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    «Aggancio» di solidarietà


     

    Storia di una cooperativa torinese al servizio dei ragazzi del disagio

    A cura di Adelino Montanelli

    (NPG 1990-05-78)


    La Cooperativa di solidarietà sociale «Aggancio», sorta all'interno del Centro Giovanile Rebaudengo (Torino), ha come scopo il servizio verso i ragazzi «difficili», gli adolescenti «a rischio» e i giovani disoccupati.
    Ecco le tappe della sua storia.

    UNA COOPERATIVA DENTRO IL CENTRO GIOVANILE

    Un centro giovanile manifesta la sua vitalità nelle iniziative che sa elaborare, proporre e realizzare, capaci di rispondere alle esigenze dei giovani del territorio in cui è inserito.
    È quindi un ambiente di persone, giovani e adulti, in cui si vive condividendo attività culturali, ricreative, sportive, artistiche... Vi è impegno per la formazione umana e cristiana in stile di amicizia e ricerca di senso di vita.
    Il Centro Giovanile «Rebaudengo», del quale mi accingo a narrare un pezzo di storia, si è strutturato nei tre filoni aggregativi tradizionali: ricreativo- sportivo, espressivo-artistico, formativo-spirituale.
    L'aspetto della gratuità e del servizio è proposto, con modalità e gradazioni diverse, nei tre filoni suddetti, nel rispetto della maturità e dell'età dei giovani, in modo che il volontariato lo si scopre realizzato negli allenatori, animatori e genitori che vi operano e nei salesiani.
    Il Centro si va via via organizzando in realtà associative civilmente riconosciute, con programmazioni fitte di impegni, calendari di allenamenti e di partite, riunioni di gruppo e orari ben precisi: un'organizzazione fortemente strutturata in cui non è facile inserirsi da «esterni».
    Si constata con evidenza la mancanza di gioco semplice, al quale possa partecipare, quando vuole, chiunque voglia divertirsi.
    Un secondo limite è proprio dello sport organizzato dalle federazioni, dove la componente agonistica è accentuata, tendente per sua natura ad escludere chi non ha capacità tecniche sufficienti.
    Senza volerlo esplicitamente, il Centro sembra sempre più escludere i giovani più poveri, emarginare i soggetti più deboli. Non è solo una esclusione temporanea dalle squadre o dal gruppo, essa diventa culturale: «Non ti vogliamo perché non sei come noi, non parli e non vesti come noi!».
    Che fare allora per questi adolescenti economicamente e culturalmente svantaggiati (alcuni non hanno terminato la scuola dell'obbligo) e affettivamente poveri (genitori separati o inesistenti).

    Le buone intenzioni non bastano

    Alcuni degli animatori più sensibili hanno sperimentato di persona e nel gruppo che, con i soggetti «a rischio», l'intervento del singolo animatore è insufficiente; l'iniziativa di accoglierli e inserirli in squadra o in gruppo è stata un fallimento. Nella struttura organizzata del Centro erano come «pesci fuor d'acqua», si chiudevano tra di loro, diventavano violenti e generavano tensione e paura nell'ambiente. Non bastava l'inserimento senza un cambio profondo e un «ricentramento» dell'ambiente stesso.
    Durante una discussione nel Consiglio Pastorale nacque in alcuni giovani l'idea di pensare ad iniziative specifiche per questi soggetti, coinvolgendo più persone che si assumessero l'impegno educativo particolarmente per loro, e questo all'interno e come servizio del Centro per questi adolescenti.
    La Cooperativa di solidarietà sociale «Aggancio» si costituisce per questo specifico intento educativo: agganciare ragazzi ed adolescenti dall'emarginazione, prima che sia troppo tardi.
    Concretamente nove giovani incominciano a pensare al problema dell'emarginazione «in casa» e decidono di fare subito qualcosa per risolverlo.
    Poiché da soli ci si riscopriva impreparati per analizzare situazioni di casi difficili e capire le cause di comportamenti devianti, abbiamo cercato la collaborazione con i servizi socio-assistenziali del quartiere. La loro professionalità e la nostra intraprendenza si sono incontrate in una proficua azione educativa per i ragazzi ed adolescenti «a rischio» del territorio.
    Avevamo inoltre necessità di reperire mezzi finanziari per attivare iniziati ve sportive, di recupero scolastico e di educazione al lavoro per questi soggetti; anche per questo nel Centro Giovanile viene fondata la Cooperativa di solidarietà «Aggancio»: essa si rivelava anche una figura giuridica adeguata per ottenere aiuti economici da enti pubblici (Assessorato all'Istruzione e Assessorato alla Gioventù della città, in un primo tempo; Assessorato all'Assistenza e Circoscrizione Amministrativa in un secondo tempo) e privati.
    Essa inoltre esprimeva e realizzava la solidarietà già esistente tra i giovani del Centro, attorno ad una scelta non indifferente per responsabilità e maturità di impegno sociale per ragazzi poveri ed emarginati.
    Inoltre la Cooperativa diveniva strumento di educazione alla solidarietà tra giovani in cerca di lavoro, che affrontavano la disoccupazione non più soli, ma insieme.

