Attesi dal suo amore
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    Testi di riflessione e di preghiera



    (NPG 1975-11-59)

    Preghiera è rileggere la quotidiana esperienza alla luce della Parola di Dio. È ascoltare la «contestazione» di Dio sulla nostra vita, per rispondere in una conversione continua, nell'amore.
    La preghiera chiama in causa la vita: è ascolto nella vita e risposta con la vita. Si educa alla preghiera guidando a cogliere la vita in un atteggiamento di profondità e di ascolto amoroso.
    In «Fare pastorale giovanile oggi» un lungo capitolo riprende ed approfondisce questi temi.
    In questa prospettiva offriamo del materiale: strumenti di lavoro, per guidare il giovane a lasciarsi interpellare dalla Parola di verità.
    L'utilizzazione è ampia: i testi possono servire come «meditazione» personale o, opportunamente montati in celebrazione di preghiera (cfr. «Note di Pastorale Giovanile», 1974 /11), danno il corpo centrale di incontri comunitari.

    (Testi di Carlo Casati).

    Facciamo fatica a fermarci tanto siamo immersi nella realtà quotidiana.
    Essa ci avvolge, ci comprime da tutti i lati: rischiamo così di identificarci ad essa, seguendo il suo moto, il suo ritmo.
    Ma noi abbiamo il compito di inserirci nel mondo con intelligenza critica, per saperlo valutare e migliorare.
    Per questo è necessario non tanto fermarci, quanto camminare riflettendo: accostare al nostro momento operativo quello riflessivo.
    Solo così potremo spingerci in avanti, avendo sempre qualcosa di autentico da proporre, solo così potremo VIVERE LA SPERANZA.
    È la condizione che verifica la nostra umanità: lasciare da parte il borghese da salotto, che assume tutto quanto gli si pone innanzi, per spingere lo sguardo all'interno di noi stessi e della realtà che ci attornia.
    Solo così può iniziare il nostro momento di liberazione, solo se sapremo auto-gestire la nostra vita.
    I brani qui raccolti, vorrebbero appunto aiutare questa riflessione su noi stessi e il mondo.
    Vorrebbero porci in un atteggiamento di apertura totale verso l'esperienza.
    Un rifiuto non deve nascere da una posizione preconcetta (rischia l'amputazione della nostra umanità), ma da una visione serena dell'esperienza, cui segue una decisione.
    Anche per questo la dimensione religiosa non si può rigettare solo perché altri non l'accettano, ma essa deve essere valutata come un aspetto e non secondario, anzi totalizzante, del nostro essere uomini.
    Il saperci porre sempre in questione, il diventare problema a noi stessi, non ci chiude nel nostro piccolo mondo, ma ci fa allargare lo sguardo su tutto l'universo e ci rende disponibili alla risposta da rivolgere a Dio.

    SCRIVERÒ LA MIA LEGGE NEL VOSTRO INTIMO

    (adattamento da Geremia 31,31-34)

    Il Signore è sempre il primo a prendere l'iniziativa.
    Non fa a gara con gli uomini per liberarsi da ogni responsabilità di fallimento: tenta, prova.
    Ma dopo ciò, attende. L'uomo è libero di rispondere al suo invito.
    II Signore non teme di provare di nuovo, daccapo, dopo il fallimento di un progetto.
    Vuol far maturare l'uomo sempre di più, far approfondire maggiormente il suo amore.
    È allora che potrà accostarsi a lui con familiarità: «Sarà suo amico».

    Attualizzazione

    Noi ci sentiamo lontani da Dio, perché manchiamo di iniziativa e non coltiviamo uno stile di ricerca.
    La sua ci sembra una legge esterna, al di fuori di noi, incapace di farci crescere. Invece lui ci parla con amore: «Scriverò la legge nel vostro intimo».
    Non ci impone quindi delle cose assurde, ma ci mette davanti il problema della nostra realizzazione come uomini.

    1. Ecco vengono i giorni
    in cui farò con voi
    un nuovo patto.
    Non sarà come il patto
    che feci con i vostri predecessori
    quando li presi per mano
    e li trassi dalla terra d'Egitto,
    patto che essi hanno violato.

