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    La terra che abitiamo /1

    Preadolescenti alla scoperta dell'ambiente

    A cura del «Coordinamento nazionale salesiano»

    (NPG 1987-07-78)


    Presentiamo ai nostri lettori alcuni materiali che sono il frutto e la traduzione operativa di una serie di riflessioni di educatori salesiani attorno ad una tematica quanto mai attuale: la riscoperta della dimensione territoriale di ogni prassi educativo-pastorale e l'apertura dei gruppi verso la concreta realtà socio-culturale entro cui radicarsi per vivere. Questa dimensione inoltre è ripensata dal punto di vista ecclesiale in termini di assunzione della dimensione missionaria dell'essere chiesa, comunità o gruppo che sia.
    L'attenzione al «fuori del gruppo», l'apertura verso l'esterno da parte di ogni realtà educativa è una qualità che ci sembra urgente sottolineare per i nostri gruppi, se non vogliamo che si riducano ad isole piú o meno felici, che non riescono tuttavia a sottrarsi al rischio dell'azzeramento della vita e dello svuotamento delle dinamiche accrescitive.
    L'apertura al territorio consente al gruppo, che vuole essere luogo di educa-zione e perciò di crescita delle persone, di affondare le radici sul terreno arricchente della cultura di un gruppo sociale di appartenenza.
    In una prospettiva complementare ci pare esso sia la storicizzazione e la traduzione concreta di quel principio dell'incarnazione che si fa criterio e guida di ogni progettazione pastorale. Da questo punto di vista il gruppo, esperienza progressiva e coinvolgente di chiesa, apprende a cogliere i segni del Regno presenti nella storia di tutti, ed è sollecitato ad immettersi operosamente in compagnia nella avventura della costruzione di una solidarietà piú grande di quella sperimentata all'interno.
    Il presente sussidio, progettato per l'utilizzazione in gruppo coi preadolescenti, assume come immagine-simbolo «la terra», lo spazio su cui tutti convergono e in cui tutti si radicano per la realizzazione della grande casa di tutti. Ne presenteremo sulla rivista, in momenti successivi, alcune parti significative.

    NOTAZIONE PSICO-SOCIALE: LA 'STRADA' UN MONDO DA SCOPRIRE

    Il preadolescente si pone con modalità nuove in rapporto con i coetanei. Con loro ama incontrarsi sia in una compagnia estesa, sia in piccoli gruppi, come in maggioranza essi stessi affermano.
    È interessante verificare «dove» il preadolescente incontra di preferenza i coetanei e «quali» attività realizza con loro.
    La ricerca sui preadolescenti è ricca di dati significativi al riguardo. Gli spazi fisici in cui il preadolescente esprime piú facilmente il suo bisogno di socializzare in modo aperto e superando ambiti ristretti sono la strada, il cortile, il quartiere. Non si riscontrano differenze quanto all'età in relazione a questi «spazi», che sono quelli piú neutri, meno compromettenti. Strada, cortile, quartiere segnano in modo morbido e graduale il passaggio dalla casa ad un ambiente totalmente diverso. Un passaggio che esprime autonomia e indipendenza, ma senza rompere il legame stretto con la famiglia.
    Per il preadolescente la strada è:
    1 richiamo verso un mondo diverso dal presente: assume il fascino del sogno. uscire di casa è affermare una propria autonomia;
    2. luogo da esplorare: la strada chiama: ci sono gli amici, i luoghi di ritrovo, i convegni, le combriccole; sulla strada il ragazzo concorda il da farsi, scambia progetti.
    Si accorge però che la sua «vocazione alla strada» non è senza rischi. Il ritorno a casa non rappresenta solo un luogo obbligatorio per mangiare e dormire; è ricerca di sicurezza, bisogno di essere integrato in un mondo che lui - quasi colpevolmente - stava per abbandonare. Riacquistata la fiducia, è pronto per la successiva «avventura» lungo la strada;
    3. luogo dell'esperienza da ampliare: la casa e il gruppo sono ambiti angusti per il preadolescente. C'è tutto un mondo da scoprire: negozi, la gente, modi diversi di fare, operato degli adulti, luoghi «proibiti»... Da solo o piú spesso in compagnia degli amici fidati, il ragazzo scorrazza per le vie del quartiere o del paese, alla ricerca del nuovo, del diverso:
    4. luogo di incontro:
    - con i coetanei: la passeggiata, l'andare e il venire dalla scuola sono i momenti cercati di conoscenza, di misurazione, di confronto con i compagni alla ricerca della propria identità;
    - con i piú grandi e gli adulti: i loro modelli di comportamento vengono recepiti dal ragazzo, in vista del progetto sé (quali valori far propri?);
    5. luogo di comunicazione sociale amplificata: la strada è un tutto comunicante: dalla via come mezzo di comunicazione, all'architettura delle case, alle scritte sui muri, alla propaganda stampata su grandi manifesti, alla pulizia o alla sporcizia lungo i marciapiedi...
    Il ragazzo «avverte» tutte queste voci: la strada lo chiama e gli parla.

