La Parola di Dio
nel ministero del presbitero
Cesare Bissoli
"Tutti hanno diritto di cercare sulla bocca dei presbiteri
la parola del Dio vivente"(Pr. Ord. 4).
Se la relazione di Fratel E. Bianchi poneva l’attenzione sulla Parola di Dio nella vita del prete, questa mia mira al ministero: come realizzare un efficace servizio della Parola di Dio nella vita del popolo di Dio. Lo farò basandomi su esperienze in atto in Italia e un po’ ovunque nella Chiesa, ed insieme considerando l’Instrumentum Laboris (IL) del prossimo Sinodo. Ciò potrà facilitare un utile confronto con l’esperienza biblica in questa Chiesa torinese, esperienza che non è piccola né scarsa.
Articolo l’intervento intorno a tre parole: incontro, che dice la mentalità e le dinamiche, vie, ossia i percorsi che portano all’incontro, procedimenti o la metodologia di un buon cammino.
I. L’INCONTRO (e le sue dinamiche)
È la categoria con cui dovremmo presentare la fede cristiana, e dunque anzitutto la Scrittura.
L’incontro - come appare nella Bibbia stessa, nei Vangeli in particolare (Emmaus, Samaritana…) - non è costituito da formule dottrinali da ripetere, ma anzitutto è un fatto esistenziale interpersonale, una esperienza religiosa da provare [1]. È il nodo delicato su cui si sono soffermati i Vescovi mandando a Roma i loro pareri, su cui ha fatto il punto l’IL nella prima parte, ”Il mistero di Dio che ci parla”, fissando l’attenzione su alcuni aspetti ‘strategici’, su cui impostare il servizio della Parola. Adopero il termine ‘dinamiche’ per indicare che si tratta di mutamenti interiori (conversione) da compiere, su cui esercitare noi e i nostri fedeli.
1.1 Dalla Parola di Dio come voce singola ad un” canto a più voci”
Comporta una triplice attenzione:
a) Avere chiaro (e dunque chiarire) cosa intendere per Parola di Dio è stata una richiesta di Papa Benedetto raccogliendo le tantissime domande degli episcopati. Vi è sotteso il nodo delicato del rapporto Bibbia e Parola di Dio, diventati praticamente intercambiabili, il che è corretto e va mantenuto, se si ha presente anche la distinzione in modo che la lettura del testo sia ascolto della Parola. Ne parla l’IL al n. 9 con un titolo espressivo: ” la Parola di Dio come canto a più voci”, un evento sinfonico, sotto la regia dello Spirito Santo e la direzione musicale dei ministri della Parola. Ed ecco le “voci” ivi ricordate: il canto sgorga dalla Parola che è nella stessa eternità di Dio, il Logos o Verbo trinitario; risuona nella creazione cosmica e umana di ieri e di oggi, carica quindi di germi vivi della Parola, come cellule musicali (semina Verbi); si fa sentire come voce umana, storica nelle voci dei profeti (AT) come abbozzo, e come armonia compiuta e permanente nella persona di Gesù di Nazareth, il Signore risorto, e dei suoi discepoli (NT); come ogni musica diventa spartito, testo, memoria stabile e imprescindibile nella Bibbia che è perciò attestazione ispirata (cioè infallibile ed imprescindibile) della Parola; fa sentire il suo suono come una risonanza, un eco fedele nella predicazione viva della Chiesa. La Parola ci raggiunge dunque con un’ampia strumentazione e la comunità è il luogo di esecuzione.
b) Qui cogliamo la dinamica secondo cui la Parola di Dio ci raggiunge e ci offre la totalità della sua grazia. Tecnicamente viene detta incontro con la Scrittura nella Tradizione vivente. È importante accennarla, perché vige a tutt’oggi la mentalità dello scontro sospettoso tra Parola di Dio e Magistero, tra Bibbia e catechesi … Cominciamo con il dire che è nel “qui ed ora” di questa comunità che si raduna (e del singolo cristiano in comunione con la sua comunità) che avviene la Parola.
