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    Adolescenza e trasformazioni familiari



    Elementi per una riflessione

    Valerio Corradi

    (NPG 2014-03-75)


    Le principali ricerche degli ultimi anni confermano che la famiglia è un punto di riferimento per gli adolescenti sia nell’ambito della vita quotidiana sia in quello meramente valoriale. In essa ragazzi e ragazze avvertono di essere protetti e sostenuti, di poter esprimere se stessi senza timore di giudizio.
    “La famiglia” alla quale pensano gli adolescenti è quella di origine, nella quale sono cresciuti e nella quale vivono hic et nunc; la proiezione verso una propria futura famiglia appare invece ancora debole e sfumata.
    L’ambiente familiare è dunque centrale per poter definire vissuti, problemi e aspirazioni dei ragazzi: per questo è necessario proporre su di esso alcune riflessioni. Per fare ciò ci si deve confrontare, prima di tutto, con le trasformazioni socio-demografiche che hanno interessato questa agenzia di socializzazione negli ultimi decenni per poi arrivare a occuparsi, più nello specifico, di alcuni aspetti del vivere in famiglia oggi.

    Dinamiche familiari postmoderne

    L’esperienza familiare degli adolescenti oggi fa i conti con le rilevanti trasformazioni socio-demografiche che hanno interessato questa istituzione, e con i tanti modi di sentirsi famiglia.
    Gli adolescenti si trovano a vivere in famiglie profondamente diverse rispetto a quella nucleare prevalente fino a qualche decennio fa. Si tratta in molti casi di famiglie di fatto, monoparentali, composte o ricostituite, figlie del calo del numero di matrimoni, dell’aumento dei matrimoni civili, delle separazioni e dei divorzi, della diminuzione del tasso di natalità e dello spostamento in avanti delle scelte procreative.
    Tra gli effetti più immediati di tutto ciò, vi è un indebolimento della struttura normativa della famiglia e l’aumento della probabilità per gli adolescenti di sperimentare esperienze come la crisi del legame tra i genitori e la conseguente rottura dell’unità familiare. Del resto circa il 70% delle persone che si separano e il 50% di coloro che divorziano hanno dei figli molto spesso in età adolescenziale, essendo la durata media del matrimonio in Italia di 15 anni.
    Sul piano prettamente relazionale, da più parti si sottolinea che la famiglia ha oggi accentuato le sue preoccupazioni economiche ed edonistiche, a scapito di quelle educative, abdicando al ruolo cruciale di agenzia dispensatrice di valori.
    L’attuale tipologia familiare, variegata e molteplice, riflette l’evoluzione del contesto socio-culturale in cui i nuclei domestici sono immersi. Vengono qui di seguito indicate in sintesi alcune dinamiche che sono alla base delle trasformazioni delle tipologie familiari della nostra epoca.
    - Rivalutazione del ruolo femminile.
    Nel secolo scorso si è assistito al fenomeno dell’emancipazione femminile che ha comportato una trasformazione del ruolo della donna in società, non più vista solo nelle vesti di moglie e di madre. L’innalzamento del livello di istruzione femminile e l’aumento della presenza delle donne nel mondo del lavoro extradomestico hanno comportato numerosi cambiamenti matrimoniali e familiari. La donna, lavorando, trascorre molto più tempo fuori casa, non dedicandosi solo prevalentemente alla cura domestica e dei figli. In tal modo può garantirsi una certa indipendenza economica, oltre ad aver raggiunto una certa autonomia dalle figure maschili che segnano la sua vita (il padre prima, il marito poi). È così che l’aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro favorisce l’emergere di nuovi modelli di relazioni familiari, in cui i rapporti gerarchici del passato tra generi e tra generazioni appaiono modificati e allo stesso tempo fa nascere nuovi bisogni in gran parte ancora insoddisfatti.
    - Nuova concezione della funzione familiare.
    Un tempo tutti i bisogni (materiali e affettivi) dei membri familiari erano soddisfatti all’interno della famiglia stessa. Oggi, invece, molte agenzie educative esterne concorrono e cooperano con la famiglia alla realizzazione delle necessità degli individui, per cui c’è forse un “minor investimento” sociale sulla famiglia, rispetto al passato. Essa non è più l’unico punto di riferimento per la formazione individuale e sociale delle persone, anche se rimane senza dubbio il fondamentale.
    - Mutamento della concezione dei valori.
    Nella cultura contemporanea si raggiunge l’apice di un diffuso processo di misconoscimento della dimensione valoriale e della struttura assiologica dell’esistenza, che ha l’epicentro nella crisi dell’idealismo etico. Partendo proprio dalla famiglia, i riferimenti assiologici che precedentemente rappresentavano il fondamento dell’esistenza di ciascuno lasciano spazio alla nascita di nuovi valori morali che animano l’universo culturale attuale. Anzitutto, gli individui perdono il significato dell’alterità; ripiegano su se stessi, contando esclusivamente sulle proprie forze e potenzialità; in tal modo, non solo privano se stessi dell’aiuto che gli altri possono offrire loro, ma negano la loro presenza a chi ne ha bisogno. Viviamo in un mondo fortemente intriso di narcisismo, in cui molti ragazzi ritengono troppo opprimente condividere la loro vita con un’altra persona, perché esperienza ritenuta limitante la propria libertà individuale.
    - Pendolarismo familiare.
    Si tratta di un fenomeno non secondario rispetto a quelli presentati in precedenza che, apparentemente, non contribuisce all’incremento della crisi che la famiglia sta attraversando, ma è una realtà sempre più diffusa che merita un breve cenno. Oggi molti individui trascorrono l’intera settimana lontano da casa per motivi lavorativi (soprattutto i padri) o di studio, passando solo nel weekend del tempo con la propria famiglia. In siffatte condizioni si fa fatica a costruire un rapporto solido e duraturo non solo tra i coniugi ma anche tra i genitori e i figli.