    NOTAZIONE PEDAGOGICO-PASTORALE

    Di fronte ad una delicata e complessa serie di trasformazioni come quella che si sta verificando nel preadolescente, è lecito domandarsi quanto in genere l'ambiente in cui egli vive ne sia consapevole e quanto ne assecondi lo sviluppo.
    I preadolescenti risultano chiaramente dei soggetti che cercano spazi vitali intorno a sé. Il/rapporto però fra la loro personalità in espansione e l'involucro dei condizionamenti educativi e culturali, sembra fortemente sbilanciato, in termini dinamici, dalla parte del sistema socio-ambientale.
    Dalle prospettive diverse su cui si collocano educatori, adulti e ragazzi, sono intuibili gli effetti del reciproco influsso dei due sistemi.
    L'ottica della preadolescenza verso le istituzioni educative, per esempio, è sorprendente. Scuola, casa, oratorio e parrocchia sono anzitutto un territorio. Ciò che attorno al loro nome vivacizza gli interessi e la fantasia, sono le occasioni di fare qualcosa e d'incontrarsi con amici. Ma prima di questi luoghi, nel cuore dei ragazzi vengono il cortile, il quartiere, il campo sportivo, la strada e soprattutto le uscite. Tutto ciò per gli adulti sembra richiedere il rovesciamento del concetto di luogo educativo. Alcune richieste di maggiore libertà avanzate dai ragazzi paiono dei segnali spia di punti di attrito fra sistema-educandi e sistema-educatori.
    Si chiede, ad esempio, maggiore autonomia di amicizia, di scelta, di espressione. Su questo, in fondo, il preadolescente gioca la sua emancipazione e la sua crescita. Venire incontro alla domanda per l'adulto implica cambiare l'assetto precedente del rapporto educativo: accettando modelli, quelli di altri ragazzi, alternativi al suo; mutando in parte il suo ruolo di superiorità; adattandosi ad uno stile democratico nella comunicazione.
    Non c'è scelta. O il sistema rimane rigido, imponendo al ragazzo di restare infantilizzato, o spingendolo ad essere ribelle, oppure cerca di situarsi sul punto preciso della sua evoluzione, con proposte che ne seguano i ritmi e la condizione in divenire. Ciò che i preadolescenti vogliono esplicitamente dall'azione educativa è il rispetto empatico della loro crescita.
    Sia contro la latitanza che contro i colonialismi nell'educazione.
    La strada è un «segno», sia per i ragazzi che per gli educatori:
    - i preadolescenti hanno bisogno di uscire dal mondo dell'infanzia;
    - noi adulti ci troviamo «in mezzo alla strada», con un mondo di valori posti in crisi e un mondo nuovo tutto da fare.
    Ragazzi ed educatori, siamo nelle stesse condizioni. L'educatore si pone nel gruppo per fare un cammino insieme.
    Il ragazzo, in questa «uscita» dall'infanzia, rischia di vedere Dio come il guardiano di un mondo infantile; avverte il bisogno di uscirne, ma ha la sensazione di essere trattenuto da questo Dio (che il ragazzo conosce appena, in modo «infantile»): da qui un senso di colpevolezza.
    La sua preghiera allora diventa un propiziarsi questo Dio, moltiplicando i gesti che possono rassicurarlo.
    La tentazione dell'educatore è quella di rafforzare i sentimenti di colpevolezza del ragazzo, puntando sui «doveri» o su ciò che non bisogna fare. L'animatore, piuttosto, aiuterà il ragazzo a scoprire che:
    - Dio è infinitamente piú ricco di quanto lo si è potuto immaginare: è un Dio che lancia verso l'avventura;
    - le strade dei quartieri dei nostri paesi o città sono segno visibile della voce di Dio, che chiama a scoprire un mondo piú grande, e a collaborare con Lui per la costruzione di questo mondo nuovo. Ogni realtà della strada, perciò, è segno di una chiamata: la gente, i negozi, il lavoro, i manifesti, la pulizia o la sporcizia, i vecchi soli o i ragazzini che giocano sulla strada... sono segni visibili di Dio che chiama ad ascoltare, chiedere perdono, collaborare, servire, aprire il cuore, fare festa, fare gruppo, lodare, ringraziare...

