Don Francesco Bodrato,
il Superiore che aprì ai Salesiani
la porta della Patagonia
Introduzione
La parola al capo della seconda spedizione salesiana in Argentina e secondo deceduto in terra di missione
Ad un anno di distanza dalla prima spedizione dei dieci missionari in Argentina effettuata nel novembre 1875 e capitanata da don Giovanni Cagliero – futuro arcivescovo e cardinale – nel dicembre 1876 sbarcò in parte a Buenos Aires e in parte a Montevideo un secondo stuolo di 23 missionari, gli uni capitanati da don Francesco Bodrato e gli altri da don Luigi Lasagna (futuro vescovo, scomparso tragicamente). In questo momento diamo la parola al primo di loro.
Don Bodrato, nato a Mornese di Alessandria nel 1823 e maestro elementare dal 1858, si era fatto salesiano a 42 anni, dopo un incontro ed un famoso dialogo educativo con don Bosco di passaggio in paese nel 1864. Vedovo con due figli – entrambi con problemi – si trasferì subito con loro a Valdocco e quattro anni dopo venne ordinato sacerdote. Fu insegnante ed educatore prima nel collegio di Lanzo torinese e successivamente in quello di Alassio (Savona) e di Borgo San Martino (Alessandria), finché nel 1875 fu chiamato a Valdocco come prefetto di sagrestia del santuario di Maria Ausiliatrice. Assunse poi anche la carica di Economo generale della Società Salesiana, prima di partire a fine 1876 come capo dei missionari destinati all’Argentina.
Una volta nella capitale argentina fu subito subissato di lavoro alla chiesa degli Italiani, all’ospizio di San Vincenzo con scuola di arti e mestieri e a fine maggio 1877 alla chiesa parrocchiale della Boca, problematico quartiere di Buenos Aires. Tornato in Italia don Cagliero per il Capitolo generale nell’estate 1877, don Bodrato fu nominato ispettore dell’ispettoria americana, che comprendeva le case e le missioni salesiane dell’Argentina e dell’Uruguay. Avanzato negli anni, sofferente di cuore, morì due anni dopo, il 4 agosto 1880, a soli 58 anni, proprio mentre in Buenos Aires infuriava la guerra civile con tanto di stragi e violenze.
Di lui si conserva un volume di lettere curato da Breno Casali nel 1995, disponibile online e facilmente reperibile nel sito dell’Istituto Storico Salesiano (iss-accsa.org). Quelle scritte a don Bosco sono una cinquantina, per lo più intime, mentre per i problemi di governo don Bodrato preferiva rivolgersi ai numeri due e tre della Congregazione, ossia a don Rua e don Cagliero. Morì sul campo di lavoro, diventando così il secondo salesiano deceduto in terra di missione – dopo il trentaquattrenne don Giovanni Baccino (1843-1877) – ma ebbe l’onore come ispettore di avviare l’opera salesiana in Patagonia.
Quattro le sue lettere che pubblichiamo, tutte significative. Tre sono dei primi mesi in terra sudamericana; l’ultima del 1879 in occasione del secondo tentativo di penetrare in Patagonia.
Nella prima confida all’amico maestro di noviziato, don Giulio Barberis, la situazione in cui si è venuto a trovare una volta sbarcato a Buenos Aires. Lo informa dell’intenso apostolato quaresima nella chiesa degli italiani, da loro molto frequentata, della difficoltà della lingua, del contratto della casa per scuola di arte e mestieri, della presenza in città di vari conventi e collegi religiosi, del buon clima in città. Nella seconda scritta nello stesso giorno si rivolge ai novizi di Torino da lui ben conosciuti, ai quali traccia uno splendido stupendo profilo di don Bosco, in grado di far loro qualsiasi problema vocazionale.
