare la “campana” demografica come opportunità per un nuovo annuncio costruttivo e propositivo, sul piano sociale e culturale, del Vangelo della vita e della famiglia in Europa. L’immagine della campana in questo caso vuole rappresentare l’idea di un allarme che sembra ormai risuonare con forza nei programmi e nei discorsi delle istituzioni europee. Occorre dunque ascoltare questo richiamo e osservare che tipo di reazioni suscita in chi lo ascolta, prima di chiedersi quali opportunità cogliervi.
    Per la prima volta la Commissione Europea nel 2019 si è dotata di una Vice-Presidente incaricata del binomio “Democrazia e Demografia”, la croata Dubravka Šuica, già europarlamentare e prima ancora sindaca di Dubrovnik. Pochi mesi or sono, al termine del primo anno di mandato, la Vice-Presidente Šuica ha presentato la prima relazione della Commissione Europea sull’impatto dei cambiamenti demografici. Questa relazione consente, innanzitutto, di porre la questione della demografia in Europa in un quadro di riferimento globale: la quota dell'Europa rispetto alla popolazione mondiale è infatti in diminuzione. Nel 1960 la popolazione dell'Unione Europea (UE) rappresentava circa il 12% della popolazione mondiale. Tale valore è sceso oggi a circa il 6% e si prevede scenda al di sotto del 4% entro il 2070. L'altro sviluppo degno di nota è l'aumento della quota dell'Africa rispetto alla popolazione mondiale: si prevede un aumento dal 9% al 32%, mentre la quota della popolazione in Asia, sempre rispetto alla popolazione mondiale, diminuirebbe leggermente.
    La popolazione europea è cresciuta costantemente nel corso del tempo. Nell'UE la popolazione totale è cresciuta di un quarto rispetto al 1960, raggiungendo un valore di poco inferiore a 447 milioni di persone nel 2019. La tendenza generale di crescita demografica è destinata a continuare, ma non a lungo. Dal 2012 il numero di decessi nell'UE ha superato il numero delle nascite. Ciò significa che, in assenza di una migrazione netta positiva, la popolazione europea avrebbe già iniziato a diminuire. Le proiezioni indicano che le dimensioni della popolazione totale europea rimarranno piuttosto stabili per i prossimi due decenni e poi cominceranno a diminuire. Si prevede che raggiungeranno un livello di circa 449 milioni di persone prima del 2025 e dopo il 2030 diminuiranno progressivamente per arrivare a 424 milioni di persone entro il 2070, registrando così una riduzione del 5 % in 50 anni. Si prevede che alcuni Stati membri, inclusa l’Italia, registreranno un calo della popolazione per tutto il periodo fino al 2070.
    Il progressivo allungamento dell’aspettativa di vita, combinato col calo delle nascite, comporta l’invecchiamento della popolazione. L'Europa non è l'unico continente che sta invecchiando, ma è in media il più anziano. Si registra inoltre una riduzione nella dimensione dei nuclei familiari: oggi un terzo dei nuclei familiari nell’UE comprende una sola persona. Si dice che spesso per smuovere certi decisori, occorra toccarli nel portafoglio. Ebbene, occorre sottolineare che l'invecchiamento dei cittadini europei e la riduzione della forza lavoro aumentano la pressione sui bilanci pubblici, in un momento in cui gli sforzi di ripresa richiedono un finanziamento significativo. L'Europa si troverà ad affrontare notevoli problemi nel finanziare la spesa legata all'invecchiamento, garantendo altresì che ciò avvenga in modo equo per le diverse generazioni. Ciò è dovuto al fatto che il rapporto tra le persone che pagano le imposte e i contributi previdenziali e coloro che percepiscono pensioni e altre prestazioni sta diminuendo rapidamente. Nel 2019 vi erano in media 2,9 persone in età lavorativa per ogni persona di età superiore a 65 anni. Nel 2070 si prevede che tale rapporto scenda a 1,7. Queste tendenze, inoltre, assumono dimensioni ancora più preoccupanti se si restringe l’osservazione alla sola Italia.
