Giovani e comunità ecclesiale italiana


     

    (NPG 1984-09-9)

    In occasione della duplice ricorrenza per il 1985 dell'Anno dei giovani e del Convegno ecclesiale «Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini», pubblichiamo una «nota», a cura di alcune riviste di pastorale e catechesi giovanile, sullo «spazio» dei giovani nella Chiesa.
    L'esigenza di riconciliazione è avvertita, e ha bisogno di essere accolta e proclamata, anche dai giovani e per i giovani.
    In essi sono presenti germi di riconciliazione che devono essere riconosciuti e fatti germinare, alla luce dell'incontro tra esigenze dei giovani e annuncio del Vangelo. «La «nota» è frutto di alcuni incontri redazionali.

    1. IL SIGNIFICATO DELLA PROPOSTA

    Responsabili di questa proposta sono i gruppi redazionali di alcune Riviste di catechesi e di pastorale, operanti nell'area ecclesiale italiana:
    CATECHESI
    DA MIHI ANIMAS
    DIMENSIONI NUOVE EVANGELIZZARE
    AMICO, in rappresentanza della Federazione Stampa Missionaria Italiana
    NOTE DI PASTORALE GIOVANILE SETTIMANA.
    Provocati da due importanti fatti, il Convegno ecclesiale «Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini» e l'«anno dei giovani», proclamato dall'ONU per il 1985, abbiamo sentito l'urgenza di riflettere assieme, da prospettive diverse, sui temi e problemi della pastorale giovanile italiana.
    Abbiamo così vissuto una interessante esperienza di Chiesa, verificando l'intensa sensibilità ecclesiale che attraversa le nostre redazioni, l'arricchimento che scaturisce nel confronto e nel dialogo, le notevoli possibilità di servizio pastorale aperte sul nostro lavoro culturale.
    Da parte nostra ci siamo impegnati a continuare questa positiva esperienza. Abbiamo anche concordato di pubblicizzare le nostre riflessioni, come modesto e sincero contributo a tutta la Chiesa italiana, per renderla ancora più attenta ai problemi dell'attuale pastorale giovanile. Il Convegno può offrire una provvidenziale occasione.
    Per questo abbiamo inviato la presente «nota» a tutti coloro che hanno responsabilità nella preparazione e nella realizzazione del Convegno stesso.

    2. UN PROFONDO BISOGNO DI RICONCILIAZIONE

    Abbiamo letto con attenzione il materiale, curato dalla segreteria del Convegno, circolante nelle nostre comunità ecclesiali come preparazione al Convegno stesso.
    L'abbiamo trovato molto preciso e stimolante.
    Desideriamo riprendere qui alcuni temi, per evidenziare cose già dette e integrare aspetti un po' sottaciuti.
    Lo facciamo collocandoci dalla prospettiva dell'attuale situazione giovanile. Sappiamo che è un'ottica parziale, ma resta importante e va compresa adeguatamente.

    2.1. Segni positivi di Riconciliazione

    Ci siamo interrogati prima di tutto su quali segni di riconciliazione stiano emergendo nel nostro tempo.
    Ci è sembrato questo un modo concreto di confessare la nostra fede nella salvezza di Dio, già presente nella storia, proprio mentre come Chiesa operiamo per la sua piena realizzazione.
    Abbiamo elencato tanti temi, di rilevanza differente.
    Tre segni ci sono apparsi particolarmente interessanti.
    Possono rappresentare come le dimensioni privilegiate di un cammino di riconciliazione, capace di valorizzare l'esistente. Li elenchiamo brevemente.
    1. La solidarietà che si esprime in gesti differenti e concreti: volontariato, impegno per la pace, servizio al terzomondo, internazionalismo, coscienza missionaria, attenzione ai più poveri e agli emarginati...
    Molti giovani vivono queste esperienze come qualcosa di intensamente nuovo rispetto ai modelli del recente passato. In questa novità essi sperimentano la possibilità di «riconciliare» le tradizionali tensioni tra pubblico e privato, tra collettivo e personale, tra istituzioni e «mondi vitali».
    2. La riscoperta della soggettività inalienabile di ogni persona che si esprime concretamente nella valorizzazione della quatidianità, nel bisogno di riscattare la persona da ogni defraudazione, nella ricerca di senso e di identità...
    Anche queste esperienze esprimono un luogo di «riconciliazione» tra valori che spesso sono stati vissuti come contrapposti: legge e libertà, oggettività e responsabilità personale, norme e persona, impegno per gli altri e autorealizzazione.
    3. Il senso del mistero, il bisogno d'invocazione e la ricerca di trascendenza. Lo conferma la vita di gruppi e movimenti. Lo esprime la storia di tanti giovani che vogliono uscire dalla crisi della secolarizzazione e dei grandi messianismi ideologici. La stessa riscoperta della soggettività e i nuovi modelli di solidarietà rappresentano per questi giovani il luogo privilegiato in cui ridire l'esperienza etica e riconquistare una esistenza credente.
    Molti giovani stanno così inventando uno spazio vitale di religiosità che aiuta a superare la disperazione della triste chiusura nell'immanente o il non meno triste «consumo» di cose religiose.
    Un'analisi approfondita può facilmente mettere in risalto le ambiguità e i limiti di queste esperienze. Sono però innegabili segni della novità con cui lo Spirito ringiovanisce l'umanità.