    ELEMENTI DI SPIRITUALITÀ

    * Per l'animatore: spiritualità dell'incarnazione come spiritualità dell'amore alla vita.

    1. Ricomprendere il significato di spiritualità e collocarlo nella gioia di vivere il proprio tempo e la propria situazione.
    Perciò importa ed esige:
    - ottimismo;
    - progettazione;
    - valorizzazione del «seme»;
    - importanza accordata alle piccole e semplici cose del quotidiano;
    - allargamento della vita.

    2. Spiritualità dell'incarnazione è la spiritualità dell'amore alla vita.
    Il luogo piú naturale dell'incontro con Dio è:
    - dove l'uomo vive;
    - esprime la vita;
    - arricchisce le forme della vita;
    - manifesta il sì alla vita.

    3. Approfondendo la vita, nella concretezza delle sue espressioni si scopre che la vita non è tutta in un punto solo, in una scelta sola, in una persona sola.
    Perciò l'amore alla vita si oppone ad ogni forma di:
    - integrismo: una sola risposta è possibile;
    - assolutizzazione: una sola cosa è buona;
    - totalizzazione: una sola cosa basta.

    4. Nella vita hanno tanta parte gli interessi e i desideri.
    Imparare:
    - a chiamarli per nome;
    - a valorizzare tutti gli aspetti della vita;
    - a relativizzare ciò che appartiene a ciascuno;
    - a inserirsi in un progetto piú ampio e condiviso.

    * Per il preadolescente: una spiritualità di apertura alla vita.
    La spiritualità dell'incarnazione come spiritualità dell'amore alla vita a livello di preadolescenza richiede il continuo riferimento a tre «princìpi».

    1. Il principio del piacere:
    - è il primo gradino necessario nella vita che cresce;
    - è la difesa della propria vita contro ogni attacco e decurtazione di vita;
    - è un primo criterio che dice il grado della gratificazione e della soddisfazione nella vita;
    - è rileggere il vangelo da questa duplice prospettiva: Gesù non vuole né il cedimento al mondo, né il rifiuto del mondo.

    2. Il principio della realtà:
    - è la scelta dell'accoglienza del fratello. Lo Spirito di Dio è la presenza di Dio nell'uomo che lo rende capace di amore;
    - è la percezione dell'unico Regno. Che senso potrebbe ancora avere una delimitazione del mondo tra sacro e profano, tra dominio della vita spirituale e dominio della vita mondana?
    - è lo sconfinamento del sacro. Rendere autentica la vita quotidiana, la vita naturale.
    L'esperienza di Dio si realizza proprio là dove non si era mai pensato di collocarla prima. Ove ognuno diventa «tu» all'altro, ove si instaura un autentico dialogo in cui l'anima può espandersi, là irrompono spontaneamente nel cuore la gioia e la gratitudine piú profonda, là si sente Dio in qualche modo presente.

    3. Il principio del valore:
    - è la certezza che tutto ha una dimensione di profondità che solo la fantasia è in grado di cogliere: la loro origine è situata in Dio e in lui hanno il loro fine;
    - tutte le cose toccano con il limite estremo del loro essere il divino, per cui ci si rende conto della loro autentica realtà, si onora con ciò stesso il loro mistero che si fonda in Dio;
    - non si tratta affatto di dare loro un significato religioso, quasi ne avessero bisogno per elevare il cuore dell'uomo verso la divinità;
    - questa realtà vitale deve manifestarsi in tutti i settori della vita.

    UNA META DA PERSEGUIRE

    Ponendoci accanto ai ragazzi vogliamo aiutarli:
    - ad accorgersi dei coetanei, che incontrano per la strada e nei cortili dei condomini, nei giardini dei quartieri;
    - a scoprire, anche in loro, per lo piú estranei o sconosciuti, i segni della presenza di un Padre comune.
    Ci mettiAmo accanto ai ragazzi perché:
    - si accorgano e conoscano i coetanei che incontrano andando a scuola, venendo all'oratorio, perdendo un po' di tempo sotto casa;
    - siano attenti a cogliere le aspirazioni, i desideri, ogni germe di vita;
    - sappiano collaborare con loro per rendere l'ambiente di vita quotidiana piú sereno e vivibile.