    Dopo anni di una retorica incentrata sulla promozione di diritti individuali slegati dalle rispettive responsabilità sociali, le istituzioni europee si trovano ora ad affrontare questi dati e queste proiezioni con una preoccupazione forte e non sempre lucida. La sfida oggi è quella di saper rispondere all’allarme suonato da questa campana demografica con una proposta che non sia né supponente (“ve l’avevamo detto”) né piegata ad uno sguardo meramente economicistico. Piuttosto, la pastorale giovanile in Europa è chiamata a risvegliare nei giovani il desiderio di generatività e a promuovere nella società intera la cura per una transizione più piena e più rapida dei giovani all’età adulta. Si tratta di ricostruire tanto la solidarietà tra le generazioni, rimuovendo disuguaglianze e ingiustizie, quanto l’alleanza tra uomo e donna. Questa, in particolare, non dovrebbe trovarsi a vivere come scelte che si escludono a vicenda le possibilità di essere moglie, madre e lavoratrice. Già i due sinodi dei vescovi sulla famiglia avevano sottolineato “la necessità di una evangelizzazione che denunzi con franchezza i condizionamenti culturali, sociali, politici ed economici, come l’eccessivo spazio dato alla logica del mercato, che impediscono un’autentica vita familiare, determinando discriminazioni, povertà, esclusioni e violenza. Per questo va sviluppato un dialogo e una cooperazione con le strutture sociali, e vanno incoraggiati e sostenuti i laici che si impegnano, come cristiani, in ambito culturale e sociopolitico” (AL 201). Allo stesso tempo, occorre impedire che la genitorialità continui ad essere una delle principali cause di povertà.
    Nuove politiche europee interverranno nei prossimi mesi a sostegno di determinate età della vita (Garanzia per l’Infanzia, Strategia sui Diritti dei Minori, Garanzia Giovani Rinforzata, Libro Verde sull’Invecchiamento) e delle aree geografiche più colpite dallo spopolamento (Visione a lungo termine per le zone rurali). I risultati elettorali degli ultimi anni in Europa, a vari livelli, hanno infatti fatto emergere i rischi della diffusione di una "geografia del malcontento" nei territori soggetti a spopolamento, mettendo in evidenza la relazione esistente tra demografia e democrazia. Occorre tuttavia completare queste iniziative con una visione integrale dello sviluppo dei giovani: il sostegno alle famiglie più povere, l’apprendimento di tutta la vita, il sostegno all’occupazione giovanile, devono essere inseriti in una visione che guardi oltre il mero inserimento professionale nel mercato del lavoro. Non si diventa adulti solo per accedere a quelle risorse che abilitano al consumo. Occorre aiutare i giovani a scoprire il gusto nel trovare un senso alla partecipazione attiva al destino di un popolo. Se si sentiranno “benvenuti” al mondo, i giovani sapranno sognarne e generarne il futuro, scoprendo talenti e vocazioni al servizio di una missione. Occorre farlo insieme, facendo dialogare tra loro le generazioni. Già nell’Esortazione Apostolica Post-sinodale Christus vivit Papa Francesco affermava: “L’esistenza delle relazioni intergenerazionali […] costituisce dei quadri di riferimento per cementare saldamente una società nuova.” (CV 191) Più di recente, nella Lettera Enciclica Fratelli tutti, Francesco ha ribadito: “Una terra sarà feconda, un popolo darà frutti e sarà in grado di generare futuro solo nella misura in cui dà vita a relazioni di appartenenza tra i suoi membri, nella misura in cui crea legami di integrazione tra le generazioni e le diverse comunità che lo compongono” (FT 53). Alla luce delle tendenze demografiche globali, possiamo dire che la campana suona per tutti, ma soprattutto per l’Italia e l’Europa.


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