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    “Come albero piantato lungo corsi d'acqua, che dà frutto a suo tempo” (Sal 1,3)


    'Casa Giovani' [1]

    (NPG 2020-03-41)


    “La tua crescita spirituale si esprime soprattutto nell’amore fraterno, generoso, misericordioso. Lo diceva San Paolo: «Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi» (1 Ts 3,12). Che tu possa vivere sempre più quella “estasi” che consiste nell’uscire da te stesso per cercare il bene degli altri, fino a dare la vita.
    Quando un incontro con Dio si chiama “estasi”, è perché ci tira fuori da noi stessi e ci eleva, catturati dall’amore e dalla bellezza di Dio. Ma possiamo anche essere fatti uscire da noi stessi per riconoscere la bellezza nascosta in ogni essere umano, la sua dignità, la sua grandezza come immagine di Dio e figlio del Padre. Lo Spirito Santo vuole spingerci ad uscire da noi stessi, ad abbracciare gli altri con l’amore e cercare il loro bene. Per questo è sempre meglio vivere la fede insieme ed esprimere il nostro amore in una vita comunitaria, condividendo con altri giovani il nostro affetto, il nostro tempo, la nostra fede e le nostre inquietudini. La Chiesa offre molti e diversi spazi per vivere la fede in comunità, perché insieme tutto è più facile”[2].
    Queste parole ci aiutano ad accogliere un dono, quello di ‘Casa Giovani’, di cui vogliamo fare memoria ripercorrendo la sua storia, condividendolo con voi.

    Da dove nasce ‘Casa Giovani’