    IL FUNZIONAMENTO DELLA COOPERATIVA

    La Cooperativa è un organismo giuridico-finanziario e funziona come società a responsabilità limitata.
    Si è costituita davanti al notaio quando i nove soci fondatori hanno sottoscritto lo statuto e costituito un fondo sociale (L. 225.000, realizzato con autotassazione dei soci).
    Poiché essa svolge un'attività «commerciale», anche se limitata, è iscritta alla Camera di Commercio, ed ha depositato l'atto costitutivo e lo statuto presso il tribunale della città; inoltre aderisce alla Confcooperative Regionale (IRECOP) da cui riceve consulenza e assistenza necessarie.
    L'organizzazione interna prevede: l'Assemblea Generale dei soci (1 volta l'anno); il Consiglio d'Amministrazione, a cui spetta la gestione della Cooperativa, che viene eletto dalla Assemblea Generale ed è composto da cinque giovani, i quali, a loro volta, eleggono il presidente della Cooperativa.
    Il Presidente è l'animatore per eccellenza della solidarietà tra i soci, delle sue motivazioni umane e cristiane; a lui spetta la forma e la rappresentanza sociale.
    Il Collegio Sindacale, eletto dalla Assemblea Generale, si compone di tre membri e deve vigilare sull'osservanza della legge e dell'atto costitutivi, e anche dell'amministrazione della società, mentre sulle finalità della Cooperativa, deve vigilare il Collegio dei Probiviri.
    Poiché i diversi settori della Cooperativa (paninoteca, laboratorio di manutenzione e pittura, gruppo educatori) richiedevano responsabili di settore con potere decisionale, abbiamo votato e approvato il «regolamento interno» che fosse norma e riferimento per i direttori dei vari settori.
    Il funzionamento può sembrare complesso; forse lo è a prima vista!
    Per noi è stato un modo di inserirsi da giovani nella società attuale, con un preciso obiettivo sociale ed economico e con il coraggio di assumersi responsabilità insieme. La Cooperativa è costituita da soci. Chiunque può diventarlo presentando semplicemente domanda d'ammissione dopo aver riscontrato se il richiedente ha possibilità di «contribuire allo svolgimento, o essere utente, dell'attività sociale» (art. 3, 4, 5).
    I soci della Cooperativa si distinguono in: «socio volontario», colui che aderisce alla Cooperativa come protagonista, presta gratuitamente la sua opera e riceve saltuariamente rimborsi spese; «socio lavoratore», assunto a libro paga, per assicurare continuità e professionalità all'intervento educativo; il «volontario», che condivide la finalità educativa e sociale della Cooperativa, il suo metodo di intervento preventivo e presta in modo limitato nel tempo ma gratuito la sua opera.
    Socio volontario, socio lavoratore, volontario: sono le tre presenze giuridiche che costituiscono la Cooperativa di solidarietà.
    Attorno a loro altre persone si impegnano in modi diversi o in interventi limitati ma efficaci a realizzare la solidarietà con chi fatica a vivere nella società del nostro tempo.