Concretamente ciò porta la Chiesa, illuminata dal suo Signore, a compiere tre atti che sono la sua lectio divina: un annuncio che suscita l’ascolto e la comprensione, la celebrazione che ringrazia ed adora, la diakonia o servizio di carità che traduce la Parola in opere, in esperienza di vita.
Ecco dunque le tappe del cammino di cui render avvertiti i fedeli. Si è fatto il paragone con una reazione a catena che non si deve spezzare pena il fallimento dell’esperienza della Parola: * la Parola di Dio va annunciata-ascoltata: qui la Bibbia ha il ruolo di sorgente, includendo però come approfondimento quell’intelligenza della Parola biblica che è la riflessione teologica e soprattutto quella comunicazione pastorale di cui la catechesi è il formato classico; * dall’ascolto che è accoglienza del Signore che parla, viene la celebrazione, che adora e ringrazia, di cui la liturgia anzitutto l’Eucaristia e i sacramenti, sono appunto ‘sacramenti’ della Parola, non semplici segni. Ad essi si accompagna tutto l’orizzonte della preghiera; * l’ascolto e la celebrazione portano a decisioni di vita, nella linea dell’agape, della diakonia.
Perché il ‘canto’ della Parola sia completo, l’animatore biblico su tutti i tre momenti dovrà iniziare i fedeli.
Sappiamo come in rapporto alla catechesi questo sia relativamente più risolto ed ancora più potrà esserlo introducendo una catechesi di iniziazione ad ispirazione catecumenale; quanto al rapporto della Bibbia con la liturgia, l’IL (nn. 34ss) vi pone una particolare insistenza per un nesso tra Parola e rito avvertito da tutti troppo fragile, spento, rotto. Non si sa chi si ascolta; non si ascolta chi si sa. Anche per il rapporto tra Parola ed agire, l’IL vi insiste, affermando la capacità liberatrice della Parola anche in termini di giustizia e a favore dei poveri.
c) In sintesi accostando la Parola nella molteplicità delle sue voci, non si tira via nulla dell’essenziale contatto con la Sacra Pagina, per cui giustamente passiamo da Parola di Dio a Bibbia come cosa equivalente, ma togliamo il testo dall’isolamento lo comprendiamo per quello che è: parola del Dio vivo a figli vivi in un mondo di viventi. Qui si aprono i necessari nessi non soltanto di Bibbia e catechesi, Bibbia e liturgia, Bibbia e carità ma ancora e in modo nuovo tra Bibbia e cultura (la storia degli effetti), Bibbia e religioni. È quanto l’IL affronta specificamente nella parte terza, ed è una novità rispetto a DV.
1.2 Dalla pagina scritta alle persone vive: il Tu di Dio e il Noi di popolo.
È uno dei passaggi vitali che fanno da scopo supremo dell’impegno biblico: attraverso l’esperienza di un popolo che è poi il nostro, il popolo della Bibbia, e in modo compiuto nella storia di Gesù, “conoscere” Dio, e di conseguenza conoscere se stessi (il nostro destino) come Lui ci vede, conoscere il nostro rapporto, biblicamente chiamato alleanza, comunione, famiglia.
a) Qui ci aiuta la” bellissima” immagine di Dei Verbum che vale come password nel lavoro pastorale: “Nei Libri Sacri il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e discorre con essi” (n. 21), “per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé” (n. 2). Ecco una convinzione suprema: Dio parla, vuol parlare con il suo popolo, per essere - come ha promesso da sempre - un “Dio-con-noi”. Da testi che parlano di Dio, occorre passare a Dio che parla nei testi, consentire a Lui di manifestare la sua paternità. Qui si apre un filone interessante da portare a coscienza: mostrare come Dio nella Bibbia – e Gesù con Lui – cerca il suo popolo per parlare al suo cuore (cfr Os 2,16). È l’atteggiamento basilare o precomprensione che anima ogni gruppo biblico.
