Vincoli che legano

    Behàr e Bechuqqotày

    (Lv 25,1-26,2 e 26,3-27,34)

    Daniel Taub

     

    Kol Yisraèl `arebìm zeh lazè: «Tutti gli israeliti sono garanti gli uni per gli altri». Questo celebre detto, uno dei più famosi della vita ebraica, deriva dalla lettura dei passi citati sopra. Il principio è tratto dal Talmùd per la descrizione biblica del popolo ebraico che si comporta da peccatore: e «inciamperanno l'uno nell'altro» (Lv 26,37).

    A tutt'oggi questa dichiarazione della nostra responsabilità condivisa nei confronti gli uni degli altri è una delle affermazioni rabbiniche più spesso citate, soprattutto negli eventi organizzati per raccogliere fondi.
    La differenza tra l'espressione citata dai rabbi e quella che appare nel Talmùd risiede in un'unica lettera, che però ha un impatto importante sul significato dell'intera affermazione.
    Nel Talmùd, l'espressione non si conclude con lazè ma con bazè. La lettera cambiata è significativa, perché la parola `arebim che la precede in realtà ha due significati diversi. Può significare o "garanti" oppure "essere mischiati insieme".
    Se è usata con la parola lazè, come citano i rabbi (si veda, per esempio, Rashì su Lv 26,37), il senso della frase è: «Tutti gli abitanti di Israele sono garanti gli uni per gli altri».
    Se usata con la parola bazè, come nella citazione originale nel Talmùd, il senso è diverso: «Tutte le anime di Israele sono mischiate insieme».
    Le due forme dell'affermazione portano con sé connotazioni molto diverse. Nell'uso dei rabbi, la frase parla di un vincolo legale. Usa il termine `arebbn in un senso che è molto familiare a tutti i proprietari di case di Israele (la parola 'arebbn è usata nell'ebraico moderno per descrivere i garanti richiesti dalle banche per concedere un mutuo). Ogni ebreo, volevano sottolineare i rabbi, deve saper di poter essere considerato responsabile per gli sbagli di tutti gli altri ebrei.
    Ma la dichiarazione talmudica originaria suggerisce qualcosa di più profondo: un legame spirituale o metafisico tra le anime di tutti gli abitanti di Israele. Noi non siamo semplicemente responsabili gli uni verso gli altri, sembra dire, ma a un livello profondo le nostre vite e i nostri destini sono "mescolati gli uni agli altri".
    Per quanto diverse siano le due letture, sono collegate a un livello fondamentale: quanto maggiore è il livello di coesione che sentiamo gli uni per gli altri, tanto più sarà probabile che causi un senso di responsabilità reciproco.
    Il Midràsh offre una parabola straordinaria per illustrare questo senso del vincolo e della comune responsabilità.

    Rabbi Shimon bar Yochai insegnava: Lo si può paragonare a delle persone su una barca. Uno prende una vite e comincia a fare un buco nella barca, sotto al proprio sedile. Gli altri gli dicono: «Cosa stai facendo?». Egli risponde: «Forse che la cosa vi riguarda? [Non sto facendo un buco sotto il vostro sedile] ma soltanto sotto al mio». Essi replicano: «Ma farai affondare tutta la barca e annegheremo tutti» (Midràsh Rabbà, Levitico).

    Naturalmente, la coesione tra noi non significa soltanto che gli sbagli di uno possono portare alla rovina di tutti. Al contrario, la tradizione ebraica lo considera il segreto della nostra sopravvivenza e della protezione dei membri più deboli della società. Come suggerisce un'altra efficacissima parabola, riferita dal Midràsh:

    Così va il mondo: se qualcuno cerca di spezzare un fascio di canne non ci riesce; ma se le canne sono prese una per una riesce a spezzarle anche un bambino. Lo stesso è per il popolo di Israele: sono redenti soltanto quando si uniscono insieme (Midràsh Tanchumà, Nizzabìm).