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     Antonio Prete

     

    Il cielo nascosto

    Grammatica dell'interiorità

    Bollati Boringhieri 2016 - pp. 280 - € 16,00

    cielonascosto

     

    Il contenuto

     

    Dentro di noi custodiamo un cielo nascosto, uno spazio-tempo altrettanto abissale dell'universo che ci sovrasta. Come è accaduto alla volta stellata, gli interni d'anima hanno attratto cosmografi fin dall'antichità: filosofi, scrittori, teologi e poeti hanno scrutato, contemplato, decifrato, versato in parole «fantasticanti e conoscitive» ogni transito di pensieri, ogni orbita di passioni, ogni ellissi del desiderio. Si è via via affinata una lingua per dire la mobilità dell'io e il teatro degli affetti, e si è scoperto nelle profondità della mente il punto di maggiore consonanza con il ritmo vivente del mondo. Questa pienezza di raffigurazione e il suo stesso oggetto - la vita interiore, concentrata nelle proprie fantasmagorie, ma anche persa in lontananze e silenzi siderali - rischiano oggi di smarrirsi, vittime dello spossessamento di sé indotto dalla seduzione della vicinanza virtuale e dal frastuono della comunicazione. In controtendenza rispetto ai tempi, Antonio Prete compie qui un prezioso gesto di restituzione. Mette la sua maestria di comparatista al servizio di una materia sconfinata, prelevandovi con levità figure tematiche e passaggi salienti, da Agostino a Joyce, da Montaigne a Proust a Calvino, e cedendo spesso il passo agli amatissimi Leopardi e Baudelaire. Sono tutti loro, insieme con gli artisti che nell'autoritratto hanno sfidato l'irrappresentabile, a costruire idealmente una «grammatica dell'interiorità», dove troviamo declinate le eterne forme del sentire, amorose o meditative, gioiose o dolenti, stupefatte o rammemoranti. Senza attingere a quel lessico, non potremmo neppure riconoscere ciò che ci accade dentro.

     