b) Ma la giusta valutazione del Tu del Dio vivente si accompagna al risveglio del’ noi ‘persone vive davanti a Lui. Il’ricercato’ da Dio è il suo popolo, questa nostra gente, i cui volti sono davanti ai nostri occhi con la concretezza della loro vita e dei loro problemi. Senza farne alcuna accusa, sappiamo che la nostra gente, vicina o meno, ha un bisogno reale di acquisire familiarità con la Parola di Dio, concretamente con la Sacra Scrittura (le statistiche circa l’ignoranza e il disinteresse sono ben note) come d’altra parte è innegabile, sia pur con numeri minoritari, ma con lo slancio degli inizi, che si assiste una pratica di essa che mostra dell’impetuoso, nel sorgere ma anche nell’afflosciarsi se non v’è sostegno. Mi colpisce sempre quando interrogo animatori laici nei diversi raduni nazionali la loro risposta: la gente ha fame della Parola di Dio. Espressione complessa nel suo senso, ma indice prezioso di almeno una potenziale attenzione e attrazione alla Scrittura.
c) Nascono conseguenze operative importanti nell’incontro biblico: La fedeltà al senso del testo porta a comprenderlo non come un insieme di verità su Dio o sull’uomo, ma come relazione tra Dio e uomo (alleanza), che continua oggi; va quindi ampiamente mostrato l’umanesimo proprio di questo incontro con Dio, come sia esistenzialmente aperto e ricco di proposte a riguardo delle grandi domande di senso, dall’archè all’eschaton. È la linea che percorre Papa Benedetto, e oggi è fatta oggetto di attenzione anche a livello culturale; ciò conduce ad una scelta metodologica precisa: cogliere nel passo biblico, contemporaneamente ciò che si dice di Dio e del suo progetto di salvezza e ciò che si dice dell’uomo come lo vede Dio.
1.3 Dalle parole alla Parola
In questo ascolto allargato della Parola di Dio, non deve mancare l’ascolto della voce centrale, dell’assolo indimenticabile: al centro (“nel cuore”) della Parola di Dio si incontra “il mistero di Cristo e della Chiesa” (IL nn.11-12). Ne vengono conseguenze di grandissima portata, sottolineate con forza dal ‘Gesù di Nazaret’ di Benedetto XVI che invita a rinnovare la tradizione secolare della ricerca del senso spirituale o pneumatico, che è poi il senso di Cristo. «La Sacra Scrittura è essenziale per conoscere Cristo, per aderire a Cristo, per investigare tutte le dimensioni del mistero di Cristo» (Card. Vanhoye).
A scanso di equivoci spiritualistici, il senso spirituale altro non è che il senso letterale colto con il metodo storico-critico ed altri metodi, e compreso nel senso religioso dato dalla Rivelazione (v. IL n.22).
In verità a livello operativo, catechistico è stato elaborato ben poco, su come leggere Gesù e la Chiesa, ad es. nell’AT. Ma almeno alcuni spunti si possono dire: significa vedere in Gesù (nei suoi insegnamenti e nella sua vita, considerati nei Vangeli e nel resto del NT) l’espressione piena delle grandi verità della rivelazione; proprio per questa logica bisogna restituire cittadinanza piena all’AT, perché sta svanendo come antiquato, perché l’AT è la patria culturale e spirituale di Gesù, e forma con il NT “una sola economia di salvezza” (IL, n. 17); a livello operativo ciò porta a preferire la lettura della Bibbia a partire dai Vangeli, dal NT approdando all’ AT in un momento successivo (questo vale soprattutto per chi inizia un gruppo biblico) (v. sotto III, 5); infine, nella stessa linea di motivazione teologica, si chiede al credente il riconoscimento dell’azione dello Spirito Santo, perché è grazie alla “potenza dello Spirito Santo”, che “la Parola di Dio permea ed anima tutta la vita della Chiesa” (IL n. 29-30). Quest’ultimo cenno porta alla dinamica seguente.
1.4 Dall’approccio culturale alla Parola alla fede come affidamento alla Parola.
Noi ci stiamo imbarcando in un compito paradossale: incontrare la Parola di Dio tramite il testo biblico per far sgorgare e maturare la fede, quando si richiede la fede per incontrare la Bibbia in modo produttivo. È il paradosso di sempre nella Chiesa, che si risolve con delle precise esigenze.