    «DIAMOCI UNA MANO PER DARE UNA MANO»

    Solidarietà significa «fare insieme» per raggiungere uno scopo comune e condiviso da tutti i soci: lavorare per conseguire un bene, il quale viene equamente suddiviso tra i soci.
    La solidarietà presuppone la stima degli altri, come persone, indipendentemente da ciò che possono dare o fare in quel momento per il bene comune. È capacità di vedere e realizzare il bene comune come bene di tutti i soci; è informare e informarsi; è creare una mentalità secondo cui il valore primo sta nel bene comune, prima ancora che in quello individuale.
    Abbiamo riassunto la scelta di cooperare in solidarietà, di lavorare insieme per rispondere ad una esigenza fondamentale di occupazione, di impegno e di creatività, nello slogan: «Diamoci una mano per dare una mano».
    La prima ricerca di solidarietà è quella tra i giovani del Centro: è richiesta da una loro inderogabile esigenza di dignità e libertà nella ricerca di un lavoro che non arriva mai, o nell'attesa del servizio militare che si prolunga oltre dodici-quindici mesi. Una solidarietà fondata su una comune matrice di servizio nell'animazione, gratuito e generoso, maturata negli anni di frequenza ai gruppi dell'Oratorio-Centro Giovanile.

    La solidarietà rivolta «al di fuori»

    «Per dare una mano»: esprime una solidarietà aperta ai ragazzi/e che hanno difficoltà psicologiche e di inserimento sociale (soggetti difficili): si vuole «insieme» agganciare gli adolescenti che corrono il rischio permanente di essere coinvolti nella spirale della delinquenza e della droga (soggetti «a rischio»); avviare e sostenere gli adolescenti in cerca di lavoro (disoccupati). Nello statuto della Cooperativa è chiaro lo scopo principale: «Si propone scopi educativi, sociali ed economici a vantaggio dei giovani, in particolare di coloro che vivono situazioni di precarietà ed emarginazione, al fine di una loro crescita umana e di un loro positivo inserimento nella società» (art. 2).
    I destinatari dell'Aggancio sono ragazzi e adolescenti emarginati; sono i «giovani poveri, abbandonati e pericolanti» che Don Bosco incontrò nelle prigioni della Torino del suo tempo e suscitarono in lui la consapevolezza della necessità di un'azione propositiva, tesa a prevenire e fare subito qualcosa per loro.
    Lo stile della Cooperativa è descritto ancora dall'art. 2: «Escluso ogni intento speculativo, ispirandosi ai principi della mutualità e solidarietà, ricollegandosi al metodo educativo ispirato a Don Bosco, mediante la solidale partecipazione della base sociale e di tutto il gruppo sociale che ad esso fa riferimento, si propone scopi educativi». È il «Sistema Preventivo» nelle sue componenti fondamentali (dialogo, senso di Dio, amicizia) il metodo scelto dall'Aggancio per il suo scopo pedagogico. La base sociale sono tutti i soci, volontari e lavoratori, che costituiscono la Cooperativa con la sua organizzazione interna.
    Il gruppo sociale è la Comunità educativa dell'Oratorio-Centro Giovanile che condivide e sostiene lo scopo della Cooperativa.
    Non sempre, purtroppo, vi sono stati la disponibilità e l'appoggio necessari per il difficile impegno di prevenzione. A volte la comunità si è caratterizzata più per l'eccessivo spirito critico e l'attenzione esclusiva all'aspetto finanziario delle attività praticate.
    Se educare è una sfida che si pone ad ogni adulto serio e responsabile, prevenire ed educare ragazzi ed adolescenti emarginati è una provocazione per ogni cristiano. Da soli è un'impresa impossibile; è necessario essere in molti a condividere l'impegno e ad affrontarlo con mezzi e strumenti adeguati alle nuove situazioni sociali.