    2. Ecco il patto che farò con voi.
    Metterò la mia legge in voi,
    e la scriverò nel vostro intimo:
    allora sarà il vostro Dio
    e voi sarete il mio popolo.

    T Non dovrete più
    istruirvi l'un l'altro dicendovi a vicenda:
    «Impara a conoscere il Signore».
    Ma tutti
    dal più piccolo al più grande
    mi potrete conoscere:
    perché il mio perdono
    vi libererà dai vostri idoli
    e potrete più facilmente
    ritrovarmi.

    IL PROGETTO DEL CRISTIANO

    (adattamento da Isaia 61,1-4; 62,1)

    Il cristiano, come tutti gli uomini, è chiamato alla salvezza, alla liberazione del debole.
    Finché si schiera dalla parte del potente, dell'oppressore perde in umanità. Quindi non solo lui stesso non realizza il suo progetto ad «essere di più», ma non aiuta neppure il debole a prendere coscienza di questo ideale. La nostra vita è un tendere sempre, un divenire in meglio.
    Il non interessarsi quindi degli altri, oltre a non portare avanti il processo di umanizzazione dell'uomo, depaupera anche se stessi, si avrà un restringimento della visuale, un contentarsi borghesemente di ciò che si è raggiunto.

    Attualizzazione

    Spesso anche noi, chiusi nel nostro istituto, non siamo capaci di aprire un varco nella ristrettezza delle nostre aspirazioni: il godimento per noi soli è la fame insaziabile della nostra giornata.
    Le persone che ci attorniano, qui dentro e fuori, sono degli interrogativi a noi stessi:
    chi sono per me?
    oggetti da usare e sfruttare per poi gettare?
    persone a cui la vita riserva almeno le mie stesse aspirazioni, che io devo rispettare?

    1. Lo spirito del Signore
    è nell'uomo che lo ascolta.
    Egli lo ha scelto e mandato
    per annunziare ai poveri

    il messaggio di salvezza,
    ad incoraggiare i delusi,
    a portare la promessa

    di liberazione ai prigionieri.
    la libertà agli oppressi,
    a proclamare la gioia

    del Signore.

    2. Lo manda a consolare
    gli sfiduciati,
    a dare la terra agli stranieri,
    il canto agli spiriti abbattuti;
    allora costoro saranno capaci
    di rifarsi una vita,

    di darsi una dignità umana,
    di ricostruire in se stessi
    la speranza.

    T Sarà come il passaggio
    dalle tenebre alla luce.

    3. Perché lo spirito del Signore
    ama il diritto e la giustizia
    e odia le rapine.

    4. Il suo amore non ha limiti,
    spinge all'azione,
    finché la giustizia
    non risplenda come la luce

    e la salvezza
    come il sole a mezzogiorno.

    VI RADUNERÒ DA TUTTI I PAESI

    (adattamento da Geremia 32,37-41)

    il Signore raduna il popolo di Israele, dopo l'esilio.
    Gli mostra il suo amore, perché la scopre debole, indifeso, vuol dargli fiducia. Ma nello stesso tempo lo vuol educare: «gli darò un modo di vivere». È questo che il Signore propone: un cambiamento di mentalità.

    Attualizzazione

    Tante volte anche noi ci sentiamo dispersi, sbandati, non sappiamo a chi rivolgerci.
    Il Signore ci propone la sua iniziativa.
    A noi accettarla, a noi la volontà di cambiare. È indice di giovinezza il saper cambiare prospettiva, il non rimaner sempre seduti sulle nostre convinzioni. Certo implica difficoltà, fatica, sofferenza.
    Ma è qui che ci costruiamo.
    Cambiar prospettiva significa essere attenti anche ad altri e non sempre ripiegati su noi stessi.