    ‘Casa giovani’ è il risultato di un percorso lungo, che inizia con la nascita di un ‘Gruppo Giovani’ decanale come alternativa, in spirito di apertura e comunità, ai singoli gruppi parrocchiali per avere la possibilità di vivere la comunione tra le nostre comunità di appartenenza. ‘Casa Giovani’ è aperta a tutti i giovani del Decanato: a chi frequenta da sempre gli incontri di gruppo e sta svolgendo un cammino di fede personale e di gruppo negli oratori, a chi si sta riavvicinando alla fede dopo un periodo più o meno lungo di lontananza, a chi vuole scoprire cosa significhi far parte di una comunità cristiana.
    Per chi ha raccolto la proposta, questo gruppo è stato un punto di approdo e di partenza. ‘Casa Giovani’ rappresenta la naturale evoluzione di un cammino durato anni, che ci ha portato in Terra Santa e ha acceso in noi un desiderio di fraternità.
    Il pellegrinaggio in Terra Santa, guidato da Padre Francesco Cavallini S.J., avvenuto nell’estate del 2013, è stato fondamentale: abbiamo scoperto un Dio vicino e quotidiano e si è acceso in noi il desiderio di una ‘Casa Giovani’ che potesse aiutarci a crescere ogni giorno con questa consapevolezza di Dio.
    Qui è nata la voglia di far diventare realtà questo desiderio, per dare corpo al bisogno di spezzare il pane insieme e condividere la quotidianità in un luogo che potessimo chiamare casa, un luogo per i giovani e dei giovani, che non fosse in prestito o in cui essere ospiti di altri, ma dove diventare responsabili e ospitanti (diventare “adulti”), un luogo in cui rispettare il bisogno di darsi tempi prolungati per vivere le dinamiche della vita cristiana e della preghiera nel corso normale della vita, con tutti i suoi impegni e tempi.
    Abbiamo avuto il desiderio di sperimentarci nella condivisione del vivere insieme cercando il Signore. Da questa ricerca comune è nato un senso di fraternità e l’idea di diventare una comunità cristiana ispirata alla prima descritta negli Atti degli Apostoli, dove ciascuno possa sentirsi accolto, rispettato, a casa, dove tutti si sentano chiamati e legittimati a portare il proprio contributo in una logica di condivisione e comunione.
    Il primo passo che abbiamo intuito come necessario è stato quello di cercare se esistessero già realtà simili attorno a noi. I sacerdoti e gli educatori, comprendendo i bisogni e i desideri del nostro gruppo, hanno proposto di incontrare alcune esperienze di vita comune già presenti nella Diocesi di Milano: ‘Casa di Zaccheo’, ‘Stoà’, ‘Casa Loreto’. Il senso di questo confronto è stato quello di individuare attraverso l’esperienza altrui una propria identità. Una spinta decisiva è arrivata dalla comunità di Berzano di Tortona: Bruno Volpi, fondatore di ACF, e sua moglie Enrica hanno ispirato alcuni dei valori fondanti della futura ‘Casa Giovani’.
    A quel punto è arrivato il momento di cercare uno spazio adeguato ai nostri bisogni. Dopo alcuni mesi e numerose ricerche, la Provvidenza è venuta in nostro aiuto e ci ha consegnato un appartamento della casa parrocchiale della Parrocchia Sant’Apollinare: un appartamento abbastanza grande da accogliere 8 posti letto, ma con un solo bagno.
    La cappellina è stata da sempre il cuore pulsante della casa, ma lo spazio era inadeguato. Così la Provvidenza ci è venuta di nuovo in aiuto e ha permesso di spostarci nell’appartamento di fronte che consentiva di dare uno spazio più dignitoso alla cappellina.
    I lavori per trasformare questo sogno in realtà sono stati tanti. Abbiamo trasformato un appartamento spoglio in un luogo che potevamo chiamare casa a tutti gli effetti. Questa casa l’abbiamo immaginata, voluta, chiesta, costruita, condivisa con chi come noi ci ha scommesso. Tutto questo non senza fatiche, che, a volte, sembravano avere la forza di spegnere il fuoco che ha iniziato ad ardere in noi da quel famoso pellegrinaggio in Terra Santa. Queste fatiche sono state superate insieme e l’ingresso in ‘Casa Giovani’ è stato il primo passo concreto dell’esperienza di vita comunitaria. Il giorno dell’inaugurazione, il 14 febbraio del 2015, è stato un giorno di grande gioia con il sapore di una meta raggiunta e di un nuovo inizio rinforzato dalla certezza della strada già percorsa. Da quel giorno, in questa casa, si sperimenta la gioia di condividere con altri il proprio cammino spirituale e la propria vita.
    Quest’anno noi giovani abbiamo fatto la scelta di ritrovarci due volte a settimana: il lunedì per la gestione della casa e il giovedì per il momento di catechesi e condivisione. Inoltre, durante l’anno ci sono alcuni periodi di vita comune di 4 settimane, in cui noi giovani facciamo esperienza di comunione e condivisione del vivere quotidiano guidati da momenti di preghiera più intensi, cercando di entrare in profondità nel nostro vissuto nel confronto con la Parola di Dio. Altre esperienze significative, che sono diventate punti fermi del nostro cammino annuale, sono: ritiro spirituale di tre giorni in Avvento, esercizi spirituali proposti dalla Diocesi, campo di lavoro al ‘Sermig’ durante le vacanze natalizie vivendo con intensità il Capodanno, esercizi spirituali in preparazione alla Pasqua, eremo in città durante la Settimana Santa, esperienza estiva nella modalità del pellegrinaggio.
    ‘Casa Giovani’ resta comunque una casa che è abitata quotidianamente anche semplicemente per studiare, per pregare o, semplicemente, stare insieme condividendo momenti di fraternità.
    In questi anni abbiamo stretto legami significativi con gli oratori del territorio, il Centro Giovanile ‘Stoà’ di Busto Arsizio, i gesuiti di Villapizzone e di Ragusa, il ‘Sermig’ di Torino, il monastero di clausura delle Carmelitane Scalze di Concenedo – LC, la Cooperativa ‘Farsi Prossimo’, l’Associazione ‘Comunità Nuova’… Queste realtà ci vengono in aiuto nelle esperienze che scegliamo di vivere e fare nostre.
    In questo cammino siamo guidati da un’equipe di lavoro che comprende: un sacerdote, una religiosa, una coppia di giovani sposi; questo permette un confronto con le diverse scelte definitive di vita.