    2.2. Esigenze attuali di Riconciliazione

    Per consolidare questi segni positivi di Riconciliazione e soprattutto per allargarli nella direzione di tutti i giovani, e dei più poveri e deboli in primo piano, non possiamo però dimenticare il «grido» che sale da molti di essi.
    Si tratta spesso di un grido senza parole, perché sono lontani i tempi della protesta urlata. Sarebbe però scorretto ignorare che i giovani continuano ad essere «problema» nella Chiesa e nella società, solo perché non c'è più una contestazione diffusa e violenta.
    1. Per molti giovani riesce difficile definire il «senso» della loro vita, trascinati in una rete intricata di proposte e di relazioni, bruciati dalla crisi di futuro che ci attanaglia, consapevoli della ingovernabile complessità del sistema culturale e sociale in cui viviamo.
    2. Esistono poi grossi problemi strutturali, che inquinano il rapporto giovani e società: disoccupazione, emarginazione, sfruttamento giovanile, droga, violenza, crisi delle istituzioni.
    3. Anche tra giovani e Chiesa non mancano le difficoltà. Le sottolineiamo con qualche espressione più diffusa, perché ci riguardano da vicino.
    Ci sono dei dati facilmente costatabili, come ricorda anche il «materiale» preparatorio al Convegno: conflitti e rancori tra movimenti ecclesiali, disaffezione religiosa, identificazione selettiva con l'istituzione ecclesiale, soggettivizzazione dei riferimenti etici.
    Ci sono però altri grossi problemi. Li elenchiamo con coraggio per dare voce al «grido di riconciliazione».
    - La comunicazione pastorale, anche con i giovani che frequentano i luoghi ecclesiali, riesce sempre più difficile. Spesso questi giovani hanno l'impressione di vivere come in un paese straniero, dove si parla un'altra lingua, tanto i modelli culturali utilizzati nella evangelizzazione sono lontani da quelli che loro sono abituali.
    - Talvolta si assiste ad una utilizzazione strumentale e funzionale delle disponibilità dei giovani «vicini». Le comunità ecclesiali si servono di loro per coprire alcune esigenze immediate, senza permettere ad essi una crescita nella corresponsabilità ecclesiale e una apertura verso l'esterno.
    - In alcune proposte di vita cristiana (a livello di dialogo pastorale, nella vita di gruppo o nella esperienza di movimenti) viene richiesta o proposta una identità troppo forte oppure poco responsabilizzante. L'esperienza religiosa non promuove così la crescita della persona, ma opera come pericolosa manipolazione.
    - Non mancano modelli di vita cristiana integristi, incapaci di vero dialogo con la cultura.
    - Mancano testimonianze adulte, capaci di riconciliare a livello di vissuto una fede intensa con una vita matura e impegnata.
    - Qualcuno riduce l'azione pastorale verso i giovani alla sola prassi associativa o alla esperienza dei movimenti. Non solo restano così scoperte amplissime aree giovanili. Ma soprattutto si corre il rischio di ignorare i veri problemi dei giovani e di scivolare in una pastorale élitaria che emargina, anche nell'ambito ecclesiale, i più poveri.
    Abbiamo elencato alcune esigenze di Riconciliazione.
    L'abbiamo fatto per dare voce a diffuse preoccupazioni. Ma soprattutto perché siamo consapevoli di un dato: una corretta prassi di Riconciliazione in questi ambiti può risultare un prezioso servizio al consolidamento e alla diffusione della comunione degli uomini tra loro e con Dio e, quindi, al Regno di Dio.

