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    Giornata Mondiale della Gioventù (Lisbona). Alcune riflessioni introduttive


    Rossano Sala

    (NPG 2022-08-14)



    Come prima battuta iniziale per il presente Dossier sulla GMG, ribadisco una convinzione che ritengo sempre più decisiva: penso la pastorale giovanile come un laboratorio permanente di rinnovamento della pastorale della Chiesa intera, perché è davvero un’anticipazione reale del futuro del mondo e della Chiesa.
    La pastorale dei giovani è spazio di sperimentazione di nuove proposte di evangelizzazione, e per questo diventa spinta all’innovazione pastorale; è anche momento in cui ci è consentito di fallire, nel senso che non tutte le strade sperimentate diventeranno vie ordinarie per fare pastorale; è spazio di sogno profetico, di risveglio dell’immaginazione, di creatività pastorale in cui la Chiesa impara a pensare e ad agire in base a dinamismi giovanili come il coraggio, la speranza e la fortezza.
    Proprio partendo da questi assunti sono certo che anche la GMG possa essere un laboratorio ecclesiale di rinnovamento per la Chiesa, a beneficio di tutti: si tratta, prima di tutto, di una grande occasione da non perdere! E non solo a livello di contenuti e di nuove pratiche, ma soprattutto a livello di stile, di modo di procedere, di cammino condiviso con i giovani.

    La GMG nel Documento preparatorio e nell’Instrumentum laboris

    Mi sembra opportuno presentare ai lettori analiticamente ciò che il Sinodo sui giovani ha detto esplicitamente su questo momento ecclesiale che ha quasi quarant’anni di storia[1].
    Nel questionario contenuto nel Documento preparatorio, composto di 15 domande distinte in 3 settori (Giovani, Chiesa e società; La pastorale giovanile vocazionale; Gli accompagnatori), la domanda n. 11 era questa: «In quale modo le Giornate Mondiali della Gioventù o altri eventi nazionali o internazionali riescono a entrare nella pratica pastorale ordinaria?». Le risposte arrivate da parte delle 114 Conferenze Episcopali del mondo sono state sintetizzate in alcuni numeri dell’Instrumentum laboris, anche se il materiale arrivato è stato moltissimo. In genere la GMG è molto apprezzata, ma sono arrivate anche indicazioni per un suo miglioramento.
    Nella prima parte dell’Instrumentum laboris tre numeri parlano dei giovani nella vita della Chiesa (nn. 31-33). Qui si dice che,

    insieme ad altri incontri nazionali, internazionali e continentali, la Giornata Mondiale della Gioventù svolge un ruolo significativo nella vita di tanti giovani perché, come afferma una Conferenza Episcopale, offre «una vivida esperienza di fede e di comunione, che li aiuta ad affrontare le grandi sfide della vita e ad assumersi responsabilmente il loro posto nella società e nella comunità ecclesiale[2].

    Interessante poi un passaggio a proposito della musica, che offre l’occasione di riflettere sull’attrattività della proposta di fede, che viene oggi comunemente chiamata la via pulchritudinis nella pastorale[3]. Proprio in questo contesto si dice che

    un’attenzione particolare va rivolta anche ai grandi eventi musicali: andrebbero promosse occasioni per riscoprire il valore autenticamente festivo e socializzante della musica, a partire da produzioni che gli stessi giovani riconoscono essere di qualità. Le Giornate Mondiali della Gioventù e i grandi eventi nazionali o regionali possono rappresentare la proposta di un modo alternativo di intendere i grandi eventi, integrando la musica in un programma di incontro ecclesiale tra i giovani[4].

    Ma il testo più importante per il rilancio della GMG si trova all’interno del capitolo IV della III parte dell’Instrumentum laboris, che è un capitolo di verifica della nostra organizzazione della pastorale giovanile e della pastorale in generale: “Animazione e organizzazione della pastorale” (nn. 198-211). Conviene risentire per intero i due numeri dedicati al rapporto tra eventi straordinari e vita quotidiana:

