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    Gli archi e le frecce. Una ricerca Eurispes sui giovani della diocesi di Tempio Ampurias


     

    Osservatorio giovani

    Domenico Cravero

    (NPG 2011-09-46)


    Una comunità cristiana esprime la sua passione educativa verso i giovani quando diventa missionaria e si considera mandata a tutti. L’atteggiamento preliminare della pastorale giovanile missionaria diventa quindi la disponibilità a mettersi in ascolto e a coltivare un interesse sincero nei confronti di ciò che i giovani fanno e sono. Conoscere i giovani è essenziale per realizzare progetti pastorali che li coinvolgano sempre più come protagonisti partecipi.
    La diocesi di Tempio Ampurias ha ripensato la sua pastorale giovanile a partire da una conoscenza reale della realtà giovanile del territorio, scegliendo lo strumento della ricerca sociale (condotta dall’Istituto di Ricerca Eurispes). Il questionario distribuito a un campione di 2.008 giovani (età media 19 anni) appartenenti a 31 comuni della diocesi, analizza diverse aree tematiche: dalla vita affettiva (rapporto con i genitori, relazioni sentimentali) alle opinioni sulla scuola e sul lavoro (vissuti esperienziali e desideri per il futuro); dall’uso del tempo libero (abitudini, interessi, passioni) alla religiosità (credo professato, partecipazione liturgica); dall’impegno sociale (associazionismo, visione della società, interesse per la politica) alla disponibilità di denaro e dalle abitudini di spesa); dall’utilizzo di Internet (chat, social network, videogiochi) all’uso e possesso del telefonino.
    Per una maggiore facilità di codifica e di analisi delle risposte è stato scelto un questionario ad alternative fisse predeterminate. Dai risultati pubblicati emergono numerose conferme dell’osservazione quotidiana dei mondi giovanili e alcune puntualizzazioni interessanti e originali.

    La vita affettiva

    È naturale che gli adolescenti cerchino di scambiare opinioni e di ricevere consigli soprattutto nel confronto con gli amici (21,3%). I genitori rimangono, però, per loro un importante punto di riferimento. Quasi un terzo dei ragazzi si rivolge spesso (30,8%) a mamma e papà per chiedere consigli (le femmine più dei maschi); l’8,9% lo fa costantemente. La comunicazione tuttavia non risulta sempre facile: per alcuni non c’è vero dialogo (10,4%) per altri avviene solo «qualche volta» (49,9%). Più della metà del campione parla con i genitori della scuola (53,9%) o dei fatti quotidiani (34,7%). È frequente che non si dica tutto e che la confidenza avvenga solo «in parte» (48,3%). Le amicizie rappresentano un importante argomento di discussione tra genitori e figli (abitualmente per il 38,5%, in parte per il 42,8%). Si confidano ai genitori i desideri e i progetti, come pratica quotidiana (il 35,9%) o occasionale (41,5%). Su alcuni temi la confidenza avviene più raramente. Il 63,7% dei giovani intervistati non affronta mai in casa l’argomento della sessualità; il 47,1% non comunica ai genitori le proprie vicende sentimentali.
    Non si cerca nei genitori «un amico» (9,7%) e neppure «un rifugio» (5,6%). Mamma e papà dovrebbero essere soprattutto «una guida» (30,2%) e «un esempio» (29,6%). Per i più giovani, invece, i genitori sono anche un «sostegno» su cui contare nelle difficoltà (il 27,7% dei 16-19enni vs il 21,6% dei 20-25enni).
    Fondamentale per il 55% del campione è l’esperienza della vita in coppia. Avere a fianco un ragazzo o una ragazza, con cui condividere valori e interessi è vissuto come un’importante opportunità. I valori della vita sono infatti considerati la base sicura nella scelta di un partner per il 37,8% dei giovani; molto meno lo è la fede religiosa (2,6%).

