NPG 2026
    QuartinoNPG2025


    Campagna abbonamenti
    QuartinoNPG2025


    Alzati e vai
    Proposta pastorale 2025-26


    Il numero di NPG
    marzo-aprile 2026
    600 NPG COVER MARZO APRILE 2026


    Il numero di NPG
    gennaio-febbraio 2026
    cover 600 1 2026


    Newsletter
    marzo-aprile 2026
    NL 2 2026


    Newsletter
    gennaio-febbraio 2026


    P. Pino Puglisi
    e NPG
    PPP e NPG


    Post it


    Le ANNATE di NPG 


    I DOSSIER di NPG 


    Le RUBRICHE di NPG 


    Gli AUTORI di NPG


    Gli EDITORIALI di NPG 


    VOCI TEMATICHE 


    I LIBRI di NPG 

     


    IN VETRINA


    Etty Hillesum
    Una spiritualità per i giovani 


    Semi di spiritualità


    Animazione, animatori


    Sussidi, Materiali, Esperienze


    Recensioni e Segnalazioni


    Letti & apprezzati


    Un giorno di maggio 
    La canzone del sito
    Margherita Pirri 


    WEB TV





    Note di pastorale giovanile
    via Giacomo Costamagna 6
    00181 Roma

    Telefono: 06 4940442

    Email


    Il pozzo della samaritana

    Sedersi da soli e in silenzio con la propria verità

    Pablo d'Ors



    Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere! ", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore» – gli dice la donna – «dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: "Io non ho marito". Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora – ed è questa – in cui I VERI ADORATORI ADORERANNO IL PADRE IN SPIRITO E VERITÀ: Così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?» o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?» (Gv 4,5-29).

