Maria Luisa Nicastro
(NPG2026-04-...)
Suor Maria Romero Meneses brilla nel firmamento della santità salesiana per la straordinaria creatività nella carità e la fede contagiosa e incrollabile nell’Amore provvidente di Dio e dell’Ausiliatrice.
Nasce a Granada (Nicaragua) il 13 gennaio 1902. Il padre, ministro nel governo repubblicano, molto ricco, è esempio di generosità con i poveri. Maria assomiglia molto al papà ed è oggetto di grandi aspettative. Studia musica, pianoforte e violino con grande successo, ma, affascinata dal carisma di Don Bosco, il 6 gennaio 1923 diviene Figlia di Maria Ausiliatrice. Scrive: “La santità consiste nella vita di intimità con Dio, con Gesù filtrato nella nostra vita… Oggi, Gesù, insegnami a parlare, a lavorare e a vivere soltanto nel tuo amore, del tuo amore e per il tuo amore”.
Fino al 1930 vive in Nicaragua, a Granada come insegnante di musica, pittura, dattilografia, senza mai tralasciare l’impegno nella catechesi, l’animazione teatrale e l’oratorio. È molto amata e già da allora ricordata per la sua allegria, semplicità e capacità di contagiare all’amore di Dio e di Maria Ausiliatrice.
Nel 1929, emette la professione perpetua.
Nel 1931 è inviata a San Josè di Costa Rica, dove vive per ben 46 anni. È insegnante nel collegio delle giovani abbienti, ma va in cerca soprattutto di “fanciulli poveri e abbandonati", come don Bosco. Scrive: “Ai poveri e debbo donarmi. Che cosa donerò? Il mio tempo, la mia intelligenza, la mia abnegazione e che tutti gli assetati vengano a bere; dare le mie energie prodigandomi generosamente per il bene degli altri; dare la mia salute soffrendo per loro il freddo, la fame, la mancanza di tutto”.
Questo proposito diventa a poco a poco creativa operosità. Nel 1934, suor Maria chiede all’Ispettrice di poter formare, tra le oratoriane e le allieve più grandi un gruppo di catechiste e mandarle poi a due a due ad evangelizzare i poveri nelle zone più degradate di San Josè. L'Ispettrice rimane perplessa, ma suor Maria ottiene la possibilità di radunarle per prepararle. Aggiunge: «Non le domando altro. La Madonna mi aiuterà». Suor Maria continua a sentire l’appello ad andare tra i poveri. Nella preghiera, un giorno, “sente” la voce del Signore dirle: «Fallo per mezzo delle oratoriane».
Le allieve più disponibili e sensibili aderiscono al progetto dell'“Opera degli Oratori”. Le chiama las misioneritas.
Nell’ottobre 1939, tra le giovani che partecipano al coro, una racconta a suor Maria la vita nella periferia della città: «Un tugurio, suor Maria, un tetto di latta, due pareti di cartone appoggiate alla collina, il pavimento di terra battuta; senza mobili, senza vestiti, senza viveri. E ci stanno famiglie intere, frotte di bambini, più i cani» E un'altra aggiunge: «Quella povera gente, abbandonata a se stessa e facile preda dell'ateismo, del marxismo… So di parecchi comunisti che con fatiche e disagi vanno di casa in casa nella bidonville per conquistarli alla loro causa».
Suor Maria allora esclama: «Ragazze, bisogna che andiamo anche noi nelle case dei poveri, però, non per parlare di odio e di vendetta, ma di carità cristiana, di bontà verso tutti, di fede e di fiducia nella divina provvidenza. Con l'aiuto di Dio e la devozione alla Santissima Vergine riusciremo!» Tutte rispondono con un sì entusiasta e suor Maria promette: «Andremo alla missione e voi sarete le piccole missionarie di Cristo. Andrete a due a due, come i discepoli di Gesù. Porterete agli indigenti viveri e vestiario, ma soprattutto parlerete del Regno di Dio e tutto sia per Cristo e per le anime».
Si stabilisce di iniziare a Natale. Nei due mesi successivi si affrettano i preparativi: raccolta di beni di prima necessità, preghiera, formazione catechistica.
Suor Maria spiega: «Prima di entrare in una casa, invocate la Madonna con la giaculatoria: “Metti la tua mano, Madre mia, mettila prima della mia.” Voi bussate, entrate, salutate affettuosamente i bambini e iniziate la catechesi agli adulti. Mentre una delle due parla, l'altra preghi in silenzio nel suo cuore perché Iddio renda feconda le parole della compagna».
Chiede in preghiera: «Chi mi aiuterà?» e Gesù le risponde: «Io, purché tu creda e ti abbandoni a me. Non ti ho detto che se credi vedrai la gloria di Dio?»
E suor Maria: «Dunque farai miracoli?»
«Sì, solo che tu creda e ti abbandoni a me come ti ho detto. Credi e vedrai».
Inizia a fondare gli oratori festivi e ne avvia trentasei. Sono dislocati in varie zone periferiche della città e caratterizzati da una vivace atmosfera salesiana: si impara, si gioca e ci si diverte in modo sano.