    Premessa

    Divento Io dicendo Tu.
    Martin Buber, Io e Tu

    «Interiorità» è parola che designa e non definisce, che indica e non recinge. Come la parola «amore». O la parola «infinito». Parole senza confini. Che tuttavia sollecitano l'esplorazione, mentre mostrano l'insondabile che le costituisce. Pongono domande, mentre rivelano l'insufficienza di ogni risposta.
    L'interiorità è imprendibile, come il tempo che la abita. Inesauribile, come l'immaginazione che la alimenta.
    Un azzardo, dunque, voler entrare nel suo teatro, mettersi in ascolto della sua lingua, dei suoi silenzi, del suo enigma. Un azzardo, tuttavia, necessario. Perché dire dell'interiorità è nominare il lungo cammino dell'uomo sulla strada della conoscenza di sé, è interrogare le forme di questa conoscenza e il loro legame con la conoscenza e l'incontro dell'altro. Ma è anche scrutare i sentimenti e le passioni. Che sono come la grammatica dell'interiorità. Una grammatica nella quale il desiderio ha la funzione del verbo.
    Certo, non si può fare storia di quel che attiene all'universo del sentire: niente di più proprio e singolare del sentimento, niente di più variabile e multiforme della passione. È possibile tuttavia indugiare su alcune figure che, come una carta dei sentieri, ci possono orientare nel corso dell'esplorazione: il «conosci te stesso» della sapienza greca osservato nel suo svolgersi come senso del limite e della finitudine, le forme e i modi del raccoglimento, la riflessione sull'amore come momento della conoscenza di sé, il rapporto tra le cosmografie celesti e quelle interiori, la «cura di sé», intesa come ricerca di una terrena, provvisoria e temperata felicità, il cammino e le sue raffigurazioni e metafore, il soliloquio, con la sua drammaturgia, le rappresentazioni interiori del tempo e dell'altrove, l'autoritratto nella pittura e il suo costante scarto nei confronti della somiglianza, infine il teatro dell'io e le sue scene, come il Narciso, l'amor proprio e il prender campo del tu. Una sorta di dizionario intimo - un piccolo lessico degli affetti e delle passioni - accompagnerà le soste in questo viaggio nel paese dell'interiorità: la solitudine, la letizia, l'elevazione, l'ascolto, l'attenzione, il ricordo, il silenzio, lo stupore e altre forme del sentire.
    Molti saperi hanno avuto per campo di indagine parole contigue a «interiorità», o in parte a essa sovrapposte, come «soggetto», o «psiche», o « anima », o «spirito», o « coscienza ».
    La filosofia, ad esempio, ha sempre dedicato grande passione investigativa al soggetto, cercandone il fondamento, l'essenza, la relazione con il mondo. Ha edificato sistemi teoretici intorno all'io, alla sua identificazione con il pensare, intorno alla coscienza. E ha definito le ragioni e i modi di una morale intesa come il teatro d'azione di quella coscienza.
    La psicoanalisi, a partire da Freud, con le sue varianti, o scuole, o pratiche, ha dato all'interiorità una struttura, una topica, una decifrabilità. L'insondabile si è mosso verso il linguaggio. Il linguaggio verso la cura.
    Le scienze, per la loro parte, ciascuna secondo i propri statuti e procedimenti, hanno dato una rappresentazione fisiologica, neurologica e biologica di quel pensare e sentire, desiderare e immaginare, soffrire e amare che è respiro e ritmo dell'interiorità. E hanno esplorato quel che lega l'individuo, il suo corpo senziente, alla materia dell'universo, il bíos al kósmos.
    Le religioni, ciascuna secondo i propri principi e le proprie tradizioni o scritture, hanno rappresentato l'ordine interiore, mettendolo in rapporto con una fede, con una morale, con una promessa. Il cristianesimo, ad esempio, ha raccolto i riverberi e le figure dell'interiorità nell'incantesimo della parola «anima», accogliendo le risonanze della greca psyché, e indicando il non corporeo, il soffio, l'invisibile, e insieme il sentire, con tutte lesue scansioni: tra queste la colpa, il perdono, la salvezza, ma anche l'ordine delle virtù e dei vizi.
    La poesia, la narrazione, il teatro, l'arte, in dialogo con tutti i saperi, ma sospingendosi con l'immaginazione fino alla soglia dell'impossibile, e sporgendosi sull'invisibile, hanno fatto dell'interiorità la propria dimora.
    Dare forma e ritmo alle fantasmagorie dell'io e scrutare le costellazioni del cielo interiore è sostanza della scrittura. «Sono io stesso la materia del mio libro», scrive Montaigne ad apertura dei Saggi. Così era stato per Agostino, con le Confessioni. Così sarà per molti dei poeti e degli scrittori che ci accompagneranno in questo cammino nel paese dell'interiorità.
    Oggi dire dell'interiorità è anzitutto rivolgere l'attenzione a qualcosa che il suo opposto, l'esteriorità, tende a insidiare. A insidiare con antiche e nuove seduzioni: come il fascino dell'immediato, dell'utile, del qui e ora, che sottrae tempo all'attesa, al sogno, all'immaginazione, al dialogo con se stessi, e sostituisce alla profondità e autonomia del desiderio il bisogno di quel che è presentato come necessario essendo superfluo. O come la potenza dell'universo telematico, che rende transitabile e fruibile la lontananza, addomestica l'ignoto, assimila nel virtuale il corporeo, attenua o cancella l'esercizio della memoria individuale, che è parte decisiva della vita interiore. A questa seduzione dell'esteriore si accompagna il declino della critica, della sua parola che potrebbe scuotere l'uniformità e il consenso passivo. Inoltre l'omologazione a. mode e costumi, a idee correnti, a convenzioni, a consumi, attenua il vigore del proprio, del singolare, del saper stare con se stesso, in cui consiste l'interiorità.
    In questa opacità del singolare anche l'altro può diventare indifferente. O estraneo, non appartenente al cerchio del nostro sentire, o del nostro patire. Così apparirà improprio un sentimento come la compassione, che si fonda sulla percezione dell'altro come prossimo a sé, parte anch'egli di un comune cammino, vivente tra viventi: sotto lo stesso cielo, sotto le stesse stelle.
    Lungo il sentiero della conoscenza di sé, c'è una luce che illumina i passi: il riverbero dell'altro. Non c'è edificazione e cura dell'interiorità senza l'accoglimento dell'altro. E l'altro ha la forma del visibile naturale, con le sue specie viventi, con le sue terre e mari e astri e galassie. E ha li volto del tu, che è principio del riconoscimento di sé. Del colloquio con queste presenze si alimenta la vita dell'interiorità.
    Questo libro è un saggio: nel senso proprio e letterale dell'essai, dunque un assaggio, o meglio, una sequenza di assaggi.
    Proprio per questo la compiutezza del discorso gli è estranea, e così la tessitura dimostrativa. Come in certe mappe fantastiche, l'estensione delle terre inesplorate e ignote è di gran lunga superiore a quella delle terre conosciute e nominate. Per questo, il lettore è chiamato anch'egli all'avventura di un'esplorazione di cui queste pagine possono essere considerate soltanto come cartigli di segnavia.

