Conferenza delle Ispettorie Salesiane d’Italia
NPG 1976-10-2
Riprendiamo un tema su cui abbiamo già riflettuto molte altre volte: pastorale e sport.
Ci interessa per due motivi:
– Il rapporto tra educazione alla fede e animazione sportiva ci aiuta a motivare dal concreto il progetto di pastorale giovanile che la Rivista persegue: una educazione alla fede che si innesta nella promozione umana, come dimensione più piena e definitiva del maturare come persona.
– Molte istituzioni pastorali fanno ancora sport: credono cioè alla necessità di inserire l'educazione alla fede nelle normali strutture educative. Vanno aiutate a vivere questa realtà in modo maturo. Perché non sia un fatto vuoto e inconcludente, è indispensabile ricercare metodi alternativi di animazione sportiva, tali cioè che in essi possa crescere un uomo così liberato e umanizzato, da accogliere il dono dell'esperienza cristiana.
I motivi sono quelli di sempre: la fede cerca la crescita in umanità e giudica questa stessa crescita. Essa è significato definitivo e criterio normativo dell'esistere come uomini.
Le pagine che seguono interessano da vicino tutti gli educatori che credono all'importanza dello sport nella pastorale giovanile. E, nello stesso tempo, sono una proposta più vasta: su un metodo (non l'unico, certamente) di fare pastorale giovanile oggi.
L'articolo è a due voci.
La prima parte riporta un documento pastorale della Conferenza delle Ispettorie Salesiane d'Italia. Abbiamo lasciato i riferimenti alle particolari situazioni delle nostre comunità, perché danno un tono di particolare concretezza alla proposta.
Nella seconda parte è contenuta una «guida alla lettura», offerta da un nostro collaboratore, che i lettori conoscono per i molti interventi sull'argomento.
1. L'ATTUALE SITUAZIONE
Non mancano esperienze positive: Confratelli impegnati e capaci e intere istituzioni educative offrono una testimonianza di un serio servizio pastorale nello sport, realizzando così una tradizione salesiana molto importante.
Non possiamo però ignorare disagi sempre più diffusi e alcune esagerazioni preoccupanti. Nella relazione sulla situazione pastorale dell'Italia, gli Ispettori hanno già denunciato «l'invadenza delle attività sportive a carattere selettivo e competitivo, che mortificano tutte le altre attività formative».
Negli Oratori e Centri Giovanili
In molti Oratori lo sport, nella complessità delle sue manifestazioni, occupa ancora uno spazio molto rilevante. Per tanti educatori è una forma di contatto con ragazzi e giovani, capace di assicurare alte presenze e larga partecipazione. Qualche volta però esso è diventato fine a se stesso, senza alcuna preoccupazione formativa.
Negli Istituti scolastici
Diversa, se non opposta, è la situazione degli Istituti scolastici, dove lo sport è spesso assente o relegato alle sole attività motorie dei tempi di ricreazione.
Una concezione troppo intellettualistica della formazione non permette di prendere in seria considerazione la capacità di maturazione umana e cristiana presente nello sport.
Per molti Istituti si tratta perciò di «partire» verso uno sport più presente e organizzato. Ce lo chiede la formazione totale dei nostri giovani, l'assunzione di attività parascolastiche, legate all'incremento del tempo scolastico. Un ritardo di questo settore può risultare pericoloso: sono ormai molti i gruppi sportivi «scolastici» promossi da Enti, la cui ispirazione formativa è spesso molto lontana da una visione cristiana dell'uomo e della realtà.
Una sfiducia nello sport
Assistiamo, in Confratelli soprattutto giovani, ad un crescente disagio nei confronti dello sport. Si passa facilmente dalla sfiducia sulla sua capacità educativa e pastorale, alla contestazione più vivace. In alcuni casi, lo sport è stato messo al bando, almeno nelle sue forme organizzate.
Le cause sono molte. Certamente non possono essere ridotte alla facile accusa di disimpegno e di perfezionismo pastorale.
Alle nuove sensibilità pastorali che hanno sottolineato la necessità di scelte coraggiose sulla linea dell'evangelizzazione diretta e dei gruppi di impegno, fa riscontro la reale difficoltà di una animazione cristiana, ampia e profonda, del difficile mondo sportivo.
Qualcuno ha l'impressione che quando lo sport (e soprattutto alcuni tipi di sport) si lascia catturare da una spirale di troppa competitività, accettando affiliazioni con federazioni sportive o abbinamenti pubblicitari troppo stretti, esso diventa praticamente impenetrabile ad ogni seria istanza formativa ed evangelizzatrice.
Per rispondere a questi problemi e segnare alcune tendenze di prospettiva, sulla linea di molte esperienze positive, hanno preso l'avvio le nostre riflessioni pastorali.