    La scena ha luogo accanto a un pozzo, uno spazio spirituale ben definito: si tratta di entrare nel più profondo di se stessi per saziare lì la nostra sete o anelito esistenziale. Inoltre, non è un pozzo qualunque, ma quello di Giacobbe: un personaggio biblico che sognò una scala che univa il cielo e la terra. Questo racconto ci presenta come percorrere, gradino dopo gradino, quella scala.
    Cristo è l'acqua e, curiosamente, è proprio Lui a chiederla. Cristo invita la donna a tirar fuori Cristo da se stessa, dal suo stesso pozzo interiore. Dammi da bere. la sua necessità è palese. Questo manda in frantumi la nostra consueta immagine di un Dio potente e ci suggerisce, per contro, che non siamo tanto noi a cercare Dio quanto Lui a cercare noi. Egli è il Bisognoso. Questo è essenziale per capire il messaggio di Gesù. Di modo che non si prega o medita per essere forti, ma per essere (fragili).
    Quel che Gesù chiede, peraltro, è acqua. Un Dio che ha sete. Sete di noi. Non tanto un Dio Fonte (anche), ma soprattutto un Dio assetato. Mi domando non solo quale sia la mia sete fondamentale, ma anche cosa succederebbe se giungessimo alla meditazione o al culto religioso in generale non tanto per bere da Dio quanto affinché Dio beva da noi.
    Gesù qui rompe un duplice tabù: da una parte, lui è un uomo e sta parlando a una donna che non conosce; e, dall'altra, si tratta di un giudeo che chiede qualcosa a una samaritana, essendo giudei e samaritani popoli proverbialmente nemici. Questa infrazione del politicamente corretto è una costante nella prassi di Gesù, che prescinde da qualunque tipo di pregiudizio nazionalista, maschilista o religioso. Gesù guarda al nucleo della persona, non alle sue circostanze contingenti. Il suo sguardo è privo di pregiudizi, questo è il fatto inedito e liberatorio. E certamente questo è anche ciò che scandalizza molti.
    La donna, tuttavia, si ferma d'impatto al dato più esterno e sociale: la questione delle nazionalità, è lì dove tante volte calcoliamo là nostra identità. Ti parlano della Patria, del Padre, e tu rispondi parlando della tua terra natia.
    Gesù cerca di aiutarla a risvegliarsi e a uscire dalla sua superficialità: se conoscessi il dono di Dio – le dice. Se ascoltassi il tuo anelito – è come se le dicesse – avresti capito che mi sto appellando al tuo maestro interiore. Con somma pazienza, Gesù la guida affinché vada oltre il dato storico e accidentale, affinché si concentri sulle necessità dell'anima. Ma un invito non è, certamente, sufficiente. E Gesù deve insistere. Come la maggior parte di noi, questa donna si oppone all'ascesa al livello spirituale. Si ostina a rimanere al livello pragmatico: Se non hai un secchio e il pozzo è profondo – argomenta – da dove prendi l'acqua? Di solito siamo talmente irretiti dalla materialità che difficilmente cediamo il passo alla spiritualità. Ma non solo di acqua vive l'uomo; ci sono altre acque di cui ogni uomo ha bisogno.
    Due mondi sono qui chiaramente a confronto: da una parte c'è Gesù, che fa appello a ciò di cui il cuore dell'essere umano ha bisogno; e dall'altra la sua interlocutrice, che insiste nel parlare di secchi e di pozzi. Gesù, tuttavia, non si arrende. Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete. Detto in altre parole: se rimani su questo livello pragmatico, non troverai ciò che tanto brami.
    Qualcosa, tuttavia, ha cominciato a smuoversi, dato che la donna tira fuori il pozzo di Giacobbe, ossia la sapienza dei suoi antenati. Gesù, che è rispettoso e un buon educatore, avanza un po' alla volta: ricordarti del passato va bene – avrebbe potuto arguire – ma ora siamo nel momento della verità, ora ci giochiamo il tutto per tutto.
    Finalmente, messa alle strette e quasi insolente, la samaritana non sopporta oltre la tensione: Dammi da bere, gli chiede alla fine. Dammi Cristo, gli sta dicendo. Ovvio che non voglio avere più sete! Voglio l'acqua della vita! È il momento in cui, dopo parecchie esitazioni, comincia davvero per questa donna il suo cammino spirituale. Le resistenze iniziali sono vinte quando si lascia contagiare da ciò che quel forestiero le sta dicendo.
    Solo quando il cuore si ammorbidisce – non prima – possono essere affrontate le questioni personali. Va' a chiamare tuo marito, le dice allora Gesù. C'è autentica religione solo quando si arriva a quest'ambito così personale. Non ho marito, gli risponde lei; ovvero, non ho cuore, sono distrutta. Ormai non parla più di secchi o di corde del pozzo. Finalmente è entrata nel suo nucleo affettivo o esistenziale. È passata al livello successivo. Non puoi avere Cristo – le sta dicendo Lui – se non guarisci il tuo nucleo affettivo. Se vuoi che Cristo entri nel tuo cuore, chiediti dove hai il cuore.
    Tutto è cambiato tra i due da quando è entrato in gioco il cuore. La donna si è ormai resa conto (ci ha messo parecchio) che la conversazione è seria. Vedo che sei un profeta, arriva a dire. I suoi occhi hanno cominciato ad aprirsi e sta riconoscendo Gesù come suo mediatore. Ma le resta ancora una resistenza, l'ultima di ogni ricerca spirituale, che è sempre quella religiosa: I nostri padri ci hanno detto che Dio va adorato su questo monte, non a Gerusalemme, come dite voi. Questa è la tentazione della religione: rimanere all'esterno (nei luoghi di culto), non prendere la forma come occasione per arrivare al fondo. Persino (e a volte soprattutto) nella religiosità e nella spiritualità ci aggrappiamo al dato esterno, che è un po' come dire al dato magico (posto che una religione che non sia spinta da una forza interiore viene ridotta a magia o a folclore).
    Credimi, donna. Né su questo monte né a Gerusalemme. Ecco il centro di questo passo evangelico, e forse di tutto il Vangelo.
    E non si può dire con maggior chiarezza: per adorare Dio non importa un monte o un altro, una religione o un'altra, una parrocchia o un'altra... La questione non sta nel ripetere queste parole così antiche o queste altre così moderne e conformi alla sensibilità attuale. Per quanto importante, l'essenziale non è mai il popolo, la razza, il libro sacro o la tradizione, ma l'adorazione in spirito e verità, cioè dall'interno. Questo è il livello verso cui siamo chiamati a spostarci: quello dello spirito e della verità. Questo è ciò che si ricerca nella preghiera contemplativa o meditazione. Perché meditare non è, in fin dei conti, sedersi da soli e in silenzio con la propria verità?
    La donna si agita. Crede di essere entrata in una disputa teologica. Il Messia ci spiegherà tutto, asserisce nell'ultimo tentativo di trovare una scappatoia. Sono io, dichiara infine Gesù. Io sono l'acqua della quale siamo stati a parlare tutto il tempo.
    Questa scena viene improvvisamente interrotta dall'arrivo dei discepoli, che spezzano la magia dell'incontro. Non solo per la loro presenza corporea, ma per il veleno della loro mente: li infastidisce vedere Gesù parlare con tranquillità e disinvoltura con una donna. Li irrita che sembrino addirittura felici. Quanto sono fastidiose le donne!, avrà pensato probabilmente qualcuno di quei discepoli. Gesù fa male a stare in pubblico con loro, avrà pensato un altro. È una nuova, una delle tante, avrà pensato un terzo. Ma va! È la solita, è sempre la stessa, avrà pensato l'ultimo. Ma non gli importano le voci che correranno? Ma non si rende conto che in questo modo manderà in rovina la propria missione? Gesù li guarda stanco, posso ben immaginarlo.
    Nel frattempo, la donna corre a condividere il risveglio del suo cuore: Venite a vedere un uomo, dice a coloro che la circondano, e li contagia con la propria illuminazione. Perché se qualcosa ci innamora, per forza lo proclamiamo ai quattro venti. Attraverso una straniera – questo è il messaggio –, attraverso una donna, peraltro impura, giunge a tutta quella gente la salvezza.
    Quest'incontro fra Gesù e la samaritana avviene ogni momento dentro di noi, se siamo assetati e ci rechiamo al pozzo. Noi siamo quella donna col secchio vuoto, colma di pregiudizi nazionalisti, tradizionalisti e religiosi. Noi siamo quegli stranieri impuri che hanno l'acqua vicino a sé e che, ignari, discutono invece di bere.