Suor Maria tratta sempre con rispetto e grande affetto las misioneritas che da lei si sentono amate e accompagnate. Con lei preparano i materiali necessari alla catechesi, alle missioni, agli oratori, raccolgono denaro. Suor Maria coinvolge anche le famiglie delle studentesse: distribuisce stoffa a molte mamme per confezionare vestiario da offrire come premi agli oratori.
Non mancano le difficoltà: ottenere aiuti economici per le famiglie, per i viaggi delle misioneritas, per il materiale didattico; sopportare umiliazioni e violenze subite dagli stessi poveri; la pericolosità di alcune aree.
Suor Maria soffre per malintesi, intolleranze, mormorii contro di lei e le misioneritas da parte di alcune suore e superiore che non capiscono questa "nuova" missione a favore dei più poveri, ma agisce solo dopo aver ottenuto i permessi necessari.
Su richiesta delle Superiore di Roma, scrive un libro per raccontare la storia delle opere sociali, il lavoro, i sacrifici, gli aneddoti e le avventure delle sue amate misioneritas e lentamente anche le incomprensioni si addolciscono.
Si moltiplicano le attività di beneficenza come i "tè di Suor Maria", organizzati inizialmente in case private e poi nella Casa delle FMA, per sostenere le opere sociali.
Le misioneritas organizzano lotterie e si tassano per assicurare gli aiuti per le "margarita": cibo e altri beni per donne capifamiglia e anziani indigenti.
Si raccolgono vestiti, scarpe, utensili usati che vengono venduti in un “bazar" ai più poveri a un prezzo simbolico.
Alla metà del 1955 risale l’origine dell’“acqua della Madonna”: i poveri non potevano recarsi a Lourdes per guarire e suor Maria, arditamente, la chiede alla sua “Regina”. Scrive: «I poveri di Maria Ausiliatrice erano già un centinaio E i fanciulli degli Oratori circa cinquemila… Ormai necessitavamo colones [moneta del luogo] a mille e mille… tornai da madre ispettrice… Lei rispose: “Se ha fede, continui. Il giorno in cui non avrà niente da dare, non dia e stia tranquilla”. La serenità di spirito con la quale mi parlò, passò immediatamente in me: perché non continuare a dare senza preoccuparmi? Forse Maria Santissima mi era mancata qualche volta?! Con quella tranquillità e quella fede andai ad inginocchiarmi ai piedi della Santa Vergine e, sommersa nel mio nulla, ma con tutta la confidenza d'una figlia amante nella migliore delle madri, la supplicai che mi desse per quell'opera che era sua qualche cosa attraverso la quale potessi ottenere, non un miracolo, ma miracoli come aveva fatto con don Bosco per mezzo della sua benedizione. E la nostra Regina e Madre di misericordia che si china con tenerezza materna sui figli che la invocano, anche se difettosi, si chinò verso di me... e mi diede un'acqua miracolosa per curare le infermità del corpo e dell'anima».
Si tratta di semplice acqua di rubinetto ed è chiaro che solo la fede in Maria Ausiliatrice di Suor Maria e di chi la utilizza ottiene la grazia richiesta.
Per propagare l’amore all’Ausiliatrice, tra il 1958 e il 1964, fa costruire una chiesa nel centro di San José su un cafetal (piantagione di caffè), attorno a cui crescono numerose opere sociali che coinvolgono le persone benestanti, conquistate alla causa, dopo aver sperimentato gli effetti della devozione mariana. L’Opera è attiva fino ad oggi ed è conosciuta come Casa de la Virgen o Casa de María Auxiliadora – Obras Sociales.
Nel 1967 iniziano le classi di alfabetizzazione per donne adulte e anziane, nel 1968 la Scuola di Orientamento Sociale.
Con medici volontari specialisti, dà vita a un poliambulatorio, per assicurare ai poveri assistenza medico-farmaceutica. Per le famiglie senza tetto fa costruire casette “vere”, le Ciudadelas de María Auxiliadora, un’opera che continua tuttora attraverso l’Associazione laica Asayne (Asociación Ayuda a Necesitados).
Nel 1973 viene avviata la scuola residenziale per giovani a rischio.
Ognuna delle opere sociali porta l'impronta dello spirito salesiano che vuole vedere "felici nel tempo e nell'eternità" tutti coloro che vengono alla "Casa della Vergine", per chiedere aiuto so per offrire solidarietà.
L’operosità di suor Maria è sostenuta dalla sua intimità con Gesù e Maria (“Todo para mi Rey y mi Reina”) che la rende una vera contemplativa, una mistica, come testimoniano gli “Scritti spirituali”.
Muore d'infarto il 7 luglio 1977 a las Peñitas (Nicaragua), dopo essere tornata in patria per un periodo di riposo. La sua salma tornò a San José (Costa Rica) e riposa nel Mausoleo presso la grande opera da lei fondata.
Giovanni Paolo II l'ha beatificata a Roma, il 14 aprile 2002. Suor Maria Romero è la prima donna "beata" del Centro America.
Per saperne di più: GRASSIANO M. Domenica, Con Maria tutta a tutti come Don Bosco. Si chiama María Romero Meneses di Nicaragua, Roma, Istituto FMA 1986.















