    * Conoscenze da acquisire.
    - Conoscere bene gli itinerari abituali per andare a scuola, per andare a fare spesa, per venire all'oratorio;
    - conoscere a livello di indagine i coetanei, che vivono nel proprio quartiere e non frequentano l'oratorio;
    - conoscere i luoghi di aggregazione ricreativa, sportiva, culturale e sociale, operanti nella zona a servizio dei ragazzi.

    * Atteggiamenti da interiorizzare.
    - Capacità di attenzione, che permette di osservare la vita che si svolge sulla strada e di cogliere sia i segni di egoismo, sopraffazione, violenza, sia i segni di solidarietà e di servizio;
    - capacità di ringraziamento, che permette di riconoscere le buone qualità delle persone (ragazzi e adulti) che abitano nella propria via, e che permette di parlare con il Signore delle tante cose che ci sono lungo la strada e degli avvenimenti di cui si è spettatori;
    - capacità di servizio, che permette di non chiudere gli occhi e le orecchie di fronte ai bisogni non soddisfatti e alle sofferenze, che si scoprono nella via in cui si abita.

    * Comportamenti da assumere.
    - Saper dare la propria collaborazione a iniziative a favore della zona in cui si abita, da chiunque siano proposte;
    - saper «bussare di porta in porta» per la strada dove si abita, per distribuire, motivando, un invito del gruppo, il giornalino dell'oratorio, ad altri ragazzi, per interessarli ai gruppi e alle attività dell'oratorio.

    ATTIVITÀ PER I DIVERSI MOMENTI

    Presentiamo alcuni suggerimenti operativi, distinguendo fra i diversi momenti della tappa. Tocca all'animatore ripensarli e organizzarli.Cartellone murale.
    Mediante foto (anche simboliche) e scritte, presentare la strada dove si abita, ma soprattutto le persone che vi abitano.

    1. Leggiamo la vita

    Non si tratta solo di vedere ciò che c'è sulla strada o di registrare ciò che avviene; quanto piuttosto di «guardare» le persone e le cose con occhi attenti, con spirito di partecipazione; di «ascoltare» i bisogni, le aspirazioni, gli interessi, i desideri profondi della gente, soprattutto dei ragazzi della propria strada.
    Modalità di intervento:

    * Obiettivo-esplorazione.
    Primo tempo: i ragazzi (a due o tre per strada) sono invitati ad annotare:
    - cosa c'è o avviene;
    - chi incontrano e come si presentano;
    - perché le cose (o avvenimenti) sono così come le hanno notate.
    Secondo tempo: i ragazzi riportano in gruppo le scoperte fatte.

    * Esploriamo insieme.
    Variante dell'attività precedente. Se il gruppo è piccolo, i ragazzi compiono l'operazione esplorativa insieme con l'animatore.
    L'animatore stimola a scoprire il perché delle cose che avvengono o ci sono sulla strada; privilegi ingiusti di categorie sociali a scapito di altre; il lavoro di manutenzione della strada perché serva alla comunità: fili elettrici, telefonici, conduttori d'acqua, servizi per il quartiere, i segni della religiosità del popolo...

    * A caccia con l'obiettivo fotografico: safari fotografico.
    Si va alla ricerca di gruppi e di attività realizzate dai ragazzi o da soli o in gruppo, nel campo dell'informatica, della musica, dell'espressione artistica, del gioco, e se ne fa una presentazione al gruppo e poi alla comunità.
    È l'occasione per la scoperta di talenti, qualche volta «sconosciuti».

    2. Confrontiamoci con Gesù

    I ragazzi vengono aiutati a:
    - guardare le persone, le cose e gli avvenimenti della strada con gli occhi di Gesù;
    - cogliere con diligenza e accogliere con amore, senza pregiudizi e senza presunzioni, i germi di vero e di bello profusi dal Signore attorno a noi;
    - scoprire la strada nel suo significato simbolico.
    Modalità di intervento:

    * Ricerca-confronto con Gesù di Nazareth «l'uomo della strada».
    - Mt 19,13-15: Gesù accoglie i bambini;
    - Mc 10,17-31: Gesù incontra un giovane;
    - Lc 10,25-37: il buon samaritano: la strada luogo del servizio.
    La strada, luogo di incontro per la salvezza:
    - Lc 5,12: lebbroso;
    - Lc 7,1: ufficiale romano;
    - Lc 8,42: emorroissa;
    - Lc 18,37: cieco;
    - Lc 19,1: Zaccheo;
    - Lc 24,13-34: i discepoli di Emmaus. Drammatizzare l'atteggiamento di Gesù verso coloro che incontra.