Comporta avere all’inizio il cuore aperto e disponibile, almeno non contrario per arrivare ad un cuore sempre più pieno, maturo. Non si può prescindere da una dinamica “ex fide ad fidem”. Ma la nostra gente è pronta a ciò? Come prepararla? Cerchiamo un momento di comprendere la situazione dei nostri cristiani verso la Parola di Dio, specificamente nel segno biblico.
In un breve excursus storico, ricordiamo che dopo l’epoca dei Padri, il contatto con la Scrittura ha conosciuto tempi ‘biblicamente’ difficili, collegabili - più che a proibizioni formali del Concilio di Trento - alla spinta secolaristica di tutta l’epoca moderna fino ai giorni nostri, spinta che spegnendo la fede ha come staccato la spina dalla sua fonte che è la Parola di Dio nel segno biblico anzitutto. A questa spinta all’incredulità dal Concilio di Trento in qua fino alla riforma del sec. XX abbiamo risposto con una comunicazione della fede povera nel kerigma biblico ed eccessiva nella dottrinalizzazione apologetica. È legittimo dunque dal Vaticano II in qui (ma prima ancora dalla Provvidentissimus Deus di Leone XIII, 1893), vedere non una tattica di ricupero, ma, consci della gravità della situazione (si tratta di perdita della stessa fede), l’aprirsi di un vero e proprio “kairòs” di Dio che con la sua Parola e il suo Spirito, è capace di Pentecoste, di donarci la grazia dello stato nascente (è questo è in fondo la motivazione che muove l’agire di Benedetto XVI in relazione al Sinodo e all’ Anno Paolino).
In sostanza il problema centrale non è di far conoscere ed usare la Bibbia come un magico toccasana, ma semmai accendere la fede tramite l’incontro con la Bibbia. Questo atteggiamento di fede diventa l’obiettivo supremo ed insieme il criterio di validità dell’incontro stesso. Fuori della fede, l’incontro biblico perde ragion d’essere. [2]
Ma come creare il clima di fede?
Corrisponde ai problemi di fede della persona e dell’ambiente qui e ora.
Ognuno si può dire che ha le sue debolezze di fede: si pensi al travagliato rapporto tra fede e cultura, fede e dolore, fede e futuro. Occorre partire da quel gesto di buona volontà di una persona di partecipare al cammino, cammino che, pertanto, deve restare aperto anche ai ‘lontani’. Qui si apre un compito grave per l’animatore biblico: con la grazia intrinseca alla Parola che penetra nelle giunture (cfr Ebr 4,12), è chiamato a trasformare l’esperienza biblica in un cammino di fede da cui partire, da far maturare, cui tendere, con progressività. Ricordiamo Gesù nei vangeli: “Hai fede? ti fidi?”(cfr Mt 8,10.26; 9,28; Mc 9,33-34). Perché in fondo l’esito dell’incontro con la Parola di Dio è sempre un fidarsi un po’ più di Dio nelle vicende talora drammatiche della vita.
1.5 Dall’opzionalità alla scelta normativa responsabile
Riguarda noi servitori della Parola, che l’IL - merita sottolinearlo - nomina in maniera articolata, per mostrare con il numero dei servitori l’importanza del compito: Vescovi; presbiteri e diaconi; ministri vari della Parola di Dio; laici, tra cui sono compresi anche i movimenti; persone consacrate (nn. 48-52). Si parla di noi - mi riferisco qui a presbiteri e diaconi - non dicendo cose particolarmente nuove, ma rileggendo tutto il ministero in funzione del primato della Parola di Dio.
Tale primato da riconoscere nei tanti servizi che facciamo lo vorrei racchiudere in un’ incisiva espressione del Concilio: “Tutti hanno diritto di cercare sulla bocca dei presbiteri la parola del Dio vivente" (Pr. Ord. 4). Una breve puntualizzazione: - ci troviamo di fronte non a un optional, ma a un diritto della gente, e dunque ad un nostro preciso dovere di coscienza; - si tratta di pronunciare la Parola del Dio vivente, che sia dunque genuina e vivificante; ciò esclude che si tratti di parole buone e giuste ma soltanto umane, vuole che sia parola attinta alla fonte, dal Vangelo, dai testi biblici senza mediazioni manipolatrici, ed ancora, come dice Gesù, che sia pane e non pietra (cfr Mt 7,9), esistenzialmente significativa; - viene un compito di comunicazione pari all’importanza del contenuto: compito esigente, che chiede preparazione, quindi formazione di base e aggiornamento.
