Fare il primo passo

    Beshallàch (Es 13,17-17,16)

    Daniel Taub

    passaggio mar rosso


    Lasciatisi alle spalle il miracoloso esodo dall'Egitto, quasi immediatamente i figli di Israele finiscono nei guai. Inseguiti dal faraone, si trovano intrappolati tra l'eserci - to egiziano e l'inguadabile Mar Rosso. Gli israeliti sono nel panico. Con amara ironia gridano a Mosè: «Eravamo forse senza tombe in Egitto, per portarci a morire nel de - serto?» (Es 14,11). Mosè promette loro che Dio comunque li salverà, e prega Dio di salvarli.
    Per tutta reazione, Dio dà una risposta sorprendente, addirittura scioccante: «Perché gridi verso di me? Di' ai figli d'Israele di partire!». Soltanto dopo aggiunge: «Al - za il bastone e stendi la mano sopra il mare e dividilo» (Es 15,16).
    Bene, se Dio aveva deciso di dividere il mare, aveva proprio bisogno di gridare a Mosè di "darsi una mossa" prima?

    La strana discrepanza tra la prima e la seconda affermazione di Dio, che dice ai figli di Israele di andare avanti e soltanto dopo rivela
    che dividerà il mare, ha dato origine a un celebre midràsh:

    Quando Israele si fermò davanti al mare, una tribù disse: «Non saremo noi i primi a scendere nel mare»; un'altra tribù disse: «Non saremo noi i primi a scendere nel mare». Nel mezzo di questa discussione un individuo, un certo Nachshòn ben Amìnadab, principe della tribù di Giuda, prese l'iniziativa e scese per primo nel mare, ispirando il resto della sua tribù a seguirlo... Per questo Giuda si è meritato di diventare re di Israele, come dice: «Giuda santificò il suo Nome; con ciò meritò di governare in Israele (Sal 114,2)» (Mechil - tà Beshallàch).

    Secondo il midràsh, soltanto quando Nachshòn ben Amìnadab mostrò il coraggio di andare avanti, Dio decise di dividere il mare. Sembra però veramente strano che il comportamento di Nachshòn ben Amìnadab debba avergli meritato tanta lode e gloria. Camminare nel mare non era certo un'azione razionale, e nemmeno era un progetto che, secondo alcun senso logico, poteva realizzare la liberazione degli israeliti. Al contrario, la si potrebbe considerare una misura folle e disperata.
    La tradizione ebraica invece giudica diversamente Nachshòn e lo loda per aver avuto il coraggio di agire quando tutti gli altri erano indotti all'inazione dallo stordimento. Lodando Nachshòn per la sua azione, la tradizione giudaica riflette la convinzione profonda che, persino in situazioni apparentemente impossibili, si possono trovare soluzioni miracolose — ma soltanto se siamo noi a fare la prima mossa. Questa è infatti l'interpretazione che dà Rashì alla risposta di Dio a Mosè: «Di' ai figli di Israele di andare avanti». L'interpretazione di Rashì è la seguente: «Se soltanto gli israeliti andassero avanti, il mare non sarebbe per loro un ostacolo».
    La lunga storia biblica è piena di eventi straordinari — in apparenza miracolosi — che hanno salvato situazioni apparentemente impossibili. Ma come la spartizione del Mar Rosso, il messaggio sembra essere che soltanto quando facciamo noi la prima mossa l'impossibile inizia a diventare possibile.
    Una parabola chassidica trasmette la stessa idea:

    Un uomo è perso in un lungo e buio tunnel e non riesce a vedere la via d'uscita. All'improvviso appare un altro uomo:
    «Posso essere d'aiuto?»
    «Non riesco a vedere l'uscita del tunnel», dice il primo uomo.
    «Tieni», dice il nuovo arrivato. «Prendi la mia torcia. Ti aiuterà a trovare la strada».
    L'uomo prende la torcia, ma è ancora insoddisfatto.
    «Guarda», dice. «Non funziona. La torcia illumina solo pochi metri. Questo tunnel deve essere lungo centinaia di metri».
    «Hai ragione», dice l'uomo. «La torcia illumina solo pochi metri. Ma comincia ad andare avanti, e illuminerà i metri successivi. Adesso possono sembrare bui, ma vai avanti e appariranno diversi. E prima che tu te ne accorga, non solo potresti essere molto più avanti nel tunnel, ma potresti addirittura trovarti fuori, alla luce del giorno».