    * Intervista.
    Si inviano i ragazzi a intervistare degli adulti, impegnati nella comunità, domandando loro:
    - cosa rappresenta per lei la strada dove abita?
    - che problemi le pone?

    * Le due vie.
    Da una parte la via della vita: gesti di servizio, di perdono, di sacrificio fatto con amore...; dall'altra parte la via della morte: egoismi, ingiustizie, vendette, uccisioni...

    * Confronto con Domenico Savio.
    Dalla «Vita del Savio» scritta da don Bosco: per il Savio la strada è stata:
    -luogo che conduce all'adempimento dei propri doveri di scolaro, di figlio, in spirito di obbedienza e di amo:e: :-erco:-- re poco meno di venti hm a! giorno andare a scuola (ha 10 anni) 7:7 ol,-- dienza ai genitori, per impar.lre
    za, con piena confidenza nel suo Ange:o custode (cap. 4); cortesia lungo la strada: saluto, giovialità... (cap. 2);
    - luogo della testimonianza a Cristo, sotto forma di riparazione del male commesso da altri, annunzio esplicito della Parola di Dio, amore a Cristo eucaristia (capp. 9,11,14);
    - luogo della decisione contro proposte «devianti» (capp. 3,9,16);
    - luogo della preghiera: momenti di contemplazione nell'andata e ritorno dalla scuola (cap. 2).

    * Valori della strada.
    Ricerca in Spiritualità della strada (di Giorgio Basadonna; editrice Ancora, Milano) e intervista a gruppo scout per scoprire un modo «originale» di considerare la strada e i suoi valori.

    3. Facciamo festa insieme

    Celebrare significa esprimere in gesti, parole... le scoperte fatte della presenza attiva del Signore nella realtà della strada e nelle persone che si incontrano. Per questa presenza del Signore il gruppo è chiamato a:
    - ringraziare per il vero e bello trovato;
    - chiedere perdono del male scoperto;
    - testimoniare la propria fedeltà a Cristo-via e guida;
    - esprimere il proprio impegno per far nuova la strada.
    Modalità di intervento:

    * «E Gesù camminava con loro». Celebrazione da Ragazzi in preghiera, Editrice LDC (p. 340):
    1. Gesù camminava con loro ma non lo riconoscevano: Lc 24,13-16;
    2. Gesù spiegò loro tutto ciò che si riferiva a Lui: Lc 24,17-27;
    3. Lo riconobbero quando spezzò il pane: Lc 24,28-35.Drammatizzazione.

    * Drammatizzazione
    È efficace nell'animo dei ragazzi «drammatizzare» un incontro di Gesù, avvenuto lungo la strada: per esempio, con la Samaritana, con i lebbrosi, con il centurione, con Zaccheo, con i due discepoli di Emmaus...
    Occorre riscrivere il testo, facendo rilevare soprattutto gli atteggiamenti di Gesù e di coloro che Gesù incontra.

    * Canto mimato
    - Ascolto di un canto sul tema «strada» (meglio se i ragazzi hanno le parole scritte):
    - comunicazione in gruppo: che dice a noi questo canto? (parole e musica);
    - riascolto (anche con qualche diapositiva significativa);
    - si riesprime il canto con gesti espressivi, i più significativi.

    4. Impegniamoci nella vita

    È necessario uscire dalle mura «protette» dell'oratorio e del gruppo, per riconquistare uno spazio in cui si deve poter vivere insieme, al di là di ogni distinzione e differenza.
    Modalità di intervento:

    * Marcia di fraternità.
    Obiettivo: richiamare l'attenzione della gente lungo le strade su alcuni avvenimenti umani e cristiani. Modalità: il gruppo propone ad altri gruppi dell'oratorio, interessando anche i piú grandi.
    La marcia riesce nella misura in cui si crede alla comunicazione che si vuol dare, e nella misura in cui si prepara.

    * Ti dipingo il quartiere.
    Si sceglie un tema e poi si indice una manifestazione di espressione grafica (disegno, pittura, collage...) che si svolge in diretta, su appositi pannelli (tazebao), sistemati sulle strade e tutt'intorno alle piazze.

    * Il microfono è vostro.
    Si invitano i ragazzi che hanno particolari interessi e capacità in campo musicale e in campo artistico, per spettacoli, in occasioni particolari o in favore di persone, particolarmente bisognose.


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