II. LE VIE DELL’INCONTRO
Questo pressante richiamo alla Parola di Dio non vuol dire che la Parola sia stata assente nella vita della Chiesa e nel suo ministero, altrimenti non ci sarebbe nemmeno la Chiesa. Ricordiamo i due canali biblici universali da sempre esistiti fino ad oggi: l’eucaristia e la catechesi. Ma oggi urge il rinnovamento per i motivi che sappiamo, meno per paura di naufragio, quanto per la certezza dello Spirito che spinge al Duc in altum (NMI) di Giovanni Paolo II. Non dirò tutte le forme di incontro, ma toccherò quelle che, alla luce anche dell’IL, ritengo più significative e più realizzabili, avendo presente quanto già si fa in diocesi (v. relazione di D. A. Fontana).
1. Distinguiamo due grandi aree: le forme bibliche inclusive nelle quali il dato biblico è dentro un quadro più grande. Come l’Eucaristia (e sacramenti) e catechesi dei catechismi (CEI); le forme dirette o immediate, in cui l’incontro con il testo biblico è immediato e centrale, come la lectio divina, i gruppi biblici… La prima area ha ragione di fine a livello teologico pastorale, e dunque è la più importante e necessaria per tutti; la seconda area ha l’importanza di mezzo necessario al fine. Oggi è l’area più nuova, desiderata da tanti fedeli, e prescritta dal DV 22 (“È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura”), in reazione anche ad una lontananza eccessiva. In verità non sappiamo prevedere cosa voglia dire, a livello teologico, spirituale, culturale che ogni cristiano, il semplice, ma anche e soprattutto il dotto, possa avere la Bibbia in mano, ma sappiamo che deve poterla avere.
Il che domanda di non trattare l’incontro del popolo di Dio con la Bibbia come una devozione popolare, fra le tante, ma come un grande e delicato investimento ecclesiale alla stregua di un sacramento su cui costruire un volto nuovo della comunità, anche più critico, ma soprattutto più illuminato e convinto.
2. Circa l’Eucaristia domenicale: qui la Parola ha letteralmente il luogo vitale privilegiato e preferenziale, giacché è presente Colui di cui si parla ed insieme la comunità con la quale Egli parla. Sarà obiettivo centrale del Sinodo, come si vede già dall’IL (v. nn.35-37), e per volontà espressa di Benedetto XVI.
“Tenendo anche conto che per la maggioranza dei cristiani la Messa domenicale è fino ad oggi l’unico momento d’incontro sacramentale con il Signore, essa diventa dono e compito da promuovere, con passione pastorale, con celebrazioni autentiche e gioiose. L’Eucaristia celebrata secondo questa intima fusione di Parola, sacrificio e comunione costituisce un obiettivo primario dell’annuncio e della vita cristiana.
Si metterà cura ad uno svolgimento armonico delle diverse parti della liturgia della Parola: annuncio delle letture, omelia, professione di fede, preghiera dei fedeli, richiamando la connessione intima con la liturgia eucaristica (51). Colui di cui i testi parlano si rende presente nel sacrificio totale di sé al Padre...
Si curerà massimamente la liturgia della Parola, con la proclamazione chiara e comprensibile dei testi, con l’omelia che della Parola si fa risonanza. Questo comporta disporre di lettori capaci, preparati. A questo scopo servono scuole, anche diocesane, per la formazione dei lettori. In questa ottica di migliore comprensione della Parola di Dio nella Messa, appaiono utili delle brevi monizioni che presentano il senso delle letture da proclamare.”(n.37)
3. Quanto al canale della catechesi. Due sono i canali disponibili: i catechismi CEI che conducono alla conoscenza corretta della vita di Gesù come vita del cristiano; l’impostazione nuova della catechesi come iniziazione catecumenale, che è rifare con i ragazzi la storia della salvezza. Il “Progetto Emmaus” della LDC è tra le modalità più efficaci. Questo vale per i ragazzi. E per i giovani? La pastorale giovanile ci sta pensando. Si nota così che l’incontro con la Bibbia incentrata sulla figura di Gesù (Vangeli) ha notevole presa. Qui ritiri, campi scuola, associazionismo ecc. si fanno luoghi favorevoli. Forme mediatiche, musicali, SMS…? Come stimolo per l’attenzione.