    1. Ecco, io vi radunerò
    da tutti i paesi
    nei quali siete stati dispersi.

    2. Vi farò abitare
    in un luogo di sicurezza.
    Voi sarete il mio popolo
    e io sarò il vostro Dio.

    3. Anzi darò a voi
    un'altra capacità
    di percepire i problemi, un altro modo di vivere.

    4. Con voi farò un patto eterno, in modo tale
    da non cessare
    di comunicarvi la mia forza.

    T Troverò la mia gioia
    nel farvi del bene
    e vi stabilirò

    su questa terra.

    TU SEI LA MIA SALVEZZA

    (adattamento da Isaia 12,1-6)

    La nostra esperienza quotidiana ci fa toccare con mano tutta la grandezza e la fragilità di noi stessi.
    La nostra gioia di vivere è controbilanciata da momenti di ripensamento, di delusione, di noia: la nostra esistenza ci appare un gioco tra felicità e inquietudine tra gioia e tristezza, tra vita e morte.
    È questo duplice inserimento nella realtà di ogni giorno che ci manifesta una verità incontrovertibile: non sappiamo vivere da soli, senza un appoggio, una persona a cui confidare le nostre preoccupazioni e le nostre gioie. Lo scopriamo soprattutto nel momento in cui ci abbandoniamo a qualcuno, al Signore, quando pensiamo di aver fatto fallimento.
    È in questa situazione che allora comprendiamo la sua bontà, perché da quel momento possiamo ricominciare a far tutto da capo.
    Il Signore ci aspetta sempre: a noi la forza di avvicinarlo, di riprendere sfruttando l'idea di ciò che ci è accaduto.
    Allora potremo ringraziarlo, porlo all'origine della nostra salvezza, della nostra gioia, del nostro canto.

    1. Ti ringrazio, Signore,
    perché mi sei sempre amico.

    2. Tu sei la mia salvezza,
    in te avrò sempre fiducia,
    perché tu sei la mia forza,
    il mio sorriso

    nei momenti di sconforto.

    3. Cammino volentieri
    sulla tua strada,
    perché vi trovo la mia gioia
    e la mia soddisfazione.

    T In te trovo
    la pienezza della mia vita.

    4. Non ho vergogna di lodarti
    di fronte a tutti gli uomini,
    perché ho provato il tuo aiuto.

    CHI È IL CRISTO?

    (adattamento da Isaia 42,1-9)

    L'uomo ha sempre bisogno di un esempio, non per adeguarsi a lui, ma per sentire uno stimolo nella sua avventura quotidiana.
    Infatti la testimonianza di un altro ha sempre più valore di tutte le parole che sa dire.
    E Cristo si è presentato nella storia come colui che ha realizzato in pieno la sua vita: aperto a tutti e con tutti estremamente rispettoso, lasciando liberi ognuno di accettare il suo messaggio di salvezza.

    Attualizzazione

    Anche oggi Cristo si impone come esempio.
    Molte persone, pur dichiarandosi atee, subiscono il suo fascino, vedono in lui uomo la realizzazione piena della vita.
    Per questo Paolo ci invita ad avere «i medesimi sentimenti che furono in Gesù Cristo».

    1. È il prediletto del Signore,
    ha un animo grande
    e insegna la via
    per raggiungerlo.

    2. Non è un demagogo
    e non cerca di attirare
    gli altri con l'inganno.

    3. Non spegne la tenue speranza,
    né condanna colui che sbaglia.

    4. Cerca di esporre
    la via del Signore
    senza scoraggiarsi
    al primo ostacolo.

    T Egli viene nella nostra storia
    per vivere accanto a noi
    per farci sentire
    che ci è amico.

    5. Lo ha mandato il Signore
    per portare la sua giustizia
    tra noi uomini.

    Lo ha posto
    come segno di riconciliazione
    e faro tra i popoli.

    6. Il Signore lo ha mandato
    per dar la vista ai ciechi
    per liberare i prigionieri
    per dar la speranza

    a chi non ne ha più.