A don Bosco invece invia le due lettere successive: nella prima, scritta due mesi dopo le precedenti in vista dell’onomastico del “padre”, parla della nuova e difficile parrocchia della Boca del diablo che gli è stata affidata e della necessità di lasciarla gestire da due sacerdoti giovani in grado di visitare gli ammalati per acquisire credibilità ed affetto; vi aggiunge il progetto di fondare in due punti diversi della città due oratori festivi e una scuola femminile. Buone le prospettive di aumentare i ragazzi dell’ospizio. La seconda lettera, redatta nell’aprile di due anni dopo (1879), in occasione della partenza via terra di don Costamagna e del chierico Luigi Botta per la Patagonia, dopo il fallito e burrascoso tentativo dell’anno precedente via mare. Ne indica le tappe e la possibilità di stabilire un avanposto in vista di addentrarsi successivamente verso sud fra gli indigeni, dato il previsto ritiro dei lazzaristi e l’inutilità di penetrare nella Pampa ormai desertificata militarmente di indios e messa a disposizione delle colonie di immigrati. Ma mentre a fronte del disimpegno economico del governo argentino, gli confida di credere nella provvidenza, non accenna alla dura necessità dei due salesiani di viaggiare al seguito di un esercito invasore, sia pure con il segretario dell’arcivescovo. Manifesta comunque la sua soddisfazione per l’ammirazione da parte degli argentini per il collegio S. Carlo che ha sostituito quello troppo piccolo precedente e per le splendide funzioni della settimana santa nell’omonima chiesa.
DOCUMENTI
1. A don Giulio Barberis
Intenso apostolato quaresimale nella chiesa delle Misericordia – difficoltà della lingua – contratto della casa ove porre la scuola salesiana di Arti e Mestieri – conventi e collegi di Buenos Aires – buono il clima in Buenos Aires – attaccamento degli Italiani alla loto chiesa.
Buenos Ayres, 5 Marzo 1877
W. G. W M.
D. Barberis carissimo
Non puoi immaginarti quanto ci sono care le tue lettere! Esse sono sempre interessanti, e le notizie dell'oratorio ci fanno sempre una dolce impressione perché stringono sempre più il vincolo della sempre consolante fratellanza. Ti ringrazio a nome di tutti ed a nome di tutti ti prego di volerci inviare il sogno del carissimo Padre D. Bosco che accennasti nell'ultima tua. Tutti lo desiderano con ansietà e se potessi anche inviarci gli avvisi e il Buon capo d'anno che diede D. Bosco costì ci farai molto piacere… Mi son già raccomandato a D. Tomatis e a don Bourlot per le notizie che desideri intorno a questo territorio; o presto o tardi le riceverai.
Noi continuiamo ad applicarci nella Chiesa della Misericordia la quale è frequentatissima. Ora facciamo il quaresimale senza fatica e predicando tutti: Don Bourlot al Martedì; D. Baccino al Venerdì; Don Cagliero alla Domenica mattina in lingua castigliana c D. Bodrato alla Domenica sera in italiano. In nessuna chiesa di questa citta si predica tutti i giorni. Nella cattedrale una volta sola alla Domenica ad un’ora e mezza dopo mezzogiorno. Avvi un Gesuita che fa furore. Nelle altre parrocchie due volte alla settimana in giorni così regolati che chi vuol sentile la predica tutti i giorni può mediante fare il giro di tutte le chiese. Noi avremmo anche predicato tutti i giorni e di buona voglia se avessimo avuto probabilità di un onesto uditorio. Ti dico la ragione.
La nostra chiesa è degli italiani e per gli italiani. Ma questi benedetti italiani in massima parte negozianti e il resto artigiani sono sparsi in tutta la città, per conseguenza devono correre molto e molti sul tramvai per venire alla nostra Chiesa. Onde è naturale che al mattino si buscano una messa nella parrocchia più vicina. A confessarsi vengono da noi perché non ne possono a meno. Alla sera poi di tutte le Domeniche e feste la nostra chiesa è piena zeppa di Italiani. Intorno noi ci sono pochi napoletani che non vogliono saperne né di chiesa né di Dio; picarones!
Il rimanente tutti argentini. Degli argentini fin qui vengono solamente le donne e i ragazzi perché gli uomini non vanno o vanno ben poco in chiesa: tuttavia I'esperienza ci fa conoscere che se noi potessimo predicare in castigliano la nostra chiesa li attirerebbe tutti; perché sebbene quasi tutti intendano il dialetto genovese nessuno intende la lingua italiana.