Non dimentichiamo il ruolo assai positivo, perché unico, dell’IRC dove la Bibbia occupa intenzionalmente un posto centrale del programma.
4. Tra le forme dirette, Papa Benedetto mette in primo luogo - rivolgendosi direttamente ai giovani - quella che viene detta Lectio Divina (IL 38). Bisogna intendersi per non fare archeologismo che campa una giornata, come sta capitando. Alcune annotazioni. Il Papa alla luce della tradizione cattolica intende l’incontro con la Bibbia non anzitutto come oggetto di studio, ma di preghiera, come atto intimamente religioso, dove lo studio, pur necessario, sfocia nell’ascoltare Dio e parlare con Lui. Ciò non toglie, anzi, favorisce quell’intelligenza del Libro sacro che si fa istanza anche critica della vita credente, anzitutto della propria. In secondo luogo si tratta di stare a contatto prolungato con il testo, e non farne un pretesto. La Lectio Divina diventa anche promozione culturale della Bibbia.
In terzo luogo, diciamo con l’IL se “in tante comunità sta diventando una nuova forma di preghiera e di spiritualità cristiana, con notevoli vantaggi ecumenici; si avverte, peraltro, il bisogno di un adeguamento della forma classica alle diverse situazioni, tenendo conto delle possibilità reali dei fedeli, in modo da conservare l’essenza di questa lettura orante, ma insieme favorendo la sua qualità di cibo nutriente per la fede di tutti (IL invita anche a cambiare nome: Lettura orante, Scuola della Parola).
Giova qui ricordare che la Lectio Divina è una lettura della Bibbia, che risale alle origini cristiane e che ha accompagnato la Chiesa nella sua storia. Permane viva nell’esperienza monastica, ma oggi lo Spirito, tramite il Magistero, la propone come elemento pastoralmente significativo e da valorizzare per la vita della Chiesa in quanto tale, per l’educazione e la formazione spirituale dei presbiteri, per la vita quotidiana delle persone consacrate, per le comunità parrocchiali, per le famiglie, per associazioni e movimenti, per i semplici credenti, adulti e giovani, che possono trovare in questa forma di lettura un mezzo accessibile e praticabile per accedere personalmente e comunitariamente alla Parola di Dio (cf. OT 4)” (n. 38).
In quarto luogo è fondamentale mantenere l’intreccio tra ascolto/spiegazione, meditazione, risonanza, preghiera. Per la gente vi sono forme semplici di attuazione come i ‘sette passi’, modalità cara alle chiese africane, fatta di lettura, silenzio, riflessione condivisa, preghiera. Od anche la forma dei Gruppi di ascolto dei Padri Missionari di Rho. Esperienze: la Lectio Divina in cattedrale e/o in altre chiese della diocesi anche per categorie (giovani, laureati…); scelta di una Chiesa per la Lectio Divina aperta a tutti, in un giorno della settimana(quindici giorni, mese) con una guida capace…
5. Altre forme dirette. Dico le più fattibili perché fatte [3]: i gruppi di ascolto (o biblico, o del vangelo, o liturgico) sovente nelle case: sono la forma più diffusa in Italia, anche per la novità e per quel tanto di autonomia che permettono, rispecchiano la dinamica della LD; hanno bisogno di un buon animatore; corsi biblici a livelli diversi (specie per gente di una certa base culturale); la giornata (domenica) della Bibbia (molto utile per lanciare il gruppo di ascolto); iniziative bibliche in Avvento e in Quaresima; il ‘libro biblico’ annuale suggerito del Vescovo; ritiro (Esercizi, ‘deserto’…) spirituale con la Bibbia; la Bibbia in famiglia; incontro biblico-ecumenico; scuola per animatori biblici; pellegrinaggio in Terra Santa; incontri culturali biblicamente ispirati (conferenze, musica, letteratura, pittura, teatro, film…: il postbiblico). [4]