    SEGUIRE IL SIGNORE

    (adattamento da Isaia 55,3-8)

    Ecco come Isaia invitava i suoi contemporanei alla ricerca del Signore.
    Alla proposta di Dio, segue la nostra risposta, che non deve, però, essere fatta così, avventatamente.
    Il Signore ci prende come siamo, poveri o ricchi, buoni o cattivi, ma esige, poi, da noi un impegno, che ci responsabilizza, che ci renda consapevoli della nostra scelta.
    Per questo non è possibile essere continuamente ambigui con il Signore: «non si può essere di due padroni: o si amerà uno e si odierà l'altro o viceversa». Mettersi dalla sua parte è un impegno.
    Anche a noi il Signore propone il suo esempio: dobbiamo liberarci da tutti i nostri idoli, da tutte le nostre comodità.
    Seguire il Signore comporta semplicità e purezza di ideale: «Dio ama quelli che hanno un cuore puro: egli si mostrerà loro (Matteo 5,8).

    1. Stiamo attenti
    e andiamo incontro al Signore.
    Lui ci propone il suo progetto,
    stringe con noi un patto

    che durerà per sempre.

    2. Ci propone la salvezza,
    che viene da lui.

    Ci dimostra il suo amore
    chiamandoci

    e radunandoci tutti insieme,
    in una prospettiva

    di fratellanza universale.

    T Poniamoci dunque
    alla sua ricerca,
    senza scoraggiarci.

    3. Se conduciamo
    una vita disimpegnata,
    abbandoniamola

    e facciamoci attivi,
    realizzatori degni di Lui.
    Cerchiamo sempre

    di fare il bene agli altri.

    T Quando sbagliamo
    ritorniamo al Signore,
    lui ci aspetta a braccia aperte,
    è sempre pronto a capirci
    e a perdonarci.

    I suoi sentimenti
    devono essere i nostri,
    il suo modo di fare,
    il nostro.

    LA VERA GRANDEZZA

    (adattamento da Geremia 9,22-23)

    Il nostro è il tempo dell'«homo faber»: progetta, costruisce, distrugge, rifà. Pone un segno, un cambiamento nel mondo in cui vive.
    Elabora grandiosi sistemi di pensiero, riesce a riflettere, a porre se stesso come oggetto di conoscenza.
    Sembra quasi incontrastabile: spesso non si vedono limiti a questo potere (spesso strapotere) umano. Si insinua quindi nell'uomo l'idea di essere onnipotente: si erge sopra tutte le cose come dominatore.
    Ma è questo il vero uomo?

    Attualizzazione

    Noi stessi facciamo parte di questo mondo. Forse in esso noi crediamo incondizionatamente. Il futuro ci appare così, sempre più, una immensa macchina che ubbidisce a leggi immutabili.

    Ma la nostra umanità esige questa grandezza, questa stupefacente e incredibile volontà di esaltazione?
    Non concorriamo anche noi a costruire sempre più l'uomo tecnico, invece della realizzazione di una persona che ami di più?
    È questa forse la capacità che oggi ci si richiede: lasciare spazio all'uomo e a Dio; non chiudersi alle esigenze di amore, di socialità, di umanità, di spiritualità.
    Ecco ciò che ci dice il Signore:

    1. «II saggio non si compiaccia
    per la sua saggezza,

    il robusto non si vanti
    per la sua forza,
    il ricco non si esalti
    per quanto possiede.

    2. Se qualcuno vuole vantarsi,
    ecco in cosa si deve vantare:
    avere una capacità critica
    per leggere ed interpretare
    la realtà e gli avvenimenti
    che coinvolgono l'uomo.

    3. Rinnovarsi continuamente
    per poter possedere,

    con sempre maggior purezza
    e limpidezza,

    me, il Signore.

    4. Infatti sono io
    che perdona con purezza
    e senza distinzioni.

    Voglio che sulla terra
    regni il diritto e la giustizia.

    T Di tutto questo mi compiaccio
    e desidero che tutti gli uomini
    si adoperino

    alla realizzazione
    dell'amore nel mondo».

