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    L'universitario "fuori corso"


    Temi di pastorale universitaria /11

    Accompagnare chi si trova in difficoltà

    Mauro Canta [1]

    (NPG 2019-04-68)

     


    Sempre più sovente accade che i nostri giovani universitari non riescano a concludere nel tempo previsto il loro iter formativo e siano così definiti fuori corso; in Italia se ne stimano circa mezzo milione all'anno. Il termine fuori corso, che nessuno vorrebbe mai sentirsi attribuire, porta con sé una varietà di situazioni: da coloro che non riescono a superare gli esami pur provandoci molte volte fino a coloro che non riescono a presentare la Tesi e quindi a discuterla nel tempo indicato dalla facoltà a cui sono iscritti. Una delle condizioni principali che l'universitario fuori corso rischia di vivere è la solitudine. Egli vede che coloro con i quali ha iniziato il cammino proseguono nella vita accademica seppur con alcune difficoltà, ma superando gli esami, mentre lui rimane come a lato del campo senza poter entrare e giocare la sua partita. La sfiducia in se stessi, il peso degli esami arretrati e il rimandare a domani lo studio rischiano di aumentare la distanza dalla meta che rimane così sempre più lontana.
    Oltre ad alcuni problemi di carattere amministrativo ed economico che variano da una facoltà all'altra, c'è il rischio che la situazione dello studente fuori corso porti con sé una serie di problematiche umane e relazionali che sovente rimangono nascoste. Abbiamo il dovere come comunità cristiana di affiancare gli studenti che vivono questa situazione, questo momento così delicato della loro vita accademica, prendendocene cura come ci è chiesto per la pecorella che lascia il recinto e rischia di perdersi: andarla a cercare e aiutarla a riprendere il cammino (Lc 15,1-10).
    Anche i Vescovi nel recente Sinodo hanno percepito dall'ascolto di molti giovani questo senso di abbandono, di emarginazione dalla società che non si occupa se non di coloro che sono considerati perfetti. Alla Comunità ecclesiale invece è richiesto di accompagnare i giovani attraverso l'educazione nelle scuole e nei centri di formazione professionale, nei collegi e nelle università, nei centri giovanili e negli oratori: in tutte presenze la Chiesa unisce all'opera educativa e alla promozione umana la testimonianza e l'annuncio del Vangelo.[2]

    L'accompagnamento personale e comunitario...

    L'universitario fuori corso è sovente messo in stato di accusa dal pensare comune della società: come colui che non si impegna e che quindi non è in grado di superare gli esami solamente a causa della propria svogliatezza. Il consiglio principale che possiamo dare ad un fuori corso è quello di dedicarsi a tempo pieno agli esami che mancano per terminare gli studi prima possibile. Molti studenti si pongono la domanda se convenga affrettare i tempi e accontentarsi anche di voti bassi pur di finire gli studi quanto prima, oppure se sia meglio prendersela con più calma e mantenere una media alta. A questa domanda non c'è una vera e propria risposta, anche perché ogni studente deve decidere in base alle proprie esigenze, ma c'è un impegno al quale non possiamo sottrarci che è quello di accompagnare i giovani che si trovano in questa situazione, al di là della causa che l’ha determinata. Accompagnamento che si deve fare personalmente se riusciamo ad entrare in contatto con essi nelle cappellanie universitarie o nelle parrocchie che frequentano, oppure attraverso delle proposte che vengono pensate e concretizzate dalle nostre comunità per un aiuto di gruppo. Consideriamo che difficilmente l'universitario fuori corso apprezza che la propria condizione sia resa pubblica, perciò non è facile intercettarli e, una volta individuati, convocarli per un incontro comunitario. A volte basta convertire lo sguardo, cambiare prospettiva di fronte alle difficoltà, per ritrovare il giusto entusiasmo e riprendere le attività interrotte: riesco a superare quell'esame con l’aiuto di qualcuno, di quella parola ascoltata al momento giusto, di quel gesto accolto, riesco a riprendere il cammino e portarlo a termine.

    per ritrovare fiducia in se stessi...

