Miriam Spadaro *
(NPG 2022-05-66)
“Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Renditi umile, forte e robusto e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu dovrai farlo per i figli miei”. Sono le parole con cui Maria affida al piccolo Giovannino Bosco la sua missione, lo scopo per cui è stato chiamato alla vita: prendersi cura delle anime dei suoi figli e ricondurle a Dio, “non con le percosse, ma con mansuetudine e carità”. È così che si guadagna la fiducia e l’amore dei ragazzi in oratorio. È così che un lupo si trasforma in agnello, che un cuore di pietra diventa di carne sotto la guida di Gesù Buon Pastore che s’incarna in ogni animatore salesiano, illuminandone lo sguardo, la mente e il cuore.
Solo quando si è e si sa di essere profondamente amati nasce il desiderio di mettersi a servizio del prossimo. È quello che è capitato a Leo, animatore salesiano all’oratorio parrocchiale del Villaggio Unrra di Messina, il quale, avendo sperimentato l’amorevolezza salesiana fin da bambino, decide di rimanere in oratorio per prendersi cura dei più piccoli.
È solo l’inizio: il cortile, la formazione e la preghiera saranno il carburante in grado di alimentare la fede e la carità, portandolo a scoprire talenti e fragilità e a crescere dal punto di vista spirituale e umano, eliminando l’iniziale patina d’indifferenza e individualismo che rivestiva la sua vita, illudendolo di una protezione che poi si è trasformata in gabbia.
Leo introduce nel suo vocabolario di vita nuove parole e diversi atteggiamenti che rivoluzionano il suo modo di stare al mondo, di guardare e relazionarsi con il prossimo. Si tratta di parole forse cadute in disuso nella società attuale ma imprescindibili per conquistare il cuore di un giovane e per rendere straordinario l’ordinario: ascolto, pazienza e misericordia.
Solo grazie all’ascolto si conosce veramente l’altro, si comprendono i suoi bisogni, le sue gioie, i suoi dolori. Ma per ascoltare è necessario fare silenzio, anche nella nostra vita. Dio si manifesta nei modi più impensabili e assurdi e allo stesso tempo in quelli più semplici e quotidiani, come nelle parole di un bambino. E solo affinando lo sguardo e il cuore, orientandoli verso le piccole cose belle di ogni giorno si scopre che tutto è un dono. Anche una partita di calcetto. Anche il sorriso sdentato di un bambino.
In un mondo poi in cui dominano la fretta, la produttività e il progresso abbiamo perso l’abitudine di fermarci, di aspettare prima di ottenere qualcosa. Vivere con pazienza è una delle sfide più grandi che Dio ci lancia e Leo ne sa qualcosa. Spesso è difficile portare questa virtù nel cortile e chiederla ai ragazzi quando si è i primi a perderla. Gesù ci invita a chiederla con cuore puro e sincero e a non scoraggiarci se capita di cadere. Si cresce grazie ai fallimenti che Dio ricopre con la sua misericordia. Quest’ultima costituisce il filtro che ci permette di arrivare alla realtà delle cose e alla verità del cuore di ogni giovane. Don Bosco diceva che “in ogni ragazzo esiste un punto accessibile al bene; il compito di un educatore è trovare questa corda sensibile del cuore e trarne profitto”. Guardando l’altro con misericordia si rivela la bellezza di ogni creatura, l’unicità dei Figli di Dio. E trasportando tale comportamento anche al di fuori delle mura oratoriane, Leo ha trovato un nuovo modo per affrontare le difficoltà, le preoccupazioni e le noie di ogni giorno, consapevole che l’essere umano è migliore e più forte di ogni pregiudizio. Aprirsi all’altro senza preconcetti infatti ha migliorato la qualità e la durata di ogni sua relazione, dalla scuola alla famiglia: questo è il primo passo per cambiare idea ed è il principio di ogni conversione. E Leo ha compreso che a volte è meglio fare un passo indietro e lasciare che l’altro ci stupisca.
Tuttavia, non si cammina mai da soli. Ammette che la sua crescita non sarebbe stata possibile senza un accompagnamento adeguato, senza degli angeli custodi, degli amici dell’anima. Fin dalle prime settimane in oratorio, nella sua vita hanno giocato un ruolo fondamentale due persone in particolare: il responsabile dell’oratorio e il prete. Educatori attivi e generosi, hanno dimostrato con la loro vita come una buona educazione dei ragazzi del quartiere rappresentasse la priorità per costruire una società più rispettosa, premurosa e umana. Non si tratta di semplice ammirazione ma di un autentico desiderio di essere felice e di una consapevolezza che tale desiderio può avverarsi solo prendendosi cura l’uno dell’altro. Non si è mai felici da soli. Ha capito, grazie alla condivisione di emozioni ed esperienze e alla collaborazione con gli altri giovani, l’importanza di donare al prossimo la propria diversità e che ogni incontro offre innumerevoli occasioni di crescita e arricchimento personale e spirituale.
L’oratorio ha donato moltissimo a questo giovane, dagli amici per la vita a un amore per una ragazza, fino ad una fervida vocazione che lo porta ogni sabato a donare il suo tempo ai ragazzi del Villaggio Unrra. Adesso quella patina opaca, che offuscava la bellezza e la luminosità della sua vita, sparisce ogni giorno di più. È il paradosso del servizio: amando si è amati. E il sogno che Don Bosco fece all’età di nove anni è adesso realtà e testimonianza della conversione di Leo, che da lupo divenne agnello e poi pastore, nonostante i suoi limiti e le sue fragilità. Dio infatti non ci chiede di essere perfetti per seguirlo, anzi è solo seguendo Lui che possiamo essere perfetti. Perfetti nell’amore. E di amore nell’oratorio del Villaggio Unrra ce n’è molto, anche grazie a Leo.
* 21 anni, al secondo anno della facoltà di Lettere moderne all’Università di Messina. Frequenta l’oratorio del Villaggio Unrra e ne è la rappresentante regionale nel MGS Sicilia. Partecipa alla Scuola di Mondialità, percorso formativo rivolto ai giovani sensibili a temi di carattere sociale e missionario.















































