Giuseppe Costa
(NPG 2000-04-07)
Se volessimo paragonare il giubileo ad un piatto da gioco, dovremmo proprio dire che per i media è un piatto ricco. Sia le manifestazioni periferiche che quelle romane infatti trovano spazio, a diversi livelli e rispettivamente, su giornali locali, nazionali e internazionali. Tutti gli indicatori parlano in tal senso e mai un avvenimento religioso ha avuto tanto clamore. Anche la copertura giornalistica sul Concilio Vaticano II, considerata fino ad oggi la massima per un avvenimento religioso, appare in secondo piano rispetto a quel che è avvenuto e sta avvenendo per il giubileo. Come mai? Anzitutto perché rispetto agli anni Sessanta è cresciuta la capacità organizzativa e tecnologica della Chiesa cattolica di fare notizia e poi perché la caduta delle ideologie in questa fine millenaria fa concentrare l’attenzione su questo evento da parte di tutti e in particolare dei «nemici» di una volta. Il percorso della notizia giubilare del resto ha oggi un formidabile motore propulsivo organizzativo capace di farla giungere ovunque. Osservatore Romano, Radio Vaticana, Centro Televisivo Vaticano e il Vatican Information Service, ne sono i principali protagonisti. Il SIR, l’agenzia della CEI, ha così sintetizzato la storia e la funzione della Sala Stampa della Santa Sede cui si attribuisce in massima parte il merito di tale risultato. Sono circa 600 i giornalisti, provenienti da 55 Paesi diversi e dai cinque continenti, accreditati presso la Sala Stampa della Santa Sede per l’anno 2000. Un numero destinato a crescere ogni giorno in relazione ai diversi eventi giubilari. In testa all’elenco dei Paesi che hanno il maggior numero di giornalisti presenti c’è l’Italia (287), seguita da Stati Uniti, Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna, Polonia, Giappone, Svizzera e Cile. Vi sono rappresentanti della stampa anche dalla Nuova Caledonia e dalla Nuova Zelanda. Per il continente asiatico, si scorgono fra gli altri, i nomi della Cina di Taiwan e della Cina di Pechino, del Vietnam, di Israele, dell’Iran, del Libano. L’Africa ha inviato giornalisti da Marocco, Libia, Costa d’Avorio. Nel corso del 1999 sono stati più di 3000 i giornalisti che si sono accreditati in occasione di viaggi papali. Ogni giorno giungono alla Sala Stampa della Santa Sede una media di 300 telefonate da parte dei giornalisti. Affollatissimo il traffico via Internet e e-mail. In occasione del Giubileo presso il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, incaricato di un’altra fascia di permessi, si sono accreditate in modo permanente 32 reti televisive e 24 testate giornalistiche fotografiche. Un numero che può anche raddoppiare in occasione di eventi particolari. La sera della vigilia di Natale, per l’apertura della Porta Santa, erano in azione le telecamere di 38 reti televisive. Fra i nomi più noti a livello televisivo internazionale: Abc News, Antenna 3, Ard (Tv tedesca), Associated Press, Tv News, Bbc News, Cbs News, Cnn News. Oltre a tutte le maggiori reti televisive italiane, ci sono fra le altre, la tv cilena, polacca, messicana, svizzera, svedese, giapponese, brasiliana. In occasione del Giubileo si assiste ad un ritorno a Roma dei corrispondenti delle grandi agenzie e testate internazionali, per esempio il New York Times. Qui non si tratta di soli numeri. Dietro questi numeri ci sono contatti e accordi che ad esempio hanno portato la RAI a creare RAI-Giubileo, una struttura di 150 uomini dislocata a Borgo Sant’Angelo per produrre, informazione sul giubileo ventiquattr’ore su ventiquattro. Se a questo poi si aggiunge che il calendario dello stesso giubileo propone iniziative con testimonials che ne fanno lievitare l’interesse specie sui media che a loro volta li rilanciano enfatizzandoli, non si può non avere l’impressione che questo giubileo è anche un evento mediatico con tutti gli ingredienti del caso. Naturalmente qualcuno cerca anche di modificare tale impressione, come l’ex Rai Emanuele Milano, direttore generale di Sat2000, la tv satellitare promossa dalla Chiesa italiana. «Innanzitutto – dice Milano – la mole di comunicazione si vede più sui giornali che in tv. Molto spesso i giornali tendono ad attribuire al Giubileo molti fatti, valutazioni e problemi che con l’Anno Santo hanno poco a che vedere. L’insistenza sui disagi, gli affollamenti, gli ingorghi, i sottopassi, si intreccia con la cronaca di un concerto rock di capodanno e con il cedimento di una cunetta di una strada consolare e tutto diventa Grande Giubileo del Duemila». Milano non è d’accordo nemmeno sull’accresciuto spazio televisivo dato alla informazione religiosa.
Che dire di tutto questo? Certo senza questa strategia di comunicazione, poiché di questo si tratta, difficilmente la patinata rivista «Carnet» (numero di febbraio 2000) avrebbe dedicato quindici pagine alla religione e al Giubileo, o il Corriere della Sera mai avrebbe distribuito a prezzo parrocchiale la videocassetta d’apertura dello stesso Anno Santo. Scorrendo le notizie dello speciale notiziario giornaliero ANSA è difficile trovarvi diari spirituali e storie di conversioni. Siamo quasi sempre di fronte alla notizia «fenomeno». La stessa stampa cattolica non sembra essere in grado di dare una informazione che manifesti lo spessore spirituale del Giubileo così come avvenne per il Concilio. Chi confeziona notizie ha la costante preoccupazione di meravigliare e destare l’attenzione, e allora acquistano spazio il vescovo che vuole le dimissioni del Papa troppo vecchio, l’arcivescovo della grande metropoli che sogna il suo buen retiro a Gerusalemme, la top model che si fa monaca, i contatti con Hollywood per il giubileo spettacolo o con Robert Hossein che a sua volta preannunzia contatti per portare a Roma, per la Giornata Mondiale della Gioventù, il suo «Jesus, la resurrection» in cartellone dal 7 aprile al 16 luglio al Palais des sports di Parigi. Il regista, reduce dal trionfo di «Charles De Gaulle», spiega che «montare il Vangelo vuol dire mostrare la vita di un uomo in flagrante delitto di umanità», che nella sua piece racconta «quel che avviene dopo la risurrezione». «Comincio con un uomo coperto di piaghe (ha scelto un attore di 1,92, di cui non ha reso noto il nome), che arriva in mezzo ad emarginati di oggi, dice, e la celebrazione delle Palme si svolgerà con attori che brandiscono giornali attuali che annunciano il suo ritorno. Gesù ha oggi interesse solo se ci dà il coraggio di abbracciare domani un lebbroso incontrato per strada».
Certo, se vogliamo misurare in termini di teorie massmediali l’intero «coverage», non possiamo non considerare che tutta l’informazione non è ormai da tempo effetto soltanto dei media. Al di la delle querelle di Messori, Biffi, Montanelli e dei vari schieramenti, ci sono gruppi e istituzioni che hanno «provocato» il tutto. I media non sono soltanto «messaggio» ma «mirror» della società in cui vivono. E forse, per chi si esalta di fronte ai milioni di fedeli che varcano le varie porte, c’è da ricordare l’affermazione di Romano Guardini che «la chiesa cresce nelle coscienze», e quindi nel silenzio, mentre per chi si «scandalizza» di fronte a tanta appariscente e voluta spettacolarità, che la chiesa «cammina tra gli uomini» ed è «terra d’uomini essa stessa».
















