Fin qui solamente D. Cagliero può predicare in castigliano sebbene egli stesso dica che sale sul pulpito tremando e continui coll'oppressione del timore. La ragione si è che la castigliana qui è lingua parlata o vivente onde anche i ragazzi notano se si dice un errore o sfugge qualche termine italiano castiglianizzato. Io non credeva che questa lingua fosse così difficile per noi italiani, ma ora provo che la troppa affinità e la diversa costruzione è per noi un tremendo laccio alle equivocazioni. Al confessionale ci aggiustiamo tutti ben benino senza incontrare grave difficolta; ma al pulpito! Caspita!!! Sicché quelli che di costì vogliono venire in America studino bene e non si contentino della grammatica, ma leggano gli autori e li studino bene perché non c'è altro mezzo.
Aspetto le pastiglie di Maria Ausiliatrice che mi hai promesso nelle quali spero far fortuna.
Oggi probabilmente faremo il contratto della casa ove pome la Scuola Salesiana de Artes y Oficios. È cosa strana che in una citta così larga e lunga non si trovi una casa ove possano abitare 10 persone. Però se consideriamo bene non ci farà maraviglia essendo questa una città che non conta si può dire che 50 anni di vita, quindi non vi sono palazzi. I Gesuiti fecero fare due grandiosi stabilimenti dei quali uno cadde nelle grinfie del Governo. I Domenicani hanno il loro convento anche ben grandioso e abbastanza comodo per loro. I Minori Osservanti hanno pure un bel convento con chiesa magnifica. E se a questi tre si aggiunge il Vescovato formano la somma degli antichi monumenti. Dei Moderni vi è la casa degli orfani, quella degli illegittimi ed uno ospedale che sono della città. L’Ospedale degli Italiani appartiene ad una società così pure quello dei Francesi. I Lazzaristi hanno una piccola casa di fronte al grandioso monastero delle Suore della Carita che essi dirigono. I Bajonesi hanno il più bello e più grande collegio della Repubblica. Mezzo ha dieci anni di vita e l’altra metà è appena terminato, adesso è il più bel monumento di Buenos Ayres. Questi Bajonesi tengono quasi il nostro metodo, quindi è il collegio più fiorente e più numeroso. Mi dissero che già quest'anno avranno 300 giovani interni e circa 200 esterni, di tutte le età e condizioni.
Lc suore della Madonna dell'Orto di Chiavari hanno educandato e quindi un collegio amplissimo di loro proprietà. Tengono pure altra casa più antica e meno grande nel centro della città, quindi si può dire che l'istruzione femminile è nelle loro mani. Tolti questi stabilimenti non rimane più in Buenos Ayres una casa capace di 20 persone. Onde noi dopo averne visitato più di 25 delle più grandi dovremmo adattarci in quella che fecero fare gli Scolopi già da molti anni e poi vendettero perché troppo stretta per loro. Tuttavia per cominciare basta e in seguito la Provvidenza ci ajuterà.
L’aria di Buenos Aires è eccellente, onde di noi nessuno si è accorto di trovar difficoltà nella digestione, anzi godiamo tutti ottima salute. Una prova poi dell’eccellente clima sono la quantità dei vecchi che nei loro 70 e 75 anni di lavori e fatiche vengono tuttavia nella nostra chiesa alla messa e a far le loro divozioni. Anzi, a proposito. Sabato jeri l’altro fece la sua santa comunione nella nostra chiesa un uomo di 98 anni. Era uno spettacolo vederlo a braccetto di due dei suoi figli entrambi colla barba bianca che lo tolsero dalla vettura e lo accompagnarono alla balaustra. Abitano vicino alla Parrocchia di Monserat e per far più presto i figli presero una cittadina e lo condussero alla parrocchia. Ma il vecchio quando fu vicino alla porta della chiesa non volle discendere. I figli avvisarono il Viceparroco, che è italiano, e quegli venne a confessarlo in vettura e avendolo poi consigliato a discendere per fare la sua comunione, rispose: No, Io voglio andare a far la Santa Comunione nella Chiesa italiana dai nostri padri.
Devo anche dirti che questi italiani di buon conto sono anche un po' gelosi, e non vedono volentieri gli argentini nella nostra chiesa e qualcuno si lascia sfuggir di bocca che noi non dovremmo occuparci che di loro. E parlando cogli argentini di noi e delle nostre funzioni dicono: I nostri padri sì che fan le cose bene. I nostri padri sì che predicano bene. I nostri padri sì che son devoti, ma gli argentini valgono niente. E bisogna sentire i ragazzi dei genovesi per conoscere bene le loro pretenzioni. Però sempre in buon senso e in nostra difesa come per loro vanto…
Mis accuerdos a todos los hermanos sacerdotes, clerigos y acolitos y tengame siempre entre sus amigos de Usted y ruega para suo
Affez.mo in G. e M.