2. LO SPORT È IMPORTANTE
NELLA PASTORALE GIOVANILE SALESIANA
Per la fedeltà al carisma educativo di Don Bosco, vogliamo affermare, senza perplessità, l'importanza dello sport nella pastorale giovanile salesiana.
Altri potranno fare scelte diverse. Don Bosco ci ha lasciato come istanza di fondo della nostra missione l'impegno di partire dagli interessi vivi dei giovani, per animarli ed aprirli ad una crescita umana e cristiana (CGS 353), in una formazione integrale della persona del giovane.
Questa scelta globale ha un valore tutto particolare in riferimento ai destinatari della nostra missione: i «giovani poveri e abbandonati» hanno bisogno di scoprire l'amore del Padre che in Cristo Gesù li salva, proprio nelle situazioni concrete della loro vita quotidiana. Lo sport è per molti di essi un terreno privilegiato del loro spontaneo movimento di vita.
Da questo modo nuovo di vivere le cose di tutti i giorni potrà nascere in essi, grazie alla presenza amorevole del salesiano, la scoperta di un senso nuovo alla propria vita, l'adesione a Cristo risorto, l'accettazione gioiosa di una catechesi liberatrice, l'assunzione di responsabilità apostoliche nei confronti dei loro coetanei.
3. LO SPORT LUOGO DI EDUCAZIONE
Lo sport è per molti giovani un luogo privilegiato in cui essi manifestano, spesso solo inconsapevolmente, il progetto di sé, la scala di valori e le scelte di fondo della vita in cui si riconoscono. È insomma, per molti, una esperienza particolarmente forte, che richiama una crescita totale in umanità, nel modo con cui essa è condotta e vissuta.
Lo sport è perciò un terreno educativo di particolarissimo peso.
Non solo esso è palestra di virtù umane importanti come la lealtà, l'altruismo, la coerenza, la capacità di sacrificio, la sofferenza per la vittoria, un sano ed equilibrato agonismo, la collaborazione e l'interscambio..., ma soprattutto permette di eliminare la conflittualità che in molti giovani esiste tra il progetto di sé, spesso a parole tanto alto e impegnativo, e i modi ordinari di viverlo, disumanizzanti o disimpegnati.
Esso permette quindi di anticipare, in termini molto interessanti, il proprio domani sociale, nei rapporti interpersonali che fanno il vivere quotidiano. In questo senso parliamo di sport come luogo di educazione umanizzante. L'attività sportiva è un fatto umano, serio e consistente. Non è mezzo di per sé per raggiungere fini religiosi, come ci ricorda la Gaudium et spes a proposito delle attività «profane». L'educazione attraverso lo sport si risolve in un impegno di educazione ad essere «uomini», in senso pieno e totale, in una chiara visione cristiana dell'uomo e della realtà: uomini maturi aperti al contatto con Cristo Gesù, che nel dono della salvezza ci permette di diventare in pienezza «figli di Dio».
Le esperienze confermano queste prospettive. Quando lo sport è davvero luogo di maturazione totale del giovane, è facile, spesso spontaneo, il passaggio a una vita di fede, di preghiera, di impegno cristiano, ampia e motivata.
La catechesi trova qui un terreno molto disponibile. In uno sport, invece, chiuso umanamente, selettivo e classista, la preoccupazione evangelizzatrice trova resistenze e serie difficoltà.
4. LA VERIFICA SULLA REALE DIMENSIONE EDUCATIVA DELLO SPORT
Troppe volte, anche nei nostri ambienti, lo sport non raggiunge questo livello di capacità educativa.
Molti educatori si accontentano di valutazioni a carattere esteriore, senza preoccuparsi invece di misurare la dimensione umanizzante presente nello sport, così come è in concreto praticato e organizzato.
L'interesse è concentrato unicamente sulle occasioni più o meno favorevoli che lo sport offre per attirare i ragazzi e i giovani all'oratorio, per occupare senza troppi disagi il tempo libero, per realizzare incontri formativi e momenti di catechesi.
Sentiamo il bisogno di chiedere a tutti gli Educatori salesiani che operano in questo settore una verifica attenta, coraggiosa, seriamente umana e cristiana. Si tratta di scegliere e potenziare tra i vari sport quelli che hanno una carica oggettiva più maturante, di verificare in ogni tipo di sport la reale dimensione umanizzante presente o assente, di ridimensionare l'interesse sportivo in una gerarchia seria di valori.
Tale verifica è urgente, perché troppo spesso la logica dominante nel mondo sportivo, tutt'altro che rispettosa della crescita in umanità degli sportivi, influenza e determina lo sport presente anche da noi.
Solo in un modo nuovo di fare lo sport, è possibile quella reale integrazione tra fede e vita che i documenti ecclesiali e salesiani danno come obiettivo della nostra missione con i giovani.