    L'accompagnamento personale o comunitario per ritrovare fiducia in se stessi e riprendere il cammino è l'obiettivo che ci dobbiamo porre. Sarà importante stimolare il giovane ad intessere nuove relazioni senza scoraggiarsi per i risultati non ottenuti. Allo studente fuori corso può succedere di vivere una vita a tratti fiacca e una fede indebolita. Percepiamo sovente una fede molto simile alla nostra religiosità contemporanea, stanca e distratta, travolta dalle contraddizioni e dalla quotidianità. Quando ci si sforza di concludere quegli esami che proprio non si riescono a dare è come se si stesse esprimendo una fedeltà all’impegno che si è preso un tempo: la fedeltà è necessaria al miracolo del vino nuovo come quel giorno a Cana di Galilea, è Gesù, lo sposo dell’umanità, che trasforma l’acqua dell’abitudine nel vino della passione! (Gv 2,4) Così è la fede: un matrimonio in cui il vino non viene mai a mancare, un incontro che, sempre, suscita gioia e passione. Se, invece, si vive un faticosissimo momento, allora bisognerà sostenere la preghiera dello studente fuori corso, una preghiera al Signore di trasformare l’acqua in vino e non aver paura di intessere con chi si incontra lungo il cammino nuove relazioni, che a volte non sono altro che relazioni che si trasformano in relazioni nuove tra persone che già si conoscono da tempo, ma che magari si sono sempre viste sotto un altro punto di vista. Una relazione rinnovata porterà aria nuova nella vita del giovane e gli sarà di aiuto alla conclusione del corso di studi.

    e creare opportunità di inserimento nella società!

    Il tempo che si impegna per concludere il ciclo di studi è un tempo che allontana l'ingresso nel mondo del lavoro nel quale al giorno d'oggi non è facile inserirsi. Sarebbe meglio iniziare prima possibile a lavorare. Tanto più che molto spesso il mondo del lavoro predilige coloro che si sono laureati in tempi brevi. È fondamentale che anche la Comunità ecclesiale si interroghi su quali siano i modi più efficaci per creare opportunità lavorative e occupazionali per i giovani che usciti dal mondo accademico devono inserirsi nell'ambiente lavorativo o più ampiamente detto “adulto”. I giovani, infatti, spronano la Chiesa a essere profetica in questo campo, con le parole, ma soprattutto attraverso scelte che mostrino che un'economia amica della persona e dell'ambiente è possibile[3]. Riconosciamo quindi nella presenza della Chiesa nell'università, una presenza che deve essere principalmente vocazionale orientando così gli studenti alla scoperta della propria identità, delle proprie effettive capacità valorizzando il soggetto nelle scelte che lo coinvolgono. In questo modo si abilitano i giovani a prendere delle decisioni che siano consapevoli e non casuali o di compiacimento.[4]

    Concludendo si può auspicare che la proposta di un cammino di accompagnamento accanto agli studenti universitari fuori corso sia pensato da ogni realtà ecclesiale in base alle esigenze che si presentano sul territorio, valutando attentamente le condizioni personali nelle quali i giovani si trovano ad affrontare la conclusione del loro ciclo di studi con la consapevolezza che l'università svolge oggi un ruolo determinante per la formazione delle giovani generazioni dal quale la comunità ecclesiale non si può separare e che trova nella Pastorale universitaria il raccordo tra gli atenei e la Chiesa locale[5].

     
    NOTE

    [1] Presbitero della Diocesi di Asti, responsabile della Pastorale Universitaria e autore di Vangelo per fuori corso, Effatà, 2018.
    [2] Sinodo dei Vescovi, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento finale, 15.
    [3] Sinodo dei Vescovi, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Documento finale, 153.
    [4] Peyron L., Per una pastorale universitaria, Elledici, 2016.
    [5] Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla Vita Buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, Roma 2010, 49.


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