    Molte Conferenze Episcopali hanno offerto riflessioni sul rapporto tra alcuni “grandi eventi” della pastorale giovanile – in primo luogo la Giornata Mondiale della Gioventù, ma anche raduni giovanili internazionali, continentali, nazionali e diocesani – e la vita ordinaria di fede dei giovani e delle comunità cristiane. Vi è grande apprezzamento per la Giornata Mondiale della Gioventù perché, come dice una Conferenza Episcopale, «offre ottime opportunità per il pellegrinaggio, lo scambio culturale e la costruzione di amicizie in contesti locali e internazionali». Alcune Conferenze Episcopali ne chiedono però una verifica e un rilancio: alcune la ritengono un’esperienza troppo elitaria e altre la desiderano più interattiva, aperta e dialogica.
    Nella Riunione presinodale, i giovani si sono domandati come «colmare il divario tra gli eventi ecclesiali di portata più ampia e la parrocchia» (n. 14). Se i grandi eventi svolgono un ruolo significativo per tanti giovani, molte volte si fatica a inserire nel quotidiano l’entusiasmo che viene dalla partecipazione a simili iniziative, che rischiano così di diventare momenti di evasione e fuga rispetto alla vita di fede ordinaria. Una Conferenza Episcopale afferma, a questo proposito, che «gli eventi internazionali possono diventare parte della pastorale giovanile ordinaria, e non solo eventi unici, se la relazione tra questi eventi diventa più chiara e le tematiche sottostanti a questi eventi si traducono in riflessione e in pratica nella vita personale e comunitaria quotidiana». Alcune Conferenze Episcopali mettono in guardia dall’illusione che alcuni eventi straordinari risolvano il cammino di fede e la vita cristiana dei giovani: in questo senso l’attenzione ai processi virtuosi, ai percorsi educativi e agli itinerari di fede appare decisamente necessaria. Perché, come dice una Conferenza Episcopale, «il modo migliore di proclamare il Vangelo in questa nostra epoca è di viverlo nel quotidiano con semplicità e saggezza», mostrando così che esso è sale, luce e lievito di ogni giorno[5].

    La GMG nel Documento finale e in Christus vivit

    Rivedendo con calma i miei appunti personali riferiti all’Assemblea sinodale (3-28 ottobre 2018), insieme con le relazioni dei 14 circoli minori, devo dire che non emergono particolari indicazioni o approfondimenti circa la GMG. Il tema è stato ripreso direttamente in una quindicina di interventi in aula e ci sono diversi accenni nelle sintesi dei circoli minori. Questo materiale è stato poi condensato in alcuni passaggi del Documento finale.
    Un primo accenno alla GMG è presente nella prima parte del Documento finale, quella dedicata al verbo “riconoscere”:

    La Giornata Mondiale della Gioventù – nata da una profetica intuizione di san Giovanni Paolo II, il quale rimane un punto di riferimento anche per i giovani del terzo millennio –, gli incontri nazionali e diocesani svolgono un ruolo importante nella vita di molti giovani perché offrono un’esperienza viva di fede e di comunione, che li aiuta ad affrontare le grandi sfide della vita e ad assumersi responsabilmente il loro posto nella società e nella comunità ecclesiale. Queste convocazioni possono rimandare così all’accompagnamento pastorale ordinario delle singole comunità, dove l’accoglienza del Vangelo deve essere approfondita e tradotta in scelte di vita[6].

    Un secondo passaggio si trova nella terza parte del Documento finale, nei numeri dedicati alla “pastorale giovanile in chiave vocazionale” (nn. 138-143). E sempre si affronta la questione della GMG all’interno della questione del rapporto tra eventi e vita quotidiana:

    Durante il Sinodo in molte occasioni si è parlato della Giornata Mondiale della Gioventù e anche di tanti altri eventi che si svolgono a livello continentale, nazionale e diocesano, insieme a quelli organizzati da associazioni, movimenti, congregazioni religiose e da altri soggetti ecclesiali. Tali momenti di incontro e di condivisione sono apprezzati pressoché ovunque perché offrono la possibilità di camminare nella logica del pellegrinaggio, di sperimentare la fraternità con tutti, di condividere gioiosamente la fede e di crescere nell’appartenenza alla Chiesa. Per tanti giovani sono stati un’esperienza di trasfigurazione, in cui hanno sperimentato la bellezza del volto del Signore e fatto scelte di vita importanti. I frutti migliori di queste esperienze si raccolgono nella vita quotidiana. Diviene quindi importante progettare e realizzare queste convocazioni come tappe significative di un processo virtuoso più ampio[7].