Sac. Bodrato Fr.
2. Ai novizi di Torino
Profilo entusiastico di don Bosco per cui merita affidarsi a lui
Buenos Ayres, 5 marzo1877
Viva Gesù
Tutto per Gesù
Ai cari confratelli ascritti
Appena finito di leggere la lettera del vostro Direttore D. Barberis, nella quale ci diceva, che siccome avete pregato per ottenerci dal Signore un felice viaggio, continuate nello stesso modo a pregare pel buon esito della nostra missione, tutti i confratelli di qui ad una voce risposero: Grazie; e mi promisero di fare altrettanto per voi coll'aggiunta di chiedere al Signore che divida con voi tutti quei meriti che risulteranno dalle nostre deboli fatiche. Dalla grata sensazione che fanno a noi le vostre lettere e da quella che le nostre fanno a voi possiamo dedurre, senza timore di errare, che la grande distanza che materialmente ci divide, anziché rompere e spezzare il vincolo che ci tiene uniti, pare che lo rinforzi di più e maggiormente ci stringa in tenerissima fratellanza. Segno certo che il nostro è vincolo di carità, e se è veramente tale chi potrà spezzarlo? Quis separabit nos? Solo questo è vincolo permanente mentre tutti gli altri non sono che illusione.
Fratelli: Viva Dio e Maria Ausiliatrice.
Noi siamo uniti. Sentite: io posso assicurarvi che se noi invidiamo la vostra sorte ciò non è per altro motivo se non per godere della presenza dell’amato padre D. Bosco. Nello stesso modo noi siamo intimamente persuasi che se voi invidiate la nostra, non è per altro se non per piacere di più allo stesso amato padre. Dunque D. Bosco è il nodo principale di quel vincolo che ci stringe in sì bella ed armoniosa fratellanza.
Ma chi è D. Bosco? Che ve lo dica io? Si, ve lo dico proprio davvero, come l’ho appreso e sentito dire da altri.
D. Bosco è il nostro amatissimo e tenerissimo padre. Questo lo diciamo tutti noi che siamo suoi figli.
D. Bosco è uomo Provvidenziale o l'uomo della Provvidenza dei tempi. Questo lo dicono i veri dotti.
D. Bosco è l'uomo della filantropia. Questo lo dicono i filosofi.
Ed io dico, dopo aver ammesso s'intende tutto ciò che dicono i suddetti, che D. Bosco è veramente quell'amico che la Santa Scrittura qualifica un gran tesoro. Ebbene noi l'abbiamo trovato questo vero amico e questo grande tesoro. Maria SS ci ha dato il lume per poterlo conoscere e il Signore ci permette di possederlo; dunque guai a chi lo perde. Se sapeste miei cari fratelli quante persone vi sono che invidiano la nostra sorte e si reputerebbero i più felici della terra se potessero possedere il tesoro che possediamo noi nell’esser figli di D. Bosco! Ma solo noi siam quei fortunati ai quali datum est nosse misterium. Ma parmi che Daniele [un ragazzo] mi dica: Io non intendo; e cosa vuol dire questo? Despacho, despacho, querido mio, que voi a decirte pronto lo che quiere decir eso.
Voglio dire che se davvero teniamo D. Bosco come nostro tenerissimo ed amato padre, dobbiamo amarlo, ubbidirlo, prevenire la sua volontà e prenderci guardia di dargli il minimo dispiacere. Voglio dire che se noi crediamo ai veri dotti che qualificano D. Bosco l’'uomo della Provvidenza, dobbiamo fare tutti gli sforzi possibili per aiutarlo nei suoi fini, secondare le sue mire, anche con qualche sacrificio, in omaggio della Divina Provvidenza che lo suscitò in questi tempi tanto calamitosi per la chiesa e diventar così anche noi provvidenziali. Possiamo anche credere in questo caso ciò che dicono i filosofi e tenere D. Bosco qual uomo della filantropia e quindi essendo noi stessi l'oggetto che prese di mira la sua filantropia, dobbiamo dimostrargli gratitudine e ringraziarlo continuaente pei soccorsi, pei mezzi morali e materiali che con tanta carità e benevolenza ci somministrò e somministra tuttavia. E se conveniste con me a credere D. Bosco il vero Amico della Santa Scrittura allora dovete guardare di possederlo sempre e curare di copiarlo in voi stessi. Dimmi chi pratichi e ti dirò chi sei, dice un proverbio. Fatelo spiegare da D. Barberis e vi faccia tutti i commenti analoghi che vedrete che anch'io vi parlo da amico.
