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    Un piede avanti all'altro


    Alberto Gastaldi

    (NPG 2020-06-32)

     

    «La giovinezza è marcata da sogni che vanno prendendo corpo» (ChV 137)

    “Il giovane va con due piedi come gli adulti, ma a differenza degli adulti, che li tengono paralleli, ne ha sempre uno davanti all’altro, pronto per partire, per scattare. Sempre lanciato in avanti”: papa Francesco[1] indica con un’immagine efficace la predisposizione dei giovani di ogni tempo a dare “carne” ai propri sogni. Una delle “ferite”[2] che accompagna però il cammino delle nuove generazioni negli ultimi anni è l’essere sopraffatti da un certo disincanto rispetto alla realizzazione delle proprie aspirazioni o, talvolta, a non dare neanche fiato ai propri desideri. Condizione richiamata, del resto, dallo stesso Papa nella GMG di Cracovia del 2016: “Sentire che in questo mondo, nelle nostre città, nelle nostre comunità, non c’è più spazio per crescere, per sognare, per creare, per guardare orizzonti, in definitiva per vivere, è uno dei mali peggiori che ci possono capitare nella vita, e specialmente nella giovinezza”[3]. Situazione di “stallo” che è stata ben descritta in una ricerca condotta dalla Caritas di Roma, dove emerge che gli adolescenti dei quartieri di periferia della Capitale non riescono ad immaginare il loro futuro a medio o lungo termine, a causa della “poca fiducia in se stessi, la scarsa propensione al sacrificio e, soprattutto, l’immagine negativa del lavoro visto prevalentemente come una routine, fonte di noia e di scarsa gratificazione”[4], ma - ha spiegato il curatore Mario Pollo - anche per i coetanei del centro città “i sogni sono un’altra cosa… non c’è più tra gli adolescenti e i giovani la dimensione del rimboccarsi le maniche per realizzare qualcosa di grande. Cercano il successo a ogni costo”[5].
    Sarebbe troppo semplice addossare ai ragazzi le colpe di questa “paralisi”, termine usato ancora da Francesco a Cracovia, ripetendo una frase che sembra essere sempre attuale anche negli ambienti cattolici: “i giovani non sono più quelli di una volta”. Non possiamo invece evitare di porci una domanda personale che riguarda ognuno di noi, adulti, che stiamo accanto agli adolescenti nel loro percorso di crescita. “Si può davvero credere che c’è una promessa di bene da rendere concreta nella nostra vita?”. “Il grande problema del disagio giovanile oggi è che non ci sono gli adulti”[6] ha affermato in tanti incontri e pubblicazioni Massimo Recalcati. “I giovani hanno bisogno di testimoni, di adulti in grado di testimoniare, a qualunque livello, non solo nella famiglia, ma anche nella scuola, nelle istituzioni, che si può stare su questa terra con slancio”[7]. Tema che è emerso, attraverso un episodio significativo raccontato da Letizia, 23 anni, all’incontro dei giovani italiani con il Papa: la giovane, durante la scuola superiore, si rivolge al docente che più stima, che insegna arte, per chiedere “come poter diventare come lui”. “Mi sono sentita rispondere che i tempi erano cambiati, che c’era la crisi, che non avrei trovato lavoro, e che piuttosto avrei dovuto scegliere un ambito di studi che meglio rispondesse alle esigenze del mercato. ‘Scegli economia’, mi ha detto. Ho sentito una grande delusione; mi sono sentita tradita nel sogno che gli avevo confidato, quando invece cercavo un incoraggiamento proprio da quella figura che avrei voluto imitare”[8]. Ma la stessa Letizia, in quell’incontro al Circo Massimo, ha offerto la chiave della speranza che sprona tanti giovani, nonostante tutto, a “cercare e seguire” i propri sogni. “Un giorno, in oratorio dove sono educatrice, una delle mie ragazze mi ha detto di avere fiducia in me, di stimare le mie scelte. Mi ha detto che rappresento quasi un modello per lei e che avrebbe voluto fare quello che facevo io. È stato lì, in quel momento che ho deciso coscientemente che avrei preso tutto l’impegno di essere educatrice: non sarei stata quell’adulto traditore e deludente, ma avrei dato tempo ed energie, con tutti i pesi che potrà comportare, perché una persona a me si era affidata”.[9] È il dono della propria vita che apre orizzonti imprevedibili. È la via indicata da Gesù Cristo. “Dobbiamo avere il coraggio di essere diversi, di mostrare altri sogni che questo mondo non offre, di testimoniare la bellezza della generosità, del servizio, della purezza, della fortezza, del perdono, della fedeltà alla propria vocazione, della preghiera, della lotta per la giustizia e il bene comune, dell’amore per i poveri, dell’amicizia sociale”[10].