    Generazioni e relazioni

    La famiglia è sempre stata in epoca moderna il luogo di rapporti tra le generazioni caratterizzati dalla presenza da una dialettica tra continuità e novità, tra produzione e riproduzione di significati, nel quale anche gli scontri e le divergenze tra genitori e figli potevano generare processi trasformativi sul piano della maturazione personale e degli orientamenti valoriali. Oggi, tuttavia, l’esperienza concreta di molte famiglie non sembra più rispecchiare tale modello e anzi mostra, nei suoi componenti, uno smarrimento dell’identità generazionale.
    Il passaggio di consegne tra generazioni è sempre più lento e rarefatto e denota una crisi di progettualità esistenziale che ha alla base motivi strutturali e culturali. La presa di distanza delle giovani generazioni dalle vecchie avviene a fatica ed è meno netta e traumatica rispetto anche solo al recente passato. La famiglia di origine è meno un “trampolino di lancio” per gli adolescenti e più una cornice di protezione che per scelta o necessità sa che dovrà tutelarli ancora per molto tempo dopo l’adolescenza.
    Sull’assenza di un’identità generazionale un peso lo possiede il già citato abbassamento della natalità, con la conseguente riduzione dell’esperienza fraterna. I ragazzi crescono senza un fratello o una sorella con cui confrontarsi, non sperimentando in famiglia il bene e l’amore verso un pari età diverso da sé.
    Nei rapporti tra le generazioni si tratta allora di riscoprire l’autorevolezza nel suo significato etimologico di sostegno alla crescita. Oggi i genitori possono essere ammoniti in campo educativo a causa dell’abdicazione alla loro funzione, che dovrebbe essere quella di sostenere la dipendenza dei ragazzi e di confrontarsi con la nascente indipendenza degli adolescenti. Non possedendo più la famiglia un assetto normativo fondato su premi e punizioni, castighi e ricompense, i genitori sono chiamati a partecipare alla relazione con i loro figli negoziando in maniera attiva senza più trincerarsi dietro il rassicurante modello delle relazioni asimmetriche. Si scorge qui l’ambivalenza di rapporti che - nel privilegiare l’orizzontalità - rischiano di aprire per tutti nuovi spazi di realizzazione ma anche di sfociare in vita familiare sempre più segnata dalla de-differenziazione dei ruoli e dalla liquidità delle relazioni che non facilita il conseguimento di mete educative.

    Conclusioni

    Osservare l’adolescenza attraverso la famiglia appare oggi strategico dal punto di vista educativo e pastorale. Sappiamo che gli adolescenti necessitano di riferimenti solidi e vigorosi che permettano loro di costruire un progetto umano ed esistenziale non fondato sulla provvisorietà e la temporaneità, bensì su orientamenti saldi e stabili. Ciò è realizzabile solo se si riscopre a principio della propria azione la consapevolezza circa l’importanza del modello educativo e relazionale offerto dai genitori e dall’ambiente familiare nel suo complesso. È questo un elemento da sottolineare con forza contro la deresponsabilizzazione e l’insignificanza adulta, dirette responsabili dell’esistenza anomica di molti ragazzi.
    È dall’elevato credito di fiducia che i ragazzi hanno nei confronti della famiglia che occorre ripartire, pure nella fluidità degli assetti familiari odierni. La sfida è allora quella di riempire lo “star bene in famiglia” degli adolescenti di contenuti e di valori.


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