Ma ahora estoy cansado y por eso me despenseria con mucho gusto. Pues, estaria un ano en ablando con vosotros, mas que hacer? precisa quitar por fuerza.
Cari amici e fratelli, se io posso contare sulla vostra benevolenza non negatemi il favore di un’Ave Maria alla Vergine Santa secondo la mia intenzione. Stringendovi tutti nel Sacro cuor di Gesù ho il bene di professarmi
vostro amico e fratello
Sac. Bodrato Francesco
3. A don Giovanni Bosco
La Boca del diablo del Riachuelo – don Bodrato nominato parroco - aperta finalmente la casa degli artigiani – facilitazioni per i passaggi in nave
W. G. e M.
Buenos Aires 18 maggio 1877
Rev.mo Padre
Le scrivo dalla Bocca del Riachuelo che altri dicono del diavolo o dell'Inferno. Ciò cadde sulle spalle o, dirò meglio, il Signore ci chiamò alla Missione di questa vasta Panocchia che non si sa preciso quanti abitanti contiene, ma si crede che passino i 20.000. Non ha né chiesa né casa parrocchiale né redditi lissi e gli abitanti di essa pare che non si curino di queste cose. Il parroco che ha rinunciato dice che in un anno non arrivò a confessare 4 persone. Il vice parroco [arrivato come cappellano dell’ospedale nel 1874] assicura che non confessa in media più di 4 persone alla settimana. Fra i 150 decessi computati ordinariamente all'anno non arrivano a 20 quelli che domandano il Sacerdote. I framassoni hanno l'alto dominio della Bocca, quindi hanno introdotto l'usanza di far senza del prete onde i funerali consistono in un carro mortuario elegantissimo accompagnato da vetture di lutto che accompagnano il defunto al cimitero senza farlo passare in chiesa. Come può pensare anche Lei, Rev.mo Padre, queste cose sarebbero già abbastanza per iscoraggiare chiunque, ed eleggere piuttosto una tribù di selvaggi che una Parrocchia di apostati atei framassoni…
L'Arcivescovo ha voluto darla alla Congregazione Salesiana e vuole assicurargliela in perpetuo. E siccome per ora il parlare di porla sotto una congregazione religiosa sarebbe lo stesso che stuzzicare la suscettibilità e generare forse una ribellione, ricorse al mezzo termine di nominare a parroco D. Francesco Bodrato individuo già conosciuto da molti genovesi alassini e varazzini i quali promettono protezione. Tuttavia io non posso permanere qui avendo la casa degli artigiani e la Chiesa della Misericordia che mi damo già abbastanza da fare.
Tocca dunque a lei, Rev.mo Padre, pensare al disimpegno di tutte queste cose. Per convertire questo popolo, se mi permette le espongo un piano che lascio alla sua saggezza per l'approvazione. E sarebbe questo: Due sacerdoti fissi e di buona salute e buona gamba, i quali appena saputo per qualsiasi mezzo che in qualche famiglia vi siano ammalati andarli a visitare. Due oratori festivi in due diversi punti per la cura della gioventù e una scuola femminile. Il tutto senza retribuzioni umane perché altrimenti si farebbe niente. Ecco il mio piano. Mi favorisca il suo consiglio ed i mezzi personali.
Abbiamo parecchie domande per la Congregazione, ma sono tutti giovani italiani al disopra dei 18 anni d'età i quali desiderano tutti di studiare esercitando anche la loro professione. Ma ci vuol prova senza la quale facciam nulla.
La casa degli artigiani aperta jeri si può dire è già piena, ciò vuol dire che è pic- cola. Tuttavia questi Signori sono contenti perché ora non desiderano altro che un saggio della nostra abilità. D. Cagliero scriverà da Montevideo ove si trova da due settimane e non sa dire quando potrà ritornare.
