Antonio Pilati
(NPG 1980-05-22)
L'idea del tempo libero rimanda immediatamente ad una concezione di vita socialq ben definita: da una parte un tempo di lavoro delimitato, con impegni e vincoli chiaramente prestabiliti; dall'altro, al netto dei tempi richiesti per adempiere necessità pratiche e fisiologiche (mangiare, dormire, spostarci), il tempo che sfugge all'obbligo economico, che è investito nello scambio affettivo o devoluto allo svago.
In questo tempo disponibile, dalla fisionomia multiforme e plasmabile, la sociologia elenca attività e interessi disparati: dallo sport alla religione, dall'hobby privato all'impegno sociale, dall'esposizione ai mass media (le serate davanti al televisore) al tempo passato al bar. Il criteri!) che accomuna fra loro queste attività diverse e le distingue dalle altre è semplicemente quello della non-remunerazione: ciò che non ha efficacia economica sfugge al principio della prestazione di lavoro e rientra nel tempo libero.
In sostanza è il lavoro che modella il tempo libero: ne detta non solo l'ampiezza quantitativa, ma anche la collocazione entro la giornata e, in definitiva, la quantità di energia e di attenzione psichica che lo sostanzia. In questo senso la nozione di tempo libero presuppone una società scandita da ritmi regolari, in cui la vita collettiva è organizzata secondo precise strutture d'ordine.
Il tempo dei giovani è oggi meno strutturato
Sono appunto le condizioni che mancano nell'attuale situazione giovanile. Le strutture d'ordine (il lavoro, la scuola) che dovrebbero definire l'ambito del tempo libero e modellarne la figura mostrano, per vari motivi, una crisi diffusa. L'accesso dei giovani al mercato del lavoro ufficiale, garantito (otto ore, stabilità d'impiego, mansioni ben definite) è difficile, limitato: si diffondono, in larga misura, forme di lavoro diverse - saltuarie, precarie, a orario ridotto, spesso autonome, svincolate da regole precise e da norme rigide, codificate; contemporaneamente, in molte situazioni, la scuola perde la sua fisionomia vincolante, richiede tempo e attenzione in forme più fluide, scorrevoli: l'impegno dentro l'istituzione si fa meno netto, meno importante, la vita del singolo risulta strutturata dalla scuola in forme meno solide che in passato.
Aumenta il tempo individuale scisso da ogni esperienza collettiva
Tutto ciò si ripercuote in modo immediato sull'organizzazione del tempo di vita individuale. Le vie attraverso cui si esercita questa influenza sono essenzialmente due. La prima concerne in maniera diretta l'uso del tempo: la perdita di punti di riferimento stabili, di obblighi sociali che impongono un preciso impegno personale, libera un'ampia quota di tempo individuale ma allontana al contempo dai modi più comuni, consolidati dalla tradizione e dall'autorità, di utilizzarlo.
La crisi degli apparati di socializzazione (la scuola, la famiglia, molte delle istituzioni) significa anche scissione del mondo giovanile dai contenuti di esperienza collettiva e di vita sociale che in quei luoghi il succedersi delle generazioni aveva cristallizzato: vi è una perdita di tessuto sociale, di integrazione nella storia collettiva che viene pagata immediatamente come perdita di organizzazione del tempo, quote del quale sempre più non rimangono assegnate a nulla, fluttuano senza un impegno capace di ancorarle.
In apparenza cresce il tempo libero, disponibile in proprio senza obblighi e costrizioni: in realtà aumenta il distacco dalla memoria sociale e dalla capacità collettiva, si acuisce l'isolamento individuale. Il tempo si destruttura, si disperde in una falsa concretezza.
Nel tempo individuale emergono nuovi bisogni
La seconda influenza diretta del ritrarsi degli apparati come centri di organizzazione temporale è l'emergere di nuove esigenze nel mondo giovanile. Gli apparati hanno come funzione essenziale di socializzazione adeguare il singolo alle richieste dell'ambiente sociale, di metterlo in comunicazione con le eredità collettive di riflessione e di esperienza - contribuiscono insomma a costruire la persona. La crisi degli apparati rende incompiuti o imperfetti questi processi: la costruzione individuale, lasciata cadere dagli apparati, viene adempiuta, in forme diverse e variegate, dagli stessi gruppi giovanili. Si moltiplicano le forme di socializzazione dal basso, legate al piccolo gruppo, svincolate dalla memoria collettiva, selvagge.