    Scuola e lavoro

    Per il 50,9% dei giovani la scuola dovrebbe favorire l’ingresso nel mondo del lavoro. Essa tuttavia non dovrebbe trasmettere non solo nozioni ma anche valori (28,2%). Si va a scuola per imparare cose nuove (29,8%) ma anche per stare insieme tra coetanei (17,8%). La laurea è soprattutto un investimento culturale (41,2%); serve molto meno per trovare un lavoro (il 31,7%). Tuttavia, solo il 3,6%, tuttavia, si sente parcheggiato all’università.
    Il vero problema dei giovani italiani, documentato anche dalla ricerca della diocesi di Tempio Ampurias riguarda la condizione di chi né studia né lavora, vivendo così la situazione più umiliante e rischiosa proprio nell’età in massimo è lo sviluppo dell’intelligenza e prodigiose sono le attitudini e le capacità creative. Circa un terzo del campione esaminate non studia (31,6%), già tra i 16-19enni (10%) e soprattutto tra i 20-25enni (57,4%). Non è dato sapere quanti, nei medesimi archi di età lavorino. Si conoscono tuttavia i dati delle disoccupazione giovanile italiana… La motivazione scolastica risulta piuttosto scarsa: il 26,3% del campione, nell’immediato futuro, vorrebbe smettere di studiare per andare a lavorare, il 37,8% dei ragazzi dichiara che vorrebbe studiare e lavorare insieme. Il 7,9% dai 16 ai 19 anni afferma che preferirebbe «fare nulla». Questa demotivazione diffusa è forse uno dei tratti più preoccupanti della crisi educativa dell’attuale famiglia italiana che non sembra in grado di promuovere nei propri figli una «base affettiva sicura» capace di sostenere la volontà e la motivazione alle scelte di vita. Il lavoro, d’altra parte, è considerato prevalentemente come fattore di «indipendenza economica» (37,2%). Solo il 16,8% lo considerata importante per la propria realizzazione (per la propria vocazione, si potrebbe tradurre). Una netta minoranza lo considera un’esperienza capace di dare un senso alla vita (13,8%).
    La consapevolezza delle difficoltà della situazione italiana e della complessità delle sfide del mercato del lavoro appare piuttosto scarsa (per incoscienza? Per la sicurezza di essere comunque garantiti dalla famiglia, dal momento che il 25,2% dei giovani intervistati dichiara di avere a disposizione tra 26 e 50 euro e il 25,3% supera la soglia dei 50 euro settimanali?). Anche in un periodo di crisi economica e di profonda difficoltà per i giovani prevalgano comunque i giudizi ottimisti per il futuro. La maggioranza dei giovani ritiene che raggiungerà quasi tutti gli obiettivi presi in considerazione: trovare un buon lavoro (62,8%), fare un lavoro che piaccia (57,8%). Il dubbio a proposito di tanto ottimismo nasce considerando la scarsa disponibilità a investire nella scuola (pensa di laurearsi solo il 29,3%). La maggioranza dei ragazzi desidera avere figli (67,6%), ma solo il 50,7% pensa di sposarsi. La crisi del matrimonio nella prospettiva dei giovani del campione è evidente.

    Il tempo libero

    Nelle risposte riferite all’uso del tempo libero dagli impegni scolastici (o lavorativi) balzano evidenti due dati interessanti: da una parte la netta preferenza per la casa e la conseguente crisi dei luoghi pubblici (la strada e la piazza) nella socializzazione dei giovani; dall’altra le straordinarie attitudini espressive, in gran parte sottoutilizzate, degli attuali adolescenti.
    Il 35,2% del campione sceglie la propria casa come spazio di socializzazione. Casa non significa famiglia, cioè la compagnia dei genitori, fratelli e sorelle (1,8%). Contano gli amici (65,8%), ma con loro si può ormai comunicare stando comodamente chiusi nella propria camera, viste le ore quotidianamente dedicate alla comunicazione tra «non presenti». Il 21% dei giovani naviga più di 2 ore al giorno, il 19,8% più di 4 ore. Il 42,3% utilizza il cellulare per oltre 4 ore al giorno. L’uso del pc supera la Tv per intensità dei consumi: il 20,8% lo usa per oltre 4 ore al giorno, a fronte del 15,2% dei più assidui consumatori televisivi. Gli amici si possono incontrare fisicamente anche in casa, ma questo avviene solo nel 10,5%del campione.
    La comunicazione virtuale aumenta a discapito degli incontri reali: ci si ritrova in strada solo secondo il 9,6% del campione, nei giardini pubblici per il 10,4%. Poco frequentati anche centri commerciali (8,4%) e le palestre (10,1%). Le parrocchie rappresentano uno spazio residuale (6,8%) anche se sorpassano le discoteche (5,8%). Il 18,2% spende il proprio tempo in compagnia del partner.
    I giovani intervistati si dimostrano, tuttavia, ricchi di interessi e di passioni: il 57,5% fa sport, il 32,1% ama disegnare, il 21,4% suona uno strumento musicale, il 18,8% è impegnato nel volontariato locale. A molti piace scrivere: diario personale (13,8%), racconti o poesie (13,4%) l’8,3% dipinge. Il 12,3% frequenta musei o visita mostre. La musica interessa il 27,4% dei maschi (il 14,6% delle femmine), lo sport il 66,3% dei ragazzi (il 47,8% delle ragazze). Le femmine eccellono nella scrittura (il 21,5% vs il 6,9%) e nella pittura (il 10,3% vs il 6,4%). Solo il 22,6% del campione dichiara di non leggere libri, oltre a quelli scolastici; leggono di più le ragazze (54,7%) rispetto ai ragazzi (37,3%). I genere letterari preferiti sono: la narrativa con il 16,5% ma anche la saggistica con il 13% di lettori.

