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    Per una catechesi sul valore sportivo



    Claudio Bucciarelli

    (NPG 1969-11-73)

    Il problema dei gruppi sportivi è un po', sempre, un assillo. C'è il pericolo di strumentalizzare lo sport in funzione della catechesi. O di abbandonarli a se stessi, di ridurli ad una «società sportiva» chiusa e consumativa, albergata presso un centro giovanile parrocchiale. Le soluzioni tentate sono molte.
    Quella di Bucciarelli è tra le più riuscite. Il suo testo S p r i n t  p e r  l' u o m o (edizione Centro Sportivo Italiano, Via Conciliazione 1 - 00193 Roma) tenta l'interiorizzazione dei valori, mediante un processo a cerchi concentrici: dall'interesse che lo sportivo ha in stato di punta, al valore sotteso; dal valore umano scoperto ai valori di fede. Il processo, oltretutto, indica un metodo molto interessante per la conduzione di gruppi: è quasi una esemplificazione di un discorso che la Rivista sta cercando di fare.


    I MODI DI UNA CATECHESI DELLO SPORTIVO

    Alcuni modi sono sbagliati, importuni, non rispondenti alle intenzioni del Salvatore quando ha mandato la Chiesa a «evangelizare pauperibus».
    Analizziamo alcuni di questi modi sbagliati:

    a) Una catechesi che strumentalizza lo sport

    • la catechesi è presentata come condizione per poter fare dello sport. L'impostazione può creare queste reazioni: a) subire la catechesi come una tassa da pagare; b) accondiscendere alla catechesi, sentendola del tutto estrinseca allo sport, il quale si compie per conto proprio, senza acquisire un vero significato nuovo per la catechesi; c) risentimento per la religione che approfitta della situazione per imporsi all'uomo;
    • dal punto di vista dottrinale la catechesi prende sovente la formula della separazione tra valori sportivi e valori cristiani: «dovete giocare bene, ma dovete prima essere bravi cristiani». Il dialogo conciliare viene ignorato, e si favorisce nell'uomo una pericolosa concezione a settori divisi e non soltanto, come dovrebbe essere, distinti.

    b) Una catechesi che riveste lo sport di cristianesimo

    • In questo caso badiamo soprattutto al modo con cui vengono collegati i valori
    • le esperienze sportive ed i valori cristiani. t un po' una catechesi della benedizione degli automezzi o della benedizione dei labari. Si tratta di una estrinseca connessione tra il fatto sportivo e «la Messa dello sportivo»;
    • vi è qui la concezione moralistica, dove l'attività sportiva viene ad essere presa come «analogia» per l'attività ascetico-religiosa (schema dei paragoni di S. Paolo) della vita cristiana: lo stadio della vita, il correre per lo scudetto, ecc. L'estrinsecismo viene sentito dall'uomo, in quanto egli non ha di per sé interesse a sapere che il suo correre è una buona similitudine per un'altra attività, che dovrebbe fare. Un tale discorso S. Paolo lo fa non agli sportivi, ma agli uomini, già impegnati nella attività ascetico-cristiana, per aiutarli con un esempio a capire e far meglio questa stessa attività;
    • vi può essere la concezione magica o superstiziosa quando l'attività religiosa (catechesi o preghiera) è fatta per «propiziare gli dei» per il buon andamento della partita.
    Qui è la religione un po' strumentalizzata dallo sport e l'interesse dello sportivo per una benedizione o uno scongiuro prima della prestazione è di dubbio valore, poiché non supera l'interesse sportivo per giungere ad un interesse religioso indipendente e per se stesso vissuto.

    IL MODO DELLA CATECHESI AGLI SPORTIVI: DALLE CREATURE AL CREATORE

    Ma vi è nello sportivo in quanto tale una possibilità intrinseca di accettare catechesi? cioè di interessarlo ad un discorso su Dio? Se vi è questa possibilità immanente essa sola va adoperata. Ed effettivamente vi è se invece di dire «sportivo», diciamo «l'uomo sportivo», cioè l'essere umano in attività o in interesse sportivo. L'uomo nello sportivo è presente realmente allo sportivo come l'anima al corpo anche quando si fanno attività soltanto corporee. Il nocciolo di questa presenza è che l'uomo non fa una cosa se non per interesse ad essa e l'interesse o motivo è nell'uomo che fa sport, che non è una scimmia addestrata a fare sport.
    L'interesse dei giovani per lo sport li porta agli allenamenti, alle fatiche, agli impegni. Tale interesse li porterebbe pure alla catechesi se questa fosse presentata nel quadro dell'interesse stesso. Anzi una precatechesi è già spontaneamente avviata dai giovani stessi nelle loro interminabili discussioni dopo una partita quando dagli aspetti soltanto tecnici della partita passano agli aspetti motivazionali (il carattere del giocatore, l'esperienza del successo, l'individualismo o lo spirito di squadra, ecc.). Senza avvertirlo i giovani hanno iniziato un discorso che se prolungato diviene umanesimo dello sport e di conseguenza cristianesimo dello sport.
    Le linee sommarie sono le seguenti:

    • dall'esperienza sportiva alle emozioni interiori (soddisfazioni di interessi vivi);
    • dalle soddisfazioni derivate o cercate nello sport agli interessi ed aspirazioni per le quali si fa sport: esse sono l'anima dell'impegno. Bisogno di affermazione, godimento del successo, distensione nel gioco, agonismo, ecc.;
    • dalle aspirazioni alle perfezioni corrispondenti a cui si tende con tanta fatica;
    • dalle perfezioni, ricercate dall'uomo, alla loro origine nell'uomo: perché siamo tesi ad esse? perché siamo fatti così? perché partecipiamo nel nostro modo corporeo da Dio ideato e creato alle perfezioni divine, siamo simili a Dio, siamo figli, creature;
    • dall'avere le stesse tendenze di Dio ma in modo confuso e disordinato al bisogno di conoscere e ascoltare Dio per mettere ordine e chiarezza in noi stessi ed essere più autentici nel perseguire i nostri desideri;
    • da questo renderci più simili a Dio all'essere più «veri» nel cercare la soddisfazione di queste tendenze: corrispondenza data da Dio tra aspirazione dell'uomo e creature del cosmo, per cui nel creatore sappiamo come meglio adattare le aspirazioni alle cose create (forza muscolare e rapidità nella boxe) e le cose create all'uomo: non è nelle cose create di arrivare alle forme esasperate e sproporzionate (non è la bicicletta che ha inventato il doping), ma è la fantasia disordinata dell'uomo che mette insieme cose da non mettere insieme (la corsa in bicicletta e gli stimolanti chimici; il giocare e la rabbia; il giocare e l'individualismo). Soltanto in Dio si vede tutto in ordine, proporzioni e armonia.

    Ci sembra utile ora far presente all'educatore alcuni «criteri» e alcune «linee di metodo» che si sono osservati nel compilare le schede catechistiche: Sprint per l'uomo:

    1. – Siccome il cristianesimo deve essere lievito nella pasta, cioè deve stare al centro della vita, il metodo è prevalentemente quello induttivo: dal «fatto di vita» al «mistero della vita», alla «vita vissuta secondo il mistero». Le tre tappe si verificano in ogni vero insegnamento cristiano. Per mezzo di esse non solo si insegna la dottrina cristiana, ma la si insegna nel modo ortodosso, cioè collegandola strettamente e funzionalmente, come lievito nella pasta, alla vita quotidiana del giovane, vita che ha le sue espressioni più rivelanti nell'attività sportiva. Questa perciò fornirà i fatti di vita da cui partire.
    Dunque: dal fatto di vita (I - la prima pagina di ogni scheda) al mistero della vita (II - le pagine centrali di ogni scheda)
    alla vita vissuta secondo il mistero (III - l'ultima pagina di ogni scheda).

    2. – Occorre ora suddividere questi tre gradi in ulteriori gradini, compresi entro i limiti di ciascun grado. Ciò fornirà un itinerario più praticabile da chiunque e più preciso nel senso della tecnica didattica.
    Si tratta anche ora di esprimere sotto altri punti di vista lo schema enunciato (dal fatto, al mistero, alla vita), poiché i «fatti» possono essere visti secondo vari loro aspetti.
    Ecco allora come risulterebbe l'itinerario che enuncio soltanto per una visione più approfondita per l'Assistente, la cui suddivisione nelle schede c'è, ma senza essere avvertita:

    (I - prima pagina di ogni scheda)
    a) - il fatto esteriore come manifestazione del
    b) - fatto interiore (tendenze, aspirazioni, pulsioni);
    c) - la perfezione (la qualità, il valore) a cui si tende;
    d) - perfezione raggiunta parzialmente, solo in parte «partecipata».
    (II - pagine centrali di ogni scheda)
    e) - partecipazione di una perfezione divina;
    f) - figli di Dio: creature e figli adottivi, partecipi della sua vita;
    g) - partecipi non di una sola perfezione ma di tutte (nel piano di Dio).
    (III - ultima pagina di ogni scheda)
    h) - conseguente conversione a Dio;
    i) - il nuovo modo di tendere e raggiungere la perfezione desiderata;
    l) - tendere alle altre perfezioni: partecipare, prendere parte alla vita di Dio.

    Il discorso procederà ora per esposizione dell'educatore, ora per dialogo di scoperta (soprattutto la prima parte) dei giovani. Si eseguirà questo itinerario dando a ciascun punto un tempo ragionevole: alle volte ci si attarda su un punto, alle volte su un altro. L'importante è la completezza. Come contenuto si noterà che il perno di tutto è l'idea di partecipazione: aver parte con Dio, prendere parte alla sua vita, ecc.


    T e r z a
    p a g i n A


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