    LE INIZIATIVE

    La prima iniziativa messa in cantiere dalla Cooperativa è stata la paninoteca: consisteva nel preparare e distribuire panini, pizze e focacce nelle scuole superiori della città.
    L'esperimento, dopo un faticoso avvio, è approdato ad una riuscitissima attività di socializzazione ed educazione al lavoro per una quindicina di adolescenti che manifestavano difficoltà di inserimento sociale. Ogni partecipante doveva possedere il libretto sanitario rilasciato dalla USL, la giacca o grembiule sanitario, essere socio della Cooperativa.
    Questo settore era coordinato da un direttore responsabile che seguiva l'inserimento dell'adolescente nel gruppo, il rapporto tra i coetanei e l'andamento e organizzazione dell'attività. Inoltre spettava a lui la responsabilità di provvedere alla distribuzione degli utili economici sotto forma di rimborso spese. La Cooperativa ha dovuto acquistare mezzi di trasporto in proprio, essendo le scuole lontane dal Centro.
    La seconda attività della Cooperativa era il lavoro del gruppo educatori: ragazzi/e in difficoltà, presentati alla Cooperativa dai Servizi Sociali, dalle famiglie o da altre agenzie educative del quartiere, venivano seguiti da un educatore.
    Questa iniziativa nei primi due anni ha preso la forma di un corso di recupero scolastico generico. Sono poi subentrati educatori qualificati (in possesso del diploma di educatori) per seguire i casi complessi, dove si richiedeva l'analisi attenta delle cause psicosociali e familiari del soggetto, e l'elaborazione di un progetto educativo personalizzato con obiettivi finali ed intermedi, con strumenti e tempi per la realizzazione e periodiche verifiche.
    Questa attività della Cooperativa è stata condotta in équipe con i servizi sociali; l'Aggancio ha offerto la copertura finanziaria ed assicurativa, la solidarietà e la condivisione nel lavoro educativo; il Centro Giovanile gli spazi, l'ambiente base di accoglienza e le iniziative concrete a cui partecipare: serate, feste, gite, campeggi, estate ragazzi.
    Il terzo intervento messo in campo è consistito in un'attività di prima educazione al lavoro: la manutenzione del campo da calcio, della palestra e adiacenze, la ripulitura di garage e cantine, la distribuzione di depliants per una ditta. Si trattava di iniziative limitate nel tempo, ma valide per educare all'impegno nel lavoro, ad una forma di socializzazione e a rimediare qualche soldo. Sono stati coinvolti, alternativamente, una dozzina di adolescenti-giovani.
    In questa attività educativa è stata determinante la presenza degli obiettori di coscienza in servizio civile presso il Centro Giovanile: per la forte motivazione di servizio presente in loro, per la preparazione e continuità che assicuravano all'iniziativa. Alcuni adolescenti, inseriti in questa attività, sono stati da loro preparati a sostenere l'esame di licenza media.
    Da tre anni viene attivato dalla Cooperativa il laboratorio di pittura su stoffa e ceramica, che aggrega, in un clima di allegria ed impegno, una decina di ragazze ed adolescenti. L'obiettivo principale è il sostegno e l'inserimento sociale di soggetti difficili tra coetanei appassionati dell'attività artistica in un contesto più ampio di iniziative che è il Centro. Ogni soggetto difficile è seguito e sostenuto dalla presenza dell'educatore.
    A queste iniziative se ne sono aggiunte altre due, molto importanti e pienamente nello spirito di solidarietà della Cooperativa.
    Si tratta dell'attività di «ricerca del primo lavoro» e «l'educativa della strada».
    La ricerca del primo lavoro consisteva nell'aiutare a formulare e scrivere domande di lavoro, nell'indirizzare o accompagnare i soggetti, che necessitavano, all'ufficio di collocamento, nel presentarli ai datori di lavoro o ad altre cooperative di lavoro presenti in città.
    L'educativa di strada consisteva nel portare l'attenzione e l'impegno educativo «fuori» dell'Oratorio-Centro Giovanile, là dove ragazzi, adolescenti e giovani si ritrovano e danno vita a gruppi informali o bande.
    Il nostro territorio, abitato da soggetti con problemi ed esigenze particolari, è stato percorso, studiato, ascoltato. In particolare sono stati analizzati i luoghi di aggregazione spontanea (bar, piazze, giardini, portici, angoli di ritrovo o di gioco), per individuare i percorsi della devianza e del disagio.
    La prima fase (quella di «ascolto») è stata condotta in stretta collaborazione con i Servizi Sociali, in particolare con gli «educatori di territorio», con l'aiuto dei vigili urbani, di alcuni insegnanti delle elementari e medie e dei genitori. La seconda fase è tutta da inventare e da attuare.

