Elisa Aliverti *
(NPG 2022-05-65)
C'è stato un periodo in cui non sapevo come mettere in pratica questa Parola.
Cosa significa amare gli altri come amo me stessa?
A quel tempo cercavo di mettermi a servizio del prossimo il più possibile, tanto che ero sempre fuori casa e vedevo poco la mia famiglia. Pensavo che questo fosse il modo migliore per prendermi cura o semplicemente per fare qualcosa, mettermi in gioco. Questo però non si è mai avverato.
Anzi, più cercavo di spendermi per gli altri, più dimenticavo me stessa, arrivando a non saper più come avermi a cuore e di conseguenza a non sapere come comportarmi nei confronti degli altri. Che fossero i bambini dell'oratorio, i preadolescenti che seguivo, gli animatori, i miei genitori o i miei amici.
E così mi sono ritrovata a fare l'opposto dell'amare. All'inizio avevo deciso di non parlare più, ascoltando e basta. Però, pian piano dentro di me era sorto il desiderio di dire quello che pensavo senza giri di parole o gentilezze. Dicevo cattiverie, rispondevo con parole dure, mi arrabbiavo spesso per piccolezze, mi rinchiudevo sempre più in me stessa dandomi la colpa per non aver mai imparato veramente come prestare attenzione alle persone, a ciò che sono più che a ciò che fanno. Vedevo le altre animatrici in oratorio e gli adulti riuscire a capire come promuovere i talenti dei ragazzi, mentre per quanto mi sforzassi non riuscivo mai a fare qualcosa che si avvicinasse.
Penso che la violenza possa essere manifestata in vari modi, oltre quella fisica che è anche quella più riconoscibile. C'è la violenza verbale, attraverso le parolacce o le parole studiate per fare del male, oppure c'è il silenzio e anche l'indifferenza.
Ecco con le mie parole potevo ferire gli altri e con i sensi di colpa potevo ferire me stessa.
Ricordo che al primo anno di università sentii una mia professoressa parlare dell'importanza e del peso di ciò che diciamo o facciamo, soprattutto quando siamo educatori o insegnanti, ovvero persone che dovrebbero dare l'esempio. Io non mi sentivo per niente un esempio da seguire e, anzi, ebbi ancora più paura di quello che potevo provocare negli altri.
Riporto un altro ricordo di qualche anno fa, quando stavo cercando di fare amicizia con una ragazza. Una persona mi avvisò dicendomi: "Stai molto attenta a quello che fai. Lei è preziosa, non la ferire". Un altro modo per dire: "Mi sembri una cattiva compagnia, non avvicinarti troppo". Rimasi abbastanza scioccata, però c'era un altro desiderio dentro di me, molto più forte di quello che mi portava ad essere cattiva. Volevo diventare sua amica, volevo imparare a volerle bene e a prendermene cura. Non volevo più essere considerata come qualcuno che porta sulla cattiva strada.
Negli anni mi sono resa conto che tutte le volte che iniziavo a volere il male per qualcuno, avevo dimenticato Dio e la sua Parola. Appena mi allontanavo un po' ecco che perdevo la guida e la strada.
Un'estate arrivai a chiedere: "Insegnatemi ad amare. Io non voglio più ferire!".
Ben presto ho capito quanto è difficile e faticoso rimanere in una situazione e continuare ad amare. È molto più facile seguire l'istinto e rispondere per le rime, ma non è quello che ci chiede Dio né quello che ci hanno insegnato Gesù, Maria o don Bosco.
L'anno scorso ho letto questo passo in una circolare che sembra essere attribuita a don Bosco:
"Castigo grave è privarlo della ricreazione; ma non metterlo mai al sole od alle intemperie in modo che ne abbia da patire danno". Se proprio bisogna arrivare a punire o a castigare, che sia per far riflettere su ciò che ha fatto o detto e non per volere il male per l'educando.
L'ho visto come un invito ad educarsi, perché per insegnare ai ragazzi a non essere violenti e educare alla non violenza, alla mansuetudine e alla carità, c'è bisogno che prima lo impari chi educa, nelle azioni, nelle parole, negli atteggiamenti.
Ciò detto, il miglior modello a cui ispirarsi è Gesù, leggendo il Vangelo. Poi i santi, come San Francesco di Sales che diceva: "Temo di perdere in un quarto d’ora quella poca dolcezza, che ho procurato di accumulare in venti anni a stilla a stilla, come la rugiada, nel vaso del mio povero cuore", don Bosco, le guide a cui ci affidiamo o alcuni nostri amici.
* Nata e cresciuta in provincia di Varese, è stata animatrice in un oratorio diocesano. Poi ha conosciuto il mondo salesiano nel 2017. Studia a Torino per diventare educatrice ai e con i media digitali. Appassionata di montagna e del disegno.















