    Fino qui il cammino sinodale, che si è concluso con lo scioglimento dell’Assemblea sinodale il 28 ottobre 2018. Poi il Santo Padre, raccogliendo il materiale prodotto – in primo luogo il Documento finale, che lo vede come destinatario – e a partire dalla sua sensibilità personale e dalla sua visione delle cose, offre una Esortazione Apostolica postsinodale.
    E qui balza all’occhio, con una certa sorpresa, la totale assenza di indicazioni nella Christus vivit sulla GMG! Nei 299 numeri di cui è composto il Documento non ci sono indicazioni esplicite su questo momento così importante di pastorale giovanile a livello di Chiesa universale. Si trovano invece sedici citazioni dirette di varie Giornate Mondiali della Gioventù, prese nella quasi totalità soprattutto da discorsi di Panama e Rio de Janeiro (una sola si riferisce a Cracovia e una a Benedetto XVI).

    La GMG come evento generativo

    Nei documenti sinodali i riferimenti più importanti alla GMG sono inseriti nel rapporto tra eventi e vita quotidiana. È evidente che qui risiede un punto cruciale della riflessione pastorale: perché talvolta i cosiddetti “eventi” appaiono momenti distaccati e fuggevoli rispetto alla vita ordinaria della fede. Cioè rischiano di essere vissuti come eventi evasivi, piuttosto che eventi generativi.
    La GMG ha dei punti di forza e di debolezza[8]. Tre sono le grandi domande che emergono, sotto forma di grandi dilemmi, che orientano verso una direzione ben precisa:
    - Un evento evasivo o una tappa significativa? Perché evidentemente qui sta la prima e più importante questione, quello di far sì che la GMG sia sale, lievito e luce della vita cristiana ordinaria e non una sorta di sostanza stupefacente che separa dall’esistenza concreta;
    - Un avvenimento autoreferenziale o missionario? Il rischio che la GMG sia un momento di fede chiuso e autoreferenziale può esistere. È necessario un momento di intimità della fede, per sentirci amati e chiamati da Gesù, ma questo va pensato fin da subito nell’ottica dell’apostolato missionario;
    - Espressione di una Chiesa eurocentrica o interculturale? Abbiamo maturato una lunga esperienza sul campo dove sono emerse anche delle criticità legate al fatto che tale esperienza non è realmente accessibile a tutti i giovani, e questo a livello globale rimane una questione aperta.
    Di certo quindi possiamo dire che la GMG è in sé una grande occasione, ma come tutte le occasioni può anche diventare una grande tentazione: per esempio un’occasione per fare bella figura davanti alla Chiesa universale, oppure organizzarla come un evento turistico di promozione del proprio territorio, oppure ancora come semplice momento ludico di animazione. Se ci domandiamo quali sono i “punti fermi” per non perderci per strada, certamente alcune domande nascono nel nostro intimo:
    - Attraverso quali gesti creativi poter dinamizzare l’impostazione strutturale della GMG, che è sostanzialmente identica dalla sua invenzione a metà degli anni ’80?
    - Come farla diventare momento specifico all’interno di un processo che inizia prima nelle Chiese continentali, nazionali e locali e non termina una volta esaurito il grande incontro mondiale?
    - Come attualizzare la GMG in tempi di globalizzazione dell’indifferenza e dell’emergenza pandemica, che creano grandi e profonde sofferenze nel mondo giovanile?
    Per poter pensare ci vengono anche in soccorso gli “Orientamenti pastorali per la celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù nelle Chiese particolari” a firma del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Nonostante siano pensati per la celebrazione nelle Chiese particolari, si tratta senz’altro di un documento sintetico e utile per avere un quadro sulle finalità, lo stile e i contenuti anche della GMG di livello mondiale, soprattutto nel punto 4 – intitolato “Punti cardine della Giornata Mondiale della Gioventù” – dove vengono elencati sei aspetti strategici che non possono mancare in ogni GMG:
    - che sia una festa della fede, perché al centro c’è la gioia che scaturisce dall’incontro con il Signore. È quindi evidente che bisogna rendere possibile un autentico spazio di incontro con il Risorto, presenza viva e operante nella nostra storia e nel nostro mondo;
    - che sia un’esperienza di Chiesa, dove la partecipazione e la corresponsabilità siano visibili, dove si possa dire che i giovani hanno preso parte fin dall’inizio alla realizzazione delle giornate e che siano veramente corresponsabili di ciò che stanno vivendo;
    - che sia un’esperienza missionaria, con momenti di annuncio esplicito e di servizio gratuito, dove tutti possano in un modo o nell’altro fare esperienza che il battesimo è la piattaforma che rende tutti i giovani dei “discepoli missionari”;
    - che sia un’occasione di discernimento vocazionale, attraverso adeguate proposte di confronto, testimonianza, preghiera e contemplazione. I giovani hanno bisogno di essere provocati per poter prendere coscienza che sono amati e chiamati per nome all’amicizia con il Signore e al servizio del prossimo;
    - che sia un’esperienza di pellegrinaggio, per camminare insieme come popolo di Dio mostrando che la “sinodalità” non è semplicemente un’idea astratta, ma un’esperienza reale, profetica da vivere insieme con fatica grande e gioia immensa;
    - che sia un’esperienza di fraternità universale, con un’apertura davvero cattolica verso tutti. Penso che sia venuta l’ora di concretizzare una GMG aperta al dialogo ecumenico e interreligioso, oltre che aperto con sincerità verso l’amicizia sociale e la fraternità globale.

