Eurispes e Telefono Azzurro
(NPG 2005-05-76)
Rimandiamo all’articolo del numero precedente (aprile 2005) per le note metodologiche e i risultati circa il rapporto con il mondo degli adulti e modelli educativi.
Questa indagine campionaria è tratta dal 5º Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
La scuola
Questa sezione del questionario era finalizzata ad evidenziare difficoltà e problemi che possono complicare il vissuto scolastico (come la presenza di barriere architettoniche per i ragazzi con handicap) o addirittura mettere a rischio la salute psico-fisica degli studenti (come gli episodi di bullismo, di spaccio di stupefacenti, di abuso sessuale, ecc.).
Rispetto a fenomeni di teppismo o atti di violenza, si evidenzia una elevata percentuale (53%) di scuole in cui si verificano furti; abbastanza diffusi risultano anche gli episodi di bullismo (accadono nel 35,4% dei casi, mentre il 28,9% non risponde alla domanda). Quasi un ragazzo su cinque (18,2%) afferma che nella propria scuola viene spacciata droga; sono molto frequenti le minacce e gli atti di prepotenza continui da parte di altri compagni (35,4%) e risultano leggermente più contenuti, ma comunque significativi, gli episodi di continue violenze fisiche da parte di altri compagni (16,8%).
Il 22,2% dei ragazzi denuncia la presenza di atti di discriminazione razziale all’interno della propria scuola ed il 7,2% afferma addirittura che si verificano casi di violenza sessuale. Occorre evidenziare, inoltre, le elevate percentuali di non risposte da parte degli intervistati in tutti gli items, in particolare quando si affronta l’argomento droga o si parla di discriminazioni razziali.
La presenza di barriere architettoniche nelle scuole, che rendono difficoltoso l’accesso ai portatori di handicap, risulta piuttosto limitata (6,4%), anche se non si deve ignorare il 33,7% di intervistati che non è in grado di rispondere alla domanda.
L’insegnamento della religione a scuola
In un momento in cui gli attuali conflitti geopolitici e le difficoltà della convivenza multiculturale hanno riacceso il dibattito sulla necessità del dialogo interreligioso, è interessante conoscere l’opinione degli adolescenti sulla didattica della religione, per verificare se nei nostri studenti sia predominate l’orientamento confessionale o, al contrario, la curiosità intellettuale verso le molteplici forme di culto. I risultati evidenziano la compresenza, con percentuali simili, dei due opposti atteggiamenti sopra citati: il 36,4% degli intervistati afferma che dovrebbe essere insegnata esclusivamente la religione cattolica, mentre il 31,5% propone che vengano insegnate tutte. Circa un ragazzo su quattro ritiene che a scuola non dovrebbe essere insegnata nessuna religione; un discreto numero di studenti non esprime alcuna opinione in merito (7,2%).
L’opinione sulla religione da insegnare a scuola assume delle connotazioni particolari a seconda del sesso dell’intervistato: un maggior numero di ragazzi afferma che la religione non dovrebbe costituire materia d’insegnamento (il 25,9% contro il 19,3% delle ragazze) e ritiene opportuno insegnare esclusivamente la religione cattolica (il 39,1% contro il 33,8% delle ragazze). Mostrano una atteggiamento di maggiore apertura le ragazze che nel 37,6% dei casi affermano che la scuola dovrebbe insegnare tutte le religioni.
Il lavoro
Secondo i ragazzi il lavoro assolve principalmente ad una funzione pratica, quella cioè della propria indipendenza economica (33,5%). Il lavoro inteso invece come realizzazione personale e concretizzazione dei propri sogni interessa rispettivamente il 17,3% e il 16,4% del campione. I due sessi non si differenziano in merito al fine principale assegnato al lavoro, quello dell’indipendenza economica: il 32,4% dei maschi contro il 34,6% delle femmine. In relazione agli altri scopi attribuibili al lavoro, emerge che tra le ragazze, rispetto ai ragazzi, è più alta la percentuale (21,1% contro 13,8%) delle femmine che lavorerebbero per una mera questione di realizzazione personale. I maschi (12%) affermano invece in misura leggermente superiore alle femmine (8%) che il lavoro è utile anche per dare un senso alla vita.
Ai ragazzi importa che il proprio lavoro sia innanzitutto molto remunerativo (21,3%) e poi che sia sicuro (15,1%). Con molta probabilità quest’ultima preferenza è il risultato della condizione di disagio che vivono i giovani d’oggi sconfortati e impauriti dalla precarietà e instabilità che caratterizza l’attuale sistema lavorativo. I giovani pertanto incerti del presente e preoccupati del loro futuro si augurano di trovare un lavoro in qualche modo sicuro. Interessa in minima parte invece che la propria attività lavorativa conceda molto tempo libero (5,6%) o che sia prestigiosa (5,3%).