III. I PROCEDIMENTI (o la metodologia di un buon cammino).
Anche qui intendo richiamare certi aspetti che, dall’esperienza, ritengo più rilevanti
1. Assieme ad una pastorale biblica, mirare ad una ri-animazione biblica di tutta la pastorale.
Ecco alcune indicazioni: - valorizzare al meglio il filone biblico già esistente (es. nelle celebrazioni sacramentali) o rimettendolo al centro, ad es. in convegni pastorali, in feste patronali… - comporta che le scelte bibliche sopra elencate appaiano come scelta della Chiesa locale con il proprio Vescovo direttamente partecipe, entro un piano e programmazione pastorale con la serietà che si addice a questa novità ‘strutturalÈ della comunità, superando decisamente la ‘spruzzatina’ occasionale per un cammino organico, visibile, stabile, perfezionabile; - il Settore Apostolato Biblico (esistente nella metà ed oltre delle diocesi italiane) ha una funzione decisiva, in dialogo con altri uffici diocesani, in vista di produrre sussidi e dare l’aiuto perché le parrocchie possano operare più facilmente [5]. L’accompagnamento diventa un comandamento; - valorizzare i biblisti presenti in diocesi…
2. Lanciare iniziative (es. domenica della Bibbia, gruppo di ascolto) invitando ogni comunità ad operare, ma prevedendo una certa flessibilità. È importante che vi sia comunicazione, data a tutti, di quanti realizzano qualche iniziativa, aiutandosi fraternamente. Un ‘libro verdÈ delle esperienze bibliche in atto è cosa da augurarsi ed è fattibile
3. Curare la formazione degli animatori biblici (laici): invitarli, formarli, inviarli a fare servizio.
Torino ha una scuola di formazione di animatori biblici. Ogni estate a luglio vi è un corso nazionale di formazione a La Verna. Ogni anno, ai primi di febbraio, vi è a Roma un Convegno nazionale per animatori biblici. [6]
4. Punti delicati riguardano la buona relazione con il libro sacro. Li dico così: educare la gente a saper entrare e stare su testo biblico secondo una seria ed elementare esegesi (i personaggi, la dinamica del racconto, le parole chiavi…), sfuggendo a fondamentalismi (“così come sta scritto”) o a rapide fughe attualizzanti (“cosa dice a me”); incontrare la Parola per trasformare la vita, quindi aiutare la gente ad attualizzare: come passare dal testo alla vita (dolore, amore, lavoro, futuro, la chiesa, altre religioni…) con la necessaria mediazione culturale, tenendo presente che la Bibbia non dona ricette ma scelte di campo, grandi orientamenti, a me tocca la concretizzazione; favorire la presa di parola (risonanza) nei gruppi, imparando a farlo.
5. Un percorso preferenziale? Eccolo con le parole del Card. Vanhoye: «È chiaro che per un cristiano bisogna cominciare col Vangelo. Prendere un Vangelo, approfondirlo nella meditazione, nella preghiera, applicarlo alla propria vita. Questa è la prima cosa essenziale. Ma il Vangelo stesso rimanda all'Antico Testamento. Gesù è il messia promesso. Quindi è utile leggere i testi profetici, specialmente quelli che sono messianici. Per la preghiera i salmi sono utili, però bisogna dire che non hanno sempre lo spirito evangelico. Quindi bisogna fare una distinzione. Alcuni salmi sono pieni di imprecazioni contro i nemici, sono molto lontani dal precetto di Gesù di amare i nemici e di pregare per loro. È chiaro che per un fedele è necessario essere aiutato da sussidi, che presentino i testi e li mettano alla portata della loro intelligenza, della loro capacità di capire e di vivere».