    3. COME OPERARE PER LA RICONCILIAZIONE

    Non vogliamo arrogarci la pretesa di insegnare ad altri.
    Con sincero atteggiamento ecclesiale pensiamo però di mettere al servizio delle comunità ecclesiali quello che costatiamo dall'osservatorio della nostra particolare funzione.
    Da questo interessante punto di vista ci capita spesso di costatare sensibilità emergenti, preziose iniziative e, talvolta, ca-
    renze pericolose. Organizzando questo materiale vivo, suggeriamo alla comunità ecclesiale italiana qualche gesto concreto. La nostra proposta è articolata su due livelli.
    Sottolineiamo prima alcuni orientamenti globali.
    E ricordiamo poi alcune proposte concrete, destinate a valorizzare l'esistente e a sollecitare eventualmente verso realizzazioni nuove.
    Il Convegno potrebbe operare da «cassa di risonanza» per rilanciare qualcuna di queste iniziative.

    3.1. Alcuni orientamenti globali

    Sono molti gli interventi che una comunità ecclesiale può realizzare per costruire una esperienza di Riconciliazione.
    Nella prospettiva in cui ci siamo collocati e come risposta concreta alle urgenze che abbiamo ricordato, desideriamo evidenziarne soprattutto tre. Rappresentano le scelte prioritarie secondo la nostra logica: quelle che possono riassumere tanti gesti quotidiani e quelle che non dovrebbero mai essere dimenticate, anche sotto l'urgenza delle molte cose da fare.
    Per questa loro funzione quasi «generatrice», li raccomandiamo proprio come orientamenti globali di azione pastorale per la Riconciliazione nell'attuale situazione giovanile.
    1. La consapevolezza che la Riconciliazione e la salvezza sono il dono grande di Dio che gratuitamente ci fa «uomini nuovi», in un amore che ci ha investito «quando eravamo peccatori», ci spinge a ricordare a tutte le comunità ecclesiali il dovere di annunciare questo evento secondo modalità che siano esperimentate congruenti all'evento stesso: diventando luogo dove ciascuno fa esperienza di essere accolto incondizionatamente nell'abbraccio del Padre.
    Riconosciamo qui una esigenza di estrema importanza nell'attuale situazione culturale. L'evangelo risuonerà come «buona notizia» se saprà ricordare a tutti la priorità dell'amore perdonante di Dio sull'impegno etico dell'uomo.
    2. La scelta dell'educazione come modo concreto di servire la promozione umana rappresenta il nostro secondo orientamento.
    I compiti promozionali sono molti perché complesso è il problema da affrontare. Sulla scorta di tante esperienze ecclesiali, raccomandiamo il coraggio di privilegiare l'educazione come via di trasformazione globale, incidente e praticabile, a tutti i livelli.
    Educazione è presenza e relazione, per restituire ad ogni uomo la gioia di vivere e quel futuro che spesso gli è defraudato, attivando progressivamente in lui la coscienza riflessa e critica di se stesso, della propria storia, degli altri e del mondo. Qui vediamo il centro del servizio promozionale delle comunità ecclesiali. Certo, non è compito solo nostro. Ma crediamo che sia irrinunciabile e qualificante per chi confessa Gesù Cristo come il Signore della vita.
    3. Ci sembra urgente infine per le comunità ecclesiali ritrovare il coraggio di denunciare con voce forte gli sfruttamenti e le sopraffazioni, le carenze culturali e strutturali, il rifiuto di chiamare le cose con il loro nome, mascherandosi dietro discorsi vaghi e inconcludenti, i giochi di potere e le manipolazioni. Anche questo è gesto di Riconciliazione.
    Crediamo che solo operando così possiamo vivere il futuro definitivo della Riconciliazione dei cieli nuovi e nuove terre, come giudizio e come speranza per l'oggi.
    Siamo convinti che questa denuncia profetica va espressa con una coscienza penitente e festosa nello stesso tempo.
    La coscienza penitente nasce dalla consapevolezza dei tradimenti perpetrati sulla vita da tanti compagni di esperienza credente ed ecclesiale.
    La coscienza festosa sorge dalla fierezza dei grossi contributi alla vita offerti da Gesù Cristo e da molti che l'hanno confessato il Signore.