    Un’esperienza nello Spirito

    Nessuno sa con certezza che cosa accadrà da qui all’estate del 2023. Anche perché siamo sempre più consapevoli che l’impensabile e l’imprevedibile governa la nostra vita e che è difficile pianificare ciò che avverrà. Di certo la pandemia ha rafforzato questa convinzione, insieme al fatto che l’azione dello Spirito Santo implica una creatività non pianificabile, a cui siamo chiamati a non porre impedimento.
    Gli Atti degli Apostoli ci presentano certamente una Chiesa impegnata nella missione, ma chiamata soprattutto a dare ascolto allo Spirito, assecondando la sua azione e non ponendo impedimento alla sua opera! In varie occasioni Pietro deve giustificarsi davanti ai fedeli rispetto alle novità della fede che non ha nessuna autorità per ostacolare: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo. […] Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?»[9].
    Immagino volentieri che a livello di Chiesa universale la prossima GMG di Lisbona sia il grande segno della rinascita e della ripresa dopo la faticosa esperienza della pandemia, di un arcobaleno di riconfermata alleanza con Dio e tra gli uomini. E in base a questo grande desiderio, personalmente sogno una GMG:
    - Sintonizzata con le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce del nostro tempo, e non una “bolla” estranea alla vita concreta dei giovani che vi parteciperanno;
    - Legata ad un processo temporale che ne fa sempre meno un evento isolato e sempre più un tassello di un mosaico più grande e più completo e che non si esaurisce in un evento isolato;
    - Capace di creare spazi di annuncio e catechesi non unidirezionali, caratterizzati intimamente da momenti di ascolto e di dialogo autentici e non preconfezionati, in grado di dischiudere nuove opportunità;
    - Aperti all’apporto interreligioso ed ecumenico, ovvero in grado di interagire con forza nel contesto di vita normale dei giovani di oggi, che è interculturale e multireligioso;
    - In grado di valorizzare la presenza intergenerazionale, perché «vecchi sognatori e giovani profeti sono la strada di salvezza della nostra società sradicata: due generazioni di scartati possono salvare tutti»[10];
    Capace di coinvolgere i giovani come autentici soggetti, risorsa imprescindibile per riuscire nell’impresa di ridare dinamismo giovanile all’intera comunità dei credenti.
     

    NOTE

    [1] Cfr. P. Fucili - D. Bungaro, La santità è sempre giovane. San Giovanni Paolo II e il cammino delle GMG, LDC, Torino 2014.
    [2] XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Instrumentum laboris, n. 32.
    [3] Cfr. Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la catechesi, nn. 106-109.
    [4] XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Instrumentum laboris, n. 163.
    [5] Ivi, 207-208.
    [6] XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Documento finale, n. 16.
    [7] Ivi, 142.
    [8] Cfr. R. Sala (ed.), Giornata mondiale della gioventù: occasione o tentazione?, in «Note di Pastorale Giovanile» 6 (2016) 5-28.
    [9] At 10,47; 11,17.
    [10] Francesco (una conversazione con T. Leoncini), Dio è giovane, Piemme, Casale Monferrato (AL) 2018, 32. «I sogni degli anziani sono un esempio molto forte di desideri che rompono il pensiero unico; se uniti al coraggio dei giovani, alla loro profezia, possono infrangere davvero l’omologazione del pensiero» (ivi, 93).



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