    I pilastri

    Arrivata all’inizio del suo quinto anno di vita sono stati sempre più definiti i pilastri della vita in ‘Casa Giovani’: preghiera, condivisione e servizio; a partire dal testo fondamentale di At 2,42-47: “42Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. 43Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. 44Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; 45vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.”
    La preghiera ha un tempo privilegiato nell’esperienza comunitaria: le giornate sono scandite dalla liturgia delle ore e da un tempo di preghiera silenziosa personale e quotidiana. Ogni cammino personale è sostenuto da un accompagnatore spirituale con il quale si condividono esperienze e intuizioni.
    La condivisione si articola attraverso gli spazi della casa e i tempi quotidiani di ognuno.
    Chi fa esperienza di vita in ‘Casa Giovani’ condivide con altri la gestione di un appartamento. Si è responsabili della cura degli ambienti e si svolgono assieme attività fondamentali quali la preparazione dei pasti, la spesa, la gestione economica (bollette e affitto), la pulizia degli ambienti.
    Particolare rilievo è riservato alla condivisione fraterna: momenti intimi di comunicazione di esperienze personali e di fede. La gestione economica della casa è ispirata dal testo di At 4,32-35: “32La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. 33Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. 34Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto 35e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.”
    Le risorse economiche sono condivise attraverso una cassa comune. Con questo strumento sono sostenute tutte le attività del cammino di crescita spirituale (bollette e manutenzione della casa, materiale per catechesi e preghiera, proposte fuori sede, esperienza di vita comune). Chiunque abiti ‘Casa Giovani’ contribuisce alla cassa comune con una busta anonima senza specificare l’importo inserito. In questo modo è garantita a tutti la possibilità di partecipare alla vita in ‘Casa Giovani’ indipendentemente dalle possibilità economiche.
    La condivisione dei cammini spirituali personali porta a intuire sogni comuni: “un cuor solo e un’anima sola” (At 4,32). Chi abita ‘Casa Giovani’ svolge attività di servizio nelle proprie comunità cristiane di appartenenza o in ambito personale. Il criterio che muove questo pilastro è la restituzione dei talenti e dei doni personali ricevuti per un bene condiviso, allontanandosi da dinamiche egocentriche ed egoistiche.

    Alcune testimonianze significative

    “Avere la cappellina in casa, arredata, curata e vissuta mi ha consentito di poter mettere radici nella fede, perché l’associavo finalmente a un luogo fisico e del cuore”.
    “La ‘Casa Giovani’ è sempre stato per me anche il luogo degli incontri settimanali che hanno caratterizzato il nostro ‘Gruppo Giovani’. Un luogo dove mi sono sempre sentito libero di incontrare gli altri, dibattere, discutere, cercare soluzioni e creare alternative. Tra le varie questioni, quella di mantenere la casa è sempre stata presente. Il desiderio era sì quello di un luogo nostro, ma soprattutto uno spazio per il quale dovessimo restituire qualcosa. Da qui i vari autofinanziamenti ideati, per renderci autonomi nella nostra crescita di fede, nella certezza che il Signore avrebbe accompagnato anche questo passo”. 
    “‘Casa Giovani’ è stata anche definita “eremo in città”, un posto che consente di vivere spazi di silenzio e di preghiera dentro il caos della città. È un luogo che porta a scoprire la propria vocazione, che è un dialogo tra due libertà e due generosità, la mia e quella di Dio. Un luogo che fa diventare adulti in grado di stare in piedi nel mondo. Una scelta che se vissuta bene ti scomoda dentro, mette in moto nuovi pensieri e nuove modalità di vita. Questo implica imparare l’arte del discernimento, attraverso la lettura della propria vita e l’ascolto della Parola”.

