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    Gli «Orientamenti»: un commento



    José Luis Moral

    (NPG 1992-09-48)


    Gli Orientamenti della Conferenza Episcopale Spagnola per l'elaborazione di un Progetto di Pastorale Giovanile (qui useremo la sigla OPG) arrivano forse con un po' di ritardo, però ci sono, e questo non è poco.
    Inoltre, arrivano senza rumore. Né la stampa, né gli stessi vescovi hanno dato risalto a questo testo approvato nella LV Assemblea Plenaria.
    Sfortunatamente, non sembra che a questo avvenimento - a giudicare dai «dati visibili» - sia stato concesso molto spazio, anche da chi ha come interesse specifico l'educazione dei giovani.
    Non è facile affrontare la situazione giovanile nella nostra società: i giovani sono coloro che vengono usati con maggior spregiudicatezza nei capricci della modernità, e pochi - al di là di facili demagogie o di ancor più facili moralizzazioni - hanno il coraggio di porsi di fronte ai problemi che i giovani sono e che presentano.
    Il Congresso su Evangelizzazione e uomo di oggi (1985) affermava che la Chiesa non aveva fatto l'opzione per i giovani. La denuncia non entrò in nessun elenco di priorità, tuttavia si registrò qualche movimento nella Sottocommissione della Gioventù della CEAS (Commissione Episcopale dell'Apostolato Secolare) che iniziò a lavorare per costruire un Progetto di Pastorale Giovanile che a tutt'oggi è soltanto un abbozzo.
    Ma, al di là dei commenti che si potrebbero fare sulla storia della pastorale giovanile in Spagna, prendiamo in esame il documento.
    Il testo dei vescovi si struttura intorno a quattro nuclei fondamentali, trattati in modo diseguale, con una presentazione e una conclusione: fondamento e opzioni, elementi del progetto, profilo dell'animatore e linee operative per lo sviluppo degli orientamenti. Lo stesso indice riflette chiaramente lo schema e la struttura generale del documento.

    PRIMI ORIENTAMENTI

    Spiegato il perché e a chi si rivolgono i vescovi con questi orientamenti, il testo definisce la pastorale dei giovani come «tutta quella presenza e tutto un insieme di azioni attraverso le quali la Chiesa aiuta i giovani a interrogarsi e a scoprire il senso della propria vita, a scoprire e ad assimilare la dignità e le esigenze dell'essere cristiano; propone loro le diverse possibilità di vivere la vocazione cristiana nella Chiesa e nella società, e li anima e accompagna nel loro impegno per la costruzione del Regno» (OPG 15).
    Balza subito all'attenzione la complessità redazionale di una definizione che in fondo si articola attorno a tre poli molto semplici e concreti: la salvezza-liberazione di Gesù di Nazareth, la comunità cristiana e i giovani.
    Probabilmente si tratta soltanto di problemi sintattici, sebbene sarebbe stato più chiaro identificare il soggetto più specificamente con le comunità ecclesiali e riferire il complemento oggetto più semplicemente alla salvezza-liberazione.
    Ma vediamo più approfonditamente alcuni elementi orientativi di un progetto organico di pastorale giovanile.

    Realtà giovanile e educazione alla fede

    Il primo degli elementi che sottolineiamo è il seguente: la necessità di situare il punto di partenza nella realtà concreta che vivono i giovani (OPG 9,28) e intendere che la pastorale giovanile possiede «una chiara dimensione educativa» (OPG 16).
    La pastorale con i giovani non può che partire dalla loro vita, e deve essere offerta in maniera «adeguata alla concreta e diversa situazione dei giovani nei vari ambienti ed occupazioni». (OPG 28). Così, la pastorale «autenticamente evangelizzatrice», della quale parla il documento, evangelizzerà anche la Chiesa e ogni comunità cristiana, permettendo che i giovani siano parabola vivente, sfida e kairòs che muove tutti ad accettare con forza nuova lo «scandalo» dell'Incarnazione.
    In numerose occasioni ancora si sottolinea la dimensione educativa della pastorale giovanile come «processo attraverso cui la comunità cristiana guida e accompagna il giovane dalla sua situazione concreta fino alla piena maturità umana e cristiana» (OPG 33). In tale processo, si afferma lucidamente, «non esistono ricette, né soluzioni esterne. È il giovane che scopre la propria vita ed è quello il luogo in cui può incontrarsi con Cristo attraverso la fede» (OPG 33). La dimensione educativa esigerà la particolare attenzione della pedagogia del processo evangelizzatore e la metodologia della formazione (OPG 37), degli ambiti di formazione (OPG 41 ss.), della formazione sociale e politica (OPG 23), degli impegni - come l'opzione del volontariato - (OPG 23), ecc.

    Unire fede e vita in una pastorale completa e articolata

    Integrare fede e vita è la quarta opzione pastorale segnalata dai vescovi (OPG 24). Sebbene la stesura non appaia molto chiara e si inquadri esplicitamente nella definizione della spiritualità, nell'insieme dei documenti tale integrazione si può leggere come chiave di senso per la vita e chiave vitalizzante dell'azione.
    La presentazione degli orientamenti già segnala che bisogna cercare il perché degli stessi tanto nei limiti di un'azione pastorale discontinua e poco coordinata, tanto nel compito di una nuova evangelizzazione che esige una pastorale «più completa, definita e coordinata» (OPG 1-9).
    La quinta opzione pastorale - da parte sua - vincola il coordinamento e l'articolazione alla «unità di missione» della Chiesa (OPG 27) e alla «manifestazione effettiva della comunione» (OPG 26).

