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    Piergiorgio Musci *

    (NPG 2022-05-68)



    Forse oggi viviamo nel tempo più difficile e complesso della storia contemporanea, in un momento di incertezze e di paure, nell’epoca dell’instabilità economica e sociale, e non riusciamo più a progettare, a programmare. Oggi i giovani non riescono più a sognare. In questo scenario siamo chiamati a dare speranza, ad aiutare i nostri ragazzi a sognare e volare alto. “Con la mansuetudine e la carità...” dobbiamo accompagnare i nostri ragazzi: con i piccoli gesti, le parole all’orecchio, con quella “aggressività docile” dell’educatore dobbiamo far sì che i nostri giovani siano “affamati di vita”, di vita vera, di sogni e speranza. Oggi più che mai dobbiamo essere accanto ai nostri ragazzi, cercare di indirizzarli, essere una presenza “invisibile” ma visibile.
    E allora dobbiamo fare inevitabilmente i conti con un approccio nuovo, con un metodo educativo “diverso”: può essere il “metodo della mansuetudine”? E allora cosa fare? Posso offrire la testimonianza del nostro ambiente dove abbiamo discusso queste cose e ci siamo impegnati a “essere diversi”.
    Partiamo dagli spazi, dai luoghi. Occorre creare le condizioni, i presupposti per ambienti accoglienti, belli, gioiosi; luoghi educativi in cui lasciare spazio all’educando: un luogo che si fa intreccio di altri luoghi, una rete educativa del territorio e per il territorio. Occorre offrire spazi in cui i giovani possano aprire il proprio cuore, la propria persona e personalità. Dobbiamo ripensare i nostri Centri di aggregazione giovanile come infrastruttura della Comunità educante, come presidi insostituibili nelle politiche di contrasto della povertà educativa. Luoghi in cui dare spazio alle arti, alla cultura e all’estro di ogni giovane e ragazzo.
    Partiamo dalle persone: non corpi ma persone. Ambienti fatti da e di persone. Attualizzare il metodo della mansuetudine e dell’ascolto significa anche formare, preparare persone, giovani, salesiani, ragazzi al mondo, alla realtà che ci circonda. Non solo luoghi e centri aggregativi al passo con il tempo, ma anche educatori al passo con il tempo e la storia. Persone che possano scommettere tutto con i giovani, rischiare con loro, investire con loro e per loro, senza paura. Puntiamo a essere testimoni del rischio e della speranza, testimoni di sogni e visioni, testimoni reali nel quotidiano della rivoluzione educativa dell’Amore.
    È così che oggi in un tempo pieno di incertezze, ma anche di enormi opportunità siamo chiamati ad essere presenza tangibile di cambiamento, almeno questa è la nostra consapevolezza di comunità educativa.
    Ma conosciamo altre esperienze sul territorio che vivono la stessa consapevolezza. Giovani ed educatori che vivono la propria vita offrendola agli altri e “guadagnando” fiducia, amore dall’educato. Che offrono e portano la propria esperienza educativa, il proprio amore per Don Bosco nei luoghi di lavoro, nelle relazioni e in famiglia. Testimoni della mansuetudine e della carità per cambiare il presente, per vivere un futuro migliore.
    • A Napoli, in un oratorio di periferia, ogni giorno c’è Maria che accoglie i tanti ragazzi e giovani che frequentano i laboratori sportivi e artistici. Ogni pomeriggio i ragazzi vengono seguiti nelle attività di doposcuola, nelle tante attività di cittadinanza attiva, nei laboratori e incontri di gruppo; ogni pomeriggio Maria, assieme a tanti educatori e animatori, educa i cittadini del domani; ogni pomeriggio Maria è testimone di bellezza, con la mansuetudine, la grazia è portavoce dell’amore di Don Bosco, prendendo con mano e seguendo ogni ragazzo a lei affidato.
    • A Firenze, in una vecchia scuola della città, vi è Betta, giovane maestra e educatrice. Testimone nel quotidiano della semplicità e della gioia. Ogni giorno con il suo sorriso inconfondibile porta serenità e luce tra i suoi studenti, soprattutto nei confronti di un giovane studente particolare, che lei segue da vicino. Betta, vera testimone tangibile di altruismo e generosità, occhio e sguardo vero di Don Bosco.
    • A Bova Marina, in una piccola città calabrese, in un piccolo oratorio di provincia, in una città “vuota” e non abitata da giovani, vi è Mariagrazia che ha deciso di restare. Animatrice, educatrice e cooperatrice di Don Bosco. Con difficoltà è rimasta in Calabria, con caparbietà è lì a lavorare e cercare un futuro migliore per lei e tanti ragazzi che ogni pomeriggio educa nelle tante attività oratoriane. Mariagrazia testimone di “resistenza” per una terra e un territorio che offre sempre meno possibilità e opportunità.
    • A Padova, lontano dalla sua famiglia e amici, seguendo i suoi sogni, vi è Giacomo. Animatore di Don Bosco, eterno sognatore e combattente. Ogni giorno, nel suo lavoro, dinanzi al pc e con i suoi colleghi testimonia la bellezza dell’accompagnare, del guidare i clienti, gli uomini e le donne nelle scelte della propria vita. Con amore accompagna, consiglia e indirizza tanti giovani e tante giovani coppie.

    Maria invita Giovannino a “guadagnarsi” i ragazzi e i giovani, così oggi anche noi dobbiamo essere quei testimoni “per gli altri”. Come Maria, Giacomo, Betta, Mariagrazia testimoni “per altri”, nel proprio oratorio, nel proprio lavoro, nella propria famiglia; attualizzare il metodo della “mansuetudine”, rischiando “per gli altri”, con i giovani, sognando “per gli altri”, con i giovani, accompagnando “per gli altri”, con i giovani. Disegnando con mansuetudine e carità un presente e un domani nuovo, “per gli altri”, per i nostri ragazzi e giovani.

    * 27 anni, Dottore in Legge, collabora con l’Ispettoria Salesiana Meridionale, all’interno dell’Ufficio Pianificazione e Sviluppo. Frequenta un Master a Roma in Relazioni Istituzionali, Lobby e Comunicazione d’Impresa. Da sempre animatore.



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