Sport per tutti - Sport come espressione di alcuni
Quando si accusa di selettività un certo sport, si vuole denunciare il carattere discriminatorio che gli è insito: solo alcuni (e spesso solo i più dotati fisicamente, quelli che ne avrebbero quindi meno bisogno) possono accedere agli impianti sportivi e praticare lo sport.
Lo sport diventa educativo quando è di fatto aperto a tutti: servizio sociale di cui tutti hanno diritto e a cui tutti hanno accesso. Nei nostri Oratori e Istituti questa dimensione deve diventare la prioritaria, anche per fedeltà a Don Bosco.
Una scelta così importante non esclude la presenza di espressioni sportive di libera scelta (società a squadre organizzate) in cui le potenzialità motorie di alcuni giovani possano trovare spazio.
Resta pacifico il fatto che il secondo aspetto è relativo al primo. Troppe volte invece, la massa che fa sport è condizionata dalle esigenze dei pochi organizzati. I nostri ambienti sono chiamati a testimoniare con i fatti la reale priorità di questi destinatari.
Sport umanizzante
Fatta questa precisazione, affermiamo che lo sport è umanizzante:
– se è oggettivamente aperto a tutti coloro che lo desiderano, come partecipaizone diretta e non solo nel ruolo di «spettatori»;
– se recupera di fatto coloro che ne hanno più di bisogno (fisicamente e psicologicamente), rifiutandosi di essere sport selettivo ad unico vantaggio dei giovani fisicamente dotati;
– se rifiuta la competitività e l'agonismo spinto, disumanizzante e diseducativo;
– se aiuta lo sportivo ad allargare i propri interessi umani, verso una apertura personale e sociale ed un impegno più globale;
– se è quindi presente nei giovani come uno dei tanti momenti di vita ed una delle tante espressioni esistenziali;
– se nell'istituzione educativa esistono altre proposte, in una seria gerarchia di valori con l'attività sportiva: orari, tempi, realizzazioni, bilanci, strutture, disponibilità di locali e di attrezzature...;
– se, in una parola, definisce la persona per quello che essa è, sul piano dell'esistenza umana e della figliolanza divina, e non per quello che essa vale per le capacità fisiche e la prestanza atletica.
5. UNO SPORT «NUOVO»: CONCLUSIONI OPERATIVE
Ogni Oratorio e Istituto dovrà fare la propria verifica, coinvolgendo tutte le forze operanti in esso, verso decisioni concrete e operative. Oggi non mancano studi seri, pastoralmente qualificati, per approfondire e allargare queste brevi note.
Vogliamo però indicare qualche attenzione che a noi sembra prioritaria, in vista dell'attuazione dei principi pastorali sopra ricordati.
La figura dell'animatore - educatore
Come sempre, la condizione indispensabile è la presenza di educatori capaci, profondamente convinti di questi discorsi e motivati da un esplicito impegno apostolico.
Allenatori, dirigenti, arbitri, tecnici hanno un ruolo importante (talora condizionale) e un peso educativo notevole sui giovani sportivi. La proposta che essi fanno, a parole e come modelli di comportamento, supera la dimensione strettamente tecnica, per qualificarsi in un rapporto educativo pieno.
Essi sono perciò i primi e più immediati animatori del mondo sportivo. Lo sono di fatto. Lo devono diventare in forma positiva, attraverso una qualificazione costante, il coraggio della riqualificazione di quelli operanti e la eventuale graduale sostituzione di quelli restii a questa mentalità. Dobbiamo avere la consapevolezza che questi animatori predispongono l'attenzione, la simpatia e talora l'iniziazione al dialogo più esplicitamente evangelizzatore.
I corsi di qualificazione, per molti aspetti, saranno organizzati assieme agli altri animatori operanti nell'ambiente educativo (catechisti, animatori di gruppi, giovani impegnati in attività sociali...).
L'aspetto strettamente sportivo-tecnico è un momento particolare della loro formazione, bisognoso quindi di cure particolari, ma all'interno di una generale visione dell'identità e della funzione dell'animatore cristiano. Questa indicazione non esclude la possibilità di corsi riservati unicamente agli animatori sportivi, soprattutto nei primi momenti della loro formazione.
Dalla squadra al gruppo
Una particolare attenzione dovrà essere rivolta alle squadre sportive perché lentamente diventino per i giovani che le compongono una vera esperienza di gruppo; e i rapporti amicali tra i membri favoriscano la circolazione dei valori e l'assunzione di impegni educativi.
Per raggiungere tale obiettivo vanno moltiplicati i momenti di incontro, trasformando quelli strettamente tecnici in veri spazi formativi. E nello stesso tempo vanno rimossi gli ostacoli, tra cui come esempio citiamo la costituzione di squadre o l'accettazione di giocatori solo per tornei o partite, le convocazioni solo in una gerarchia tecnica, l'agonismo competitivo tra squadra e squadra.