L’opinione che gli adolescenti hanno in merito al lavoro ideale è influenzata dalla differenza di genere: ai maschi interessa principalmente l’aspetto remunerativo (25,9% contro il 16,6% delle femmine), mentre le femmine sono attratte dalla possibilità di essere completamente indipendenti (18,0% contro il 10,1% dei maschi).
Lo scorporo dei dati per sesso rileva inoltre che le ragazze sono in qualche modo più interessate agli aspetti umani e relazionali, auspicando in misura percentuale maggiore a quella dei ragazzi (12,6% contro il 6,3% dei maschi), che il proprio lavoro crei maggiori opportunità di conoscere nuove persone.
Il rapporto con il futuro
Questa sezione del questionario ha inteso sondare il grado di accordo degli intervistati su tre item, ciascuno esprimente una determinata “filosofia di vita”, ovvero un diverso modo di rapportarsi al futuro, in modo da verificare se, tra gli adolescenti, prevalga un atteggiamento disfattista, fatalista o di impegno responsabile verso la collettività.
La prima affermazione “Meglio vivere giorno per giorno, senza farsi troppi problemi” trova “molto” (31,1%) o “abbastanza” d’accordo (34,8%) sette adolescenti su dieci, mentre non è “per niente” condivisa dall’8,8% del campione.
L’item che raccoglie maggiori consensi è il secondo, relativo alla possibilità, tramite l’impegno personale, di costruire un futuro migliore per tutti: appena il 2,6% degli intervistati esprime completo disaccordo con questa opinione, mentre ben l’88,6% degli adolescenti si dice al contrario “molto” (57,9%) o “abbastanza” d’accordo (30,7%).
Il fatalismo sembra invece caratterizzare una quota sensibilmente minoritaria degli adolescenti. Meno di 1/3 del campione dichiara, infatti, di condividere molto o abbastanza l’affermazione “Inutile fare progetti per il futuro, perché le cose succedono per caso”; il 62%, al contrario, dice di rispecchiarsi “poco” in questa filosofia di vita (30,3%) o di non condividerla per nulla (31,6%).
Nello specifico, l’affermazione “Meglio vivere giorno per giorno, senza farsi troppi problemi” è condivisa “molto o abbastanza” dal 64% dei maschi e dal 69,8% delle ragazze, mentre l’item “Impegnandosi si può costruire un futuro migliore per noi e per tutti” trova “molto o abbastanza” d’accordo l’85,3% dei ragazzi e il 92,2% delle coetanee. È possibile osservare, in particolare, come il disfattismo caratterizzi una quota estremamente contenuta del campione, soprattutto tra le intervistate. Appena il 4,4% dei maschi e lo 0,8% delle ragazze affermano di non condividere per niente l’idea che impegnandosi si possa costruire un futuro migliore.
Va evidenziato, tuttavia, come le adolescenti si distinguano dai loro coetanei, oltre che per un minor disfattismo, anche per la presenza di una più forte componente fatalista. L’idea che sia inutile fare progetti per il futuro in quanto le cose nella vita avvengono per caso – condivisa da una parte minoritaria degli intervistati di entrambi i sessi – raccoglie infatti maggiori consensi proprio tra le ragazze, che la condividono “molto o abbastanza” nel 34,3% dei casi (contro il 30,7% dei coetanei). Tra di esse è inoltre più contenuta la percentuale di quanti esprimono completo disaccordo con questa filosofia di vita, ritenuta per niente condivisibile dal 28,5% delle intervistate e dal 34,6% dei ragazzi.
I principali problemi socio-politici
È stato chiesto agli adolescenti di indicare quali tra i problemi del mondo suscitassero in loro maggiore preoccupazione. Guerra e terrorismo sono al centro delle preoccupazioni degli adolescenti. Circa il 58% degli intervistati è infatti maggiormente allarmato dalla guerra (30,1%) e dal terrorismo (27,8%). Un quinto degli adolescenti avverte in misura maggiore il problema della fame nel mondo, mentre quote più contenute di intervistati affermano di essere preoccupati soprattutto del razzismo (7,5%), del sottosviluppo che caratterizza il cosiddetto “Terzo Mondo” (7,2%), e del predominio delle Nazioni più ricche (5,1%). Lo scorporo dei dati per sesso non rileva differenze significative. È possibile evidenziare una preoccupazione maggiore, da parte dei maschi, in merito a terrorismo (fenomeno che sta al centro delle loro preoccupazioni nel 30,4% dei casi, contro il 26,5% delle coetanee) e predominio delle Nazioni più ricche (6,4%, contro il 4,1% delle ragazze), mentre le ragazze sono maggiormente preoccupate dalla guerra (33,6%, contro il 27,8% dei ragazzi).
