Virginia Di Cicco
(NPG 1999-07-63)
Il vento tra i capelli. Il fresco del tramonto. Sono io tra la folla che segue Gesù fuori la porta di Capernaum. Quando all’improvviso una battuta d’arresto: l’attenzione di Cristo è attirata dall’uomo seduto al banco della gabella, in apparenza indifferente ma con il respiro contratto: è Levi, il pubblicano che troppe volte ha ignorato le suppliche dei deboli per pensare che mai Dio possa ascoltare le sue. Sapeva Levi del paralitico guarito, aveva atteso con ansia Gesù, lo aveva visto entrare nella città ed era rimasto paralizzato, ammutolito dalla vergogna, dalla paura. Il suo cuore gridava mentre lo sguardo fingeva di volgersi altrove. E la parola di Gesù arriva dopo un lunghissimo sguardo: Seguimi.
La barca dondola dolcemente. Pietro è stanco e più irritabile del solito. Sono lontani, eppure dalla riva riesco a vederli. L’espressione contrariata, una smorfia di ironia, Pietro cala le reti. Probabilmente avrebbe solo voglia di andare a riposare. Ed ecco che la barca si muove pericolosamente, il pesce gonfia le reti e l’amor proprio di Pietro, che sembra non capire più nulla. Gesù, lo vedo bene, è in disparte, in silenzio per non attirare l’attenzione, aspetta un gesto di Pietro e l’attesa è saziata: Pietro si volge a chiamare i compagni sull’altra barca perché vengano a prendere una buona parte di quel pesce. Soltanto dopo si ricorderà di Gesù per cadere in ginocchio spaventato davanti l’Amore, il solo capace di riconoscere sotto la scorza dell’uomo collerico, il fanciullo fragile e bisognoso d’attenzione. È avvenuto sotto i miei occhi il miracolo straordinario della condivisione.
La città di Naim ha una sola porta e su quella porta io stessa ho visto incontrarsi la morte e la Vita. Una povera vedova aveva perduto l’unico figlio e il corteo funebre si avviava triste e lento verso il sepolcro. Si sa, la morte è madre gelosa che stringe i suoi figli a sé e con lo sguardo sfida chiunque ad osare.
Davanti al corteo, sulla soglia della stessa porta, la Vita sorride, e sfiorando il corpo avvolto nel sudario, parla alla morte dell’Amore. La morte trasecola, ha un fremito e le dita rapaci si sciolgono per lasciare libera la preda. Cristo sorride. Il giovane, alzandosi lento, sorride. La vedova di Naim sorride. Io stessa sorrido.
«Perché sorridi?» mi domanda Donatella, seduta accanto a me e fino ad un attimo prima immersa nella lettura di uno dei suoi amatissimi thriller. Sono giorni di vacanze e scivoliamo adagio adagio sulle onde, cullati dalla nostra piccola barca a vela. Mare, sole e silenzio.
«Sorrido perché ho appena visto Cristo sconfiggere la morte, dopo aver allargato il cuore di Pietro e spalancato lo stipo dove la Vita attendeva Matteo».
Donatella continua a guardarmi incuriosita e nasce così una lunga conversazione su quanto sia importante per la gente semplice che qualcuno la faccia sentire partecipe allo straordinario svolgersi della Buona Novella, che qualcuno la faccia sentire Vangelo.
Io stessa avrò letto mille volte quei brani del Nuovo Testamento eppure mai come ora avevo avuto la sensazione di esserne parte attiva, di esserci anch’io in quel meraviglioso ripetersi per l’eternità.
Ho sentito il vento e le emozioni di Pietro dentro me e ho esitato con Matteo tenendo il fiato sospeso finché Cristo non ha volto lo sguardo verso di lui. Ho pianto con la folla che sempre seguiva Gesù quando ho visto il giovanetto risorgere. Ero anch’io folla che seguiva Gesù.
Non ricordo di aver mai visto così da vicino il Cristo, fin dentro lo sguardo, lungo le rughe, il respiro e la commozione.
Il testo sacro non è una collezione fredda e un po’ distante di statue perfette e levigate ma con lo sguardo vuoto e lontano, con una sola, ferma espressione.
Il Vangelo è mare che brulica di vita e uomini dal sangue che scorre riottoso e carne che trema dall’emozione.
È questa la chiave di lettura per sentirsi Chiesa, nel profondo.
Io l’ho scoperta durante un tramonto di fine estate, in mare alto, su una barca a vela. Quasi come Pietro. E l’ho scoperto grazie a dei piccoli ma preziosi libri, pubblicati da una piccola ma preziosa casa editrice: Sharòn.
È il 1996 quando un gruppo di studenti universitari decide di osare e fonda Sharòn, con grande entusiasmo e molte speranze. Una, quella di riproporre all’uomo, a volte distratto e anche poco memore dei suoi tesori, la vocazione alla vita nascosta nell’animo e messa a tacere dal caos del mondo. Eppure vocazione presente e vigile. La vocazione alla vita, non vi sembra cosa straordinaria?
Così sono nate tre collane: una di testi di psicologia, una di «spiritualità biblica» e una di «pedagogia spirituale». Testi di autori stranieri e italiani davvero moderni. Senza usare troppi aggettivi.
Non è tutto qui. Dietro Sharòn splende un’esperienza del tutto originale: la Convocazione di Cristofilìa, una comunità di persone da ogni confessione cristiana, uomini e donne di ogni età che vivono insieme con la sola regola del «nuovo comandamento» dato da Gesù: quello dell’amore e del servizio.
Seppure dovesse capitarvi di sentirlo troppo difficile o radicale per le vostre forze, mettete da parte la paura e aprite un libro, magari «Piccoli incontri» di Rocco Quaglia. C’è da divertirsi a seguire Zaccheo, affannato che tenta di farsi largo tra la folla, che corre come un giovanetto, corre fino a consumare tutto il fiato e in ultimo disperato sale veloce su un albero di sicomoro.
A Zaccheo su quell’albero Gesù volgerà lo sguardo perché per quanto le cose del mondo possano frapporsi, niente potrà cancellare l’appuntamento che la Vita ha stabilito con noi.
«Egli ha stabilito un giorno e una via in cui ognuno di noi potrà contemplarlo».
Per alcuni l’appuntamento è stato su un albero. Per noi potrebbe essere davanti a un libro.

