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    Stefano Caparrotta

    (NPG 2014-06-79)


    Vivo a Roma, nel quartiere di Tor Bella Monaca ed ho 30 anni. Nella parrocchia di Santa Maria Madre del Redentore, all'interno dell'Oratorio gestito da una comunità FMA, ho scelto di mettermi a servizio della grande vigna del Signore. Qui ho incontrato per la prima volta don Bosco e la Famiglia Salesiana. In Oratorio, nel tempo, ho maturato la scelta di essere un animatore, ed oggi animo un gruppo di ragazzi universitari, il Tiberiade.
    Tutto questo percorso nasce da un Incontro, che sintetizzo nelle parole della prima lettera di Giovanni (1 Gv 4, 16): “Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui”. Da qui ho cercato di comprendere sempre di più l'esperienza di Don Bosco (e poi mia). Per lui questo ha significato la decisione di donare la sua vita per i giovani, con un servizio generoso e costante. Don Bosco aveva capito, attraverso lo Spirito Santo che lo guidava, che i giovani sono una porta, la strada, per arrivare a Dio.
    Una frase mi ha sempre colpito, per la bellezza, ma anche per la sua difficoltà a essere praticata: “Gli occhi debbono vedere per Dio, i piedi camminare per Dio, le mani lavorare per Dio, il cuore battere per Dio, tutto insomma il nostro corpo deve servire per Dio finché siamo in tempo....” (MB VII 834-835). Una decisione per i giovani da parte di don Bosco che ha comportato l'attenzione particolare alla loro formazione integrale, che accompagna tutti i giovani che entrano in Oratorio per la porta del calcio o del cortile più in generale , e poi vi restano per incontrare quel Dio Amore e per conoscere quella madre dolce e presente, aiuto costante, di tutti i giovani, rifugio certo che è Maria.
    Tutto questo enorme bagaglio di esperienze, incontri, riflessioni personali, ha creato in me una voglia di mettermi a servizio, in particolare nell'animazione dei gruppi giovanili della parrocchia. Sentivo la necessità di tradurre quanto avevo apreso e ricevuto in uno stile che fosse “mio” e che guardasse alle esigenze di ogni giovane e del gruppo di giovani che avevo con me, alla luce del mio incontro con Cristo e del Sistema Preventivo di Don Bosco. Sicuramente la presenza dei giovani nella mia vita ha portato gioia, serenità, ma anche la conoscenza di tante situazioni particolari, difficili, complicate; situazioni in cui i giovani molte volte si trovano soli nello loro scelte. Ciò ha fatto maturato in me la necessità di essere presenza costante, certa, anche solo di una persona che sapevano di poter trovare in Oratorio, e mi ha fatto imparare la pazienza, per allontanare la tentazione che tutto dovesse andare come avevo pensato.
    Una delle cose che più mi convince è di essere “testimoni credibili”, attraverso le scelte, la vita quotidiana, evitando di vivere (noi per primi) in maniera divisa.
    Da animatore dei gruppi giovanili ho sperimentato anche la bellezza del saper condividere con i giovani le loro esperienze, anche se magari non fanno assolutamente parte della propria vita, come mi è successo quando mi hanno chiesto di organizzare con alcuni giovani un gruppo musicale, a me che di musica non capisco nulla! Ma proprio in questa "avventura", dove tante volte volevo mollare per dichiarata incompetenza, ho vissuto una delle esperienze più piene che potessi ricevere. Un anno di tante risate, di gioia, di discorsi fatti nella sala musica con quei giovani, che ci ha legato, ci ha fatto conoscere, ci ha fatti crescere, me non come musicista ma come “adulto” che attiva corresponsabilità.
    Ricordo anche le tante esperienze di “livello alto” proposte ai giovani: di carità dentro e fuori la parrocchia stessa, dei campi missione, uno spettacolo musicale durante la Quaresima di "annuncio" ("In marcia con Gesù"), la possibilità di avere una guida spirituale che accompagnasse il loro crescere cristiano ed umano... Insomma stando con i giovani, attraverso modi e stili diversi, che abbiano come basi la Parola di Dio, i sacramenti, Gesù eucarestia, la preghiera, il confronto aperto, l'uscita dalle mura verso gli altri, possibilmente i più “poveri”.
    Il giorno di Pentecoste del 2010 ho fatto la Promessa da Salesiano Cooperatore,. Mi è parsa una pregnante sintesi tra ciò che aveva dato inizio al mio cammino, la scoperta del Dio Amore e ciò che il mio cuore chiedeva per essere felice.
    La sua espressione più piena l'ho trovata in Don Bosco, con una frase che ho scolpito di dentro: “Ricordatevi che l'educazione è cosa di cuore e che Dio solo ne è il padrone e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l'arte, e ce ne da in mano le chiavi”.


    T e r z a
    p a g i n A


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