La televisione
L’indagine rileva che gli adolescenti non si lasciano quasi per niente condizionare dalla presenza del bollino rosso che accompagna i programmi inadatti ai giovanissimi. Traducendo in cifre, l’89,1% dei ragazzi guarda i programmi televisivi pur se sconsigliati ad un pubblico minorile: il 67,4% li vede anche da solo, il 13,1% in compagnia dei propri amici o fratelli e l’8,6% solo in compagnia di persone adulte. Marginale risulta la percentuale (4,0%) di chi rispetta i divieti posti sulla programmazione televisiva.
L’analisi per sesso degli intervistati, invece, ha dimostrato una sostanziale differenza di atteggiamento tra i maschi e le femmine di fronte al bollino rosso. I maschi sono quelli che in misura maggiore sono portati a vedere da soli i programmi con bollino rosso (73,7% contro il 61,4% delle femmine).
Le ragazze appaiono invece più caute dei coetanei maschi, preferendo guardare la programmazione televisiva vietata in presenza di persone adulte (12,3% contro il 4,7% dei maschi) o con i propri amici (15,9% contro il 10,5% dei maschi).
Rispetto ai risultati dell’indagine realizzata lo scorso anno (4° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza) si raccolgono giudizi più tolleranti in merito alla volgarità televisiva ma più severi sul fronte della violenza. Ad ogni modo, la stragrande maggioranza giudica la televisione divertente (85,4%) e interessante (77,0) e quindi un ottimo mezzo di svago.
La televisione è giudicata violenta dal 37,8% del campione (contro il 36,4% del 2003) e volgare dal 53,0% dei ragazzi a fronte del 47,9% della precedente rilevazione.
I giudizi degli adolescenti, se confrontati con quelli dei bambini, risultano più severi: è più alta tra i ragazzi infatti la percentuale di coloro che definiscono la Tv volgare, violenta e noiosa.
Incrociando i giudizi espressi sulla programmazione televisiva con il sesso degli intervistati emergono lievi differenze.
Le femmine, più divertite dalla televisione rispetto ai maschi (87% contro il 83,9%), appaiono più sensibili ed intolleranti in merito alla volgarità (56,3% contro il 49,7% dei maschi). I maschi appaiono invece più ottimisti delle ragazze in relazione alla funzione educativa della televisione: 46,3% contro il 38,6% delle femmine.
L’indagine ha messo in luce che in merito a programmi come il Grande Fratello o Uomini e donne complessivamente il 30,8% del campione esprime pareri positivi: al 18,4% piacerebbe parteciparvi, al 10,7% piace seguirli perché rappresentano le cose che accadono tutti i giorni e soltanto l’1,7% li trova divertenti.
Il resto del campione invece è piuttosto critico: un quarto del campione (24,5%) li considera falsi e ben il 22,4% afferma di non guardarli. Per una minoranza si tratta invece di trasmissioni noiose (4,7%), volgari (3,8%) e stupide (1%). Se è vero che la maggior parte degli adolescenti intervistati non condivide questo tipo di trasmissioni televisive, è bene non sottovalutare che un terzo del campione ha espresso giudizi positivi. Il Grande Fratello e Uomini e donne sono seguiti molto meno dai maschi che dalle ragazze (28,6% contro il 16,2%) che dichiarano di apprezzarne la rappresentazione della realtà in misura maggiore (15,5% contro il 6,1% dei maschi). Entrambi i sessi esprimono il medesimo desiderio di partecipare a tali trasmissioni (18,5% fra i maschi e 18,3% tra le femmine) e la pensano alla stessa maniera sulla loro inattendibilità (sono falsi per il 23,9% dei maschi e per il 25,4% delle femmine).
L’indagine rivela che gli adolescenti ripongono una discreta fiducia in merito alla veridicità delle notizie divulgate dai telegiornali o dai programmi di informazione. Il campione infatti ha dichiarato di credere a ciò che ascolta dai telegiornali “qualche volta” nel 26% dei casi, “spesso” nel 29,2% e “sempre” nel 10,1%. Rispetto alle risposte fornite alla stessa domanda dal campione di bambini, gli adolescenti evidenziano uno scetticismo maggiore (27,5% dei bambini contro il 10,1% degli adolescenti che credono sempre all’informazione televisiva). Quasi un terzo del campione rapporta inoltre l’attendibilità della notizia al programma informativo che la diffonde (28,9%). Mettendo in relazione le risposte fornite dal campione con il sesso degli intervistati, emerge un maggior scetticismo tra i maschi: il 4,9% contro l’1,5% delle ragazze non crede “mai” a quello che riportano i programmi di informazione. Le ragazze appaiono invece molto più inclini a giudicare l’attendibilità di una notizia in base al programma televisivo che la propone (34,8% rispetto al 23% dei maschi).

