27 gennaio 2022
Rimandiamo, in occasione della Giornata della Memoria, a due articoli - tratti dalla rivista culturale "Doppiozero", che offre sovente articoli sull'oggi a cui nel nostro sito rimandiamo - con la convinzione che ogni giorno è quella giornata, sapendo bene quanto la memoria e l’oblio facciano parte della nostra esperienza di individui e di collettività, in un continuo scambio di ricordato e dimenticato.
√ Domande sulla memoria
David Bidussa
“La memoria si è offuscata, ha perso la sua carica dirompente. […] Quella memoria ha assunto un carattere identitario che sembra ruotare soltanto attorno a due questioni, certo molto importanti come la lotta all’antisemitismo e la difesa di Israele contro chi lo vorrebbe distruggere, ma si è allontanata da una vocazione universale”
Così Gabriele Nissim nelle pagine introduttive di Domande sulla memoria (uno spunto su cui insiste nel libro Viviana Kasam nel suo testo dal titolo “Unanimità e memoria”). A molti questa premessa potrà apparire provocatoria (altri diranno che “finalmente qualcuno gliele suona”). Non condivido nessuna di queste due opinioni, opposte e complementari.
Certamente l’affermazione di Nissim (che Kasam riprende) ha un carattere forte, ma quando si tratta di rimettere le cose al loro posto e di descrivere i percorsi di metamorfosi di un progetto culturale che, appunto, in origine si era presentato come universale, allora non è possibile avere quello scopo cercando di delimitare gli effetti delle domande imbarazzanti o che stanno sul tavolo. Quelle domande vanno poste direttamente. Poi si tratta di chiamare al tavolo della discussione molte sensibilità e molti laboratori di ricerca che hanno a cuore il futuro della memoria per cercare appunto con inquietudine, di articolare una sequenza di questioni volte ad aprire un cantiere multivocale di ricerca.
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√ A chi appartiene Anne Frank?
Francesca Serra
Uno dei più celebri libri del Novecento è stato scritto da una ragazza nata a Francoforte nel 1929. Lo ha cominciato quando aveva 13 anni e interrotto quando ne aveva 15. Nella primavera del 1945 la ragazza, che si chiamava Anne Frank, è morta nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, dov’era stata deportata qualche mese prima. Da allora il vuoto lasciato da quella ragazza non ci ha più abbandonati, venendo ad abitare dentro ciascuna delle nostre case. Anzi dietro: in un nascondiglio fatto non di mattoni ma di carta.
Da sempre i diari si nascondono dietro la grande casa della letteratura. Scritture figlie di un dio minore, private, frammentate, legate allo scorrere effimero del tempo, i diari occupano uno spazio talmente limitrofo alla quotidianità da ingannare sul loro reale statuto architettonico. Sono soffitte, ripostigli, parti invisibili degli edifici maggiori. Luoghi nei quali ci si nasconde perfettamente bene, giorno dopo giorno: per quello è un genere considerato più femminile che maschile. Per quello, anche, ha contribuito in modo determinante alla nascita e al successo del romanzo moderno, che voleva trovare uno spazio di espressione alternativo alle grandi opere letterarie del passato, piuttosto simili a chiese o palazzi.
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