    La religiosità, l’impegno sociale, i mass media

    Considerando le risposte sulla religiosità (simili ai dati di altre ricerche sociologiche) non si potrebbe affermare di essere di fronte a una generazione incredula: 7 su 10 si dichiarano credenti. Il 12,2% si professa ateo e il 17,1% si dimostra piuttosto disinteressato. Anche la partecipazione sembra «tenere». Il 20,7% dei ragazzi si reca nei luoghi di culto tutte le settimane, il 49,6% qualche volta. Finita l’adolescenza, la frequenza aumenta passando dal 17,5% (16-19 anni) al 24,6% (20-25 anni). Solo l’8,1% ammette di frequentare per far contenti i genitori o perché ci vanno gli altri (2,5%).
    Per chiarire il rapporto che le nuove generazioni hanno con la religiosità è necessario evidenziare l’importanza che, per loro, assume l’espressione estetica, considerare il ruolo delle nuove forme dell’interiorità emozionale, dei nuovi linguaggi della socializzazione giovanile. Interrogati sulle ragioni che li spingono a recarsi nei luoghi di culto, la maggioranza degli intervistati (38,2%) afferma di farlo perché «piace». Non è dato sapere di più dal questionario ma la questione è più complessa. Il 29,1% dal campione, infatti, infatti non si ritrova nelle risposte prestabilite e sceglie «altro». Non si esclude che compito della parrocchia sia la preghiera (24,3%), più che la socializzazione (22,4%). È evidente però che per gli adolescenti la fede cristiana è indissociabile dalla sua dimensione sociale e caritativa. Il 35,8% degli intervistati che ritiene la parrocchia debba essere un punto di riferimento per i bisognosi.
    Questo dato conferma i medesimi risultati ottenuti da una ricerca, da me coordinata, con 10.000 studenti del territorio della diocesi torinese avvalentesi dell’insegnamento religioso, e aiuta a interpretare più correttamente il loro atteggiamento verso i problemi sociali. Gli adulti definiscono, in genere, i giovani «disimpegnati», dal momento che ammettono di essere poco (45%) o per niente (25%) interessati dalla politica (come essi la osservano), per la difficoltà che dichiarano a comprendere la situazione politica nazionale. Il 62,7% dichiara di non capirla per niente (23,2%) o di capirla poco (39,5%). La realtà però è più complessa: il 28,3% del campione parla spesso di politica con gli amici (il 40,5% lo fa qualche volta), il 28,7% legge i giornali per informarsi di quanto avviene in Italia e nel mondo con costanza (il 37,5% occasionalmente). Il 37,3% dice di interessarsi abbastanza (31,1%) o molto (6,2%) di quanto avviene in Italia. Dichiarano di ascoltare dibattiti politici televisivi spesso (32,2%) o saltuariamente (39,2%). Solo il 28,6% che non lo fa mai. I giovani si impegnano in associazioni di volontariato (12,1%) più degli adolescenti (8,5%). Il 12,5% frequenta movimenti scolastici o collettivi politici; il 29,3% frequenta associazioni sportive.
    La ricerca di informazioni on line risulta la motivazione più comune per l’utilizzo di Internet (86,8%). La rete significa però soprattutto social network (86,4%), chat (82,6%), filmati su You Tube (81,5%), ma anche acquisti (39,9%), videogiochi (39,2%). Il 36,9% legge i blog. La televisione rimane un media utilizzato, soprattutto quando si è alla ricerca di distrazione e di divertimento (51,5%). Il giudizio verso la programmazione televisivo è piuttosto critico: il 21,2% dei giovani la vorrebbe culturalmente più stimolante, il 19,1% si augura di trovare meno volgarità e il 14,1% desidererebbe imparare qualcosa di più. Le ragazze si dimostrano più infastidite dalla volgarità televisiva (25,2% vs 13,6% dei maschi), dalla violenza (7,4% vs 4,2%) e dalla litigiosità in Tv (12,8% vs 8,4%).