    CAMBIAMO IL NOSTRO MODO DI AGIRE

    (adattamento da Ezechiele 33,10-13)

    Ci sono situazioni in cui l'uomo prova tutta l'amarezza del fallimento. E invece di aprirsi a qualcuno, si rinchiude in se stesso.
    Ma non risolve il problema, al contrario, lo ingigantisce, gli sembra qualcosa di insuperabile.
    Sono i momenti di abbattimento, di delusione, di scoraggiamento, dai quali non si sa come trarsi fuori.
    Si vuole qualcuno nello stesso tempo in cui lo si rifiuta, come un invasore della propria intimità.
    In queste circostanze si dovrebbe lasciar spazio ad esperienze, a persone: sono queste che salvano.

    Attualizzazione

    Anche noi stessi abbiamo provato questi momenti bui.
    Forse pure noi ci siamo chiusi a tutta la realtà esterna. Magari, per paura che altri ci deridessero.
    Non siamo stati capaci di dar spazio a Dio, perché ci credavamo e ci crediamo autosufficienti.
    Certo se pensiamo a Dio come ad un invasore, abbiamo ragione di comportarci così. Ma Cristo ci ha descritto come agisce Dio: propone e, nell'attesa di una nostra risposta, ci lascia liberi (cfr. parabola del figliol prodigo).
    Ecco cosa ci dice il Signore

    1. «Non cadete vittima
    dei vostri sbagli,
    non angosciatevi,
    come chi non ha una persona
    a cui confidarsi.

    2. lo infatti non voglio
    la morte di chi sbaglia,
    ma la sua volontà di cambiare,

    il suo desiderio
    di diventare sempre più uomo
    e la sua gioia di vivere.

    T Cambiate dunque
    il vostro modo di comportarvi
    convertitevi.

    3. Non c'è salvezza
    per chi pratica la giustizia
    con arroganza ed ostentazione.

    4. Mentre sarà libero
    chi ama la giustizia
    colui a cui sta a cuore
    la causa dell'uomo,
    anche se poi sbaglia,
    perché in seguito comprenderà

    che ha camminato
    per strade di morte e non di vita.

    AVVICINIAMOCI AL SIGNORE

    (adattamento da Isaia 57,14-21)

    II Signore ci indica la sua dimora: tra chi sbaglia.
    È un Dio estremamente vicino: non c'è bisogno di mettersi a contemplare il creato per raggiungerlo; basta guardare le persone che ci stanno accanto. Egli vuol vivere la nostra vita, vuol partecipare alla nostra avventura quotidiana senza sottrarsi ai disagi.
    Ce lo ha dimostrato quando è comparso sulla terra: ciò che predilegeva non erano né i ricchi, né gli intellettuali, né i preti del tempo; ma chi non possedeva, chi non aveva la possibilità di difendersi, chi cadeva in preda allo scoraggiamento e alla delusione, chi non si riteneva giusto: «Abbi pietà di me, che ho sbagliato «(Luca 18,13).

    Attualizzazione

    Anche a noi ci si presenta il medesimo Signore, che ci sta vicino, perché siamo soggetti allo sbaglio.
    È lui che ci correggerà: «Cambierò il vostro cuore di pietra, in un cuore di carne».
    Ciò che vuole da noi il Signore è il nostro essere profondamente umani. È allora che la gioia e la pace del Signore sarà con noi.
    Ce lo dimostrano i santi, ossia le persone che forse più di altri hanno realizzato la loro umanità: si davano da fare, erano preoccupati, ma pur sempre capaci di sorridere: «Noi facciamo consistere la santità nello stare sempre allegri «.
    Così ci parla il Signore:

    1. Non abito in luoghi inaccessibili,
    la mia casa è quella dell'uomo
    e abito in essa per risollevarlo
    e per incoraggiarlo.

    2. Sarò sempre vicino
    a chi sbaglia,
    perché non gli manchi
    la mia amicizia.
    lo correggerò la sua condotta
    e gli darò la mia pace

    in abbondanza,
    in modo che sulle sue labbra
    sgorghi il sorriso

    e traspaia dal suo volto la gioia.

    T La mia pace sarà
    con chi è vicino

    e con chi è lontano,
    perché io voglio
    il bene di tutti,


    T e r z a
    p a g i n A


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