Lo sport al servizio della zona umana (quartiere)
Per realizzare una maturazione umana e cristiana veramente aperta a responsabilità sociali, è importante aprire lo sportivo ad una visione globale, capace di coinvolgerlo in tutta la sua crescita: in questo incidono la gerarchia dei valori e la pluralità delle proposte che ogni ambiente educativo fa.
E indispensabile nello stesso tempo promuovere uno sport davvero al servizio della zona umana in cui l'Oratorio o l'Istituto sono presenti, sapendo collegarsi adeguatamente con gli Enti pubblici che hanno la responsabilità diretta.
Raccomandiamo di evitare le facili strumentalizzazioni politico-partitiche, pur sapendo prendere le necessarie «posizioni» anche attraverso lo sport.
Sport promozionale e non competitivo
La scelta di uno sport a reale servizio della maturazione della persona, «promozionale» come oggi si dice, esige la verifica di tutti gli apparati tecnici che lo condizionano. Senza il coraggio di alcuni gesti significativi, le buone intenzioni rimangono a livello di parole vuote.
Ne ricordiamo alcuni:
– Il servizio sportivo deve essere offerto a tutti i giovani che frequentano un determinato ambiente: sia nell'uso degli impianti come nella programmazione della attività.
E questo un servizio di cui deve farsi promotore il gruppo sportivo organizzato.
– L'eventuale partecipazione (e quindi affiliazione) alle Federazioni sportive deve essere una testimonianza significativa: non quindi una passiva accettazione di meccanismi e condizionamenti eccessivi, tanto meno l'accettazione di una mentalità e di una logica legata a «vincolo del tesseramento», «mercato dei giocatori», esasperata selezione ed agonismo violento, abbinamenti pubblicitari condizionanti la nostra autonomia. Su questi aspetti si gioca l'autenticità e la credibilità di un atteggiamento educativo-pastorale, e ne è coinvolta la responsabilità di tutta la Comunità educativa salesiana.
– Una autentica sensibilità educativa diversifica il servizio sportivo in rapporto alle esigenze delle varie età: preadolescenti, adolescenti e giovani, sia nei contenuti sia nelle modalità organizzative, senza anticipazioni controproducenti.
Lo sport negli Istituti scolastici
Una visione dello sport come componente della maturazione della personalità giovanile inserisce l'attività ludico-sportiva nella programmazione educativa del curriculum scolastico.
La Scuola salesiana sente l'urgenza di affrontare questo problema sulla scia della sua tradizione educativa, con apertura al nuovo contesto culturale ed alle innovazioni promosse dalle riforme della scuola in via di attuazione.
La catechesi «dentro» la crescita in umanità favorita dallo sport
L'impegno evangelizzatore è fondamentale per la nostra missione: il Sale-sciano fedele a Don Bosco è un apostolo, sempre e dovunque. Non potremo perciò accontentarci di uno sport ben fatto, così come ne abbiamo parlato. Ai giovani dobbiamo annunciare il Signore Gesù. Dobbiamo qualificarci, nello studio e nella verifica comunitaria, per diventare capaci di una approfondita evangelizzazione, «dentro» la crescita in umanità che lo sport favorisce e realizza.
Ogni Comunità sceglie il metodo adeguato. Il documento capitolare sulla «evangelizzazione e catechesi» suggerisce prospettive molto stimolanti. L'annuncio ai giovani sportivi avviene all'interno della esperienza umana che stanno vivendo (CGS 289), attraverso la testimonianza evangelizzatrice dell'ambiente e dei loro animatori (CGS 295), e l'annuncio esplicito. L'interesse sportivo va allargato a valori e attenzioni più impegnative, in modo da annunciare Cristo e la sua Parola come risposta alle attese e salvezza ai progetti giovanili (CGS 305).
L'educazione alla fede all'interno della crescita in umanità permette veramente di raggiungere una fede integrata e impegnata (CGS 312 e 315). I giovani sportivi più sensibili potranno, con i loro animatori, diventare i primi apostoli dei loro coetanei e compagni di squadra.
Anche per il mondo sportivo rimane sempre importante l'invito del CGS: «Il nostro servizio va offerto ai giovani nel contesto dei loro gruppi naturali di vita e di lavoro, cercando di potenziare tutte le loro potenzialità dall'interno, dai loro interessi, al loro ritmo, mediante l'azione di tutto il gruppo» (CGS 357).
Nella programmazione della Comunità educativa
Abbiamo sottolineato l'importanza educativa e pastorale dello sport. È perciò impegno di ogni Comunità riflettere su queste linee e farle oggetto di decisioni operative, nel momento della programmazione educativa.