    UNA PRESENZA SUL TERRITORIO

    Uno degli aspetti più interessanti, nella breve storia della Cooperativa, è stata la scoperta e il confronto con le «altre» agenzie educative presenti sul territorio: associazioni sportive, cooperative, servizi sociali, scuole.
    Abbiamo scoperto la validità e l'efficacia del metodo educativo che abbiamo scelto: delle strutture e dei mezzi a disposizione dell'Oratorio-Centro Giovanile; ma abbiamo scoperto anche limiti e paure. Abbiamo contestato le analisi teoriche e puramente intellettuali di una cooperativa di animazione sociale che operava nella stessa Circoscrizione Amministrativa: il rapporto costi benefici era elevatissimo. Confrontandoci sui progetti d'intervento nel Consiglio di Circoscrizione e nelle Commissioni ci siamo ritrovati nell'impegno politico, su un terreno un po' sconosciuto, ad affrontare problemi importanti per il quartiere: il disagio giovanile, l'animazione, prevenzione e il ricupero, la solidarietà e la carità.
    Gli sbocchi «oltre il quartiere» sono nati da sé: la stima per il modo di lavoro della Cooperativa Aggancio è andata crescendo, soprattutto nei servizi sociali che hanno fatto una buona propaganda di noi fuori del quartiere. Siamo stati invitati a realizzare l'animazione dell'Estate Ragazzi in un comune della Provincia di Torino, coinvolgendo alcuni animatori dell'Aggancio, 10 aiuto-animatori del posto, 100 ragazzi/e per un mese di attività educativa, nell'87-88-89. Abbiamo organizzato un'iniziativa simile in un comune della provincia di Reggio Calabria con degli animatori e con 60 ragazzi, riportando un giudizio positivo dagli amministratori locali e dalla popolazione.

    Cooperativa e cultura della solidarietà

    La Cooperativa ha scelto di impegnarsi sul fronte della prevenzione e recupero di ragazzi «difficili» e adolescenti «a rischio» dentro il Centro Giovanile nel contesto di attività associative, educative e religiose tipiche di un qualsiasi oratorio salesiano. È quindi la comunità educativa dell'Oratorio- Centro Giovanile che è stata coinvolta e responsabilizzata sul problema dell'emarginazione.
    Dopo quattro anni di presenza e di progetti di intervento, un obiettivo ulteriore, non secondario, dell'Aggancio è quello di provocare adulti, gruppi e associazioni all'accoglienza e al rispetto di chi è svantaggiato nella vita, perché il loro svantaggio diventi un'occasione di amicizia e carità.
    La Cooperativa di giovani del «Reba» è stata finora uno strumento di coscientizzazione sul fenomeno dell'emarginazione, di apertura al territorio, di dialogo con le forze interessate e impegnate nell'educazione; è stata per noi un luogo-laboratorio di cultura «nuova», cioè di una evangelizzazione che si compie attraverso e nella solidarietà.


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