Tre prove, tre segni

    Shemòt (Es 1,1-6,1)

    Daniel Taub 

    mose

    La missione di Mosè di salvare il popolo ebraico dalla schiavitù inizia con un dubbio su di sé. «Chi sono io...», chiede a Dio presso il roveto ardente, «perché vada dal Faraone e faccia uscire i figli d'Israele dall'Egitto?» (3,11). La risposta di Dio consiste nel dare a Mosè tre segni miracolosi per provargli che Dio sarà con lui nella sua missione. In realtà i segni non rispondono alla domanda di Mosè: «Perché, tra tante persone, proprio io?»

     

    Della vita di Mosè prima del suo incontro con Dio presso il roveto ardente sappiamo molto poco. Ma nell'arco di pochi versetti si delineano tre incidenti chiave. Riguardano tutti il coinvolgimento di Mosè in dispute che investono altri.

    Il primo episodio si svolge quando Mosè lascia gli agi del palazzo del faraone per venire a conoscenza delle sofferenze dei suoi israeliti. Resta scioccato al vedere un capomastro egiziano che picchia uno schiavo ebreo. Mosè, furibondo, colpisce l'egiziano, che muore.

    Il secondo episodio si svolge un giorno più tardi. Mosè esce di nuovo per unirsi ai suoi fratelli. Questa volta vede due ebrei che litigano tra di loro. Mosè interviene e chiede a quello nel torto: «Perché colpisci tuo fratello?». L'uomo si rivolge a lui e risponde: «Vuoi forse uccidermi come hai ucciso l'egiziano?».

    Il terzo incidente avviene dopo che Mosè si è reso conto che l'uccisione dell'egiziano è stata scoperta e che la sua vita è in pericolo. Fugge a Madian, dove siede accanto a un pozzo. Poco dopo, sette giovani donne, figlie di Ietro, il sacerdote locale, vengono ad abbeverare al pozzo le loro pecore, ma i pastori locali le cacciano. Mosè accorre in loro difesa e scaccia i pastori, così che le giovani donne possano abbeverare indisturbate le loro pecore.

    Come sottolinea la studiosa della Bibbia Nechama Leibowitz, questi tre incidenti presentano un ritratto conciso ma completo di Mosè come uomo appassionatamente impegnato verso la giustizia in qualunque contesto:

    «Ciascuno di questi episodi rappresenta un archetipo. Prima Mosè interviene in uno scontro tra un giudeo e un non-giudeo, poi tra due giudei e infine tra due non-giudei. In tutti e tre i casi Mosè difese la giusta causa».

    Ancor prima di incontrare Dio presso il roveto ardente, Mosè ha dimostrato il suo appassionato impegno verso la giustizia: per i giudei, tra i giudei e tra la popolazione in generale.

    Sembra che questo sia il messaggio dei tre segni miracolosi che Dio gli mostra presso il roveto ardente. Nel primo, un bastone si trasforma miracolosamente in un serpente; nel secondo la mano di Mosè diventa lebbrosa; nel terzo l'acqua è trasformata in sangue. Un bastone, una mano, dell'acqua. Questi tre simboli corrispondono direttamente ai tre episodi della giovinezza di Mosè: il bastone dell'egiziano che colpisce l'ebreo, la mano dell'Israelita che percuote il compagno e l'acqua del pozzo, a cui alle figlie di Ietro è impedito di attingere.

    «Chi sono io per compiere questa missione?», chiede Mosè. La risposta di Dio sembra essere: «Tu sei colui che ha già mostrato un impegno incrollabile verso la giustizia». È questo impegno a segnalarlo per la sua missione: portare agli ebrei la libertà dalla schiavitù e la Bibbia al mondo.

    (Luci dalla Torà. Una lettura ebraica dei primi cinque libri della Bibbia, Ed. San Paolo 2008, pp.51-53)