Perseguire la giustizia

    Shofethìm (Dt 16,18-21,9)

    Daniel Taub

    perseguirelagiustizia

    «Seguirai solamente la giustizia, per poter vivere e possedere la terra che il Signore tuo Dio ti dona» (Dt 16,20).
    Il richiamo di Mosè ai giudici di Israele: «Seguirai solamente la giustizia» è giustamente famoso. Meno nota è però la prosecuzione della frase: «per poter vivere e possedere la terra che il Signore tuo Dio ti dona». Colpisce che, secondo Mosè, la sicurezza non dipenda dalla nostra potenza militare o dalle capacità strategiche, ma dalla qualità morale della società che viene fondata.

    L'approccio suggerito da Mosè va contro la pratica comune degli Stati. Anzi, è proprio in tempo di crisi della sicurezza nazionale che la qualità morale ha maggiori probabilità di essere compromessa, quando le minacce alla sicurezza diventano giustificazioni per la violazione delle libertà. Ma Mosè ci tiene a ricordare che i rischi più grandi contro una società provengono proprio dall'interno: quando si comincia a scendere a compromessi sulla giustizia. Come afferma il commentatore italiano Ovadiah Sforno (Italia, XV-XVI secolo) a proposito di questo versetto: «Per la stabilità della vita nazionale non c'è pericolo più grave dell'ingiustizia».
    Nel mondo odierno, la maggior parte delle pretese di sovranità su un territorio sono strutturate in termini di diritti. Questo versetto offre un approccio alternativo: il diritto a vivere in una terra propria deriva dal fatto che ciascuno si impegna a compiere il dovere di realizzare una società basata sulla giustizia.
    Nel cercare di dar vita all'ideale di una società giusta, l'insolita formulazione della frase (alla lettera: «La giustizia, la giustizia inseguirai») ha indotto i commentatori ad offrire alcune interessanti annotazioni sul modo in cui possiamo lavorare per conseguire la giustizia.

    Un ideale da perseguire

    Il commentatore chassidico del XIX secolo Sefat Emet si concentra sull'insolito termine "inseguire". Il comando di Mosè non è di raggiungere o di creare la giustizia, ma di inseguirla. La ragione, suggerisce, è che in quanto ideale assoluto la giustizia è elusiva e irraggiungibile. Ma il fatto che la perfetta giustizia non possa essere raggiunta, non può mai essere una scusa per non perseguirla.

    Giustizia come fine e come mezzo

    Numerosi studiosi contemporanei, tra cui i rabbi Elya Meir Bloch e Simcha Bunem, hanno osservato la curiosa ripetizione della parola «giustizia» e l'interpretano in questo modo: «Il perseguimento della giustizia deve essere a sua volta perseguito con giustizia». Non ci viene semplicemente insegnato a perseguire la giustizia. Ci viene detto di perseguire la giustizia con giustizia. In altri termini i giusti fini, per quanto tenuti in altissima considerazione, non possono mai giustificare mezzi ingiusti.

    Due tipi di giustizia: assoluta e di compromesso

    Il Talmùd legge nella ripetizione della parola "giustizia" l'indicazione che esistono, in realtà, due tipi di giustizia; la prima si basa sul rigore della legge, la seconda sul compromesso. Il Talmùd prosegue facendo parecchi esempi:

    È stato insegnato: «Giustizia, giustizia inseguirai». La prima menzione della giustizia si riferisce a una decisione basata sulla legge in senso stretto; la seconda si riferisce a un compromesso. Perché? Quando si incontrano due barche su un fiume, se entrambe cercano di passare contemporaneamente, affonderanno entrambe. Se invece una lascia strada all'altra, entrambe potranno passare senza incidenti. Analogamente, quando due cammelli si incontrano su uno stretto sentiero di montagna, se entrambi cercano di salire nello stesso momento rischiano di cadere entrambi; se invece salgono uno dopo l'altro entrambi potranno arrivare sani e salvi (trattato Sanhedrìn 32b).

    Anche se non siamo marinai o cammellieri, le situazioni qui descritte sono familiari a chiunque si sia trovato a guidare in una stretta stradina, o abbia spinto un carrello nella corsia di un supermercato e abbia incontrato un altro autista o acquirente giungere nella direzione opposta. L'approccio accomodante suggerito dal Talmùd è probabilmente meno familiare. Ma anche questo, sostiene il Talmùd, è un tipo di giustizia.