    Un Amore accanto

    Una strada alternativa rispetto agli standard che oggi appaiono vincenti e che permette di scoprire il significato profondo della propria esistenza e di poterlo, con umiltà, mostrare ad altri. Elisabetta, 26 anni, lo ha raccontato con chiarezza: “C’è Qualcuno che crede nel valore di quello che sono, che mi accompagna…. Che fa fiorire i miei sogni, che fa fiorire i desideri più veri che ho nel cuore. Sento di essere chiamata a una vita bellissima, piena, felice. E anche nei momenti difficili, più bui, in cui la strada non era chiara, e non capivo… Ho sempre sentito una carezza, che mi diceva “Non temere Betta”. Quella carezza più grande da cui mi sento avvolta passa in realtà dalle cose più semplici, da mille mani, situazioni, canzoni. Quando ti senti toccata da un Bene grande tutto diventa un regalo che ti è stato fatto: una perla che mi è stata messa tra le mani”[11]. La consapevolezza di un Amore che ci sta accanto è l’antidoto prezioso alla “ferita” che riguarda tanti giovani: aver timore di scegliere, preferendo tenere sempre tante possibilità aperte, ma, di fatto, non seguendone alcuna. “Ogni volta in cui le difficoltà sembrano bloccarmi, ho scoperto che Dio non ha mai smesso di scommettere su di me, anche quando io stesso, francamente, non mi sarei dato un solo centesimo. Allora a tutti voi faccio questo augurio: lasciatevi amare da Dio, lasciate che scommetta su di voi, scopritene la tenerezza”[12]. Con le sue parole Emanuele, seminarista di 25 anni, ha espresso la forza di aver sentito vero quell’invito “Alzati” che Gesù rivolse a un ragazzo, figlio unico di una madre vedova. “È realmente una nuova creazione, una nuova nascita. Non è un condizionamento psicologico. Probabilmente, nei momenti di difficoltà, tanti di voi vi sarete sentiti ripetere le parole “magiche” che oggi vanno di moda e dovrebbero risolvere tutto: “Devi credere in te stesso”, “Devi trovare le risorse dentro di te”, “Devi prendere coscienza della tua energia positiva”... Ma tutte queste sono semplici parole e per chi è veramente “morto dentro” non funzionano. La parola di Cristo è di un altro spessore, è infinitamente superiore. È una parola divina e creatrice”[13].
    Papa Francesco sa quanto sia potente vivere questa Parola camminando con dei compagni, condividendo le gioie e sostenendosi nelle difficoltà, per dare nuova vita anche al sogno del “noi”. “Nessuno può affrontare la vita in modo isolato, non si può vivere la fede, i sogni senza comunità, solo nel proprio cuore o a casa, chiusi e isolati tra quattro mura, c’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! Come fate oggi: qui, tutti uniti, senza barriere. Per favore, sognate insieme, non da soli; sognate con gli altri, mai contro gli altri! Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; insieme si costruiscono i sogni”[14]. Un cammino che aiuta ad abbattere “i tre nemici del dono, i principali: tre, sempre accovacciati alla porta del cuore: il narcisismo, il vittimismo e il pessimismo”[15].
    Luminosa è la testimonianza di Carlo Grisolia e Alberto Michelotti, giovani laici, molto amici fra loro, morti a pochi mesi di distanza, servi di Dio dal 2008. “Un’amicizia fondata, prima ancora che sulle affinità elettive, sul sentirsi parte di un progetto grande e incorruttibile che li trascendeva. Entrambi avevano scelto di fare del Vangelo la loro stella polare. Entrambi sentendosi inadeguati a incarnarne fino in fondo le regole e le logiche, ma entrambi convinti che per farcela occorresse procedere in cordata, dandosi una mano l’un con l’altro”[16]. E qui allora “il sentiero si apre camminando”![17]

     
    NOTE

    [1] Dio è giovane. Una conversazione con Thomas Leoncini, Milano, Piemme, 2018, cit. in Papa Francesco, Esortazione Christus Vivit, 139.
    [2] Christus Vivit, 83.
    [3] Papa Francesco, Veglia di preghiera con i giovani, XXXI Giornata Mondiale della Gioventù, Cracovia, 30.07.2016.
    [4] Mario Pollo, Il futuro negato, Roma, Caritas, 2020.
    [5] Ibidem.
    [6] https://www.mentelocale.it/genova/articoli/70474-genova-recalcati-giovani-apatici-hanno-bisogno-testimoni.htm
    [7] Ibidem.
    [8] Incontro e preghiera di Papa Francesco con i giovani italiani, Roma, 11 agosto 2018), 11.08.2018.
    [9] Incontro e preghiera di Papa Francesco con i giovani italiani, Roma, 11.08.2018.
    [10] Papa Francesco, Incontro ecumenico e interreligioso con i giovani, Skopje, 07.05.2019.
    [11] http://www.vigiova.it/la-parola-ai-giovani/datevi-al-meglio-della-vita-elisabetta
    [12] http://www.vigiova.it/la-parola-ai-giovani/datevi-al-meglio-della-vita-emanuele
    [13] Papa Francesco, Messaggio per la XXXV Giornata Mondiale della Gioventù, 2020.
    [14] Papa Francesco, Incontro ecumenico e interreligioso con i giovani, Skopje, 07.05.2019.
    [15] Papa Francesco, Omelia nella solennità di Pentecoste, Vaticano, 31.05.2020.
    [16] https://www.focolaritalia.it/2016/11/15/carlo-alberto-due/
    [17] Antonio Machado, Caminante, in Antonio Machado, Tutte le poesie, a cura di Giovanni Caravaggi, Milano, Mondadori, 2010.


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