Buon pastore, buon samaritano


    AnTony Puppo

    (NPG 2014-05-60)


    L'aria che si respirava era intrisa di voglia di cambiare. Serenità e motivazione si sono armoniosamente intrecciate alla quotidianità dei partecipanti nel Convegno PG di Genova a cui ho partecipato.
    Al centro degli interventi era la cura educativa: Cos'è? Come affrontarla? Chi è l'educatore?
    Ecco alcune risultanze che mi sono rimaste dentro e con cui mi confronterò nel ritorno al mio quotidiano educativo (e personale).
    “La cura educativa non è abilitazione al saper fare e nemmeno custodia del saper essere, è cura del saper vivere!”.
    L'educatore è maestro di vita, è colui che indica la strada da percorrere, quella strada della vita di cui le regole sono il guard rail.
    Nella cura educativa è fondamentale la relazione educativa, siamo esseri comunionali e socievoli che necessitano dell'intersoggettività. Il nostro “io” si apre a se stesso nell'incontro col “tu”.
    Il “donatario della cura” (così è stato definito l'educando) non è, però, esente da responsabilità. L'atto educativo fiorisce nella capacità di ereditare: ciò che si riceve è posseduto solo se riconquistato!
    Ma nella cura educativa è importante anche la passione educativa che è vocazione, dobbiamo esserci (non solo fisicamente).
    L'educatore è Buon Pastore: conosce e ama il suo gregge, chiama i ragazzi per nome, conosce le loro storie, li guida lungo quella strada della vita già citata.
    L'educatore è Buon Samaritano: interviene subito ed è capace di solidarietà lunghe perché gli atti momentanei non lasciano il segno... sì, perché l'educatore in-segna!
    È importante risvegliare il desiderio di vita, è importante capire che non dobbiamo seguire Gesù solo perché è vero e giusto ma perché è bello.