    Corresponsabilità in una Chiesa-comunione aperta ai più poveri

    I differenti modelli di pastorale giovanile possono essere riconosciuti facendo attenzione alla definizione e ai criteri usati per specificare l'obiettivo centrale, l'orizzonte ecclesiologico e culturale e la prassi educativa che contengono. Non si può chiedere a degli orientamenti che esplicitino ciò che corrisponde al progetto. Tuttavia, occorre mettere in evidenza il «protagonismo e la corresponsabilità dei giovani in una Chiesa-comunione» (OPG 19-20) e la «opzione preferenziale per i poveri» (OPG 21) che rappresentano delle espressioni testuali del documento di cui ci stiamo occupando.
    Molti altri elementi notevoli sono presenti negli orientamenti dei vescovi (l'importanza dell'animatore, presenza attiva - non rifugio (OPG 18) – della Chiesa e dei giovani tra i giovani, accompagnamento pastorale e incontro con Cristo, il gruppo come mediazione
    privilegiata della Chiesa, ecc.) e meriterebbero un commento più dettagliato.

    LA GIOVENTÙ: UNA CHIAMATA DI DIO

    Tra gli obiettivi del Piano di azione pastorale della Conferenza Episcopale per il triennio 1990-1993 si sottolinea la «elaborazione di un Piano di Pastorale Giovanile». Con esso, dicono gli Orientamenti, «impegniamo le nostre comunità, e impegniamo noi stessi, a dare un nuovo impulso a questo compito, che consideriamo prioritario per la Chiesa in Spagna» (OPG 6). C'è da sperare che la Chiesa spagnola inizi veramente, alla luce del Vangelo, un processo di considerazione dei giovani come una speciale chiamata di Dio. Nel Congresso su «Evangelizzazione e uomo di oggi» (1985) il settore che si occupava dei giovani affermava ripetutamente la lontananza che essi sperimentano nei confronti della Chiesa («i giovani hanno un'immagine della Chiesa che rifiutano») e vorrebbero «una maggiore semplicità nelle strutture e nel linguaggio usato dalla Chiesa e una morale meno moraleggiante e più evangelica», un linguaggio meno arcaico ed estraneo. Anche lì si annotava una delle esigenze fondamentali per la pastorale giovanile: «una pastorale di impegno con la realtà o di calarsi in essa, il cui obiettivo non sia tanto attirare verso le nostre posizioni, quanto portare la Buona Novella alle situazioni e agli ambienti dei giovani».
    Se la Chiesa desidera davvero l'incontro con i giovani non può farlo senza cambiare qualcosa. Mancano dei segni significativi: la «Chiesa istituzionale» - ci si permetta l'espressione - manca di quel fascino che fa sì che il Vangelo di Gesù sia radice di vita nuova e principio motore di speranza.
    Dalla necessità di «andare ai giovani» e risultare credibili, possiamo ap puntare due note critiche agli Orientamenti.

    La prospettiva orientatrice

    Questi «Orientamenti» appaiono un coagulo di numerosi spunti sul tema, ma non è così esplicita la direzione di orientamento. Sembrano troppo generiche rispetto a quanto esse stesse suggeriscono al futuro progetto di pastorale giovanile, alla realtà cioè dei giovani spagnoli. La lettura del documento suggerisce differenti ipotesi di soggetti giovanili dietro quelli enunciati (preferibilmente quelli che possono essere in sintonia o che sono in sintonia con la Chiesa o la considerano significativa), senza poter comprendere come dovremo muoverci pastoralmente o, in altre parole, con quali chiavi giovanili si deve entrare nel dialogo. Tali chiavi saranno strade maestre prioritarie e mettono in discussione, per esempio, la classica divisione delle tappe (missionaria, catecumenale e pastorale) con cui si definisce in genere l'itinerario educativo.
    Il carattere a volte un po' generico del documento potrebbe rischiare di rendere difficile il conseguimento del suo obiettivo specifico al momento di rendere concreta la struttura e il linguaggio del futuro progetto pastorale.

    Criteri e opzioni

    Chiunque voglia fare un discorso su Dio all'uomo di oggi - dicevano i vescovi italiani trattando del rinnovamento della catechesi - deve muoversi a partire dai problemi umani e tenerli sempre presenti al momento di esporre il messaggio. È questa, d'altra parte, un'esigenza intrinseca di ogni discorso cristiano su Dio. Il Dio della rivelazione, in effetti, è il Dio con noi. La citazione è un buon pretesto per entrare nell'interrogativo fondamentale che suscitano gli orientamenti dell'Episcopato spagnolo.
    «Evangelizzare dal di dentro è un'esigenza che nasce dalla logica del mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio» (OPG 18). Questa logica dovrebbe essere molto più evidente e postularsi come criterio e/o chiave delle opzioni fondamentali che devono guidare ogni progetto pastorale.
    Prendere sul serio l'Incarnazione ci obbliga a considerare la prassi come luogo teologico (non soltanto come luogo pastorale!). Prendere sul serio l'Incarnazione, nel caso concreto dei giovani, ci obbliga a considerare la nostra visione del mondo e della Chiesa ben oltre le sicurezze di sempre; ci obbliga a «guardare dentro» per considerare quello che dipende da noi nelle rotture di comunicazione che possono esistere; ci obbliga a riformulare e ricollocare la fede in riferimento al senso della vita, a riformulare la spiritualità giovanile. Perché i progetti di pastorale giovanile non vengano tacciati alcune volte di «semplice moltiplicazione di iniziative, (...) di improvvisazione e conseguente discontinuità» (OPG 4), è necessario affrontare questi temi più spinosi, un po' ai margini e non sufficientemente esplicitati negli Orientamenti.
    Forse stiamo chiedendo più delle linee generali di un progetto quadro che dei semplici orientamenti. In ogni caso, è davvero necessario chiedere ai vescovi un sostegno perché la pastorale giovanile sia veramente un'opzione privilegiata della Chiesa spagnola.


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