    (Biografia della luce, Vita e Pensiero 2021 - pp. 236-241)



    IN PRIMO PIANO


    Oratorio: noi ci crediamo!
    Tutto quello che... sull'oratorio


    Vivere l'anno
    Sussidio liturgico-esistenziale
    Tempo pasquale


    Buon giorno scuola
    Incontrarsi benevolmente
    Aprile 2026


    ALZATI E VAI
    Sussidio Proposta Pastorale MGS
    Febbraio 2026
    600 Logo MGS 25 26


    SNPG
    La Chiesa italiana per i giovani


    RUBRICHE ON LINE


    RUBRICHE NPG 2026


     Infosfera, AI
    e pastorale giovanile 


     PG oggi in dialogo
    con G.B. Montini 


     Accompagnamento 
     e proposta di fede 


     Incontrare Gesù
    nel Vangelo di Giovanni


    I sensi come
    vie di senso nella vita


    PG negli USA
    Sfide culturali e percorsi innovativi


    Noi crediamo
    Ereditare oggi la novità cristiana


    Pillole letterarie
    pillole letterarie


    Playlist generazioneZ
    I ragazzi e la loro musica


    Generazione Z
    Ultimi studi e ricerche
    adolescente


     Ragazzi e adulti
    pellegrini sulla terra


    CONTINUA DAL 2025


    Saper essere
    Competenze trasversali


    L'umano nella letteratura


     Strumenti e metodi
    per formare ancora


    Per una "buona" politica


    Sport e vita cristiana


     Passeggiate nel
    mondo contemporaneo


    Un "canone" letterario
    per i giovani oggi