Pei passaggi [in nave] di qui non possiamo promettere nulla. Tuttavia l'Agenzia francese faciliterebbe molto se di costì si sollecitasse una lettera della Direzione in Marsiglia all'Agenzia di Buenos Aires. I1 governo di qui pagherebbe forse 4 passaggi mediante il rimborso per parte nostra entro 4 anni. D. Cagliero lavora per questo a Montevideo ed io non posso conchiudere coll’Agenzia perché mi dice che non può far nulla senza una lettera d'autorizzazione a ciò della Direzione.
Sappia intanto che dobbiamo pagare al viceparroco 1500 pesos al mese e il vit- to, più 500 pesos al sacrestano e 15 franchi per una messa festiva alla Misericordia. Vorrei dirle ancora tante cose per l'occasione del suo Onomastico ma le dico al Signore, che la mantenga sano per tantissimi anni e le dia tutto ciò che le manca.
Preghi pel suo aff.mo figlio
Sac. Bodrato Fr.
4. A don Giovanni Bosco
Spedizione del deserto patagonico: tappe e missioni apostoliche – scopo: la penetrazione in sostituzione dei lazzaristi che lasciano – inutile pensare ancora alla Pampa – indisponibilità del governo a sussidi i missionari ma fiducia nella Divina Provvidenza – ammirazione generale per il nuovo collegio S. Carlo
W. G.
San Carlos, Aprile 19 del 1879
Rev.mo Padre,
le scrivo due linee in tutta fretta perché sempre oppresso dalle occupazioni. Ieri l’altro sono partiti due dei nostri missionari con monsig. Espinoza per la missione del Carhué [nord della Patagonia]. Questa volta sono andati per terra [dopo il tentativo via mare fallito l’anno precedente per un tempesta oceanica], dopo due giorni di Ferrovia monteranno in sella e viaggeranno ancora 15 giorni prima di arrivare a Patagones [sulla foce del Rio Negro]. Nelle tappe che faranno si fermeranno qualche giorno per battezzare i ragazzi e offrire il mezzo di fare la Pasqua ai cristiani sparsi in quei deserti dell'Azul di Chacharis e altri di cui non ricordo il nome. A Patagones si fermeranno una quindicina di giorni per vedere se possiamo piantare la nostra sede in quel ultimo confine immediato alla Patagonia, scopo principale della nostra missione. Di lì andranno lungo il Rio Negro sempre esplorando i punti principali che possono agevolare la entrata nell'interno della Patagonia. Fatto questo giro che richiede almeno 4 mesi di tempo ritorneranno fra noi, ed allora sarà forse il tempo di prendere una determinazione definitiva. Tanto più che so da fonte quasi sicura che i Lazzaristi lasceranno questa Missione per mancanza di mezzi e di personale.
Secondo gli studi fatti da persone autorevoli pare che il punto più importante per facilitare il mezzo d'entrare fra gli Indi della Patagonia sia appunto il villaggio denominato Patagones. Quivi alla distanza di 7 leghe [35 km] vi sono Indi detti mansi, cioè un poco mansuefatti, i quali formano l'anello di quel piccolo commercio, che tengono gli Indi del centro della Patagonia coi popoli civilizzati. Quantunque questo commercio non si estenda che a pochissime pelli che vendono per acquistare qualche strumento di ferro per loro difesa. Avendo però questi il costante costume di venire tutti gli anni in questa regione di frontiera danno il mezzo di relazione col centro della Patagonia.
Bisogna deporre il pensiero della Pampa, perché ormai è conquistata. Una parte li hanno presi prigionieri; i ragazzi e le donne sono sparsi per la Provincia di Buenos Aires; i loro terreni sono in vendita a conto del governo, e gli uomini coi giovani più forti si sono riconcentrati nella Patagonia irritatissimi contro i cristiani. Cosicché fra qualche anno vedremo la Pampa popolata dalle colonie Italiane, Spagnole, Tedesche e Russe giacché le commissioni per la immigrazione, fornite di nuovi mezzi, si sono mosse con nuova attività in cerca di Europei per popolare appunto le terre della Pampa.
Adesso secondo le relazioni che mi vennero fatte, sarebbe il tempo più che mai opportuno per istabilire la nostra missione in Patagones. Quivi i Missionari lazzaristi hanno due case costruite ad uso collegio, una per le Suore ed una per i Padri le quali ritirandosi le cederebbero alla curia di questa città.
