Progetto per un corso di formazione degli animatori dei gruppi giovanili ecclesiali. Indicazioni generali


     

    Studenti dell’Istituto di Teologia Pastorale – UPS – maggio 1998

    (NPG 1999-02-51)


    Il corso intende promuovere la formazione degli animatori attraverso un progetto formativo, costruito e realizzato nello «stile» dell’animazione.
    Per questo:
    • l’abilitazione alle competenze di cui l’animatore ha bisogno si realizza integrando «conoscenze» e «atteggiamenti»;
    • il modello comunicativo utilizzato in tutti i momenti è quello tipico della «narrazione» (secondo la letteratura riconosciuta);
    • tra le tante competenze indicate come obiettivo, la scelta corre verso quelle che possano operare da «generatrici» di altre (vista l’impossibilità di prevedere adeguati interventi su tutta la gamma);
    • la proposta di nuovi contenuti si realizza attraverso un atteggiamento esplicito di accoglienza: riconoscendo le conoscenze esistenti e restituendole al programma come base su cui costruire nuove competenze;
    • la realizzazione avviene in termini di processo: l’obiettivo formativo è assicurato «nella logica del seme». Per questo la preoccupazione continua è verso l’abilitazione a «imparare ad imparare».

    AREE TEMATICHE

    Sulla misura della figura e funzione dell’animatore sono previste le seguenti aree tematiche:

    1. Perché l’animazione
    per far nascere il bisogno di animazione come riconoscimento di una possibile soluzione ai problemi culturali e strutturali ricorrenti:
    • analisi della situazione dominante (nei suoi aspetti positivi e problematici);
    • analisi del vissuto personale dal punto di vista dei processi evolutivi e dei condizionamenti da cui liberarsi;
    • analisi dei modelli educativi dominanti, per cogliere il loro senso e il loro limite;
    • indicazione di una «via di uscita» (l’animazione) come organizzazione di possibilità in vista della soluzione dei problemi riscontrati, a partire dalla storia di chi l’ha sperimentata.

    2. Cosa è l’animazione
    per determinare l’oggetto preciso della proposta, a partire dal modello di animazione che è stato scelto:
    • confronto con i modelli ricorrenti di animazione;
    • l’animazione come stile di vita e come metodo educativo;
    • l’animazione come proposta culturale, con un suo obiettivo e i suoi metodi;
    • l’antropologia sottostante dell’animazione.

    3. Chi anima
    per definire la figura di colui che si assume la funzione di animare:
    • proposta di un modello di maturità personale e delle condizioni di assunzione e di verifica (motivazioni all’animazione);
    • indicazione di competenze e strumenti di acquisizione (dal punto di vista pedagogico, teologico e biblico);
    • la spiritualità dell’animatore: l’«amore alla vita», riscoperta e riaffermata nella sua radice teologica, come modello globale di spiritualità.

    4. Dove animare
    per definire il luogo esistenziale (in prospettiva ottimale e con indicazioni del processo conseguente esigito) dove si può svolgere l’animazione:
    • il territorio come luogo concreto dove si svolge la vita quotidiana dei soggetti (= una lettura dell’esistente per cogliere le sfide alla qualità della vita);
    • le risorse educative provenienti dal concreto contesto di vita e le sfide che esso lancia;
    • luoghi e ambiti di esperienza religiosa e segnali, positivi e problematici, presenti in ordine all’esperienza di trascendenza;
    • il gruppo come luogo dove sperimentare uno stile di vita nella logica dell’animazione, per mostrare fattivamente la sua praticabilità (= una dinamica di gruppo in funzione dell’animazione).

    5. Animare per la vita e la speranza
    per definire un quadro di contenuti che siano capaci di fondare e sostenere il servizio dell’animatore, orientare con chiarezza il suo obiettivo globale e fornire le caratteristiche della sua proposta nell’attuale pluralismo teologico e antropologico:
    • verso una ricomprensione dei contenuti della fede dalle provocazioni e dalle sfide attuali, per ricomprendere il significato di bella notizia per la vita e la speranza;
    • il confronto con la Bibbia per leggere la realtà dal mistero che si porta dentro;
    • elaborazione di modelli di preghiera e di celebrazioni liturgiche, per far sperimentare un frammento di futuro nelle pieghe del presente.

    6. Come animare
    per definire un modello operativo di intervento nello stile dell’animazione:
    • la comunicazione come via privilegiata di animazione;
    • la narrazione come modello privilegiato di comunicazione (anche in ordine alla evangelizzazione);
    • altri strumenti nella logica dell’animazione: tecniche di animazione.

    7. Come progettare nella logica dell’animazione
    per definire un quadro globale dentro cui collocare i singoli elementi, indicando agenti, priorità, tempi e metodi, verifiche:
    • dalla definizione degli obiettivi alla indicazione di compiti (processo di operazionalizzazione);
    • elaborazione di strategie operative nella collaborazione: agenti, corresponsabilità, condivisione di informazioni...;
    • indicazioni delle risorse disponibili e la loro organizzazione;
    • tempi e modi di verifica.