    Qualche indicazione per la pastorale giovanile

    Esaminare con attenzione la mole di dati raccolti dalla ricerca può offrire sicuramente stimoli e suggerimenti importanti nella pastorale dei giovani delle parrocchie e dei movimenti. Vorrei condividere alcune brevi suggestioni immediate.
    Fortunatamente l’adolescenza non è solo un groviglio di problemi e di imprevisti; rimane, tuttora, un’età straordinaria, che la gran parte dei suoi protagonisti trascorre senza particolari difficoltà, ponendo le base della futura maturità.
    La produzione e la manipolazione delle immagini, dei suoni e delle parole, la plasticità del corpo, l’ineguagliabile attitudine all’utilizzo delle nuove tecnologie, fanno della capacità espressiva dei giovani di oggi una formidabile risorsa estroversiva, che però non usa i canali convenzionali della comunicazione ma inventa nuovi linguaggi di tipo performativo, più vicini cioè alle esigenze dell’universo estetico che a quelle del mondo etico. La capacità espressiva delle nuove generazione è quindi un formidabile «riserva di speranza» non ancora sufficientemente compresa e valorizzata. La pastorale giovanile si rinnova quindi attraverso la partecipazione attiva degli adolescenti, nelle prove della loro creatività, nelle produzioni della vivacità del loro pensiero. Prende avvio da questa attenzione doverosa, il rilancio dell’educazione e l’organizzazione della speranza per restituire futuro alle nuove generazioni. In realtà è possibile considerare la loro straordinaria attitudine all’espressione di sé come un «meccanismo di difesa» sano, nei confronti della fragilità affettiva oggi così diffusa. I giovani pongono una chiara domanda di figure di riferimento, soprattutto genitoriali, salde e solide, sulle quali poter contare e da prendere come modelli. È inimmaginabile una pastorale giovanile adeguata alle esigenze espresse dai giovani che non tenti di contribuire a rinsaldare la base familiare e non si traduca nella promozione di legami più profondi e stabili in una concezione intergenerazionale dell’oratorio, per esempio. Nella medesima direzione è indispensabile promuovere in ogni modo il valore barcollante del matrimonio attraverso una piena valorizzazione delle esperienze affettive degli adolescenti e la proposta di nuove ritualità religiose e civile per celebrare il valore della dimensione erotica dell’amore e del significato della promessa d’amore del fidanzamento.
    Nella società individualista l’impegno sociale diventa marginale, mentre gli scandali e la mediocrità dei politici contribuiscono ad allontanare i cittadini dall’azione politica. Il numero crescente di giovani che non studiano né lavorano, la crisi della motivazione e culturale del lavoro, la complessità delle sfide economiche mondiali e l’impegno da esse sollecitato chiedono alla comunità cristiana il coraggio di scelte formative concrete. La ripresa delle Scuola per la formazione politica in numerose diocesi italiane è, per esempio, una buona occasione per rivolgersi ai giovani e dare loro fiducia e spazio. La ricerca analizzata documenta una certa disponibilità a unire la scelta della fede all’impegno sociale.
    Internet si rivela sempre più una formidabile risorsa comunicativa ma anche una possibile trappola. La comunicazione virtuale non può sostituire l’incontro faccia a faccia nelle strade e nelle piazze. È indispensabile animare nuove agorà reali, non solo per l’aggregazione ma anche per l’azione. Che cosa si può comunicare nelle chat o scrivere nei social forum se viene meno l’azione? Quali slogan, quali volti e quali immagini si possono «taggare» se non si condividono avventure concrete. I Social Network stanno rischiando di diventare luoghi della banalità narcisistica e della futilità consumistica se non esprimono anche opinioni, pensieri e passioni derivanti da azioni condivise. Non serve avere centinaia di «amici» virtuali ma non avere nulla da fare insieme. La cerchia relazionale reale sembra diventare sempre più ristretta, man mano che le ore davanti al pc si allungano. L’intimità virtuale e l’affettività esclusiva di piccole dimensioni allontanano dai luoghi di vita e accrescono il dominio della noia che nasce proprio dal sottoutilizzo dell’intelligenza e delle capacità delle nuove generazioni.
    Gli oratori parrocchiali che stimano e amano gli adolescenti, i movimenti e le associazioni ecclesiali che scommettono sulle sensibilità delle nuove generazioni, hanno oggi nuove opportunità. Chi investe oggi sui giovani ottiene ancora grandi risultati. Ci vuole solo un sussulto di coraggio.

    (per il testo completo pdf della ricerca, occorre il login a: https://www.eurispes.it/ index.php?option=com_content&view=article&id=2285:indagine-conoscitiva-sui-giovani-della-diocesi-di-tempio-ampurias&catid=71:infanzia-e-giovani&Itemid=337)



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