6. Tra il coraggio, la pazienza e la speranza Una progettualità così ampia e innovativa richiede molto tempo per attuarsi, almeno quanto è stato il tempo della lontananza. Qui si pone quel triplice atteggiamento evangelico pertinente al farsi del Regno di Dio: il coraggio dell’iniziativa: “Sulla tua parola getterò le mie reti” (Lc 5,5); la forza della pazienza: “Come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa” (Mc 4, 26-27); il conforto della speranza: “Altri semina ed altri miete, perché ne goda insieme chi semina e chi miete”(Gv 4,36-37)“.
NOTE
1 In un’intervista recente, il card. A. Vanhoye affermava: “Ciò che a me sembra essere più nuovo e più stimolante nella DV è l’aspetto dell’amore di Dio, che si esprime nel fatto che Dio ci vuole parlare. Ricordo la sua bellissima espressione: il Padre viene incontro ai suoi figli. Invece di presentare la Bibbia come una storia di insegnamenti, la DV fa capire che si tratta di una comunicazione di amore e di vita. Questo è importante anche per la fede cristiana, che non deve essere concepita come un’adesione a un insieme di dottrine, anche se queste sono necessariamente parte della fede, ma deve essere capita anzitutto come adesione a una persona, alla persona di Cristo, adesione a Dio padre. Questo cambia del tutto la prospettiva rispetto a una visione di fede come insieme di verità che dobbiamo accettare; in questo caso il credere rimanda a un livello intellettuale e non riesce a ispirare veramente una vita. Invece se credere è una relazione forte con Cristo, si comunica una potenza di vita.”Vivo nella fede del Figlio di Dio - diceva S. Paolo - che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me”. La sua vita era fondata sulla relazione con Cristo, conoscere Cristo, conoscere la potenza della sua resurrezione, la comunione nelle sue sofferenze. Il ministero di Paolo era un ministero di comunicazione della relazione con Cristo”. (Liberare il dinamismo della Scrittura. Intervista al card. Albert Vanhoye, in La Rivista del Clero italiano 89 (2008) 507).
2 Come annota ancora il Card. Vanhoye: «La Bibbia è un testo che esprime la fede. Per accoglierla in modo serio e profondo bisogna essere nella corrente che l’ha prodotta. Quindi accostarsi al testo ispirato con un atteggiamento di fede è essenziale».
3 Cfr Bissoli C. (a cura di), Un anno con la Parola di Dio, LDC, Leumann (To) 1997.
4 Merita ricordare che l’IL propone un fin qui capitolo piuttosto inedito (l’ultimo) “La Parola di Dio, grazia di comunione”, che rafforza il dialogo ecumenico e soprattutto apre al “dialogo tra ebrei e cristiani, interreligioso (Islam), con le moderne culture, nella storia degli uomini”.
5 Richiamiamo qui la collana dell’AB nazionale (UCN): Bibbia. Proposte e metodi, LDC, Leumann (To) 6 In una visione più completa, l’IL - merita sottolinearlo - nomina in maniera articolata i servitori della Parola, per mostrarne con il numero l’importanza del compito: vescovi; presbiteri e diaconi; ministri vari della Parola di Dio; laici, tra cui sono compresi anche i movimenti; persone consacrate (nn. 48-52).
Cenno bibliografico
V. collana dell’AB nazionale (UCN): Bibbia. Proposte e metodi, LDC, Leumann (To).
Barberis B. - Fontana A., La Bibbia il libro della catechesi e della vita cristiana, LDC 2008.
Barbieri GF., Alla scuola della Parola. Sussidio per i ‘gruppi di ascolto’, LDC 1995 (la modalità dei Pp. Missionari di Rho).
Bissoli C. (a cura di), Un anno con la Parola di Dio, LDC(…) 1997.
Id., L’Animatore biblico. Identità, competenze, animatore, LDC 2000.
Buzzetti C., (a cura di), La Bibbia a piccole dosi, LDC 1999.
Fontana A.- Cusino M., Progetto Emmaus, più vol. (per ragazzi e famiglie), LDC 2007ss.
Ufficio Famiglia (Torino), Due cuori, una chiesa (per fidanzati), Effatà, Torino















