La Società di S. Giuseppe possiede pure in Patagones una casa ed un terreno assai grande attiguo alla casa Parrocchiale, che cederebbe senza ostacolo ai P P. Salesiani se prendono questa missione. L'Arcivescovo poi dal canto suo ci darebbe la Parrocchia, che va a prendere molta importanza, stanteché quivi si va a stabilire il Presidio, i tribunali e il centro delle relazioni colla città di Buenos Ayres. Sicché aprendo un collegio di ragazzi ed uno di figlie in Patagones presto si potrebbero avere Indi da instruire e così metterci in relazione colla tribù mansa per quindi penetrare a poco a poco nel centro.
Al ritorno di D. Costamagna le daremo le relazioni più positive. Intanto Ella potrà dirmi in suo comodo, come mi devo regolare nel caso che i Missionari Lazza- risti si decidano di cedere le loro proprietà. Cioè
1. Se devo accettare il titolo di proprietà delle loro case.
2. Se devo accettare la Parrocchia di Patagones nel caso che l'Arcivescovo ce la offra.
3. Se devo sollecitare anche la cessione della proprietà delle Dame di S. Giuseppe
4. In fine se devo destinare due Padri per questa missione e quali. È naturale che se dovessi prenderli qui, non li avrei a disposizione perché non sono sufficienti al bisogno attuale i presenti.
Ritenga che non possiamo contare su sussidi del Governo, perché pare che abbia altre mire e forse sarà questo il motivo della ritirata dei Lazzaristi. Però se si tratta di tempo in Buenos Ayres vi sono persone caritatevoli, io lo provo giornalmente con coloro che spesse volte mi pagano la lista del pane che si consuma nel collegio Pio IX de artes.
In un anno e mezzo, abbiamo speso circa un milione e seicento mila pesos e quantunque abbia ancora 400.000 pesos di debito vedo che ogni trimestre entra ed esce circa 20 mila franchi.
Le spese del terreno, dell'edifizio, delle machine, mobili. attrezzi per quattro grandi laboratori si fanno una volta tanto, terminate queste, potremo forse aiutare ai Fratelli, confidando sempre nella Divina Provvidenza che finora non ci abbandonò mai. Del resto in questi mesi che manca D. Costamagna e D. Luigi Botta, ci cadde sulle spalle tutta la loro parte che non è poca cosa! Tuttavia non ci sgomentiamo per questo, e se il Signore ci dà la salute tureremo anche questi due larghi buchi stanteché si tratta di soli quattro mesi. Però V. Paternità pensi alla spedizione della Patagonia cioè a sostituire quelli che dovessimo spedire colà. Quanto al Paraguay non so che dire. Per ora aspetto le relazioni di D. Allavena mandato ad aiutare al Nunzio nell'occasione della Pasqua avendolo chiesto per favore.
Nulla di nuovo. Il Collegio Pio IX di S. Carlo progredisce sempre e siamo soffocati dalle domande. La cosa che più commuove quelli che ci osservano è la pietà dei nostri giovani. La chiesa di S. Carlos è anche parrocchia ed è così grande che c'è posto per tutti. I parrocchiani e non parrocchiani, che vengono alle nostre funzioni vedono che tutte le domeniche vi è comunione generale e ne parlano coi vicini ed amici e sempre con ammirazione. Ciò fa sì che le povere madri vorrebbero avere tutti i loro figli nel collegio di S. Carlos.
Le funzioni della Settimana Santa riuscirono splendide. La musica tirò in S Carlo moltissima gente ed è la prima volta che los de Almagro videro una lunga fila di vetture ferme dinanzi alla nostra chiesa Domenica delle Palme, Giovedì, Venerdì, Sabbato Santo e il giorno di Pasqua. In questo giorno alla Bocca 100 comunioni, e uomini la maggior parte. Nella cappella italiana confessarono fra quattro tutta la notte del Sabbato fino alle due del giorno di Pasqua. D. Beauvoir confessò e comunicò tutti gl'infermi dell'Ospedale di Flores. D. Vespignani con D. Bettinetti ed io abbiamo lavorato fino alle 11 in San Carlos. Deo gratias.
M'accorgo ora che la carta mi proibisce di continuare. Tutti in buona salute. Ci benedica e benedica anche il suo
Ubbidientissimo figlio in G. C.
Sac. Francesco Bodrato








