Una nuova modulazione del rapporto tra tempo libero e tempo di lavoro
La dicotomia tempo di lavoro/tempo libero viene così a rimodularsi su un differente registro: da un lato il tempo trascorso all'interno delle strutture omogenee, orizzontali (i gruppi, le «bande») in cui si sviluppa l'autocostruzione spontanea, la definizione di sé, la riappropriazione per vie mediate e distorte di quote dell'esperienza collettiva; dall'altro il tempo di impatto e di scontro con il mondo esterno, con le istituzioni, con la società che tende a divenire, in questa situazione, il tempo residuale - derivato (nelle sue forme e nel suo orientamento) dagli esiti e dai processi sviluppati nel primo spezzone di tempo.
Nel tempo libero si cerca solidarietà e identità
Il tempo dell'autocostruzione è il tempo in cui si solidifica la solidarietà tra quanti si riconoscono nella medesima condizione; le sue linee portanti sembrano essenzialmente due: da un lato l'individuazione degli elementi unificanti che consentono di riconoscere l'altro e di simbolizzare lo stato di comunione con lui; dall'altro la definizione di comportamenti e atteggiamenti validi socialmente, la delineazione di uno stile di vita, di un abbozzo culturale che consenta di orientarsi nelle varie situazioni di interazione.
Si mostra in questi movimenti una primaria ricerca di solidarietà: nel momento in cui si percepisce il distacco dalla socialità organizzata, che appare ed è vissuta come estranea, scatta la ricerca del simile in pari condizione, del sodale. Il riconoscimento collettivo serve a dare un nome, a costituire una figura, che diffondendosi e rivelandosi socialmente (a livello di piccolo gruppo, di banda) valida, diviene pubblica-collettiva. In questo processo si collocano alcuni degli elementi più caratteristici del mondo giovanile: la musica, certe preferenze culturali e letterarie (la teoria dei bisogni, la riscoperta della fantasy), taluni tic segnati dalla moda (Fonzie, certe scelte di abbigliamento), determinate figure socio-politiche (alcuni aspetti della militanza o del femminismo). In forme diverse, spesso contrastanti, tutte queste correnti ideologiche sembrano assolvere alla medesima funzione di identificazione dei simili, di costruzione di un nucleo di solidarietà, di scoperta di un tessuto sociale che sia vivibile in modo insieme pieno e autonomo, senza i condizionamenti di un ambiente adulto che si riconosce come estraneo.
Tempo libero: momento di autodifesa o di scontro con l'ambiente sociale
Sono tutti elementi di una cultura-simbolo che designa una differenza, che marca uno stacco; che istituisce un limite: in ciò l'autocostruzione viene a coincidere e con un movimento di autodifesa: essa serve al contempo a trovare degli alleati e a definire delle regole di comportamento collegabili in una visione del mondo (a livello embrionale, nella forma di una schematizzazione che aiuta soprattutto a disporre uno dopo l'altro i minimi gesti quotidiani) e capaci di assicurare una quota soddisfacente di rapporti sociali.
Ma l'autodifesa si pone anche immediatamente - ed è il secondo registro temporale - come scontro con l'esterno, azione conflittuale verso quelle forme della socialità organizzate che paiono irraggiungibili ed ostili. L'autodifesa cerca, in genere, lo scontro: la banda dal quartiere va all'assalto del centro cittadino: la storia e la memoria da cui si è stati esclusi si cerca di riprenklerle con un gesto di sfregio, con un atto di ostilità.
È il tentativo di negare una solitudine - una povertà di contenuti; è insieme lo sforzo di acquistare, in un gesto senza storia, quello che la città, l'organizzazione estranea ha costruito in un lungo sviluppo di tempo. Tuttavia la riappropriazione, il gesto di. sfida si chiudono sempre sul nulla: il circuito dell'isolamento non si rompe nel gesto drammatico, nell'atto di un estetico eroismo: alla fine la solitudine della banda, l'estraneità della periferia costringe a declinare il gesto consueto dell'autodifesa.