    I frutti

    Nel corso degli anni ‘Casa Giovani’ ha assunto varie forme. Sono cambiati i volti e si è rivelata essere una realtà in continua trasformazione. È iniziato come un desiderio di comunità, una casa in cui i compagni di viaggio sono diventati fratelli. Non amici che ti scegli e che frequenti per le tue serate, ma fratelli che il Signore ti affida e ai quali sei affidato, per camminare insieme. Questi fratelli diventano i compagni di cammino, quelli con cui continui a condividere la vita anche quando ormai l’esperienza di ‘Casa Giovani’ è conclusa. È stata un’occasione per molti giovani di portare Dio un po’ più al centro della propria vita, leggendo e pregando la Parola. Infatti, ‘Casa Giovani’ è quel luogo in cui si impara: a leggere la propria vita; ad ascoltare la Parola per poi confrontarsi con essa; a condividere le proprie esperienze vissute nella fede. Diventa così anche luogo di comunione di vita.
    Per raggiungere questo obiettivo è stato fondamentale lasciar scandire la giornata da momenti di preghiera e di vita comunitaria, mettendosi al servizio dei propri fratelli. Questo spesso ha portato tanta fatica, che però è stata superata nella condivisione e con l’aiuto della preghiera. Si fanno passi avanti e questi, una volta compiuti, rafforzano il cammino e i legami. Il bene ricevuto è un dono di cui non si è padroni, ma destinatari e intermediari e viene quindi restituito con generosità. Ad oggi ‘Casa Giovani’ è cambiata ancora per venire incontro alle nuove esigenze. Essendosi aggiunti altri giovani, 8 posti letto non erano più sufficienti, la sala e la cappellina non erano più adeguate ad ospitare tutti. Così, muniti di tanta buona volontà e dopo aver richiesto e ottenuto i vari permessi, abbiamo abbattuto due muri per allargare la sala e la cappellina, trasformando tre stanze in due. Abbiamo inoltre acquisito un’altra stanza adibita a camera da letto.
    Sono cambiati gli ambienti e sono cambiati anche i sogni.
    L’attuale ‘Gruppo Giovani’ sta cercando nuove modalità per vivere come cristiani a tutti gli effetti; alcuni di noi hanno lanciato la proposta di un'esperienza di vita comune di un anno. Questo progetto è grande e richiede molto allenamento.
    Si è inoltre aperta una riflessione che riguarda la cassa comune, da vivere quale strumento di condivisione, nella quale tutte le nostre finanze (i nostri stipendi) vengono messi in comune e utilizzati sia per le spese della casa che per i bisogni di ciascuno (rate universitarie, benzina, vestiario, etc.…). Tutto questo nella logica del dono.
    Nel nostro cammino stiamo cercando di fare scelte di qualità che mettano in evidenza l’umanità di ciascuno, incontrandoci faccia a faccia e non in modo virtuale o attraverso social, che vogliamo rimangano solo strumenti e non modalità di relazione tra noi.
    Leggiamo in noi e tra noi la voglia di comunità, quale sentimento profondo, fondato sulla Parola di Dio. Vogliamo crescere e crescere significa prendere delle scelte, tagliare e potare, ed è grazie a queste azioni che ‘Casa Giovani’ e noi siamo cresciuti negli anni. Preghiamo di avere sempre un cuore docile e fedele, disposto a tagli e potature, consapevoli che Dio ci guarda con benevolenza, per una crescita continua.
    Sogniamo e ci diamo da fare perché la Chiesa sia davvero quella realtà in cui si vive l’esperienza personale e comunitaria descritta nel Nuovo Testamento.
    Sogniamo e desideriamo di costruire una comunità che davvero porti in sé l’umanità che Dio rivela in Gesù. Sogniamo e preghiamo nella certezza che siamo figli nel Figlio e figli della Chiesa, che vorremmo sentire sempre più non solo “maestra”, ma anche e soprattutto “madre”.

     
    NOTE

    [1] ‘Casa Giovani’ è nata su iniziativa del ‘Gruppo Giovani’ del Decanato di Baggio della città di Milano (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.); è un luogo per i giovani e dei giovani, dove questi ultimi sperimentano in prima persona la vita cristiana comunitaria e fraterna.
    [2] Francesco, Christus vivit, nn. 163-164.


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