La patologia che salva

    Franco Cassano

     

    Quanta libertà ci è stata promessa e poi permessa dalla tecnica! La mattina del weekend partiamo con l'automobile e dopo due ore siamo sui monti o al mare. D'inverno possiamo girare per casa con vestiti leggeri, d'estate lavoriamo in locali refrigerati, voliamo ogni giorno da un continente all'altro, seguiamo al cinema splendide storie colorate. Tramite la televisione, il telefono o il computer possiamo sapere che tempo farà domani, consultare gli orari dei treni, comprare quasi tutto, comunicare con ogni angolo del globo, seguire gli eventi sportivi e i grandi concerti rock. Possiamo prevenire una malattia, curare e trasformare il nostro corpo, riprodurci e fare l'amore a dispetto dell'età, e domani saremo circondati più dai doni che dai figli. I nostri desideri possono realizzarsi, i sogni avverarsi. Come si può resistere a una tale seduzione?
    Tuttavia dovremmo anche imparare a guardare il lato d'ombra, cercare di capire dove, al di là delle conquiste esaltanti, si trovano le poste passive di questa contabilità, quelle di cui non si ama parlare, anche se, come la lettera rubata, sono davanti agli occhi di tutti. Basti pensare per esempio a tutti gli uomini uccisi da raffinati prodotti del progresso, come un cannone, una bomba più o meno potente, un'arma chimica o batteriologica, oppure dall'inquinamento ambientale, dagli incidenti delle grandi macchine veloci di terra, di mare e dell'aria. Qualche centinaio di milioni di uomini. Si dirà: non è la tecnica, ma la malvagità dell'uomo a produrre questi effetti; essi ci sono e ci saranno fino a quando non saremo riusciti a bloccare la malvagità. Ma noi viviamo in questo «frattempo», in questo «fino a quando», nell'intervallo infinito in cui la tecnica libera contemporaneamente tutti i suoi effetti.
    Occorre allora guardare, come in una buona inchiesta giudiziaria, tutta la contabilità, senza presumere che gli effetti positivi siano quelli sistematici, e quelli negativi il frutto di circostanze eccezionali o patologiche. A fronte di questo nostro laico (e sereno) tentativo scopriremo ben presto che gli scienziati e gli esperti (per fortuna non tutti) sono dei periti di parte, chierici della tecnica, interessati a propagandare (come ad esempio il professor Harry Griffin, il «padre» della pecora Dolly) solo gli effetti positivi di una scoperta, perché sperano, tramite essa, di passare alla storia. Com'è strano quest'oscurantismo moderno, tutto costruito intorno alle metafore di un illuminismo anchilosato! E com'è difficile anche oggi l'eresia!
    Lo stesso atteggiamento laico si deve avere di fronte agli sviluppi più recenti dell'informatica e telematica. Internet ha trovato subito una vasta schiera di apologeti. Con la grande rete si vola dappertutto, si raggiungono i luoghi più impensati, si cerca lavoro, si arriva nelle biblioteche e nelle camere da letto, si può comprare o sapere in tempi brevissimi dove e chi. Tramite la posta elettronica si possono spedire documenti lunghi e complessi in pochi minuti dall'altra parte del globo; fa sempre effetto, quando si preme il tasto della spedizione, immaginare il viaggio silenzioso e fulminante che le righe scritte stanno facendo.
    Anche qui occorre vedere l'altra faccia della luna. Pensiamo in primo luogo alla dipendenza da questa rete di comunicazione che talvolta diventa ossessiva, una vera e propria forma di tossicodipendenza. Quando si rompe il computer o il cellulare, all'inizio ci si sente perduti, ma poi si capisce che si può sopravvivere. E allora ci si accorge che è possibile usare questi incidenti per guadagnare una pausa e un intervallo, come accade per quelle piccole malattie che cí consentono di ottenere che, intorno a noi, la pressione si allenti. Quando uno di questi incidenti autorizza un'interruzione, e permette di ottenere riguardo e rinunzia all'intrusione, si trasforma in una porta sulla libertà. In questi momenti bisognerebbe fermarsi a riflettere, pensare che è paradossale che ciò che ci salva non sia un Dio, ma la patologia di uno strumento.
    Non si tratta solo di questo. La libertà di navigare lascia tracce, e qualsiasi nostro movimento sulla rete può essere intercettato, registrato e poi a noi imputato. Anche la carta di credito rende ricostruibili tutte le nostre spese.
    L'idea di cumulare in un unico documento codice fiscale, carta d'identità e mezzi di pagamento bancario è una delle idee più pericolose degli ultimi decenni. Chi controlla la rete telematica (pensiamo al satellite spia Echelon) viene messo in condizione di sapere tutto di noi, dove siamo, quanto soldi abbiamo, chi siamo e che cosa abbiamo fatto, dove siamo stati e che cosa abbiamo comprato. Le vecchie tecnologie ci lasciavano più spazi e più libertà dai controlli, mentre le nuove ci consegnano nelle mani di chi vuole, e soprattutto ha il potere di controllarci. Silicon Valley ha una sorella siamese: Echelon Valley.