    PS. Riportiamo l'indice del testo per mostrare, oltre ai riferimenti letterari - non sempre palesi in questo indice - ma soprattutto per mostrare la "grammatica dell'interiorità" che emerge da i contenuti del libro, certamente utile come confronto per ogni educatore.

    INDICE

    Premessa

    1. «Conosci te stesso»
    Luce mediterranea
    Per la strada, e tra amici
    Del limite, dell'orizzonte
    Un infigurabile infinito
    Ancora del limite, o della caducità
    Vedere, oltrevedere
    Per una grammatica dell'interiorità: la lontananza

    2. Raccoglimento
    Raccogliersi presso di sé
    Nel silenzio di una stanza
    Raccoglimento e intimità
    Dal deserto alla parola
    La stanza vuota e l'abrasione del senso: Tolstoj, Kafka
    La stanza del poeta
    Chirografie del destino
    Raccoglimento e «scienza della vita»
    Per una grammatica dell'interiorità: la solitudine

    3. Studio d'amore
    Amor che ne la mente mi ragiona
    Sul turbamento
    Come può esser ch'io non sia più mio?
    Come dire l'amore
    La cristallizzazione dell'immagine
    Il pensiero dominante
    Su Amore e Psiche
    Per una grammatica dell'interiorità: la quiete, la letizia, la gioia

    4. Cosmografie interiori
    Della contemplazione
    Poesia e cosmologia
    Il respiro, l'infinito
    L'uno e l'altro cielo
    Per una grammatica dell'interiorità: l'elevazione

    5. Cura di sé e arte del vivere
    La malattia, il corpo, la parola
    Vivere da filosofo?
    Meditazione sul confine
    Una disperata allegrezza
    Per una grammatica dell'interiorità: l'ascolto, la lettura

    6. In cammino
    Il passo dei pensieri
    Essere in cammino
    L'ascesa al Mont Ventoux
    Il viandante, il ritorno
    Raccontare il cammino
    Per una grammatica dell'interiorità: l'attenzione, l'attesa

    7. Soliloquio
    Parola silenziosa
    Drammaturgia del monologo
    La notte di un «tormentato esaminator di se stesso»
    Molly o l'odissea del desiderio
    A se stesso
    Per una grammatica dell'interiorità: l'esame, il segreto, la tristezza

    8. Un altro tempo, un altro luogo
    La luce dell'anteriorità
    Il tempo dell'impossibile ritorno. Annotazione sulla nostalgia
    Nel fiume del tempo
    Il tempo di un amore mai vissuto
    Resurrezioni del tempo assente: recherche e «ricordanza»
    II tempo dell'erba che cresce
    Per una grammatica dell'interiorità: il ricordo, il sogno

    9. Autoritratto
    Lo sguardo, l'assenza: la stanza di Velhquez
    Il lampo, la presenza: una foto di Degas
    Il corpo visibile, il corpo segreto
    Ritornare su se stessi: Rembrandt
    Tre storie dello sguardo: Van Gogh, Picasso, Bacon
    Farsi personaggio o maschera
    Margine. Il fiore di Pasolini
    Per una grammatica dell'interiorità: il silenzio

    10. Nel teatro dell'io: da Narciso al tu
    Volto d'ombra
    Rispecchiamenti
    Passaggio pirandelliano
    Dell'amor proprio
    «IO è un altro»
    L'io, miracolo del tu
    Per una grammatica dell'interiorità: la riflessione, lo stupore

    Nota bibliografica

    Indice dei nomi



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