Due mondi contrapposti, subdoli e nascosti
Andrea Calabrese *
(NPG 2022-05-63)
Mi sono trovato spesso a condividere la vita di giovani che incarnavano modelli educativi e di vita apparentemente mansueti, ma attraverso i racconti che portavano, emergevano esperienze di violenze psicologiche, relazionali e ambigue, che esprimevano la non libertà e serenità nel vivere la loro vita.
La violenza non è solo quella esplicita, la maggior parte delle volte, dietro i messaggi di noi adulti portiamo i ragazzi a vivere profondi sensi di colpa, responsabilità più grandi di loro, gli chiediamo di farsi carico di situazioni e vissuti che non fanno parte della loro crescita.
Condivido alcune esperienze in servizi educativi dove ogni giorno si vive una continua “battaglia” interiore ed esteriore tra percosse e mansuetudine, tra morte e resurrezione.
L’équipe educativa del Gruppo Appartamento Casa di Giò di Collegno (Torino)
Un gruppo appartamento, con la sua progettualità finalizzata all’autonomia, ha il compito di creare dei varchi educativi con l’obiettivo di muoversi tra due diverse direzioni. Da un lato emerge la capacità di “stare” nella relazione, soprattutto se caratterizzata da vissuti o episodi violenti, con la specificità di costruire strategie di resilienza e di coping, di offrire strumenti per far fronte a ricordi dolorosi e per fare in modo che eventuali comportamenti non diventino abitudini o stili di vita. Tutti i ragazzi ospitati arrivano da situazioni di abbandono relazionale, emotivo, educativo, vivono una “sete” di riscossione e di ricerca di normalità. Il cattivo rapporto col cibo, la devianza, gli sbalzi di umore, l’aggressività sono tutti segni di violenza e di auto-violenza che nel profondo esprimono il loro non volersi riconoscere in una storia di dolore e di solitudine. L’esempio degli educatori e il diventare figura di riferimento aiuta molto questi ragazzi; in questa maniera, il mondo può diventare un posto più armonico e integro, con meno incoerenze disorientanti, e ricco di nuovi valori ed esperienze a cui appoggiarsi per vedere la realtà in modo più autentico. Tutte le volte in cui il ragazzo percepisce che ogni cosa detta o fatta ha un senso e una progettualità per il suo benessere allora mette in atto comportamenti connotati di dolcezza e pacatezza.
Gioia – Educatrice Professionale impegnata in progetto di prevenzione alla dispersione scolastica (Torino)
I progetti di prevenzione alla dispersione scolastica accolgono adolescenti che riportano vari tipi di disagio. Instaurare una relazione educativa con questi ragazzi, provenienti da famiglie trascuranti e molto spesso “violente” sia fisicamente che psicologicamente, non è semplice e immediato, richiede il sapersi confrontare con la fragilità, la bassa autostima, la mancanza di fiducia verso gli adulti e di speranza verso il loro futuro, nascosti dietro un atteggiamento principalmente oppositivo e aggressivo.
Per questi ragazzi l’esperienza all’interno del progetto significa avere la possibilità di cercare di risanare le ferite che il loro contesto familiare e sociale gli ha procurato, scoprire nuovi strumenti per poter gestire le loro emozioni e aprire nuove strade per il loro futuro. La relazione educativa risulta lo strumento principale attraverso cui è possibile entrare in contatto con loro per generare un cambiamento nelle loro vite, una relazione davvero complessa che deve saper accogliere e superare grandi momenti di conflitto, aggressività e rifiuto da parte dei ragazzi, i quali sono abituati a relazionarsi tramite queste modalità.
Ciò che durante il percorso emerge gradualmente nei ragazzi è la forte necessità di ricevere comprensione e accettazione, avere relazioni significative con adulti competenti che sappiano cogliere i loro bisogni e le loro difficoltà e possano andargli incontro, senza giudizio e con pazienza.
Davide Educatore Professionale di un oratorio salesiano (Torino)
I pomeriggi all’oratorio sono sempre animati da diversi volti, di diverse età, con differenti modalità di entrare in relazione con i pari e con gli adulti: i bambini che escono da scuola o aspettano l’inizio del catechismo sghignazzando e rincorrendosi l’un l’altro, gli adolescenti tirano calci al pallone... Ci sono anche quei ragazzi che di stare in mezzo agli altri non ne vogliono sapere, che cercano di nascondersi approfittando del continuo via-vai di persone, ma che non riescono a fuggire lo sguardo dell’educatore, che come piuma va a posarsi su quel volto che urla il desiderio di essere accolto e ascoltato, ma che in realtà non emette suoni o gesti eclatanti. E poi ci sono quelli che invece non conoscono altro modo di chiedere aiuto se non quello di essere caos, di creare scompiglio, di attirare l’attenzione infastidendo gli altri: solitamente sono i più temuti, ma in realtà sono i più desiderosi di essere semplicemente ascoltati e accettati, sono alla ricerca di figure adulte di riferimento su cui poter fare affidamento, e tra una chiacchierata e un gioco insieme, trovano nel cortile oratoriano il proprio nido sicuro, dove poter abbattere le barriere di difesa ed essere semplicemente sé stessi.
San Giovanni Bosco è stato un maestro della comunicazione verbale e non verbale, anche noi oggi dobbiamo essere educatori con lo sguardo attento, la voce docile e ferma, l’ascolto profondo e la fisicità presente e non invadente e insegnare ai ragazzi ad esprimere quello che vivono dentro e fuori la loro vita riscoprendo quel senso di libertà verso un futuro reale e pieno di speranza. In questa società dove le istituzioni fondamentali come la famiglia sono in crisi, come educatori salesiani abbiamo il dovere di trasmettere quello che don Bosco ancora oggi porta nel mondo, l’esperienza di “essere” famiglia e “fare” famiglia.
* Mi chiamo Andrea Calabrese, sono educatore professionale e counselor, da oltre vent’anni lavoro presso la Cooperativa Sociale E.T. (Educatori di Territorio) di Torino nel ruolo istituzionale di Presidente della cooperativa e, dal punto di vista operativo, nella formazione e nella gestione delle risorse umane (educatori professionali).
Il nostro ente nasce nel 1987, cioè nel centenario della morte di San Giovanni Bosco in seno all’Ispettoria salesiana, con l’obiettivo di condividere il Sistema Preventivo Salesiano nei territori al di fuori degli oratori. La Cooperativa è associata da molti anni all’A.P.S. Salesiani per il Sociale con la quale condivide progetti finalizzati ad instaurare percorsi educativi di accompagnamento, cura e prevenzione rivolti, in modo particolare, a minori e giovani.















