    3.2. Proposte concrete

    Elenchiamo anche alcune proposte concrete.
    Le ricordiamo solo per estendere la conoscenza di realizzazioni che alla prova dei fatti si sono dimostrate come preziosi luoghi di Riconciliazione.
    - Promozione di luoghi e di momenti di «riconciliazione tra generazioni». Nella vita delle comunità ecclesiali esistono già molti luoghi utilizzabili in questa prospettiva: le stesse celebrazioni liturgiche, la vita dei gruppi e dei movimenti, alcune esperienze forti.
    Un ambito interessante può essere rappresentato anche dalla ricerca e produzione di «cultura».
    - Definizione di un progetto operativo di pastorale giovanile con e per i giovani. Questo progetto può essere gestito da una
    «struttura» diocesana di pastorale giovanile, vissuta come luogo di incontro e di confronto tra movimenti ecclesiali, istituzioni diverse, centri diocesani, zonali, parrocchiali. È importante assicurare il dialogo veramente a tutti i livelli: elaborazione, realizzazione, verifica del progetto stesso.
    - Gemellaggi e scambi tra diocesi e/o parrocchie a livello Nord/Sud, anche come espressione concreta di confronto tra le diverse Chiese locali. Un'occasione può essere rappresentata da convegni, campi-scuola, giornate di studio.
    - Creazione (attraverso istituzione e relativi processi di formazione) di équipes disposte e collaborare e a sostenere iniziative nelle zone più povere o meno sensibili.
    - La scelta della «formazione» (a tutti i livelli: laici, animatori e catechisti, giovane clero, formazione permanente) come esigenza prioritaria, su cui giocare tutte le energie, anche se si verrà ripagati solo a tempi lunghi.
    - Ricomprensione dei differenti ministeri per assicurare ai laici (e quindi anche ai giovani) un reale protagonismo nella vita della Chiesa.

    4. VERSO UN PROGETTO DI PASTORALE GIOVANILE

    Sentiamo il bisogno di concludere queste riflessioni dando voce ad una preoccupazione più generale. Essa è stata sullo sfondo della nostra ricerca e delle proposte in cui l'abbiamo articolata.
    Ci sembra urgente per la Chiesa italiana «interessarsi veramente dei giovani», come raccomandava Giovanni Paolo II.
    Questo significa tante cose. Tra l'altro:
    - Elaborare un progetto organico e articolato di pastorale giovanile attraverso cui evidenziare priorità, orientamenti, prospettive. Ispirandosi a questo quadro di riferimento, le chiese locali e i singoli operatori potranno verificare e qualificare la loro azione evangelizzatrice.
    - Inventare luoghi di incontro, di dialogo, di accoglienza, «oltre» le tante cose, preziose e stimolanti, realizzate nei movimenti e nelle associazioni, per allacciare un dialogo con tutti i giovani, facendo la Chiesa vicina alle loro attese, speranze, gioie e delusioni.
    - Progettare un modello concreto di esistenza cristiana e di «spiritualità», vivibile e praticabile da questi concreti giovani, per permettere ad essi di consegnarsi a Gesù Cristo nella sua Chiesa restando pienamente giovani di questo tempo.
    - Sollecitare comunità, adulti, istituzioni a piegarsi al servizio dei giovani più poveri, per far strada con essi, gratuitamente e festosamente, senza la pretesa, più o meno nascosta, di assicurare proseliti alla propria bandiera.
    L'anno dei giovani e il Convegno possono diventare un dono dello Spirito a tutta la comunità civile ed ecclesiale italiana, se opereranno anche come stimolo ad una diffusa attenzione alla pastorale giovanile.